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La Nuova Sardegna"
| DOMENICA, 18 SETTEMBRE 2005 |
| «Non sono antiamericano, ma devono andar via» |
| Soru chiede un incontro al ministro della Difesa |
| «Non subiremo più passivamente a meno che lo Stato non voglia prevaricare l’isola» |
| AUGUSTO DITEL |
![]() CAGLIARI. Un’intervista alla Bbc. Un’altra a “Facts”, un settimanale di Zurigo. Già, anche gli inglesi e gli svizzeri vogliono sapere perché mai un presidente di Regione ce l’ha tanto con gli americani e le loro basi. Renato Soru ha soddisfatto la loro curiosità dedicando la mattinata di ieri a rispondere alle (tante) domande di due cronisti stranieri. Poi, ha preso carta e penna, e ha scritto al ministro della Difesa Antonio Martino. «Vediamoci in fretta», ha chiesto Renato Soru all’esponente del governo. In questa fase calda, con le preoccupanti ipotesi del maxi ampliamento della base americana di Santo Stefano - quasi 150mila metri cubi di cemento, rispetto ai 48mila previsti in un primo momento, spazi per il ricovero di altri sei sommergibili a propulsione nucleare -, a Renato Soru premono due cose. La prima: tenere alta la richiesta dell’allontamento definitivo di una struttura gravida di pericoli accanto a un arcipelago di struggente bellezza, sede di parco. La seconda esigenza è quella di spiegare bene, anche ai lettori non sardi, che lui non solo non è un antiamericano, ma sa riconoscere e apprezzare «dalla storia della loro democrazia, per la quale provo ammirazione, il rispetto per i popoli». Ciò non toglie però che Renato Soru «sente come dannosa la presenza dei sommergibili nucleari americani alla Maddalena. Io - sottolinea - non voglio mandare via gli americani, io voglio che se ne vadano. Sono stati qui trent’anni, sono stati ospiti ben voluti e accolti fraternamente. Sono entrati nella nostra casa, ci sono rimasti per molto tempo, ma adesso abbiamo bisogno di quel sito meraviglioso per creare uno sviluppo sostenibile per i nostri figli. E’ giusto - si domanda il presidente - che questa attività militare sia concentrata tutta in Sardegna?». Sul filone dei rapporti, quasi sempre difficili, tra la Regione e il governo centrale (l’ultimo esempio in ordine di tempo è il braccio di ferro sugli indennizzi ai pescatori del Sulcis), il governatore segnala che «fino ad ora non ho trovato la disponibilità del governo, ma non mi scoraggio. Diversamente da quanto è accaduto in passato, però, noi non saremo più disponibili ad accettare pedissequamente quello che è accaduto fino a questo momento e mai saremo disponibili ad incrementare l’attività in Sardegna. Se ci sarà una prevaricazione dello Stato, il presidente della Regione dev’essere chiamato in Consiglio dei Ministri perchè è in quella sede che il governo dovrà motivare efficacemente la sua decisione». Renato Soru insiste anche su un altro aspetto: il no a quella base pronunciato a più ripresa dalla stragrande maggioranza dei sardi. «Non è necessaria una rivoluzione: è invece necessaria una presa di coscienza. Sta rapidamente cambiando la consapevolezza che, in realtà, noi sardi siamo importanti e che la prevaricazione non può durare a lungo. Tutto va negoziato, anche una questione delicata e complessa come questa. Ho fiducia che il nostro governo nazionale, all’interno di tutta la lealtà dovuta verso le alleanze, verso i patti, trovi modi differenti per rispettare gli stessi patti stipulati, e magari decida di dislocare le basi militari in altre parti d’Italia o ridiscuta la collaborazione con l’alleanza». Dopo aver espresso la speranza che il centrosinistra nazionale inserisca nel suo programma di governo l’allontanamento della base della Maddalena, Renato Soru ha chiarito una volta per tutte la posizione sui rapporti con il presidente della Puglia. «Con Nichi Vendola non sarà assunta alcuna iniziativa comune in tema di servitù militari». |
| DOMENICA, 18 SETTEMBRE 2005 |
| Cabras: cosa ne pensa Cicu? Cumpostu: adunata a S. Stefano |
| CAGLIARI. «La notizia
trapelata secondo la quale sarebbe in corso di definizione un progetto di
ulteriore ampliamento della base americana dell’arcipelago della Maddalena,
smentirebbe tutte le rassicurazioni, già poco credibili, rese dal governo
rispondendo all’interpellanza relativa alle esercitazioni a capo Teulada». Lo ha detto il deputato dei Ds, Antonello Cabras, a proposito dell’ampliamento ipotizzato della base della Maddalena. «In particolare - ha aggiunto verrebbe meno uno dei punti sottolineato in quella circostanza: l’importanza della cooperazione Regione-Stato sancita nel protocollo recentemente firmato. Sarebbe interessante conoscere l’opinione del sottosegretario sardo della Difesa». Sull’argomento è intervenuto anche il coordinatore di Sardigna Natzione Sebastiano Cumpostu. «Basta con gli incontri istituzionali ma si deve puntare su una grande adunata del popolo sardo da tenere a Santo Stefano, dentro la base per sottomarini a propulsione nucleare della Marina degli Stati Uniti». Incontro con l’ambasciatore americano, con il ministro italiano Martino, interpellanza a Berlusconi, impegno di Prodi: tutti passi inutili perché elementi inaffidabili e pronti a sacrificare sull’altare della geopolitica e degli interessi nazional-italiani i diritti, gli interessi ed il territorio del popolo sardo. Santo Stefano, da semplice ormeggio, sta per diventare - sottolinea Cumpostu - una base militare navale e nucleare, il Salto di Quirra sarà una base aerea oltre che missilistica, il poligono di Teulada viene potenziato, la Sardegna sta diventando la Mururoa o Guantamano del mediterraneo». C’è infine una presa di posizione di Stefano Deliperi, gruppo d’intervento Giuridico-Amici della Terra. «E’ scandaloso che una base militare non in disponibilità delle Forze armate nazionali né rientrante nel dispositivo di difesa Nato e, per giunta, situata in un parco nazionale, venga ampliata senza che nemmeno si conoscano pubblicamente i termini della sua legittima installazione, risalente ad un accordo del 1972 mai ratificato dal Parlamento italiano. |