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L’Ue impone lo stop all’ecomostro Usa

Manifestazione dell’Irs a Palau contro le basi militari nell’isola

Americani, scende in campo la Provincia

IL SINDACO A PRODI: «Nel suo programma inserisca il caso della Maddalena»

 

GIOVEDÌ, 20 OTTOBRE 2005
 
di Piero Mannironi
 
L’Ue impone lo stop all’ecomostro Usa
Roma rischia di finire davanti alla Corte di Giustizia. Appello di Comiti a Prodi

 

BRUXELLES. L’Europa intima lo stop ai lavori di ampliamento della base della Us Navy nell’arcipelago della Maddalena. L’altro ieri, infatti, il governo comunitario ha inviato una lettera di “costituzione in mora” all’Italia per la violazione dell’articolo 10 del trattato Ue. E cioé per non aver risposto alle richieste di spiegazioni poste da Bruxelles, dopo le interrogazioni parlamentari della verde Monica Frassoni e gli esposti presentati dagli ecologisti del “Gruppo d’Intervento giuridico” e degli “Amici della Terra”. Un silenzio che equivale a una caduta di stile istituzionale.
 Cosa accadrà adesso? Il governo italiano dovrebbe bloccare i lavori in corso a Santo Stefano e procedere a quella valutazione di incidenza ambientale che avrebbe dovuto invece precedere l’attuazione del progetto della Marina americana. Nella lettera spedita da Bruxelles si legge: «L’intervento è suscettibile di avere un impatto ambientale significativo sulla zona di conservazione dell’arcipelago della Maddalena, che l’Italia ha proposto come sito da includere nella rete Natura 2000 di siti di conservazione istituita dalla direttiva Habitat».
 Una posizione che era stata già espressa addirittura il dieci dicembre 2003 dall’ex commissario all’Ambiente Wallström nella risposta alla prima interrogazione della Frassoni. Linea ribadita recentemente anche dall’attuale commissario, il greco Dimas, il quale, rispondendo agli ecologisti, aveva scritto che «i lavori sarebbero dovuti essere preceduti perlomeno dalla vincolante procedura di valutazione di incidenza ambientale. Da Roma, silenzio.
 In buona sostanza, ora si è arrivati a questo punto: dalla fase preliminare di accertamento, si è passati alla messa in mora per l’Italia, secondo l’articolo 226 del trattato Ue. Implicita la richiesta di blocco dei lavori. E’ importante precisare che l’offensiva di Bruxelles si riferisce al primo progetto presentato dalla Sesta Flotta. Siamo quindi ancora a quell’intervento definito di «ristrutturazione per migliorare le condizioni di vita del personale» (volumetria dichiarata: 52 mila metri cubi e un investimento da 37 milioni di dollari, cioé poco più di 71 miliardi di vecchie lirette). Non quindi il devastante progetto che gli americani avevano tenuto segreto, ma che, nelle scorse settimane, è finito nelle mani del presidente della giunta regionale Renato Soru.
 Per capire meglio di cosa si sta parlando, basti pensare che a Santo Stefano si passerebbe da una superfice coperta di circa tremila metri quadri ad addirittura 38 mila metri quadrati. L’«espansione» dell’area a stelle e strisce dovrebbe avvenire soprattutto nell’area Nato e in quella italiana. Dall’attuale ettaro e mezzo, la Us Navy alla fine arriverebbe a occupare circa dodici ettari.
 Dopo avere saputo della lettera di Bruxelles, gli ecologisti sardi hanno ribadito la loro linea: «E’ semplicemente scandaloso che una base militare non in disponibilità delle forze armate nazionali né rientrante nel dispositivo di difesa della Nato e, per giunta, situata in un parco nazionale venga ampliata senza che nemmeno si conoscano pubblicamente i termini della sua legittima installazione, risalente a un accordo del 1972, mai ratificato dal Parlamento.
 Non può non colpire il silenzio colpevole del nostro governo. Sordo agli allarmi e ai timori di un incidente nucleare, ma anche al fatto che si sta costruendo un “ecomostro” con le stellette in un parco.
 E poi c’è un altro silenzio assordante: quello che ha seguito la denuncia di Soru sulle reali intenzioni della marina Usa nella Sardegna nord orientale. Dal comando della Sesta Flotta e dal ministro della Difesa Antonio Martino, neppure una parola.
 Intanto, ieri il sindaco della Maddalena, Angelo Comiti, con una lettera inviata a Romano Prodi ha chiesto che il problema della base Usa di Santo Stefano venga inserito nel programma dell’Unione. «Nella stesura del suo programma per le prossime elezioni politiche, mi auguro che possa essere evidenziato il problema della Maddalena. Come Lei sa - ha scritto Comiti a Prodi - l’Arcipelago della Maddalena ospita da circa 33 anni un punto di approdo per sottomarini a propulsione nucleare sull’isola di Santo Stefano. Tale servitù è stata imposta ai sardi e alla collettività nazionale sulla base di un accordo segreto bilaterale fra i governi dei due Paesi senza nessuna ratifica parlamentare».
 «L’inopportunità di tale presenza, oltre a essere sancita dagli enormi mutamenti dello scenario internazionale intervenuti con la caduta del muro di Berlino, è evidenziata dall’istituzione da circa 10 anni del Parco Nazionale dell’Arcipelago della Maddalena».
 

