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«Il governo venga nell’isola»

Anche l’Ue aveva intimato l’alt

Us Navy, solo un pugno di dollari

Gli imprenditori maddalenini: «Riconvertiremo le attività»

Bardanzellu: il presidente Soru sta tirando la volata a Prodi

 

VENERDÌ, 09 DICEMBRE 2005
 
Il presidente si oppone con forza all’ipotesi dell’abbandono graduale della base Usa
Soru: fermate quei lavori, non siete autorizzati
«Ci mando la Forestale per verificare se hanno le licenze». Pronto un esposto alla Procura
Il Consiglio di Stato ha già bloccato la costruzione di una caserma della Finanza edificata senza licenza nel parco della Maiella
 
AUGUSTO DITEL


 CAGLIARI. «Gli americani non fermano i lavori? Ci mando la Forestale, a controllare se hanno le licenze per costruire». Renato Soru entra a gamba tesa sul sottosegretario alla Difesa Salvatore Cicu, e sulla sua teoria dell’abbandono graduale della base da parte del governo Usa, dopo l’incontro dello stesso Cicu con il segretario dalla Difesa Donald Rumsfeld. «Devono chiudere il cantiere immediatamente - incalza Soru - anche perché mi risulta che questi non siano autorizzati».
 Americani abusivi? La notizia avrebbe del clamoroso, ma le “indagini” svolte fino a oggi dalla Regione hanno portato a un solo risultato: non esiste traccia di alcuna autorizzazione per quei 52mila metri cubi che l’amministrazione americana intendeva realizzare a Santo Stefano, come supporto alla presenza dei propri militari impiegati nella base per i sommergibili a propulsione nucleare.
 Alla Forestale, dunque, il compito di verificare subito - su incarico di Renato Soru - se queste benedette autorizzazioni esistono. Ma la Regione non ha intenzione di fermarsi a questo controllo. Tira aria di esposto alla Procura di Tempio. Ne dà conferma il direttore generale della Presidenza Fulvio Dettori. «Sto lavorando da alcuni giorni alla ricerca di un parere positivo su quelle costruzioni. Mi sono rivolto all’Ufficio Tutela del Paesaggio e mi è giunta la risposta: negativo. Dalla Soprintendenza dei Beni Ambientali di Sassari invece non ho avuto ancora nessuna risposta: ora aspetto l’esito della richiesta di accesso agli atti. La comunicazione alla Procura tempiese - prosegue l’alto funzionario della Regione - partirebbe nel momento in cui ci fosse il riscontro ufficiale della mancanza di qualsiasi autorizzazione amministrativa. Credo sia mio preciso dovere investire del caso la magistratura».
 La Regione pare si stia muovendo in questa direzione dopo aver appreso il contenuto di una sentenza del Consiglio di Stato che avrebbe bloccato i lavori di costruzione di una caserma della Guardia di Finanza nel territorio che fa capo al parco della Maiella. Secondo quella sentenza, non esisterebbe alcuna deroga alla norma generale che impone l’emissione di una licenza anche per immobili da destinare ai comandi militari.
 Il braccio di ferro Soru-Cicu, a questo punto, fa venire allo scoperto una palese contraddizione tra quanto sostenuto a suo tempo dal ministro della Difesa Antonio Martino, il quale, fin dall’annuncio della partenza degli americani dall’arcipelago maddalenino, aveva confermato l’immediato stop ai lavori sull’isola di Santo Stefano, e quello che invece oggi auspica il sottosegretario Salvatore Cicu. Il quale ha parlato di «trasferimento graduale e comunque contestuale ai provvedimenti amministrativi che la Regione deve realizzare per concretizzare un piano di sviluppo economico alternativo all’isola. L’indotto dell’Us Navy sulla Maddalena si attesta sui 55 milioni di euro e bisogna salvaguardare i livelli occupazionali».
 «Il sottosegretario Cicu - chiosa Renato Soru - pensa ai 180 dipendenti civili, quando alla Maddalena i disoccupati sono oltre duemila. La verità è che quella è un’economia povera, che oggi ha un’enorme opportunità di crescita e di sviluppo».
 

