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Da "Il Giornale di Sardegna"
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Referendum per cacciare la base americana
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VENERDÌ, 14 OTTOBRE 2005 Gli Usa erano pronti al ritiro: ancora possibile
Rivelazioni militari e di intelligence: l'avvento di Bush e l'11 settembre bloccarono tutto ma la super-base ora torna in bilico per ragioni politiche A metà degli anni novanta, il presidente Clinton, gli americani sono stati sul punto di mollare La Maddalena: con i militari poco persuasi ma quasi rassegnati al ritiro. A distanza di anni, fonti militari e della nostra intelligence rivelano riservatamente che l'exit strategy era all'ordine del giorno. Se ne parlava in contatti ad alto livello: anche della Sesta Flotta Usa di stanza a Napoli. Poi tutto è saltato. Queste fonti spiegano che l'intera situazione è di nuovo in bilico. Una forte pressione per realizzare la base triplicata:finché al governo c'è Berlusconi e Martino alla difesa. Ma l'accelerazione deve fare i conti con il diverso clima in Sardegna e non solo. La spinta di Renato Soru («la sfavorevole situazione politica» definita nel documento Usa) registra crescenti consensi in grado di alimentare la mobilitazione a La Maddalena, in Gallura, in tutta la Sardegna e nazionalmente. Perché ora c'è anche la concreta prospettiva di grandi progetti (di gruppi internazionali e soprattutto dell'Aga Khan d'intesa con Renato Soru) per una svolta che porterebbe a un formidabile decollo cantieristico,turistico e ambientale. Con forti ricadute che compenserebbero largamente l'indotto attuale della base. Gli americani adesso potrebbero rinunciare di fronte alla protesta mentre avanzano grandi progetti per l'arcipelago rischiano di trovarsi presto in posizione difficile. Le possibilità di vero, grande sviluppopossono saldare un fronte del rifiuto motivato da concrete alternative. Magari con la garanzia dell'Aga Khan: nome sempre magico e convincente nel progetto di saldare la Costa Smeralda alla perla dell'arcipelago. Pensare ora di «espugnare» l'arsenale e altre strutture della nostra Marina sarebbe per gli americani una sfida politica difficilmente sostenibile. Di qui i dubbi sulla precedente opzione: fare in fretta, creare il fatto compiuto prima che il vento politico cambi. Dovrebbero affrontare un dissenso che vira in protesta. Un quadro complesso e ostico:la creazione di una base con i sottomarini nucleari e il resto resta fuori dalla Nato e dagli interessi strategici e di sicurezza italiani. Questo scenario è registrato dalle nostre fonti a Roma. Perché lasciano trapelare ora notizie sempre tenute coperte? C'è disagio per l'iniziativa americana, di fronte alla caduta delle ragioni strategiche che nel 1972, in piena guerra fredda, motivarono l'ok all'approdo nucleare. Ma c'è anche la valutazione e una diversa sensibilità per l'insostenibilità,immediata e futura, di una grande base nel cuore di un parco nazionale marino e della Costa Smeralda. Insomma, anche in ambienti militari e di intelligence si prende atto di ragioni talmente valide da non poter essere compresse: se nona rischio di tensioni gravi. Da questi ambienti proviene la ricostruzione molto abbottonata del mancato ritiro Usa prima del 2000. Caduto il Muro di Berlino, dissoltasi l'Urss e anche per ragioni di bilancio, Clinton avrebbe fatto mettere allo studio il ritiro da La Maddalena. Forse è stato davvero a un passo dal concretizzarsi. Ma poi è arrivato Bush e soprattutto l'11 settembre: col rilancio di una strategia aggressiva, archiviandola ritirata e anzi preparando il potenziamento della base. Diventerebbe irrinunciabile e non sfrattabile: punto dinon ritorno da evitare, ora omai più. La vertenza sulle servitùè sentita e sempre più partecipata. Anche per Teulada e il poligono di Quirra. Col sospetto di oscure sperimentazioni che le fonti danno più probabili a Quirra. Mentre escludono un ruolo primario Usa a Tavolara. Vi funzionerebbe un «grande orecchio» della nostra Marina per la raccolta di informazioni nel Nord Africa e in Medio Oriente, fruite dagli alleati. Ma ora conta il riscatto di La Maddalena:sempre a rischio e insieme mai così possibile. ■di Giorgio Melis
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VENERDÌ, 14 OTTOBRE 2005 Referendum per cacciare la base americana ■ Tocca ai maddalenini dire, una volta per tutte, se vogliono oppure no gli americani nell’isola. I partiti del centro sinistra, insieme a Cgil, Uil e a Italia nostra, hanno proposto una petizione popolare sulla questione. Raccoglieranno le firme tra la gente per chiedere al primo cittadino della Maddalena Angelo Comiti, ai sindaci dei paesi limitrofi e a tutto il popolo sardo che «gli americani lascino definitivamente l’isola, che quella che era punto d’appoggio per sommergibili nucleari non diventi base, che il livello di occupazione odierno sia mantenuto e che l’Arsenale militare diventi polo di sviluppo. Chi dovesse firmare - sottolinea Pio Palazzolo di Progetto Sardegna - non sta firmando la sua adesione ad una ideologia, ma sta comunicando la sua volontà di riappropriarsi del proprio territorio». Una petizione,questa, che arriva dopo che il potenziamento della base americana di Santo Stefano è stato,più volte, ventilato e dopo l’accertato interesse degli Usa per l’Arsenale militare. Mentre si prepara la raccolta di firme,Antonio Satta, vice presidente nazionale dell’Udeur, afferma:«La Maddalena deve essere considerata una emergenza nazionale.
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