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CAGLIARI. I numeri confermano che un problema esiste. Ed è
tanto concreto e rilevante da essere considerato un “caso”: alla Maddalena
l’incidenza del linfoma non Hodgkin è superiore alla media regionale in un
ordine di grandezza statistico molto significativo. Arriva addirittura a un
“eccesso” del 178%. Dunque, dopo circa due anni, viene confermata quella
tendenza segnalata dal Registro Tumori di Sassari, che aveva pubblicato un
monitoraggio sull’incidenza delle neoplasie nel nord Sardegna, nel periodo
1993-97.
Tra le
neoplasie con un trend superiore alla media regionale, i tumori alla vescica
e alla pleura e, appunto, i linfomi e le leucemie. I dati forniti ieri a
Cagliari in qualche modo appannano i risultati rassicuranti forniti dall’Apat
nella primavera di quest’anno. Prematuro, per adesso, parlare di
rapporto causa-effetto. Cioé avanzare ipotesi su cosa provoca questa
drammatica “anomalia maddalenina”. Per questo ci vorranno ulteriori
approfondimenti con analisi mirate e verifiche ambientali. E’ comunque importante
che si sia arrivati a un dato scientifico chiaro dal quale partire per poi
cercare di capire.
E che il cuore del problema sia proprio alla Maddalena, è provato da
una verifica fatta sulla mortalità censita nelle popolazioni residenti in un
cerchio di 84 chilometri centrato sulla Maddalena. Ebbene, l’analisi
geografica mostra che gli eccessi di mortalità osservati tra gli uomini sono
localizzati nell’isola e non «fanno parte di un andamento di larga scala».
Tanto che nelle note dello studio presentato ieri a Cagliari si dice
esplicitamente: «Usando i ricoveri o i dati di prevalenza il cluster di
linfomi non Hodgkin nel sesso maschile appare confinato all’isola».
Interessante anche l’analisi dell’andamento temporale nel ventennio
1981-2001. Gli eccessi di tumori del sistema linfoematopoietico e il linfoma
non Hodgkin sono confermati per le donne, con punte nel periodo 1994-1998
rispettivamente del 150% e del 123%. Anche per gli uomini è confermata la
tendenza. Colpisce il fatto che esiste un aumento progressivo delle patologie
del sistema emolinfatico che da un +29% (sempre rispetto alla media
regionale) dei primi anni Ottanta, passa a un significativo +105% negli
ultimi anni considerati (1999-2001). Insomma, è come se, col tempo, sia
diventato più aggressivo l’agente (o gli agenti) patogeno.
Non possono essere poi sottavalutate le cifre che si riferiscono ai
tumori della vescica e della pleura. Anche in questi casi, infatti, sono
stati registrati eccessi statistici che devono far riflettere. Per quanto riguarda
le forme neoplastiche alla vescica, infatti, siamo su un ordine statistico
addirittura del +121%.
La fotografia della situazione mostra dunque segnali che non possono
non preoccupare. Tali da definire addirittura un “caso”. Ora comincia la fase
più delicata e difficile: quella dell’identificazione delle cause. La ricerca
non può non tenere conto dell’anomalia maddalenina: la forte presenza
militare.
Anzi, forse proprio questo sarà il filo conduttore del prossimo
capitolo dell’indagine.
p.m.
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