 

VENERDÌ, 09 DICEMBRE 2005
 
«Il governo venga nell’isola»
La Cisl organizza un incontro Pezzotta-Cicu-Soru
Angelo Comiti: «Vogliamo solo che si faccia chiarezza Necessario il confronto con il ministro»
 
ANDREA NIEDDU


 LA MADDALENA. «Parlano sempre da Roma o da Washington. Adesso i rappresentanti del governo devono venire qui, alla Maddalena, a parlare con i cittadini e riferire quale sarà il futuro dell’isola».
 Così il sindaco Angelo Comiti dopo le ultime comunicazioni del sottosegretario alla Difesa, Salvatore Cicu, sulla dismissione della base di Santo Stefano.
 L’occasione è già in agenda: un convegno organizzato dalla Cisl sul tema «Politica di sviluppo del territorio maddalenino» che si terrà il prossimo 16 dicembre, alle 10 nella bibblioteca della Marina militare italiana. Oltre al segretario generale Savino Pezzotta, sono stati invitati a partecipare proprio il sottosegretario della Difesa, Salvatore Cicu, il presidente della Regione, Renato Soru, e il sindaco Comiti.
 «Una volta annunciato dal ministro Martino l’allontanamento degli americani da La Maddalena, abbiamo assistito a pronunciamenti da parte di esponenti del governo dalle parti più disparate del mondo - ha commentato il sindaco - però nessuno, benché invitato, è venuto nell’isola a dire ai cittadini cosà accadrà realmente. L’unico che ha risposto in termini concreti e non elettoralistici è stato il presidente della Regione che è venuto alla Maddalena con la sua giunta al completo non per fare un un comizio, ma per mettere a disposizione delle somme, che non sono certamente esaustive, e per tracciare dei percorsi da compiere insieme, concretamente».
 Il sindaco, quindi, si augura quanto prima di incontrare il sottosegretario Cicu, magari già in occasione del convegno della Cisl. «Avrei preferito che il governo venisse qui alla Maddalena o concordasse con l’amministrazione locale un incontro con la cittadinanza, come del resto ha fatto il presidente Soru, per iniziare a tracciare un percorso, anche dal punto di vista governativo, per uno sviluppo possibile della città senza la base statunitense. Percorso che non può prescindere dalle potenzialità turistica dell’isola».
 Alla Maddalena, infatti, nessuno pensa che a dover lavorare per la riconversione economica dell’isola sia solo la Regione. «Credo - conclude il sindaco Angelo Comiti - che questa sia sinceramente una interpretazione di comodo, perché lo Stato nei confronti di questa ha qualche debito da pagare e credo pertanto che debba scendere in campo con tutte le risorse che il caso richiede. Il problema, infatti, è di enorme rilevanza avendo implicazioni non solo di carattere locale, regionale o nazionale, ma addirittura internazionale. Ecco perché adesso il governo deve venire alla Maddalena per discutere con noi e per farci sapere quali sono le nostre prospettive economiche e il futuro che ci aspetta».
 A proposito dei tempi necessari per la dismissione della base di Santo Stefano, il sindaco Comiti precisa che «l’amministrazione locale dovrà sedersi intorno a un tavolo con la Regione, il governo, la Provincia e gli stessi americani per concordare dei tempi che dovranno essere accettabili. Quello che non è accettabile è che venga aperta una parentesi a lunga scadenza. La risposta deve arrivare subito, senza indugio».
 

 

VENERDÌ, 09 DICEMBRE 2005
 
Anche l’Ue aveva intimato l’alt
Era stato violato un articolo del trattato comunitario
 

