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 "L'Unione Sarda" 

Il Sindaco Esulta."Me lo aspettavo"

Spissu: ore storiche

"L'Unita"

IL RIFIUTO

Il ruolo strategico dell'Italia, l'Iraq e i tabù del centrosinistra

 

Mercoledì 23 novembre 2005

 

La svolta dopo il faccia a faccia col Ministro Martino e Donald Rumsfeld

La Maddalena, Partono  sommergibili

Martino annuncia: Accordo con gli Usa, lasceranno la Base

 

  Si chiude un'epoca. I sommergibili della Marina Militare degli Stati Uniti lasceranno la Base di Santo Stefano per trasferirsi fuori dal territorio italiano. L'isola di La Maddalena, si libera dopo 33 anni dell'incombente presenza nelle sue acque dei sottomarini a propulsione nucleare,Lo ha annuncio è stato dato ieri a tarda sera dal ministro della Difesa Antonio Martino. Al termine dell'incontro al Pentagono con il ministro Donald Rumsfeld, titolare del dicastero della difesa Usa. Il trasferimento si completerà secondo tempi e modi che dovranno essere definiti più avanti ha detto Martino, assicurando che le notizie sull'ampliamento della base di Santo Stefano erano sempre state prive di fondamento.

LONTANO DALL'ISOLA. L'operazione di trasferimento dei sommergibili, secondo quanto è stato spiegato ieri dal nostro ministero, fa parte del progetto di ridislocazione delle forze Usa in Europa e conferma che le notizie relative al potenziamento della dei sommergibili nucleari della Us Navy alla Maddalena e di un ampliamento delle strutture interne che non erano vere. E che inoltre on è prevista alcuna cessione di parte o di tutto l'Arsenale alla Marina militare degli Stati Uniti.

 

  GRAZIE AGLI USA. A Donald Rumsfeld, Martino ha espresso il proprio apprezzamento per la decisione presa gli Stati Uniti hanno saputo interpretare le pretese del territorio ha detto Martino, esprimendo tutta la riconoscenza italiana agli Stati Uniti per l'importante presidio di sicurezza che la Base ha rappresentato per oltre un trentennio e per il grande contributo che la sua presenza ha fornito allo stesso sviluppo ed alla crescita economico-sociale dell'area.

 

LAVORO SOTTO TRACCIA. Abbiamo fatto un lavoro importante, sempre sotto traccia, senza andare alla ricerca delle prime pagine dice il sottosegretario alla Difesa, Salvatore Cicu, questa mattina incontrerò l'ambasciatore americano per affrontare la questione nei dettagli.

 

  NOTIZIA FANTASTICA. E' una notizia fantastica, ha detto il presidente della Regione Renato Soru, appena appresa la notizia del trasferimento dei sottomarini della Base Usa, la più bella notizia degli ultimi tempi. Siamo amici degli americani, ma in futuro vogliamo che tornino da noi come turisti, aveva detto Soru pochi mesi fa sul tema della Base americana di fronte all'isola di La Maddalena.

 

IL RIENTRO DI DI MARTINO. Questa mattina il ministro della Difesa rientrerà a Roma, dopo la visita a Washington. Sarà l'occasione per conoscere maggiori dettagli sullfuscita di scena dei sottomarini americani.

 

Mercoledì 23 novembre 2005

I primi commenti nell'isola

Il Sindaco Esulta."Me lo aspettavo"

  Sono sorpreso, piacevolmente sorpreso. Angelo Comiti, Sindaco di La Maddalena non riesce a nascondere la sua soddisfazione. Devo dire che me lo aspettavo, anche se non così in fretta. Cioè? Nei recenti incontri con i vertici della base statunitense ho intuito che i tempi erano già maturi per una decisione del genere. E comunque avevo capito molto bene anche dai discorsi degli ufficiali americani andavano nella nostra stessa direzione. Lei aveva detto al Prefetto che lfunica soluzione per risolvere il problema del pericolo nucleare era quella di allontanare la Base: è stato accontentato. Questo, che per ora, è solo l'annuncio del ministro, è il coronamento di unfazione lunga e difficile, Resta da sciogliere il nodo dei tempi, io gia da ora,  sono a disposizione per qualsiasi trattativa da concordareh

  A far da contraltare a Comiti, c'è Salvatore Sana, capogruppo della minoranza in Consiglio comunale, ex componente della commissione paritetica per le servitù militari. L'unica affermazione seria del comunicato ministeriale – dice – è che la base no sarà ampliata. Un piano però esiste e non nell'ufficialità del rapporto Italia-Usa. Il resto è solo un gioco di parole. Da interpretare. Cosa significa – si chiede – che i sommergibili dal territorio nazionale della Base? Può voler dire per esempio che andranno a stare un po' più in la. In acque internazionali. Quanto a tempo e modi che dovranno essere definiti più avanti, significa tutto e niente. Un giorno, un mese, dieci anni?. Meno scettico Pier Franco Zanchetta, capogruppo diessino del Consiglio Provinciale e da sempre in prima linea nelle battagli anti base Us Navy di Santo Stefano. Non credo che si siano preoccupati per le nostre contestazioni. Piuttosto ritengo che siano maturate delle scelte dopo un'attenta valutazione da parte dei due Governi. Per adesso prendiamo in parola il ministro Martinoh. Le perplessità , anche per Zanchetta, riguardano i tempi. Vorremmo capire. Ora servirebbe un tavolo tra Stato e Regione per cominciare a parlare di sviluppo economico a La Maddalena. Stavolta prescindendo dalla presenza della Base militare americana.

