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 "L'Unione Sarda" 

Le altre notizie della Pagina

I Francesi e l'Aga Kan: yacht al posto dell'Arsenale

Dal 1972 non ci sono più investimenti

 

 

Venerdì 25 novembre 2005

fra un anno la Base passerà ai sardi

Martino: cederemo l'area. Soru: gli investitori non mancano

A Roma, il ministro della Difesa Martino dice che l'area della Base USA verrà dismessa. Crescerà il centro velico di Santo Stefano.

  Un anno al massimo. Entro la fine del 2006 l'isola di La Maddalena e l'isolotto di Santo Stefano non avranno più profumo di forze armate, non saranno più l'approdo sei sommergibili nucleari. Ieri il ministro della Difesa, Antonio Martino, ha incontrato il presidente della Regione Renato Soru, anticipando l'appuntamento di ventiquattro ore: "L'operazione sarà lunga e complessa", ha sottolineato il ministro, ma alla fine la Sardegna rientrerà in possesso di una delle zone naturalistiche più affascinanti del pianeta. "L'area di Santo Stefano sulla quale insiste la Base sarà dismessa dalla Difesa", questa è l'altra notizia che ridisegna, per questo angolo di gallura, un futuro diverso, inatteso fino a tre giorni fa. La Regione incassa anche il sostegno del leader Ds Piero Fassino, che ieri ha incontrato Soru e promesso il suo impegno, e quello degli altri leader dell'Unione, per la riduzione delle servitù militari nell'isola e per garantire un futuro sereno alle 300 famiglie che campano grazie alla presenza degli americani a La Maddalena.

ACCORDI E PROGRAMMI: Ai piani alti del ministero della Difesa, in via XX Settembre, il faccia a faccia tra il ministro e il presidente: "Le modalità di trasferimento dovranno essere stabilite congiuntamente tra i due governi", ha detto Martino a Soru, "l'operazione comporterà tempi compatibili con la sua complessità". Da oggi assisteremo a progemmi, accordi, attività diverse e complesse", ha sottolineato il ministro, assicurando che si dovrà pensare ai lavoratori ora impiegati nella base, processo che non potrà esaurirsi in breve tempo". L'accenno ai 160 lavoratori dell'Arsenale (bene in dismissione dalla Difesa) e a quelle famiglie, circa 300, che aspettano di conoscere il proprio futuro dopo l'uscita di scena dei militari Usa. In chiusura, l'annuncio che spegne subito ogni possibile conflitto Stato-Regione: "Dopo il rilascio americano, l'area potrà essere dismessa dalla Difesa.

 

Enrico Pilia

 

 

Venerdì 25 novembre 2005

LE AREE DISMESSE

I Francesi e l'Aga Kan: yacht al posto dell'Arsenale

  Via la Base americana, avanti i progetti. E due ci sono già per La Maddalena che da quattro giorni si interroga sulle ricadute economiche del dopo-smantellamento mettendo il turismo di lusso davanti a tutto per ridisegnare il futuro, senza Us Navy. Decideranno a Roma, all'Agenzia industrie difesa (Aie), sono li le carte dello yocht-club Costa Smeralda, ovvero del Principe ismailita Karim Aga Khan, e del Gruppo di intervento economico (Giee), società franco-monegasca guidata dal colosso della nautica Rodriguez. Sono i candidati alla riqualificazione dell'ex Arsenale: tredici ettari per 110 mila metri cubi (esistenti), a Moneta vicino al ponte di Caprera, che nel 1997 la Marina militare Italiana ha dismesso, beni dello stato passati in mano all'Aie. Due progetti per un polo cantieristico, accanto a strutture ricettive.

AGA KHAN. Investimento da 150 milioni. E' la proposta dello Yacht Costa Smeralda che a Moneta vuole realizzare tre nuove banchine. Uno l'obbiettivo: aprire al mercato dei mega yacht. Un totale di cento posti, 26 verranno riservati a barche dagli 80 a 150 metri  e una copertura dello specchio acqueo pari a 70.000 metri quadrati. Sul mare il cantiere nautico per il rimessaggio e la manutenzione con annessi alloggi destinati ai tecnici e al personale di bordo, e un impianto di alaggio e varo da seicento tonnellate. Nel piano economico dell'Aga Khan è previsto anche il riassorbimento dei civili che ancora lavorano nell'ex Arsenale. Ne sono rimasti 160 a Moneta, dove gli occupati erano 680 negli anni Settanta, numero massimo di addetti.

GIEE. Progetto più spartano, quello del Gruppo di intervento economico europeo che a Moneta ha previsto una leggera riduzione delle cubature esistenti. La proposta di investimento è di 70 milioni, ma nella sostanza non si modifica il profilo della riqualificazione. Ancora il polo cantieristico da una parte, a est, la Marina dall'altra parte esposta a nord dell'ex Arsenale. Anche il Giee costruirebbe un'albergo, un residence e negozi. Cambia la tipologia dell'offerta nautica riservata a yacht più piccoli, visto i trecento posti barca previsti sulla stessa porzione di mare.