 CAGLIARI. Anche l’Unione Europea, lo scorso 18 ottobre, aveva intimato lo stop ai lavori di ampliamento della base della Us Navy nell’arcipelago della Maddalena. Il governo comunitario infatti aveva inviato una lettera di “costituzione in mora” all’Italia per la violazione dell’articolo 10 del trattato Ue. E cioé per non aver risposto alle richieste di spiegazioni poste da Bruxelles, dopo le interrogazioni parlamentari presentate dalla deputata verde Monica Frassoni e gli esposti presentati dagli ecologisti del “Gruppo d’Intervento giuridico” e degli “Amici della Terra”.
 Secondo quell’intimazione, il governo avrebbe dovuto bloccare i lavori in corso a Santo Stefano e procedere a quella valutazione di incidenza ambientale che avrebbe dovuto invece precedere l’attuazione del progetto della Marina americana. Nella lettera spedita da Bruxelles si leggeva: «L’intervento è suscettibile di avere un impatto ambientale significativo sulla zona di conservazione dell’arcipelago della Maddalena, che l’Italia ha proposto come sito da includere nella rete Natura 2000 di siti di conservazione istituita dalla direttiva Habitat». Una posizione che era stata già espressa addirittura il 10 dicembre 2003 dall’ex commissario all’Ambiente Wallstrom nella risposta alla prima interrogazione della Frassoni. Linea ribadita recentemente anche dall’attuale commissario, il greco Dimas, il quale, rispondendo agli ecologisti, aveva scritto che «i lavori sarebbero dovuti essere preceduti perlomeno dalla vincolante procedura di valutazione di incidenza ambientale. Da Roma, silenzio, fino al giorno in cui il ministro della Difesa Antonio Martino aveva annunciato l’immediato stop, salvo poi essere contraddetto dal sottosegretario Salvatore Cicu che invece l’altro ieri ha ipotizzato e caldeggiato un abbandono graduale.
 Va comunque precisato che l’offensiva di Bruxelles si riferisce al primo progetto presentato dalla Sesta Flotta. Siamo quindi ancora a quell’intervento definito di «ristrutturazione per migliorare le condizioni di vita del personale» (volumetria dichiarata: 52 mila metri cubi e un investimento da 37 milioni di dollari, cioé poco più di 71 miliardi di vecchie lire). Non quindi il progetto che gli americani avevano tenuto segreto, ma che, nelle scorse settimane, è finito nelle mani del presidente della giunta regionale Renato Soru. Per capire meglio di cosa si sta parlando, basti pensare che a Santo Stefano si passerebbe da una superfice coperta di circa tremila metri quadri ad addirittura 38 mila metri quadrati.
 

 

VENERDÌ, 09 DICEMBRE 2005
 
di Guido Piga
 
Us Navy, solo un pugno di dollari
Dal 2000 al 2004 dati in appalto lavori per 5 milioni di euro
Gli investimenti più grossi a società della Penisola