 

Vito fiori

Mercoledì 23 novembre 2005

Spissu: ore storiche

L'euforia di Irs; Cdl cauta; Unione: Vittoria

 

"Ma no? Ma è vera custa cosa?" Certo, i sommergibili Usa vanno via da La Maddalena. gE vai. Incredibileh. Gavino Sale, leader Irs, è sconvolto, disorientato, quasi non sa che dire. Farfuglia qualcosa e poi si riprende: "C'è stata un'inversione di tendenza negli ultimi due ani e mezzo, una grossa presa di coscienza da parte del popolo sardo a partire dall'occupazione della base missilistica nella zona Alfa a Capo San Lorenzo". In casa Irs è apoteosi. "Semus cuntentos meda, po como" Granitico il segretario del PsdfAz Giacomo Sanna gNo è che andando via i sommergibili saniamo una situazione che da trentfanni, qualcuno ha voluto tenere in piedi. Devono riempire quei sommergibili con le loro cose e andarsene via tutti. Questa è un'isola di pace. Devono andare via le basih. Viavai frenetico ieri sera quando la notizia è arrivata in Consiglio Regionale. Il presidente Giacomo Spissu si dice entusiasta: Per il Consiglio regionale della Sardegna che negli anni con dibattiti e prese di posizione unitarie ha manifestato la volontà che i sommergibili, prima di tutto, lasciassero La Maddalena, è un grande momento. Ottima notizia che corrisponde ai desideri e al sistema politico istituzionale sardo. Si tratta di definire tempi e modi: Così il vice presidente Paolo Fadda: "Dopo la grande vittoria nella battaglia contro le scorie, oggi un altro grande risultato per l'Isola: ma la vera speranza" conclude, e ciò che questo sia il sintomo di nuovo clima di pace nel mondo". Invita alla cautela, invece il coordinatore regionale di An, il Senatore Mariano Delogu: "Resto dubbioso, una volta accertato anche al Senato, che non c'è stato inquinamento atomico, temo che questo entusiasmo ci costerà caro sotto il profilo economico". Giulio Calvisi (Ds) è di altro avviso: "Un ottima notizia, speriamo nei prossimi giorni di avere dettagli in più sui modi e tempi. Quando vedremmo la partenza dei sommergibili sarà un'occasione di grande gioia per tutti i sardi". E conclude "Un segnale di vittoria per chi ha portato avanti e ha creduto in questa rivendicazione storica dei sardi". Pier Giorgio Massidda (FI): "In tempi non sospetti avevo annunciato queste intenzioni degli Usa. Sono contento  certamente ma, spero che tutto questo non abbia ripercussioni  sull2economia del territorio. Infine per Luigi Cogodi (Prc) si tratta di una notizia buona a metà: "Non c'e da festeggiare troppo, la battaglia è solo all'inizio, la contestazione deve continuare".

 

(R.R)

 

 

Mercoledì 23 novembre 2005  

"L'Unita"

IL RIFIUTO
Così titolava la prima pagina del manifesto il 22 febbraio del 2004, quando a Cagliari in migliaia avevano sfilato contro l'ampliamento della base americana alla Maddalena. «Ma non c'è solo l'isola sarda al centro delle manovre per estendere la presenza delle truppe di Washington in Italia: il retrovia della guerra preventiva potrebbe coinvolgere altri siti sparsi sulla penisola», scriveva il manifesto. All'interno, un'intervista a Bruno Charreyron del Criirad, l'istituto privato francese che aveva coordinato, su richiesta del Wwf Gallura, le indagini sull'inquinamento marittimo dopo l'incidente al sottomarino nucleare Hartford, il 25 ottobre 2003, e la storia della servitù militare dal 1954 a oggi.

Fonte:"L'Unità"

 

 

Mercoledì 23 novembre 2005  

"L'Unita"

BASI MILITARI USA
Il ruolo strategico dell'Italia, l'Iraq e i tabù del centrosinistra


