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Giro turistico in fondo al mare a bordo del sommergibile Usa

Zanchetta: «Dopo la Provincia serve un nuovo intervento forte»

 

SABATO, 29 OTTOBRE 2005
 
I corsi a Palau contro le basi
«Gli americani vadano via» Oggi la manifestazione
 
TONIO BIOSA


 BONIFACIO. «Questa prisenza pò tumbà. Si succedi, poni no più esisti né saldi né cossi». Questa presenza può uccidere se dovesse succedere non esisteranno più né sardi né corsi. Nadine Niveggioni, deputata all’Assemblea Regionale corsa, sintetizza in dialetto corso la sostanza della questione.
 La presenza, alquanto inquietante, è quella della base per sottomarini a propulsione nucleare nell’isola di Santo Stefano, nel bel mezzo dell’arcipelago di La Maddalena, le isole «intermedie» fra Sardegna e Corsica. Contro questa presenza ci sarà mobilitazione, stamattina, a Palau. Ad essa hanno dato piena adesione i partiti nazionalisti di Sardegna e Corsica: il Partito Sardo d’Azione e il Partito Nazionalista Corso. Da Bonifacio, stamattina di buon’ora, salperanno alla volta del paesino gallurese due battelli con i militanti del Pnc e delle associazioni ambientaliste che da qualche tempo hanno sposato la causa della presenza americana a Santo Stefano e con gli inviati degli organi di informazione diffusi nel territorio al di là delle Bocche. «Perché la questione, per la sua rilevanza, possa avere un’ eco la più ampia possibile».
 Le ragioni di questa partecipazione unitaria sardo-corsa sono state spiegate ieri pomeriggio in una conferenza stampa alla Stazione marittima di Bonifacio. C’erano il segretario nazionale Giacomo Sanna e l’incaricato dei rapporti con i partiti «fratelli» Franco Piretta insieme con il segretario del Pnc Ghjuvanni Cristofuru Angelini, Nadine Niveggioni consigliere regionale, Francois Alfonsi già consigliere regionale e segretario del partito, Fabienne Giovannini direttrice del settimanale «Arritti» e Marie Jo Vichera consigliere di minoranza al Comune di Bonifacio e membro del Collettivo di difesa delle Bocche di Bonifacio. «Non è la prima volta che sardi e corsi hanno fatto fronte comune di fronte a questioni che li riguardavano da vicino. È successo nel decennio passato per il transito delle petroliere nelle Bocche di Bonifacio, succede oggi di fronte a un pericolo comune» ha esordito Francois Alfonsi. «È stato un errore da parte dei governanti consentire la radicalizzazione americana di Santo Stefano - ha aggiunto Giacomo Sanna -. Quel che irrita - fra l’altro - è la favola del piano di evacuazione. Mentre in questi giorni in diverse città si fanno esercitazioni per eventuali incidenti, qui per conoscere il piano di evacuazione bisogna pagare. Per questo bisogna porre la questione a livello internazionale. Cosa che il Partito Sardo d’Azione e il Partito nazionalista corso, attraverso i rappresentanti Franco Piretta e Francois Alfonsi, faranno nella prossima riunione dei partiti della Alleanza Libera Europea». «Prima che una questione geopolitica, la presenza americana nell’arcipelago è una questione di salute pubblica» ha detto il segretario nazionale dell’Anc Giancristoforo Angelini. La deputata Nadine Niveggioni rincara la dose: «Abbiamo una bomba atomica. È un problema che domani può uccidere».
 

 