 LA MADDALENA. Otto imprese con sede fiscale alla Maddalena. Sette con sede nella provincia della Gallura. Tutto qui: in quattro anni, solo quindici aziende hanno avuto lavori dalla Us Navy. Il tutto per un valore complessivo di 5 milioni 181 mila euro. E’ questa l’economia che produce (direttamente) la marina statunitense direttamente sull’isola. Il resto - dal piano di potenziamento di Santo Stefano ai servizi dati in appalto - va a ingrossare i bilanci di società della Penisola.
 E’ il dato che emerge dalla consultazione delle migliaia di pagine del sito internet Governmentcontractswon.com. Una banca dati che raccoglie tutti gli appalti che la Difesa degli Stati Uniti ha assegnato dal 2000 fino al 2004 in tutte le sue basi nel mondo. Milioni e milioni di dollari. Grandi società, americane ed europeee (Fiat, Telecom, fra le altre). Quelle della Maddalena, però, hanno un ruolo minimo, persino impercettibile. Otto in tutto (quelle, almeno, censite). Per un valore di 2 milioni 648 mila euro.
 Le imprese maddalenine. La società che avuto il volume d’affari maggiore con la Us Navy è la Euroimpianti sas. Si occupa di impiantistica e, in quattro anni, ha avuto commesse per 1 milione 107 mila dollari (pari a 962.362 euro). Un’impresa di costruzioni, la Imprevir snc, ha fatto lavori alla base di Santo Stefano e nelle altre aree della Us Navy negli anni 2000, 2001 e 2003. In tutto, ha incassato 975.371 dollari (816mila euro). Sempre in questo ramo, la GPD edilizia srl, per lavori tra il 2000 e il 2002, ha guadagnato 335.360 dollari (280.565 euro). Il mattone è il settore preferito dagli americani: infatti alla ditta Casalloni, tra il 2000 e il 2003, sono stati assegnati appalti per 284.964 dollari (238.403 euro). Come volume d’affari, segue una società, la Girardi snc, che si occupa di mobili ed elettrodomestici: tra il 2001 e il 2003, ha preso dagli Usa 206.579 dollari (172.826 euro). Nel settore degli arredamenti, c’è la Felix snc, che in due anni, tra il 2002 e il 2003, ha raccolto commesse per 118.963 dollari (99.525 euro). Un’altra società che ha lavorato in quel periodo, la Dvd Edilizia, ha portato nelle proprie casse 58.266 dollari (48.745 euro). Poi, ancora più sotto, a livello di volume, la Soget srl, che ha avuto compesi per 36.156 dollari (30.248 euro).
 La Gallura. Numeri piuttosto contenuti anche quando in ballo ci sono le imprese del resto della provincia: 2 milioni 532 mila euro in tutto, in quattro anni. La voce grossa è quella della Geasar. La società di gestione dell’aeroporto di Olbia ha avuto commesse, e la marina Usa non può farne a meno, per 1 milione 872.431 dollari (1.566.494 euro). La Essetti srl, una società di Olbia che si occupa di trasporti speciali, ha avuto appalti per 537.563 dollari (449.730 euro). La Turmo Travel snc, di Olbia, ha incassato 372.054 dollari (311.264 euro) per il servizio di trasporto, con autobus, dei militari americani e delle loro famiglie. Il Cantiere di Porto Cervo, del gruppo Colony Capital, ha effettuato lavori per Santo Stefano nel periodo tra aprile e settembre del 2004: compenso di 174.733 dollari (146.183 euro). Sempre per trasporti speciali, una ditta di Arzachena, la Cmds Group, nel 2004 ha avuto un lavoro da 65mila dollari (54.379 euro). Un’altra ditta di autolinee, la Caramelli di Tempio, ha percepito, per un servizio, 3.178 dollari (appena 2658 euro). La Sardegnatours di Palau, che si occupa di autonoleggi, ha avuto 2.717 dollari (2273 euro). Fine.
 La perdita. Quando la base della Us Navy smantellerà, e lo farà, come ha confermaro due giorni fa il ministro della Difesa americana Rumsfeld, le società maddalenine e galluresi perderanno insomma poco più di un milione di euro all’anno.
 Un dato, per finire. Preoccupante. Delle otto società maddalenine, solo una nel 2004 ha visto riconfermato il rapporto con la marina americana. Difficile dire che cosa sia realmente successo. Forse, il calo di commesse è stato causato dalla richiesta della Us Navy di avere imprese certificate: e molte di quelle isolane non lo sarebbero. Ma potrebbe esserci un’altra spiegazione: tra il 2003, anno dell’incidente all’Hartford, e il 2004, il clima verso gli americani alla Maddalena è decisamente peggiorato. Come mai prima, in 32 anni, era accaduto.
 

 

VENERDÌ, 09 DICEMBRE 2005
 
Pronti a voltare pagina e a sperare nel rilancio turistico
Gli imprenditori maddalenini: «Riconvertiremo le attività»

