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Per rinascere servono idee chiare, progetti forti e persone serie

La nostra ormai e una via senza ritorno

 

SABATO, 31 DICEMBRE 2005
 
Il sindaco Comiti: «Tutti insieme costruiremo il futuro dell’isola»
L’addio della Us Navy: in una lettera Romano Prodi si dichiara ottimista, «ora partirà un nuovo sviluppo»

 Bilancio di fine anno da parte del sindaco Angelo Comiti, a otto mesi dall’insediamento della sua maggioranza. Ieri il sindaco si è soffermato in particolare sui possibili scenari futuri. «La città sta vivendo un momento delicato - ha detto Angelo Comiti -, si sta per chiudere una fase che, nel quadro di un’economia prevalentemente assistenziale di tipo statalista, ha assicurato benessere e occupazione. L’avvento della marina statunitense ha determinato un progressivo disimpegno di quella italiana: ora si apre un’altra pagina di storia».
 «Le due marine hanno prodotto consapevolmente - ha aggiunto il sindaco Comiti - un ceto politico e sociale funzionale ai loro bisogni e quindi incapace di delineare uno scenario che ricomprendesse una possibile altemativa alla monocultura economica militare. L’annuncio dato da Rumsfield e da Martino relativo alla dipartita in tempi brevi della Us Navy dall’arcipelago ha affossato definitivamente l’ipotesi di un’economia di tipo turistico all’ombra dei sommergibili. Questo è un momento delicato, ma c’è bisogno di essere uniti per affrontare con la dovuta determinazione un fase difficile ma, in prospettiva, esaltante». E che sembra avviata a felice conclusione: questo è il pensiero espresso da Romano Prodi nella lettera di risposta a quella che Comiti gli aveva inviato il 19 ottobre. L’importante, scrive Prodi, è che gli impegni assunti vengano rispettati e che si proceda in tempi accettabili». Prodi ritiene indispensabile agire «nella direzione indicata, vale a dire nel richiedere alla Difesa Usa un rapido e totale rispetto dell’impegno di abbandono assunto dal Segretario di Stato Rumsfeld. Ciò anche se una partenza in tempi brevi del personale americano renderà molto difficile risolvere il problema del reperimento di una nuova occupazione per le persone che lavorano all’interno della struttura statunitense». Prodi però confida nel fatto che si possano elaborare differenti ipotesi che consentano di evitare un aggravio del locale tasso di disoccupazione.
 In questo contesto si inserisce l’attività dell’amministrazione comunale: numerosi gli obiettivi elencati dal sindaco Comiti. Al primo posto, adeguarsi alle normative urbanistiche per favorire insediamenti ricettivi adeguati e di qualità. Subito dopo, realizzare un adeguato potenziamento delle infrastrutiure portuali delocalizzando il porto destinato al traffico pesante e riqualificando tutto il water front da Padule a Punta Chiara con destinazione prevalente per il naviglio da crociera e la nautica in generale. Per quanto riguarda l’arsenale, Comiti è convinto che vada riconvertito in una struttura moderna per la manutenzione e le riparazioni di yacht e imbarcazioni. Ancora, dotare la città di nuove infrastrutture sanitarie, assistenziali, sportive; migliorare la viabilità; destinare nuove aree per insediamenti produttivi; preparare un piano di risanamento ambientale e riqualificare il centro storico, obbligando gli operatori a una linea di condotta conforme agli obiettivi dell’amministrazione, imponendo orari di apertura e di chiusura in funzione delle presenze turistiche reali e potenziali, anche in bassa stagione.
Andrea Nieddu

 