SABATO, 29 OTTOBRE 2005
 
Giro turistico in fondo al mare a bordo del sommergibile Usa
 
GIAMPIERO COCCO


 LA MADDALENA. In fondo al mare su un sommergibile nucleare. L’esperienza, unica nel suo genere, venne offerta dalla marina Usa ai sindaci di Olbia e della Maddalena, al presidente del parco dell’arcipelago e ad un ristretto numero di ufficiali della marina militare italiana.
La mini crociera a bordo della più potente arma di distruzione di massa esistente, il sottomarino Rhode Island SSBN 740/b - un sommergibile balistico a propulsione nucleare della classe Ohio, 24 missili Trident II nella pancia, ognuno dei quali capace di portare a 12 mila chilometri di distanza 10 testate nucleari da 10 chilotoni l’una, 77 giorni di autonomia in immersione, 150 uomini di equipaggio e in perenne navigazione nell’Oceano Atlantico - venne effettuata nel novembre del 2003, un mese dopo l’incagliamento dell’Hartford Ssn 768- classe Los Angeles, sommergibile d’attacco - con gli scogli dell’Isola delle Bisce. Sembrò carino, ai vertici militari del comando della sesta flotta americana di stanza a Napoli, invitare a bordo del loro gioiello tecnologico, il Rhode Island (che per la prima volta si trovava in navigazione nel Mediterraneo), i primi cittadini delle città costiere del nord Sardegna e il presidente dell’Ente parco della Maddalena. L’unico problema era come fare arrivare gli ospiti a bordo. I sottomarini balistici di classe Ssbn (ballistic missile submarines) per convenzione internazionale non possono attraccare in nessun porto del mondo, possono navigare solo in acque internazionali e hanno una caratteristica che li rende invisibili: navigano principalmente in immersione, emergono soltanto per rifornimenti e fanno capo unicamente al comandante del 20º squadrone Trident, il comando strategico che copre l’intero Atlantico, Mediterraneo e isole comprese. A risolvere il rebus ci pensò il comandante del Rhode Island, Dave Kriete, che mandò a prelevare gli “embedded” con un rimorchiatore, mentre il suo sommergibile incrociava al largo dell’isola di Caprera. Un’occasione ghiotta, per i comandi alleati, quella di invitare a bordo del sottomarino il sindaco di Olbia Settimo Nizzi, il vice sindaco della Maddalena Luigi Piredda, il presidente dell’ente parco Gianfranco Cualbu e diversi ufficiali della marina militare e dei carabinieri italiani per dimostrare che non c’era alcun pericolo di radiazioni nel salire a bordo. E per smentire le voci di un inquinamento nucleare attribuibile all’Hartford. «Ricordo che la visita dirò poche ore - dice Gianfranco Cualbu - il tempo per un’immersione, non so a quale profondità, un brindisi augurale e lo scambio dei crest della nave con gli omaggi portati dagli ospiti». Una mini crociera che sarebbe rimasta nell’oblio se non fosse per la rivista di bordo “The periscope” di Kings Bay, Georgia (base del Rhode Island) che nei giorni scorsi ha pubblicato un resoconto del segretissimo viaggio nel Mediterraneo, con tanto di foto ricordo.
 

 

SABATO, 29 OTTOBRE 2005
 
«Base Usa, ora si muova la Regione»
Zanchetta: «Dopo la Provincia serve un nuovo intervento forte»
«La Gallura ha detto che non vuole più i soldati americani»
 
ANDREA SINI


 LA MADDALENA. La Provincia ha dimostrato di poter fare la sua parte: ora la palla passa alla Regione. Dopo la riunione del consiglio, che ha formalizzato la richiesta di chiusura della base Usa della Maddalena, la questione continua a tenere banco in tutta la Gallura.
 Ora che esiste un atto formale (l’ordine del giorno approvato all’unanimità dai componenti del consiglio) la speranza è che il governatore Renato Soru porti avanti la battaglia, come promesso in più circostanze.
 A farsi portavoce di queste istanze è in particolare Pier Franco Zanchetta, unico membro maddalenino del neonato consiglio provinciale, che nella seduta di mercoledì ha rivolto ai colleghi un appello all’unità.
 «Il documento scaturito dalla seduta - spiega Zanchetta - è significativo. La Gallura ha deciso di dire basta alle basi militari e lo ha fatto in modo chiaro e inequivocabile. Ora tocca a chi sta sopra di noi fare in modo che quanto dettato dalla provincia Gallura non resti un atto fine a se stesso».
 Il riferimento alla Regione appare inqeuivocabile: «Nel testo dell’ordine del giorno votato - prosegue il consigliere - è stata avanzata una richiesta al governatore Renato Soru: chiediamo che venga aperto un tavolo permamente che coinvolga la Regione, la Provincia e il comune della Maddalena. Tutto questo viene come conseguenza della richiesta di un piano straordinario sulla Maddalena, già avanzata da tempo».
 In sostanza l’obiettivo è far sì che la Regione dia corpo alle aspettative della Gallura, impegnandosi in maniera diretta. «Soru ha già avuto modo di ribadire che la questione maddalenina è una priorità del suo governo - insiste Zanchetta -. Ora vogliamo sapere che progetti abbia in mente e quali risorse finanziarie intenda utilizzare.
 Il discorso si sposta inevitabilmente sul futuro del Parco: «Questa istituzione va ripensata - attacca Zanchetta -. La gestione del Parco deve cambiare radicalmente. Vorremmo che la Regione diventasse il primo “rappresentante” dell’Ente davanti allo stato, gestendo direttamente le risorse. Il sindaco della Maddalena dovrebbe diventare il presidente pro tempore del parco».
 Resta inoltre aperta la vertenza sulla riconversione dell’arsenale. «Il primo pericolo da scongiurare è che la struttura finisca nelle mani degli americani. Serve un progetto serio: il porto e gli alberghi potrebbero garantire occupazione ben oltre i livelli attuali. In questo, però, Soru ci deve venire incontro». (ha collaborato Andrea Nieddu)
 

 

 

 

 

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