 LA MADDALENA. Preoccupati, sì. Rassegnati, no. Anzi, molti di loro stanno già lavorando per riconvertire le attività. Gli imprenditori maddalenini che hanno avuto lavori dalla Us Navy lanciano un segnale di ottimismo: finita l’economia militare, sperano in quella turistica.
 «Noi saremo molto penalizzati, perché la società lavora quasi esclusivamente per la Us Navy» dice Luigi Gallo, rappresentante dell’Euroimpianti. «Siamo in dieci, tre soci, sette dipendenti. E’ chiaro che se la base dovesse andare via nel giro di poco tempo, per noi potrebbero esserci problemi. Potremmo essere costretti a tagliare qualche posto di lavoro». Gradualità, ecco il punto. «Riconvetire un’attività dalle commesse militari a quelle civili, non è semplice - spiega Gallo -. Ci vorrebbero tre anni, almeno. Sono convinto che, con quel tempo a disposizione, sia noi che le altre imprese della Maddalena saremmo in grado di sfruttare le opportunità dell’economia turistica».
 «Sono preoccupatissimo - dice Tonino Satta, della Felix -. E’ vero che partecipare agli appalti della Us Navy è sempre più difficile: nel 2004 ne ho perso uno per 2mila euro. Ho lavorato bene tra il 2002 e il 2003, ma debbo dire la verità: ho già cominciato a ricovertire la mia attività». Satta, che è un ex amministratore comunale ed è responsabile di Forza Italia, ha avviato lavori nell’edilizia: un modo, in anticipo, per diversificare. Anche perché, spiega, «l’obbiettivo della smobilitazione degli Usa potrebbe anche essere condivisibile. Ciò che è inaccettabile è l’accelerata che è stata impressa a questo processo. Non è pensabile che La Maddalena riesca a passare da un’economia militare a un’altra nel giro di un anno, o addirittura di sei mesi».
 E gli impegni della Regione? «Io sono fiduciosi nei nostri mezzi, non aspetto l’intervento pubblico» dice Amedeo Girardi, della Girardi snc, otto fratelli impegnati nell’azienda. «Noi, direttamente e indirettamente, abbiamo il 50 per cento del lavoro dagli americani: mobili, elettrodomestici, 100 mila euro all’anno di servizi alla Seis, la società immobiliare. Poi, una società, la Giotto, che affitta 18 appartamenti: due agli americani, ma che fanno per gli altri sedici». Ma i Girardi sono già impegnati nel turismo: bar, locali commerciali: «Ci vorrà tempo: dovremo cambiare i nostri esercizi, renderli funzionali ai turisti, non più ai militari. Non siamo preoccupati, ma serve gradualità». (g.pi.)
 

 

VENERDÌ, 09 DICEMBRE 2005
 
LA DESTRA
Bardanzellu: il presidente Soru sta tirando la volata a Prodi

 LA MADDALENA. «Quello che ha enunciato il presidente Soru, durante la sua visita alla Maddalena, è di ordinaria amministrazione; solo l’ultima parte del documento sottoscritto dal sindaco Comiti, dal presidente della Provincia Murrighile e dal presidente della Regione Soru, sa di amministrazione straordinaria». E’ questo il giudizio espresso dal capogruppo della lista Forza La Maddalena, Franceschino Bardanzellu, dell’opposizione. «Arsenale, sviluppo sociale, parco, sistema sanitario, sistema idrico, ritorno del premio Solinas, Maddalena: sono tutti problemi vecchi che non si sono mai risolti e dei quali si parla sempre come in questa occasione. In questo modo il governo regionale, nella quasi totale assenza delle opposizioni, sta “tirando” la volata elettorale al centrosinistra nazionale, che dopo la miserabile e dannosa campagna stampa orchestrata contro gli americani ha prodotto quale unico risultato il repentino e irritato smantellamento della base Usa con il risultato di gettare nell’incertezza e nell’angoscia migliaia di maddalenini. Tutto questo è stato accelerato - ha detto ancora Bardanzellu - dal continuo terrorismo ideologico e psicologico esercitato attraverso la stampa con lo spettro dell’incidente nucleare, smentito poi a tutti i livelli dalle istituzioni sanitarie locali regionali e nazionali. E’ venuta l’ora di mettere in campo tutte le idee, le intelligenze, le capacità degli uomini per affrontare questa gravissima situazione, avendo però l’onestà morale e politica di produrre atti». Alla fine del documento sono stati lanciati strali avvelenati contro le parole pronunciate dal presidente Soru «venuto alla Maddalena per “anestetizzare” la nostra comunità con parole che sono sembrate aberranti, perché non si può manifestare gioia per un evento verso il quale la comunità non ha le risorse e i mezzi per poterlo affrontare dignitosamente senza pericolose e non auspicabili tensioni sociali». Populista, Soru, secondo Bardanzellu, «perché ha cercato di comprare il consenso dei maddalennini ancora scioccati» e illusorio, «perché la fiction televisiva non è la ricetta per far uscire la nostra città dalle inevitabili crisi».
Andrea Nieddu

 

 

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