Alessandra Carta

(Unioneonline)

 

Venerdì 25 novembre 2005

Dal 1972 non ci sono più investimenti

L'industria delle vacanze in lista d'attesa

  "Sarà un caso, di sicuro è un fatto storico: da quando si è avuta notizia che a Santo Stefano sarebbe nata una base militare americana, non ci sarebbero stati investimenti di rilievo a La Maddalena e dintorni". L'affermazione e di Michele Serra, 54 anni, imprenditore, uno dei proprietari dell'isolotto che ospita l'Us Navy. Ha qualche esempio? "Ne ho diversi: il Club Mediterrnaée di Caprera è del 1954. L'Hotel Esit dell'anno successivo, il Centro Velico, l'insediamento Valtur a Santo Stefano, il Touring Club, gli alberghi Nido d'Aquila e Porto Massimo e il villaggio residenziale Piras sono stati realizzati negli anni Sessanta. Dal 1972, cioè dall'arrivo dei -marines si è fermato tutto". Nessuno, nonostante il concordino sul fatto che l'arcipelago sia una sorta di  di paradiso terrestre, ho presentato lo straccio di un progetto per ampliare la gamma di offerta turistica. "Non può essere un caso - insiste Serra - soprattutto adesso, dopo due stagioni estive disastrose con i commercianti che non hanno ancora smesso di piangere". E di accusare gli organi di informazione per il danno d'immagine causato dai servizi sulla presunta minaccia alla salute pubblica legata alla presenza dei sommergibili a propulsione nucleare. La realtà è che i tremila uomini del'Us Navy avrebbero cominciato a creare diseconomia già da subito. Intanto perché avevano i loro spacci, dove comprare ogni bendidio, dai componenti elettronici alle sottilette, lasciando le briciole ai negozi dell'isola. Senza parlare della vendita sottobanco di impianti stereo, dischi in vinile, (che a loro costavano meno di un terzo del prezzo praticato in Italia) e sigarette. Le proteste dei commercianti avevano poi risolto la questione. Oppure dell'ufficio dell'interno della Base che si occupava di prenotare i biglietti aerei ai militari che dovevano allontanarsi per qualsiasi motivo ignorando le agenzie di viaggio locali.  Certo, è vero che frequentano un paio di pub e altrettante pizzerie, non tutte. E' vero pure che talvolta hanno esagerato con i comportamenti non esattamente educati, come d'altronde può sempre  succedere quando si beve in maniera smodata. "E' vero anche che 700 case dell'isola - corregge Marco Terrazzoni, dipendente della Base e sindacalista della Uil contrario all'allontanamento dell'Us Navy - sono affittate ai militari alla media di mille euro al mese". Con la conseguenza di giovani coppie maddalenine si sposano sempre più di rado, non potendosi permettere affitti tanto alti. E' l'altra faccia dell'economia che va bene a pochi e male alla gra parte. Le Imprese, altro esempio, costruiscono appena cinquanta appartamenti l'anno, per il resto si occupano di ristrutturazioni. Una casa nuova costa minimo tremila euro al metro quadro, mica uno scherzo. Ma ci sono i turisti che non fanno questioni di prezzo. Ci sono 170 dipendenti italiani - prosegue Terrazzoni - e con l'indotto si arriva a 300 famiglie che vivono grazie alla Base". Non sono poche in una cittadina di appena undicimila abitanti ma neanche tantissime da scoraggiare un'eventuale riconversione dei lavoratori in ambito civile. "Il problema, secondo il sindaco Angelo Comiti - potrebbe essere risolto con la realizzazione di quattro-cinnque alberghi di lusso, peraltro previsti dal Puc. E' solo una delle ipotesi di sviluppo, insieme al polo nautico e alla cantieristica da creare nell'area dell'Arsenale". Chiaro che le attenzioni, adesso, sono puntate sui Piani paesaggistici regionali. Con Renato Soru chiamato a dare una risposta alle mutate esigenze di La Maddalena. Che in 33 anni, secondo uno studio commissionato dall'ex sindaco Pasqualino Serra a un istituto di studi economici qualche anno fa, avrebbe registrato una perdita di 66 miliardi di vecchie lire. Danno di immagine e di mancato sviluppo. Nello stesso periodo, Capri, Elba e altr isole minori del mediterraneo sono cresciute a dismisura grazie al turismo. Qui, invece, non è cresciuto nulla. Forse, anche per colpa degli americani, che fra un po' non ci saranno più.

Vito Fiori

 

 

 

 

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