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La Nuova Sardegna"

 

VENERDÌ, 23 SETTEMBRE 2005
 
Lo Stato italiano è sul banco degli imputati
Per il commissario all’Ambiente dell’Ue Dimas violate le norme comunitarie
Ritenuta obbligatoria la procedura di valutazione di incidenza ambientale
 
PIERO MANNIRONI


 LA MADDALENA. Per il commissario europeo all’Ambiente, il greco Stavros Dimas, l’ampliamento della base della Us Navy alla Maddalena è fuori dalle regole comunitarie. In estrema sintesi: i lavori vengono portati avanti in una condizione di illegittimità e lo Stato italiano è adesso sul banco degli imputati dall’Unione europea che pretende spiegazioni. Il procedimento d’infrazione è aperto.
 Il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Carlo Giovanardi, ha dimostrato l’altro ieri di avere la memoria corta. Rispondendo all’interrogazione della deputata di Rifondazione Elettra Deiana, ha infatti detto che «tutto è in regola» e che «i lavori hanno avuto valutazioni condivise anche dalla sovrintendenza di Sassari, che ha espresso parere favorevole, mentre l’Ente Parco della Maddalena non ha rappresentato alcuna eccezione».
 Ma Giovanardi, al quale spetta l’ingrato compito di rappresentare il governo, ha dimenticato che da Bruxelles è arrivato un segnale politicamente fortissimo. L’ok del ministro della Difesa Antonio Martino al progetto di “ristrutturazione” della base Usa è stato valutato dall’Unione Europea come un atto che viola la direttiva 92/43 Cee. Ha spiegato infatti il commissario all’Ambiente Dimas: «Il progetto potrebbe avere ripercussioni sul Sic (sito di interesse comunitario) “Arcipelago della Maddalena” (ITB010008)». Sulla base di questo assunto, per Dimas prima dell’inizio dei lavori «era vincolante quanto meno una valutazione di incidenza ambientale».
 Per dire la verità, anche Margot Walstroem, che rivestiva l’incarico di commissaria per l’Ambiente a Bruxelles prima di Dimas, si era pronunciata in questo senso, rispondendo all’interrogazione presentata dall’europarlamentare verde Monica Frassoni. Dall’Ue era partita subito la richiesta di informazioni allo Stato italiano, per valutare il perché della scelta di consentire i lavori a Santo Stefano, ignorando le regole comunitarie.
 E qui è importante sottolineare una sottigliezza giuridica. L’Ue ritiene infatti che doveva essere applicata la procedura di Valutazione di impatto ambientale, essendo Santo Stefano all’interno di un Sic, cioè di un’area di straordinario pregio ambientale e paesaggistico. Ma nella norma comunitaria non si fa esplicito riferimento alle strutture militari tra le tipologie di intervento per le quali è obbligatoria la Via. La procedura più “leggera”, semplificata, della valutazione di incidenza non pone invece limiti neppure impliciti. La conclusione è dunque questa: all’interno un Sic i lavori di una certa portata devono sempre passare attraverso la griglia della valutazione di incidenza.
 Ecco quindi scattare l’articolo 226 del trattato dell’Unione Europea che ha messo l’Italia sotto accusa. Il paradosso politico è che sul problema esiste una maggiore sensibilità da parte di Bruxelles che da parte di Roma.
 Come se non bastasse, poi, sta camminando un secondo “processo”, aperto in seguito a un esposto presentato all’inizio dell’anno dagli ecologisti del “Gruppo d’Intervento giuridico-Amici della Terra”. C’è insomma un secondo fascicolo sul tavolo del Commissario Dimas.
 Resta infine da capire la posizione della Soprintendenza di Sassari e dall’Ente Parco, citate da Giovanardi l’altro ieri a Montecitorio. E cioè che tutto è in regola e nulla osta ai lavori nella base. Come conciliare, quindi, questo atteggiamento, quanto meno “morbido”, con la procedura d’infrazione aperta dall’Unione Europea sull base della violazione di precise direttive comunitarie, che si trasformano in leggi di attuazione negli stati membri?
 E’ da ricordare che questo fronte si è aperto per il primo progetto americano, quello detto di «ristrutturazione». Cosa accadrà ora che è saltata fuori un scomoda verità per la Us Navy? E cioè che quel progetto che ha sollevato un vespaio di polemiche alla fine altro non era altro che il primo capitolo di un processo di potenziamento e di riqualificazione della base tenuto rigorosamente coperto.
 E dai cantieri “blindati” della Pinzarotti a Santo Stefano filtra la notizia che si starebbero effettuando gli scavi per rinnovare e potenziare una condotta per l’aprovvigionamento idrico della base. Il problema è questo: i lavori sono fuori dall’area militare e comunque dentro il Sic. Sono infatti sui terreni della famiglia dell’ex sindaco della Maddalena Pasqualino Serra che, negli anni scorsi, hanno ingaggiato una lunga battaglia giudiziaria con il ministero della Difesa per gli espropri dei terreni sui quali è stata poi costruita la base della Us Navy. La prima considerazione è che qui la procedura di Via non è neppure da mettere in discussione. Di più: mancherebbe l’autorizzazione regionale sul controllo dei vincoli idrogeologici. E su questo punto sarebbe interessante sapere cosa ne pensa il presidente della Regione Renato Soru.
 Per concludere: si sapeva che è sempre esistita una certa elasticità nella definizione dei confini tra l’area data in concessione agli Usa e quella cosiddetta Nato. Perché quel confine è sempre stato, nella sostanza, solo virtuale. Eppure recentemente sarebbe accaduto qualcosa di strano: ci sarebbe stato infatti lo spostamento di un cancello che separa le due aree e, come conseguenza, una palazzina ufficialmente della Nato sarebbe così finita sotto il controllo dello zio Sam.
 