MANLIO DINUCCI
Il duplice annuncio del governo Berlusconi sul ritiro delle truppe italiane dall'Iraq e dei sottomarini Usa dalla Maddalena «secondo tempi e modi che dovranno essere decisi più avanti» ha spiazzato il centrosinistra, confermando la debolezza del suo programma di politica estera. Il modo in cui esso pone la questione del ritiro dall'Iraq non si distingue infatti da quello del centrodestra. Ciò perché non vuole affrontare il vero nodo: quello dei reali rapporti tra Italia e Stati uniti. «Il ruolo dell'Europa sulla scena mondiale parte da un rapporto privilegiato e paritetico con gli Stati uniti», afferma Romano Prodi nel suo programma «Per far ripartire l'Italia sul serio». Che tale rapporto sia privilegiato non c'è dubbio. Il problema è che non è paritetico. Emblematico è il fatto che le forze e basi statunitensi in Italia, pur essendo sul nostro territorio, sono inserite nella catena di comando del Pentagono e quindi sottratte a qualsiasi meccanismo decisionale italiano. E' a Washington e non a Roma che si decide quando, dove e come usarle. Oltre alle basi statunitensi - al cui costo l'Italia contribuisce per il 34% (324 milioni di dollari nel 2001) - il Pentagono dispone in Italia di molteplici strutture Nato. Al primo posto il Joint Force Command di Napoli: lo comanda un ammiraglio statunitense, il quale è allo stesso tempo comandante delle Forze navali Usa in Europa e comandante della «Forza di risposta della Nato».

In tal modo Washington può usare l'Italia quale trampolino di lancio della «proiezione di potenza» statunitense verso sud e verso est. Tale ruolo dell'Italia è cresciuto d'importanza con la ridislocazione delle forze Usa dall'Europa settentrionale e centrale a quella meridionale e orientale. Lo conferma il fatto che il quartier generale delle Forze navali Usa in Europa è stato trasferito da Londra a Napoli: da qui dirige le operazioni militari in un'area che si estende da Capo Nord al Capo di Buona Speranza e, ad est, fino al Mar Nero.

Ciò rientra in una strategia non solo militare ma politica. Le basi Usa in Italia ed Europa - si sottolinea nel Rapporto presentato il 9 maggio 2005 al Presidente e al Congresso degli Stati uniti dalla Commission on Review of Overseas Military Facility Structure of the United States - servono a «mantenere l'influenza e la leadership statunitensi nella Nato: nella misura in cui rimangono in Europa significative forze statunitensi, la leadership può essere mantenuta». Importante, a tal fine, è «dissuadere la Germania e la Francia e potenzialmente altri a creare una forza militare alternativa alla Nato attraverso lo sviluppo di una forza militare sotto comando e controllo dell'Unione europea, bypassando così la leadership statunitense nella Nato».

«L'Europa - afferma Romano Prodi in "Europa: il sogno, le scelte" - sta dimostrando in modo tangibile quanto essa sia in grado di fare, come potenza regionale, per la sicurezza e la stabilità internazionali». In che modo? «Appresa la lezione del Kosovo, e dei massacri che solo l'intervento della Nato e dell'America riuscirono a fermare, possiamo con serenità e orgoglio affermare che l'Europa ha fatto la sua parte fino in fondo». Si capovolge così la realtà: è stato l'intervento della Nato e degli Stati uniti a gettare benzina sul fuoco facendo divampare nei Balcani una guerra che avrebbe potuto essere evitata e attaccando quindi la Iugoslavia. In tal modo gli Stati uniti hanno rafforzato la loro presenza e influenza in Europa, nel momento critico in cui se ne stavano ridisegnando gli assetti, e rivitalizzato la Nato attribuendole (col consenso degli alleati) il diritto di intervenire fuori area. E' a questo punto che la Nato ha cominciato a espandersi ad est fin dentro il territorio dell'ex Urss e a intervenire fino in Afghanistan e Iraq.

Ora - aggiunge Prodi - occorre rafforzare l'Alleanza atlantica, «l'arco che da più di cinquant'anni tiene insieme America ed Europa», rafforzando il «pilastro europeo». Ciò implica per l'Europa «accettare, anche sul piano strettamente militare, le crescenti responsabilità, comprese quelle di bilancio, che si collegano alla sua ambizione di essere un protagonista di primo piano della politica mondiale». Quindi anche l'Italia, al settimo posto mondiale come bilancio della difesa (28 miliardi di dollari nel 2004), dovrà accrescere la propria spesa militare. Le forze armate italiane potranno così, in base al Nuovo modello di difesa (mai discusso in quanto tale dal parlamento), continuare a «proiettarsi a lungo raggio» per difendere ovunque gli «interessi vitali» del paese, come prescrive lo stato maggiore della difesa.

Il nodo, quindi, è se l'Italia debba restare sulla scia della politica di guerra portata avanti da Washington o debba prendere le distanze. Per fare questo occorre affrontare la triplice questione (invece elusa) della presenza militare Usa in Italia, del nuovo ruolo della Nato e del nuovo modello di difesa. Romano Prodi, che si prepara a presiedere il prossimo governo di centrosinistra, ha chiaramente enunciato la sua visione senza che nessuno all'interno del suo schieramento l'abbia messa ufficialmente in discussione. Non solo egli ritiene «legittima e doverosa la partecipazione militare dell'Italia a importanti missioni di pace» tipo quella in Afghanistan, ma va oltre affermando (in «Europa: il sogno, le scelte») che «la pace, la libertà e la sicurezza non sono date una volta per tutte e in ogni parte del mondo: esse possono richiedere di essere difese anche con le armi». Così si dovrebbe «far ripartire l'Italia sul serio». Ma in quale direzione?

 

 

 

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