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I Comunisti italiani: «Il dopo-Usa va affrontato con l’aiuto di tutti»
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Santo Stefano. Gli americani hanno fatto riaprire il cantiere La Maddalena, al via i lavori per l'ampliamento della base Le dichiarazioni di Rumsfeld non bloccano il progetto di ristrutturazione per 52mila metri cubi. Va avanti anche la costruzione di 400 appartamenti
Alessandra Deleuchi
Se è vero che c’è un accordo tra il ministro della Difesa americana Donald Rumsfeld e il collega italiano Antonio Martino, che prevede di smantellare la base americana di Santo Stefano, è pur sotto gli occhi di tutti che,nell’isola, i lavori di ristrutturazione e forse anche di ampliamento sono tutt’altro che interrotti, anzi proseguono a pieno ritmo. Quindi sembrerebbe proprio che il Milcon p -995, il piano di migliorie infrastrutturali a Santo Stefano sia in atto. Ristrutturare per chi e per quale motivo? Tirar su appartamenti a La Maddalena per militari americani. Perché? E per chi? Dubbi e interrogativi anche perché a breve non ci saranno più i sommergibili a propulsione nucleare e la base dovrà essere smantellata. Ora tutto è nelle mani dei governi di Italia e Usa. Anche perché, stando a quanto ha detto il delegato dell’ambasciatore americano in Italia, Ronald P. Spogli al sindaco di La Maddalena Angelo Comiti sarà un negoziato a stabilire tempi e modi che saranno poi comuni c at i .ma c’è anche da dire che finora non è stato comunicato nulla ai vertici militari americani della base sul possibile smantellamento. La decisone per ora è solo politica. Bocche cucite (e non potrebbe essere diversamente) dai responsabili della Pizzarotti di Parma,che ha un cantiere anche a La Maddalena, incaricata di portare avanti i lavori di ristrutturazione e ottimizzazione di circa 52 mila metri cubi di fabbricati nell'isola di Santo Stefano, compresa la costruzione di più di 400 appartamenti nella zona di Mongiardino a La Maddalena, sempre per militari Usa. Si sa solo che il contratto che lega questa impresa agli americani, prevedeva che i lavori di Santo Stefano siano portati a termine entro il gennaio del 2007. Tanti gli interrogativi senza risposta. Come, ad esempio,per quale motivo si continua a mettere su cemento, a costruire le fondamenta, a trasportare materiale da costruzione nell’isola,se gli americani devono andare via. Una delle spiegazioni potrebbe anche essere quella che proviene da fonti non ufficiali, secondo cui sarebbe più conveniente per la marina militare americana pagare i lavori in corso, secondo cifre già preventivate nell’ordine di svariate centinaia di milioni di euro, piuttosto che interrompere un grosso contratto e farsi carico della penale per non aver rispettato gli accordi. Ma la verità è che, della base dei misteri, ancora non si sa nulla. E intanto i lavori per ampliare e ristrutturare la base continuano.
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| MARTEDÌ, 06 DICEMBRE 2005 |
| I Comunisti italiani: «Il dopo-Usa va affrontato con l’aiuto di tutti» |
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LA MADDALENA. «La smobilitazione della base Usa è
oramai una realtà,quindi la nostra iniziale diffidenza non ha più ragione di
esistere, ora è giunto il momento di affrontare la storica realtà». A
parlare è il segretario maddalenino dei Comunisti italiani, Marco Poggi, che
mercoledì scorso è stato contestato dall’assemblea dei lavoratori italiani
della base. «Premesso che siamo sempre stati contro la presenza della base americana e che non rinneghiamo nulla riguardo questa battaglia - sostiene Poggi -, ora però è il momento di essere uniti dimenticando il passato per affrontare questa sfida. Il più grosso errore è stato quello di esserci per troppo tempo adagiati sull’economia assistita statale. ci siamo fatti trovare impreparati dopo la chiusura dell’Arsenale e il ridimensionamento e il trasferimento degli altri enti del Ministero Difesa, che è sempre stato il traino principale della nostra economia. Abbiamo perso oltre mille buste paga da questo taglio, ma nonostante questo il paese non ha capito che era necessario subito un drastico cambiamento economico. Purtroppo si è rimasti immobili sperando che gli stipendi storicamente garantiti dalla Marina Italiana fossero assorbiti dalla base americana e ultimamente anche dal Parco, altri errori imperdonabili». A giudizo di Poggi è sbagliato considerare posti fissi quelli della base Usa, infatti gli americani stessi fin dal primo giorno in cui sbarcarono a Santo Stefano precisarono che la loro presenza era da considerare a tempo determinato. «Oggi per questo immobilismo siamo in ritardo rispetto ai comuni della Gallura, i quali hanno capito, anche per necessità, l’importanza strategica di puntare ad una economia basata sul turismo. Naturalmente saremo in prima linea per difendere i 180 dipendenti. Ora stiamo affrontando questa emergenza, e con l’aiuto della Regione e dello Stato, riusciremo a raggiungere questo traguardo». Per questo i comunisti si dicono indignati per i giudizi catastrofici espressi dal sindaco di Olbia Nizzi e dal presidente del Parco Cualbu. «Entrambi dovrebbero chiedere scusa ai maddalenini: per la non richiesta ingerenza riguardo il primo, e per il fallimento della sua gestione riguardo Cualbu. |