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Da "Il Giornale di Sardegna"
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Giovedì 22 settembre 2005 Forza venite gente alla Maddalena l'isola dove c'è ancora la Guerra Fredda
Il nostro viaggio comincia da La Maddalena, ma farà un rapido giro altrove, per cercare di capire cosa succede. Allacciatevi le cinture. La notizia, nuda e cruda, che già conoscete, è proprio questa: la base di La Maddalena diventerà ora molto più grande, in larghezza e in profondità,rispetto ai tempi della Guerra fredda. Dopo la fine dell'Urss sembrava più facile chiudere qualche base e allontanarci dall'Apocalisse nucleare. Invece ora saremo più militarizzati. Perché accade tutto questo? Accade perché si sta pianificando qualcosa di smisurato e terribile nella scacchiera eurasiatica, e questo qualcosa è una grande guerra. Tutto si sta muovendo e si muoverà in quella direzione. Le basi Usa nel Vicino e Medio oriente sono cresciute anno per anno, la pressione sulla Russia è aumentata sempre di più, sin dentro il cuore dell'Asia,fino a un passo dal gigante risvegliato, la Cina, a sua volta avvisata che la pressione crescerà anche per essa. In mezzo a questo enorme schieramento di basi, sta la produzione di idrocarburi, ormai a ridosso del definitivo declino,proprio mentre la Cina ne esige sempre di più per diventare un'altra America in breve tempo. Non c'è abbastanza petrolio per due Americhe. L'America,quella che c'è già, lo sa bene, e sa che non ha poi molto tempo. È ancora la più formidabile detentrice di tecnologia militare e di tecnologie della comunicazione. Tanto vale usarle bene e subito, prima che esplodano le sue contraddizioni e la sua terribile montagna di debiti. Il debito complessivo degli Stati Uniti si è inerpicato sino a una cifra che ormai sembra non avere senso:35 mila miliardi di dollari. Ai tempi ebbri della "New Economy" si indebitavano febbrilmente finanziarie e imprese. Scoppiata la bolla, l'indebitamento complessivo ha proseguitola sua corsa perfino più velocemente. I tassi d'interesse bassi hanno spinto i privati a indebitarsi, specie con i mutui casa, fino a superare la soglia dei 1000 miliardi di dollari l'anno. I ricavati liquidi dalla compravendita di ipoteche sono diventati negli Usa una notevole fonte di copertura per la spesa al consumo. Si gioca con le garanzie per vivere al di sopradei propri mezzi. Milioni di privati sono sull'orlo del fallimento. Per la prima volta in mezzo secolo, quest'anno il numero di nuovi fallimenti ha superato il numero di laureati. Stando alle stime dell'Ocse, a fine 2005 il deficit Usa supererà facilmente gli 800 miliardi di dollari. Questo castello di carte starà in piedi solo fino a quando le banche centrali di Cina e Giappone compreranno titoli in dollari (altri 800 miliardi di dollari solo nel 2005). Se il dollaro perde via via terreno è perché si sa che domani varrà ancora meno. I cinesi,appena possono, se ne liberano per comprare materie prime,industrie, multinazionali, per non trovarsi con un pugno di mosche. Ecco perché i cinesi pagano in contanti e non discutono il prezzo. Per convincere a comprare ancora titoli in dollari, la Federal Reserve dovrà alzare e di molto i tassi di interesse, il che porterà a far crollare le piramidi del debito. Saranno in molti a diventare più poveri. È già successo. Può succedere ancora. L'alternativa è non pagarli, quei debiti. Sparigliare le carte. Giocare fino infondo nel terreno che si domina con più mezzi di tutti,quello militare e della propaganda. Controllando prima di tutto lo scacchiere dell'energia,e muovendo tutte le pedine,dal Turkmenistan sino alla Gallura. Lo scenario è immenso,la Sardegna è un punto importante ma piccolo. Può fare poco contro la disperazione imperiale dell'amministrazione Bush. Ma può e deve tessere alleanze per puntare a uno scenario di pace. Il luogo naturale che può riequilibrare la corsa alla guerra è l'Europa. Solo un'Europa forte può ricostruire le basi di un nuovo equilibrio finanziario mondiale e pianificare il passaggio a nuove fonti energetiche, in tempi lunghi. È una scommessa difficile, ma pensare in grande è l'unica alternativa alla grande guerra mondiale che si annuncia nei progetti su La Maddalena.
Pino Cabras
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