| MARTEDÌ, 18 OTTOBRE 2005
Pochi controlli sulle armi degli
alleati

Dai documenti interni della Us Navy, che provano la triplicazione della
base americana nell’arcipelago maddalenino. Su questo problema il
presidente ha chiesto spiegazioni anche formalmente al governo, ma finora
l’unica risposta è stato un silenzio glaciale.
E sempre parlando della Maddalena, la Commissione ha saputo che nel
ventre di Santo Stefano, nelle gallerie-deposito, sono custodite armi
destinate alla guerra in Bosnia e nel Kosovo. Si tratta del carico della
nave Jadran Express, bloccata il 14 marzo del ’94 da una fregata italiana
e da una francese nel Canale d’Otranto. Il mercantile era salpato alcuni
giorni prima da Porto Said e ufficialmente trasportava aiuti umanitari per
le popolazioni dell’ex Yugoslavia. A bordo, invece, vennero trovati 133
container pieni di armi e munizioni. Impressionante l’inventario che venne
fatto al porto di Taranto: 30 mila fucili mitragliatori kalashnikov, 400
missili filoguidati Fagot, 48 postazioni missilistiche, oltre 5 mila razzi
katjuscia, 10 mila razzi anticarro, 5 mila spolette per armare razzi e
quasi 35 milioni di cartucce. Quasi tutte le armi provenivano
dall’Ucraina, dai depositi dell’Armata Rossa, cannibalizzati da oscuri
faccendieri russi dopo il dissolvimento dell’Unione Sovietica. Questo
enorme arsenale venne trasportato nei depositi supersegreti della Nato di
Santo Stefano.
La pista investigativa portò a uno dei “nuovi ricchi” della Russia
postcomunista: il petroliere Alexander Zukhov, ex agente del Kgb e nipote
del leggendario generale Serghjei Zukhov, che fermò l’avanzata nazista a
Stalingrado, nella seconda guerra mondiale. Zukhov è stato assolto perché
il traffico era estero su estero, cioé fuori dalla giurisdizione italiana.
Ma le armi sono ancora lì, a Santo Stefano.
Secondo alcune indiscrezioni, Soru avrebbe poi sfogliato il quaderno di
dolori che negli ultimi mesi è stato il cuore della sua offensiva
politica, tesa ad arrivare a una riduzione della presenza militare in
Sardegna. Prima di tutto il silenzio inquietante al quesito posto dal
Comitato misto paritetico sul tipo di munizionamento utilizzato
all’interno dei poligoni sardi. Un silenzio che ha portato a votare contro
le esercitazioni anche il rappresentante del ministero dell’Economia in
seno al Copaco. E poi il disciplinare d’uso del poligono di Teulada, nel
quale si parla esplicitamente di possibilità di sperimentazione.
E infine gli studi su Quirra, dove finora - secondo Soru - esiste solo
quello targato Ministero della Difesa e Università di Siena. La Regione è
cioé fuori. Ma su questo punto l’assessore alla Sanità Dirindin ha
garantito che entro l’anno sarà concluso uno studio sull’incidenza di
alcune patologie tumorali nelle aree intorno ai poligoni militari.
Questa mattina la Commissione si sposterà nel poligono interforze del
Salto di Quirra e, nel pomeriggio, incontrerà i rappresentanti di
associazioni culturali e della società civile. |