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La Nuova Sardegna"
| Lunedì 28 novembre
2005
Corsa a riconvertire gli stabili che erano in affitto agli Usa L'arsenale alla Regione, ha detto Martino. Una realtà di inestimabile valore che il presidente Soru dovrà affidare nelle mani di un un imprenditore forte e abile. Potrebbe essere l'Aga Khan, visto che il suo peogetto contiene una serie di servizi, tra cui l'università e il centro diagnostico. Ma potrebbe anche essere Sviluppo Italia, società partecipata dal ministero del Tesoro e da alcuni gruppi industriali italiani (Fiat e Pirelli), interessata ad investire alla Maddalena. Ma non ci sono delle istituzioni nel ridisegno economico dell'isola. Anche i privati hanno un ruolo. Ci sono persone, ai più sconosciute, che si ritroveranno con un vero e proprio patrimonio da riconvertire per contribuire al rilancio turistico. C'è una famiglia in particolare, che verrà coinvolta nel progetto di sviluppo. E' quella di Pinuccio Farina Bordini, ex insegnante di filosofia, che nel 1972 firmò il contratto con il Governo americano per affittare quello che è poi diventato il comando a terra, in via Principe Amedeo. Venti mila metri quadrati di area, di cui 5000 edificati. Una zona vasta, centrale, a due passi dal mare, per accaparrarsi la quale, i grandi investitori si metteranno in fila. Quell'area, dunque, è privata. Li non c'è nessuna istituzione di mezzo. Venne acquistata alla fine dell'ottocento dalle famiglie Mordini e Vasino, arrivate alla Maddalena nell'epoca dell'istituzione della Base Navale e dell'Arsenale. L'ultimo imprenditore era stato Giacomo Mordini, ma dopo la sua morte (1972), l'azienda chiuse i battenti. Dopo una serie di passaggi all'interno della famiglia, quei 20 ettari andarono dunque a Teresa Lotti, nipote di Giacomo Mordini, sposata con Pinuccio Farina. "Ma già prima della morte dello zio di mia moglie - continua l'ex insegnante - i contatti con il Governo americano erano stati presi e il primo anno di affitto venne pagato nel 1973. Venne stipulato un contratto di 5 anni (la cifra pattuita era di 36 milioni annui), poi si decise per un rinnovo ogni 12 mesi per altri 14 anni. Che sono diventati 33". La cifra è ovviamente cambiata, con il tempo, ma sembra che si tratti di una somma di poco al di sotto dei 500 mila euro l'anno "sui quali - precisa il professore - paghiamo le tasse. E tutto ciò avviene quì, non come nel caso di società che hanno investito da noi però mantenendo fari dalla Sardegna la sede fiscale". Quando gli americani hanno preso possesso del complesso di via Principe Amedeo, ribattezzato da loro "Compound Mordini", non hanno costruito nulla. Hanno migliorato l'esistente - ricorda Pinuccio Farina - è stato messo in sesto l'edificio, sono stati fatti i nuovi impianti e sistemati i tetti, bitumate le strade sterrate. E lì, nella sede di via Principe Amedeo, la più grossa struttura data in affitto agli americani, sono stati sistemati uffici e magazzini". E adesso anche per quel comando c'è l'esigenza di una riconversione. "Ero preparato a questa evenienza. Stiamo già valutando le varie soluzioni. Per le aree sarà necessario un piano coordinato: lì si potranno fare residenze (50 per cento) e servizi (altro 50 per cento)". E' contenta la famiglia Farina Bordini. "La Maddalena è l'unico centro che non è decollato dal punto di vista turistico, ma sarebbe stato meglio se si fosse arrivati alla riconversione già da tempo. Vorrei comunque fare i complimenti al governatore Soru che si è saputo muovere, Marino ha concluso un grande accordo. Indubbiamente qualche contraccolpo ci sarà. Non si deve quindi perdere tempo e tutte le scelte dovranno essere concretizzate immediatamente". Vicino alla base a terra degli Usa, C'è un'altra costruzione data in affitto agli americani sempre 33 ani fa da un'altra famiglia maddalenina. "Anche noi stipulammo un contratto governativo, nonostante lo scopo non fosse militare - dice Bepi Gaspa - nel nostro stabile venne creato un laboratorio di ceramica, che esiste ancora, dove gli americani si incontrano. Una struttura di assistenza insomma, per le famiglie di civili e militari". Ma al contrario di Farina Bordini, la famiglia Gaspa è preoccupata. "Non siamo all'altezza dell'alternativa e sono convinto che due economie avrebbero potuto convivere. Davanti alla salute credo che tutti la pensino allo stesso modo: mio padre è morto di cancro, ma non per i sommergibili a propulsione nucleare. E invece spesso legandoli a questa presenza, si è parlato di tumori in aumento. Se avessi avuto il minimo dubbio avrei lasciato La Maddalena. C'è anche un'altro aspetto da considerare: gli americani sarebbero anche stati disponibili a eliminare le situazioni ambientali indecenti (abbiamo numerose discariche abusive) ma non gli è stato permesso. Da 33 anni io vivo grazie agli americani e come tanta altra gente. C'è un ufficio alloggi, tanto per fare un esempio, che si occupa di trovare le case agli abitanti a stelle e strisce. E anche qui il personale è tutto maddalenino. Concludo: il turismo per La Maddalena, è l'ultima ipotesi. Qui manca tutto e bisogna pensare a un'economia che giri a pieno ritmo sempre, non solo in estate". Stefania Puorro
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