31 dicembre 2005

La nostra ormai e una via senza ritorno

 Il sindaco Angelo Comiti non si nasconde, sa bene che quello attuale è uno dei momenti più delicati della storia recente di Maddalena. Nella conferenza stampa di ieri mattina era evidente il clima di preoccupazione, che lascia però la porta aperta alla speranza. Comiti ha detto che l'Amministrazione lavorerà su un percorso preciso. Ovvero puntare su progetti che modifichino l'autonomia di assistenza in un'economia imprenditoriale, più difficile da attuare ma certamente più redditizia. "Servirà l'aiuto di tutti - ha sottolineato - specie quelli di Regione e Stato" La partenza della Us Navy ha fatto crollare l'illusione di chi sperava che ancora tutto potesse continuare come un tempo. "Bisogna creare nuove certezze, la nostra ormai e una via senza ritorno e tutta la comunità deve mettere in gioco la propria credibilità". L'Amministrazione si ha concesso tre mesi di tempo per predisporre un progetto di rivalutazione di tutte le risorse disponibili. "Il 31 marzo sarà pronto - ha promesso - e lo presenteremo all'attenzione del nuovo Governo, qualunque sia, sarà un progetto basato sul reale, una piattaforma rivendicativa che indichi le linee su cui la comunità vuol disegnare il proprio futuro". Che non potrà non essere che il turismo. Per fare di necessità virtù il Sindaco si affida alla Regione, che ha dimostrato di saper ascoltare la voce degli isolani. Ai primi di febbraio ci sarà un incontro di alto livello per stabilire cosa il Piano Paesaggistico Regionale consentirà di fare: "Io non mi sento oggi di condividere alcuni punti di quel piano. Abbiamo bisogno che sulle isole foranee, su Caprera e su Santo Stefano ci siano delle aree per realizzare quello che necessita. Ci sono delle cose scritte negli accordi del 2 dicembre e confido in Renato Soru. Nella seduta del 21 dicembre l'assemblea civica si è impegnata ad elaborare, in ambito dei meccanismi della programmazione regionale, nazionale ed europea un progetto per la strategia di trasformazione e di sviluppo dell'economia dell'arcipelago. Lo stiamo preparando".  Comiti si poi rivolto agli enti militari: "La Marina Italiana deve ridislocare i suoi impegni sul territorio. Non può decretare la chiusura delle sue dipendenze e continuare a mantenere l'occupazione del territorio e della città, non può continuare a mantenere le chiavi di ambiti decisivi per il nostro sviluppo tenendo fuori la comunità. Chiediamo subito delle soluzioni a questi problemi". La difesa ha l'Arsenale, uno dei punti nodali della riconversione. E sul futuro dell'Arsenale Comiti spara a raffica. "Ho chiesto al Ministro Martino un incontro perché sono la Difesa e il Tesoro, non l'Agenzia Difesa, i soli a poter prendere decisioni, ma non ho avuto risposta alcuna da questo Governo". L'Arsenale costituisce dunque la spina dorsale della rinascita dell'isola, "E maturo il tempo in cui dobbiamo avere risposte ed è tempo che lo Stato ce le dia. Spero che arrivino dopo Capodanno, momento in cui noi porteremo avanti tutte le iniziative che non abbiamo potuto mettere in campo sino ad oggi, e mi auguro che le risposte sull'Arsenale siano chiare, certe, definitive e, soprattutto no siano risposte che no comprendano un coinvolgimento della comunità all'interno del progetto"

Francesco Nardini

 

 

