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"L'Unione Sarda"
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Nuvoli annuncia le iniziative parlamentari e il progetto a breve scadenzaL’OPINIONE: Il segno del cambiamento nei rapporti Stato-Regione
La proposta di Dadea: «Puntiamo soltanto al turismo di qualità»
| DOMENICA, 27 NOVEMBRE 2005 |
| Santo Stefano è già sotto assedio La prima offerta è di Sviluppo Italia |
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LA MADDALENA. Smentendo la
proverbiale lentezza degli enti di Stato, Sviluppo Italia ha già
presentato a Renato Soru un’offerta per gestire la riqualificazione
dell’area di Santo Stefano lasciata libera dagli americani.
L’Agenzia del Tesoro, che ha tra i soci Pirelli e Fiat, avrebbe già
un piano. |
| DOMENICA, 27 NOVEMBRE 2005 |
| Nuvoli annuncia le iniziative parlamentari e il progetto a breve scadenza |
| «Presto dismetteremo tutte le servitù» |
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| CAGLIARI. «La
dismissione della base americana della Maddalena è un fatto molto
positivo che dev’essere accompagnato da un’adeguata politica di
riconversione turistica che consolidi il tessuto economico dell’isola,
senza farle perdere neanche un posto di lavoro, in sintonia con le
attese della comunità maddalenina da me sempre sostenute».
Nell’annunciare una serie di iniziative parlamentari, compresa una sua
visita nell’arcipelago, il vicepresidente della Commissione Difesa
della Camera Giampaoli Nuvoli (foto) si preoccupa del futuro della
popolazione maddalenina. «Mi pare giusto - prosegue Nuvoli -
sottolineare la proficua convergenza tra Renato Soru che, per la prima
volta nella storia della Regione, ha posto seriamente e decisamente il
problema, e il governo nazionale. Entro la prossima settimana, inoltre, Nuvoli presenterà una proposta di legge «sulla dismissione di tutte le servitù militari dell’isola entro 2 anni». |
| DOMENICA, 27 NOVEMBRE 2005 |
| L’OPINIONE |
| Il segno del cambiamento nei rapporti Stato-Regione |
| GUIDO MELIS |
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Perché, quasi all’improvviso, gli americani se ne vanno dalla Maddalena? Dopo il primo entusiasmo, la domanda merita un ragionamento e una risposta. C’è un primo motivo, naturalmente, ed è che la Regione sarda ha finalmente saputo trovare i tempi, i modi e le parole adatte per ottenere il risultato che da decenni si prefiggeva. I tempi innanzitutto, che coincidono col cambiamento radicale nei rapporti tra Stati e regioni periferiche, solo sino a ieri condannate inesorabilmente alla subalternità e oggi invece sempre più soggetti autonomi nella nuova rete delle istituzioni europee. I modi, poi, cioè la capacità della Regione di proporre la questione delle servitù militari in modo realistico, nell’ambito di un riequilibrio nazionale dei pesi che ne derivano alla Sardegna. Infine, ed è tutt’altro che irrilevante, le parole usate, perché era molto facile cadere nella tentazione di politicizzare lo scontro ripetendo il motivo tradizionale dell’ “a mare gli americani”, mentre invece qui si è stati attenti ad insistere su temi politicamente neutri e bipartisan come la sicurezza dei cittadini e il danno derivante dai vincoli militari; e si è persino avuta l’accortezza politica di tendere la mano agli americani, cacciati come militari ma invitati a tornare nella veste di turisti “amici”. A questo primo motivo se ne è aggiunto un altro: una volta tanto il governo di Roma, forse anche temendo contraccolpi elettorali, non ha remato contro. Persino l’inaccessibile ministro Martino sembra abbia lavorato alla causa comune. C’è stata un’attività diplomatica non palese ma tempestiva ed efficace. Si è fatta, se non proprio squadra, almeno alleanza tattica. C’è infine un terzo motivo del successo, ed è stato probabilmente decisivo: gli americani hanno tenuto in questa occasione un atteggiamento del tutto diverso da quello, arroccato e sprezzante, sempre assunto nel passato. Se si rileggono anzi con attenzione le cronache degli ultimi mesi, comprese certe mezze frasi di qualche superesperto del Pentagono, ci si rende facilmente conto di come la decisione di smobilitare fosse in qualche modo nell’aria, o per lo meno fosse già stata inserita tra le opzioni possibili. Hanno contato, in questo senso, più che i buoni rapporti con l’Italia a guida berlusconiana, i grandi mutamenti in corso dello scenario strategico internazionale: la caduta definitiva dei fronti fissi della guerra fredda, le nuove esigenze di mobilità imposte dalla sfida al terrorismo e agli “Stati canaglia”, forse anche un’evoluzione degli armamenti (qualcuno ha scritto, anche se non so con quanta ragione, che i sommergibili nucleari starebbero diventando un’arma obsoleta). A Washington si sarà fatta - c’è da presumere - l’analisi dei costi/benefici: si sarà considerata l’estrema vulnerabilità di una base situata al centro di una delle aree a più alto insediamento turistico del Mediterraneo, indifesa o quasi davanti ad un attacco kamikaze; si saranno anche vagliati i rischi potenziali di un sempre possibile incidente nucleare. E si sarà valutata, non ultimo elemento, la determinazione della Regione a non mollare questa volta la presa. E’ difficile stabilire quale dei tre motivi sia risultato determinante. Probabilmente ognuno avrà influito sugli altri. Certo però derivano dalla vicenda della Maddalena due buoni insegnamenti dei quali bisognerà far tesoro. Il primo è che un potere anche “minore” come certamente (per peso prima di tutto economico e poi anche politico-elettorale) è quello della Regione sarda, se ben indirizzato, se