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La Nuova Sardegna"
| VENERDÌ, 16 SETTEMBRE 2005 |
| I piani segreti dello Zio Sam alla Maddalena |
| Santo Stefano diventerà una base navale per assistere le navi della Sesta Flotta |
| Nel nuovo molo lungo oltre 180 metri potranno attraccare oltre ai sottomarini anche incrociatori e cacciatorpediniere |
| PIERO MANNIRONI |
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Per la verità, il sospetto era forte. Erano infatti in
tanti a pensare che dietro la ristrutturazione del punto di approdo della Us
Navy a Santo Stefano ci fosse molto di più di un semplice “maquillage” alle
strutture per migliorare la qualità della vita dei militari americani. |
| VENERDÌ, 16 SETTEMBRE 2005 |
| Il rischio di una ferita allo statuto dell’autonomia |
| Le aree del demanio militare dismesse devono passare alla Regione |
LA MADDALENA. Che qualcosa si stesse silenziosamente muovendo, qualcuno l’aveva capito. Non poteva infatti sfuggire il fatto che era stato definito l’appalto per una strada tra la caserma Faravelli e l’eliporto di Moneta. Una pratica che, stranamente, non era finita sul tavolo del Comitato paritetico sulle servitù militari. Cioè, un atto dovuto. Senza considerare, poi, che si sta parlando di aree adiacenti all’ex Arsenale, intorno al quale si stanno sviluppando speranze di lavoro e di promozione economica. La linea è chiara. La riferisce con nettezza Pio Palazzolo, membro del Comitato paritetico per le servitù militari: «Dobbiamo dare slancio alla proposta di economia industriale che può ridare smalto e forza alla nostra comunità, che non ha scelto la strada di un’economia assistita, ma quella del turismo di qualità, della portualità e della cantieristica». E nel luglio scorso la minoranza consiliare aveva presentato una mozione, con la quale chiedeva un impegno diretto dell’amministrazione comunale «al processo di riconversione industriale dell’Arsenale militare marittimo e sulla piena disponibilità dell’area arsenalizia, della cosiddetta “area operativa” di Marisardegna e delle aree delle caserme Faravelli e Sauro e tutti gli immobili in esse insistenti, per un loro complessivo utilizzo per i piani di insediamento cantieristico-nautico». Si chiedeva, in sostanza, che il ministero della Difesa e l’Azienda Industrie Difesa offrissero «piena e diretta informazione» sulla vicenda dell’Arsenale e di tutte le aree adiacenti. Il problema è ora capire se l’«invadenza» della Us Navy, che vuole mettere le mani sull’area operativa e sulle caserme Faravelli e Sauro, renderà possibile lo sviluppo del polo cantieristico. Non solo per una questione di dimensione di spazi e di loro agibilità, ma anche di convivenza con una presenza militare (quella Usa) che si sta “blindando” sempre di più per paura del terrorismo. Resta infine un problema di non poco conto sul piano politico, ma anche giuridico: secondo l’articolo 14 dello Statuto speciale, i beni dismessi del demanio militare dovrebbero essere trasferiti alla Regione e non ceduti dall’Azienda Difesa con decisioni unilaterali. Proprio come sembra stia avvenendo ora. P.M. |