 

VENERDÌ, 23 SETTEMBRE 2005
 
Anche l’Italia dei Valori chiede chiarezza

 ROMA. Sulle servitù militari e più precisamente sul possibile ampliamento alla Maddalena e sull’attuazione dell’Intesa Stato-Regione è stata presentata una interrogazione dei senatori dell’Italia dei valori Aniello Formisano e Massimo Donadi.
 «Non siamo soddisfatti delle risposte del governo sulla Maddalena - è detto in una nota - e non è chiaro che cosa significhi riqualificazione, e se questa consista anche in un ampliamento. Ma soprattutto riteniamo che occorra ampliare la questione per costringere il governo a esporre le sue opinioni sulla mancata attuazione, a sei anni dalla firma, dell’Intesa Istituzionale D’Alema-Palomba del 1999, che all’articolo 7 prevedeva l’impegno del governo italiano alla riduzione del carico delle servitù militari. Un impegno assunto perchè la regione maggiormente gravata da servitù militari è proprio la Sardegna che è tributaria di circa 24.000 ettari del proprio territorio, cioè più di tutte le altre regioni italiane messe insieme».
 Anche la possibilità di ampliamento delle servitù militari nell’Isola, infatti, «discende direttamente dal mancato rispetto di quell’accordo e per questa ragione, d’accordo con il Coordinamento regionale, i senatori di Italia dei Valori Aniello Formisano e Massimo Donadi hanno presentato uninterrogazione al ministro della Difesa centrata, oltre che sulla richiesta di approfondimenti in merito alla notizia di ampliamento alla Maddalena, anche sugli intendimenti del governo e sui tempi in ordine all’attuazione dell’Intesa».
 L’altro ieri, sull’onda della notizia dell’ampliamento della base Usa alla Maddalena, era stato il coordinamento regionale dell’Italia dei valori a sollevare il problema, denunciando soprattutto il mancato rispetto dell’intesa D’Alema-Palomba firmata nel 1999.
 

 

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