orientato verso obiettivi chiari e comprensibili e soprattutto se determinato nel sostenere le sue buone ragioni, può ottenere molto, anzi moltissimo. Nel nuovo quadro della globalizzazione anche i vecchi equilibri stanno infatti cambiando: giocando d’anticipo, sfruttando il peso delle opinioni pubbliche e muovendosi al tempo stesso secondo una logica sanamente negoziale, si può oggi ottenere quello che la contrapposizione per blocchi del passato, tutta rinchiusa nel faccia a faccia a senso unico Stato-Regione, non consentiva di raggiungere. Il secondo insegnamento è che, sgombrata La Maddalena, si può e si deve andare oltre. Si apre ora il braccio di ferro decisivo delle servitù militari. Auguriamoci che la Regione sappia affrontarlo con la stessa intelligenza tattica. E che il Governo italiano, questa volta controparte, sappia applicare anche a sé stesso la lezione della Maddalena. |
| DOMENICA, 27 NOVEMBRE 2005 |
| La proposta di Dadea: «Puntiamo soltanto al turismo di qualità» |
| AUGUSTO DITEL |
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CAGLIARI. Tutta la giunta regionale alla Maddalena. Così è stato deciso, e non solo per le pressioni del centrosinistra locale, legittimamente preoccupato del futuro dell’arcipelago. Renato Soru guiderà i 12 assessori nella visita alla comunità maddalenina, durante la quale il sindaco Angelo Comiti esporrà le tante preoccupazioni legate alla riconversione dello scoglio, come gli abitanti chiamano affettuosamente la loro città. Visita guidata, dunque, ma ieri non è stata ancora fissata dalla data del confronto. L’ipotesi di mercoledì diventa poco probabile per una serie di ragioni. Intanto, almeno nella mattina del 30 novembre prosegue la seduta del consiglio regionale, chiamato a discutere di trasporto pubblico locale e a votare su alcune nomine. Il secondo motivo è che l’indomani è in programma, a Roma, la manifestazione sulle entrate e molti partiranno nel pomeriggio per raggiungere la Capitale. A questo punto, è molto probabile che la riunione si tenga alla fine della settimana (venerdì 2 o sabato 3), o al massimo nei primissioni giorni di quella successiva. «L’importante è farla in fretta - suggerisce il capogruppo diessino Pierfranco Zanchetta -, come abbiamo chiesto al nostro segretario regionale nell’ultima assemblea sulle entrate di Tramatza, prima della notizia del trasferimento della base americana». Che La Maddalena abbia bisogno di sostegno è indiscutibile, e l’assessore Massimo Dadea, nominato “ambasciatore” dell’isola all’interno dell’esecutivo regionale durante la sua recente visita nell’arcipelago, è un convinto assertore di questa tesi. «Appena venti giorni fa, quando ancora sembrava lontana la possibilità che gli americani potessero lasciare la base di Santo Stefano - dice Dadea - ho incontrato l’amministrazione della Maddalena. Un incontro cordiale e schietto dove sindaco, consiglieri comunali e provinciali, semplici cittadini posero all’attenzione della giunta regionale la “questione” La Maddalena. La questione cioè delicata e complessa del difficile passaggio dalla monocoltura della presenza militare ad un modello di sviluppo alternativo. In quella occasione fui insignito scherzosamente del titolo di “ambasciatore” della Maddalena presso il governo regionale e presi l’impegno di sostenere le giuste rivendicazioni dei maddalenini». A giudizio di Dadea «quell’incontro si è rivelato di buon auspicio e quel titolo di “ambasciatore” si è caricato di nuove e pesanti responsabilità. Oggi la questione La Maddalena” è diventata per tutti di stringente attualità. Eppure l’annuncio che gli americani lasceranno dopo 33 anni l’isola di Santo Stefano ha determinato sentimenti e stati d’animo ambivalenti: da un lato la gioia di quanti, in questi anni, hanno male sopportato il carico di una presenza militare ingombrante, e dall’altra l’incertezza e la precarietà di chi vede venir meno una fonte di reddito sicura. Sarebbe profondamente sbagliato - prosegue Dadea - se in questo delicato momento di transizione da una economia imperniata sulla presenza dei militari a una fondata sullo sviluppo di un turismo sostenibile, i maddalenini, e l’amministrazione comunale, si sentissero soli, se percepissero di vivere questo delicato momento in solitudine. Se non sentissero tutto il calore e la presenza delle istituzioni, dell’intera comunità regionale. Ma soprattutto se non toccassero con mano il sostegno fattivo, concreto del governo regionale, del presidente Soru che tanta parte ha avuto nel perseguire con tenacia e determinazione l’agognato sgombero della base USA». L’assessore poi aggiunge: Il comune della della Maddalena, a differenza di quanto è avvenuto in altre parti della Sardegna, ha avuto in tutti questi anni il grande merito di essere riuscita a preservare sostanzialmente intatto lo straordinario patrimonio ambientale del suo arcipelago. Bisogna allora creare le condizioni perché, nel pieno rispetto dell’ambiente, si possa dare vita a un “polo turistico di alta qualità”, per costruire, attraverso un sapiente ed oculato utilizzo del Parco nazionale, dell’Arsenale riconvertito ad un uso di prestigio e del cospicuo patrimonio immobiliare lasciato libero dagli americani, una alternativa economica concreta». Anche il numero dell’Udeur nazionale Antonio Satta, dà un apporto al dibattito sulla “rinascita” della Maddalena. «Sono stato uno dei primi - dichiara - a sostenere l’esigenza di lavorare per un progetto di sviluppo economico per La Maddalena. Oggi ritengo sia nostro dovere puntare a un polo alternativo che garantisca benesssere e occupazione a quella comunità». |