SABATO, 31 DICEMBRE 2005
 
L’INTERVENTO
Per rinascere servono idee chiare, progetti forti e persone serie
 

 La crisi è acuta. I munifici benefattori dell’arcipelago si sono dileguati. Sul futuro di una collettività priva di modelli socio-economici diversi da quelli rappresentanti dal terziario statale si addensano nubi minacciose. Nel mare in tempesta si naviga a vista. I luoghi comuni si sprecano per descrivere la fase delicatissima. Nessuno, come è accaduto sino a un decennio fa, è più disposto a sbarcare a La Maddalena da Roma o da Cagliari, magari a ridosso di una campagna elettorale determinante, per sostenere con enfasi tutto va ben madama la marchesa. Perché qui, a parte il fascino indiscutibile del mare d’inverno, non vi è più nulla di attraente. Il problema è che in questi giorni non se ne può proprio fare a meno di parlare di questi luoghi. Siamo sulle prime pagine di tutti i giornali nazionali. Siamo la comunità più ammirata dell’intera nazione, quale onore, per essere riusciti a vincere la battaglia più dura della nostra storia. Più difficile di quella che il temerario Domenico Millelire combatté contro i franco-corsi più di due secoli fa o di tutte quelle altre che provocarono disastri a terra e a mare durante la seconda guerra mondiale. Perché il depotenziamento della piazzaforte della Marina militare italiana e la partenza definiva dei sommergibili a testata nucleare, raffigurano sì una storica opportunità per i maddalenini che possono, finalmente, riappropriarsi del proprio avvenire. Ma, proprio perché questo avvenire è stato sinora nelle mani di soggetti sovraordinati, gli eventi inattesi impongono un mutamento repentino per il quale nessuno o quasi, in città, è preparato. Il presidente della Regione, Renato Soru, è venuto tra noi e, per dimostrare che in questa fase cruciale gli abitanti dell’arcipelago non devono contare sulle proprie, esclusive forze, ha promesso che farà cadere su La Maddalena una pioggia di milioni di euro. «Tutti i problemi della Sardegna fossero quelli vostri», ha detto il governatore. Lasciando intendere: «Non piangetevi addosso perché avete il mare, la natura, l’ambiente: fateli fruttare e sarete tutti più ricchi». In linea di pura teoria il ragionamento non fa una grinza. Una volta risolte le emergenze e ricollocati i dipendenti italiani della base Usa che perderanno il posto di lavoro, il successivo step è rappresentato dai progetti legati allo sviluppo dell’industria delle vacanze. Si fa presto a dire turismo, però. La svolta culturale che deve accompagnare la rivoluzione antropologica e la creazione del modello socio-economico è di certo la più difficile da attuare. La confessione di questa impotenza consiglia prudenza. Ma qualcosa va fatto. La vita delle destinazioni turistiche, di norma, dipende dalla capacità degli operatori di tenere vivo il mercato attraverso la promozione, le novità, l’attività di marketing, le soluzioni geniali. Nel caso nostro, la fortuna ci ha assistito. Siamo partiti della Costa Smeralda, con strutture ricettive di richiamo internazionale e, pur considerando il turismo come fenomeno marginale, perché traevamo di che vivere in un altrove lontano, abbiamo conservato il privilegio di metà turistica à la page senza far nulla per meritarlo. Non siamo gli artefici del prodotto che offriamo: questo esiste in natura. Per diverse ragioni siamo stati capaci di non alterarlo in maniera compromettente. Adesso, forse, è arrivato il momento di metterlo in valore e ciò implica qualche sacrificio supplementare rispetto alla routine. Di sicuro i risultati non saranno tangibili dall’oggi al domani. Tuttavia, abbiamo il diritto di crederci, di essere degli inguaribili ma lucidi ottimisti. Il mutamento di rotta significa l’assunzione di responsabilità nuove: se vogliamo rilanciare la competitività di un prodotto che necessita di un operazione di make up dobbiamo essere consapevoli che l’illusione di un benessere diffuso, che dura lo spazio di una stagione estiva, è falsa. Per essere competitivi dobbiamo essere professionali. Quando, a titolo di esempio, dobbiamo confrontarci con il lusso a misura di Vip della costa dirimpettaia, essere professionali significa essere più bravi degli altri. Più bravi non solo a praticare l’arte dell’accoglienza, ma anche a capire se certi investimenti immobiliari che comportano rinunce in termini di territorio costiero da concedere, siano praticabili o meno. Perché ora, nell’arcipelago, arriveranno i cosiddetti investitori, con le valigette piene zeppe di danaro da far fruttare. Come si distingue l’imprenditore serio dallo speculatore cinico? Forse, non soltanto dalla quantità di danaro che possiede. Gli imprenditori seri sono quelli che arrivano in città, si presentano dal sindaco e illustrano un piano di fattibilità in cui sono valutati, oltre ai costi e ai benefici, l’impatto sull’ambiente, le ricadute occupazionali e la portata dell’investimento dell’investimentosull’economia, sulla società, sulla cultura locale. La Regione ha promesso che ci aiuterà e, fino a prova contraria, crediamo alle parole di Renato Soru. Ma, anticipamo i tempi, presentiamo i progetti, elaboriamo le idee. Non aspettiamo che siano ancora gli altri a suggerirci come dobbiamo impostare il nostro riscatto. Per evitare il rischio che i 45 milioni che conterà per noi il governatore servano solo per sfamarci in un momento in cui è arduo imbandire la tavola. Il sostegno finanziario è vitale per avviare un processo di emancipazione da secolari tutele e per farci, alla fine, camminare con le nostre gambe.
Tore Abate

 

 

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