 

GIOVEDÌ, 20 OTTOBRE 2005
 
INDIPENDENTISTI
Manifestazione dell’Irs a Palau contro le basi militari nell’isola
 
 PALAU. “No alle basi militari, senza se e senza ma”. Riparte da Palau la battaglia dell’Irs contro la presenza delle stellette nell’isola. Il 29 ottobre, il centro gallurese ospiterà una manifestazione pacifista organizzata dagli attivisti del movimento fondato da Gavino Sale. Ieri il leader di Indipendenztia e i suoi più stretti collaboratori hanno spiegato le ragioni dell’iniziativa nella sala conferenze dell’hotel “Il Vialetto”.
 Non ci saranno blitz o incursioni, niente azioni convulse: «Sarà una marcia pacata, ma decisa - hanno annunciato - per far capire che se ne devono andare». Un comunicato stringato, redatto in italiano, spagnolo e inglese, riassume i punti nodali della crociata antibasi promossa da Indipendentzia Repubrica de Sardigna. Due giovani di madrelingua ne hanno dato lettura davanti a un pubblico numeroso. Nei prossimi giorni mille copie del testo saranno spedite in tutto il mondo. Lo riceveranno i capi delle diplomazie italiana e americana, leader di movimenti pacifisti, ottocento tra quotidiani e periodici. L’obiettivo è garantire la massima diffusione alla causa sarda per l’indipendenza. Gavino Sale parla di sovranità limitata, rivendica il diritto all’autodeterminazione, punta l’indice contro gli accordi che hanno legittimato la concessione di terreno pubblico. «Una spesa di 455 milioni di euro l’anno - tuona Gavino Sale - per il mantenimento delle basi militari». A chi gli chiede il perché nell’ultimo periodo la protesta antibasi sia salita di livello, risponde che molto è dipeso dalla recente svolta della politica regionale: «Renato Soru - ha detto Sale - è il presidente che più di tutti ha forzato la mano superando anche l’attività svolta a suo tempo da Mario Melis». Restano comunque gli omissis imposti dalla segretezza dei trattati internazionali oltre i quali neanche il governatore può spingersi. L’intento degli indipendentisti di Irs, infatti, è di mettere in discussione quegli atti. Non li rincuora affatto la recente rassicurazione che la base maddalenina non sarà potenziata. «A noi non interessa la segretezza - ribadisce Gavino Sale - vogliamo solo riaffermare la sovranità del nostro popolo su quelle terre». La diffusione della nuova iniziativa è affidata all’opera infaticabile di centinaia di simpatizzanti che da giorni affiggono manifesti e locandine nei luoghi più frequentati. La manifestazione è stata pubblicizzata anche in internet all’indirizzo www.indipendentzia.net Dopo l’incontro al porto di Palau (alle 11), l’idea è quella di raggiungere l’isola della Maddalena per portare la protesta a una manciata di metri dalla base americana. Gli organizzatori auspicano una partecipazione numerosa e compatta. Ci saranno anche i reduci dalla prima “Conferenza dei popoli senza stato”, un evento internazionale in programma a Barcellona dal 23 al 25 ottobre. In quella sede, tra curdi, palestinesi, catalani e corsi, ci sarà anche Gavino Sale a capo di una delegazione Irs.
 «Presenteremo due tesi - ha annunciato il leader di Indipendentzia - una illustra il percorso dall’autonomia all’indipendenza, l’altra chiarisce la nostra posizione economica nel bacino del Mediterraneo e presenta l’ipotesi per la realizzazione di una flotta sardo-catalana».
Antonio Meloni

 

GIOVEDÌ, 20 OTTOBRE 2005
 
Americani, scende in campo la Provincia
La base Usa inserita all’ordine del giorno della prossima seduta del Consiglio
L’iniziativa è stata promossa da Zanchetta (Ds)
 
SILVIA SANNA


 LA MADDALENA. La base americana a Santo Stefano, la possibilità dell’ampliamento, le preoccupazioni della popolazione: l’argomento sarà inserito nell’ordine del giorno della prossima seduta del consiglio provinciale. La proposta, formulata dal consigliere dei Ds, il maddalenino Pierfranco Zanchetta, è stata accolta all’unanimità. La neonata provincia Olbia-Tempio conferma così la volontà di diventare protagonista dei dibattiti sui principali temi caldi del territorio.
 Analoga iniziativa sarà presto intrapresa dal consiglio comunale della Maddalena: l’idea è di convocare una seduta aperta per mettere a confronto le diverse opinioni sulla presenza degli americani nell’arcipelago. Una presenza giudicata ingombrante dalla maggioranza e da una porzione della minoranza, necessaria invece secondo gli esponenti di centrodestra. Che chiedono alternative valide alle ricadute economiche e occupazionali al momento garantite dalla Us Navy.
 È presumibile che una diversità di vedute legata alle medesime motivazioni emerga anche dalla seduta del consiglio provinciale. Ad accomunare entrambi gli schieramenti è, in ogni caso, la richiesta di chiarezza: quali sono i reali progetti che ruotano intorno alla base, quali strumenti hanno gli enti locali, in testa la nuova Provincia, per programmare un futuro e uno sviluppo economico slegato dalle divise.
 Il ministro della Difesa, Antonio Martino, ha usato toni rassicuranti nel replicare all’interrogazione presentata alla Camera da un gruppo di deputati di centrosinistra. «Non ci saranno ampliamenti - ha detto - ma solo la bonifica di costruzioni vecchie di 30 anni. Manufatti ormai obsoleti che devono essere adeguati alle norme in vigore in materia di sicurezza - ha aggiunto il ministro - salvaguardando comunque gli aspetti ecologici e ambientali. Su questo punto - ha sottolineato Martino - si è espressa a favore anche la Soprintendenza per i beni architettonici e il paesaggio di Sassari, approvando il progetto approvato in sede di concertazione Stato-Regione il 14 gennaio 2004».
 

 

GIOVEDÌ, 20 OTTOBRE 2005
 
IL SINDACO A PRODI
«Nel suo programma inserisca il caso della Maddalena»
 

 LA MADDALENA. Il sindaco della Maddalena, Angelo Comiti, si è rivolto con una lettera a Romano Prodi, futuro candidato premier della coalizione di centrosinistra, per chiedergli che il problema della base Usa di Santo Stefano venga inserito nel suo programma di governo.
 «Nella stesura del programma dell’Unione per le prossime elezioni politiche - scrive Angelo Comiti - mi auguro che possa essere evidenziato il problema della Maddalena. Come lei sa l’Arcipelago della Maddalena ospita da circa 33 anni un punto di approdo per sottomarini a propulsione nucleare sull’isola di Santo Stefano. Tale servitù è stata imposta ai sardi e alla collettività nazionale sulla base di un accordo segreto bilaterale fra i governi dei due paesi senza nessuna ratifica parlamentare. L’inopportunità di tale presenza - aggiunge Comiti - oltre ad essere sancita dagli enormi mutamenti dello scenario internazionale intervenuti con la caduta del muro di Berlino, è evidenziata dall’istituzione da circa 10 anni del Parco nazionale dell’Arcipelago della Maddalena». Comiti si sofferma nei passi successivi a descrivere il parco, «sito di interesse comunitario che sarà inserito dall’Unesco nell’elenco dei beni definiti patrimonio dell’umanità». Il sindaco si rivolge poi direttamente a Prodi, affermando di «confidare nella sua sensibilità e nella caratterizzazione politica della coalizione che lo ha indicato come possibile premier. Resto in attesa di positivi sviluppi e rimango a disposizione per qualsiasi contributo possa dare in merito alla questione sopraesposta».
Andrea Nieddu

 

 

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