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Per rinascere servono idee chiare, progetti forti e persone serie
La nostra ormai e una via senza ritorno
| SABATO, 31 DICEMBRE 2005 |
| Il sindaco Comiti: «Tutti insieme costruiremo il futuro dell’isola» |
| L’addio della Us Navy: in una lettera Romano Prodi si dichiara ottimista, «ora partirà un nuovo sviluppo» |
![]() Bilancio
di fine anno da parte del sindaco Angelo Comiti, a otto mesi
dall’insediamento della sua maggioranza. Ieri il sindaco si è soffermato in
particolare sui possibili scenari futuri. «La città sta vivendo un momento
delicato - ha detto Angelo Comiti -, si sta per chiudere una fase che, nel
quadro di un’economia prevalentemente assistenziale di tipo statalista, ha
assicurato benessere e occupazione. L’avvento della marina statunitense ha
determinato un progressivo disimpegno di quella italiana: ora si apre
un’altra pagina di storia». |
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31 dicembre 2005 La nostra ormai e una via senza ritorno Il sindaco Angelo Comiti non si nasconde, sa bene che quello attuale è uno dei momenti più delicati della storia recente di Maddalena. Nella conferenza stampa di ieri mattina era evidente il clima di preoccupazione, che lascia però la porta aperta alla speranza. Comiti ha detto che l'Amministrazione lavorerà su un percorso preciso. Ovvero puntare su progetti che modifichino l'autonomia di assistenza in un'economia imprenditoriale, più difficile da attuare ma certamente più redditizia. "Servirà l'aiuto di tutti - ha sottolineato - specie quelli di Regione e Stato" La partenza della Us Navy ha fatto crollare l'illusione di chi sperava che ancora tutto potesse continuare come un tempo. "Bisogna creare nuove certezze, la nostra ormai e una via senza ritorno e tutta la comunità deve mettere in gioco la propria credibilità". L'Amministrazione si ha concesso tre mesi di tempo per predisporre un progetto di rivalutazione di tutte le risorse disponibili. "Il 31 marzo sarà pronto - ha promesso - e lo presenteremo all'attenzione del nuovo Governo, qualunque sia, sarà un progetto basato sul reale, una piattaforma rivendicativa che indichi le linee su cui la comunità vuol disegnare il proprio futuro". Che non potrà non essere che il turismo. Per fare di necessità virtù il Sindaco si affida alla Regione, che ha dimostrato di saper ascoltare la voce degli isolani. Ai primi di febbraio ci sarà un incontro di alto livello per stabilire cosa il Piano Paesaggistico Regionale consentirà di fare: "Io non mi sento oggi di condividere alcuni punti di quel piano. Abbiamo bisogno che sulle isole foranee, su Caprera e su Santo Stefano ci siano delle aree per realizzare quello che necessita. Ci sono delle cose scritte negli accordi del 2 dicembre e confido in Renato Soru. Nella seduta del 21 dicembre l'assemblea civica si è impegnata ad elaborare, in ambito dei meccanismi della programmazione regionale, nazionale ed europea un progetto per la strategia di trasformazione e di sviluppo dell'economia dell'arcipelago. Lo stiamo preparando". Comiti si poi rivolto agli enti militari: "La Marina Italiana deve ridislocare i suoi impegni sul territorio. Non può decretare la chiusura delle sue dipendenze e continuare a mantenere l'occupazione del territorio e della città, non può continuare a mantenere le chiavi di ambiti decisivi per il nostro sviluppo tenendo fuori la comunità. Chiediamo subito delle soluzioni a questi problemi". La difesa ha l'Arsenale, uno dei punti nodali della riconversione. E sul futuro dell'Arsenale Comiti spara a raffica. "Ho chiesto al Ministro Martino un incontro perché sono la Difesa e il Tesoro, non l'Agenzia Difesa, i soli a poter prendere decisioni, ma non ho avuto risposta alcuna da questo Governo". L'Arsenale costituisce dunque la spina dorsale della rinascita dell'isola, "E maturo il tempo in cui dobbiamo avere risposte ed è tempo che lo Stato ce le dia. Spero che arrivino dopo Capodanno, momento in cui noi porteremo avanti tutte le iniziative che non abbiamo potuto mettere in campo sino ad oggi, e mi auguro che le risposte sull'Arsenale siano chiare, certe, definitive e, soprattutto no siano risposte che no comprendano un coinvolgimento della comunità all'interno del progetto" Francesco Nardini
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| SABATO, 31 DICEMBRE 2005 |
| L’INTERVENTO |
| Per rinascere servono idee chiare, progetti forti e persone serie |
| La crisi è acuta. I
munifici benefattori dell’arcipelago si sono dileguati. Sul futuro di una
collettività priva di modelli socio-economici diversi da quelli
rappresentanti dal terziario statale si addensano nubi minacciose. Nel mare
in tempesta si naviga a vista. I luoghi comuni si sprecano per descrivere la
fase delicatissima. Nessuno, come è accaduto sino a un decennio fa, è più
disposto a sbarcare a La Maddalena da Roma o da Cagliari, magari a ridosso
di una campagna elettorale determinante, per sostenere con enfasi tutto va
ben madama la marchesa. Perché qui, a parte il fascino indiscutibile del
mare d’inverno, non vi è più nulla di attraente. Il problema è che in questi
giorni non se ne può proprio fare a meno di parlare di questi luoghi. Siamo
sulle prime pagine di tutti i giornali nazionali. Siamo la comunità più
ammirata dell’intera nazione, quale onore, per essere riusciti a vincere la
battaglia più dura della nostra storia. Più difficile di quella che il
temerario Domenico Millelire combatté contro i franco-corsi più di due
secoli fa o di tutte quelle altre che provocarono disastri a terra e a mare
durante la seconda guerra mondiale. Perché il depotenziamento della
piazzaforte della Marina militare italiana e la partenza definiva dei
sommergibili a testata nucleare, raffigurano sì una storica opportunità per
i maddalenini che possono, finalmente, riappropriarsi del proprio avvenire.
Ma, proprio perché questo avvenire è stato sinora nelle mani di soggetti
sovraordinati, gli eventi inattesi impongono un mutamento repentino per il
quale nessuno o quasi, in città, è preparato. Il presidente della Regione,
Renato Soru, è venuto tra noi e, per dimostrare che in questa fase cruciale
gli abitanti dell’arcipelago non devono contare sulle proprie, esclusive
forze, ha promesso che farà cadere su La Maddalena una pioggia di milioni di
euro. «Tutti i problemi della Sardegna fossero quelli vostri», ha detto il
governatore. Lasciando intendere: «Non piangetevi addosso perché avete il
mare, la natura, l’ambiente: fateli fruttare e sarete tutti più ricchi». In
linea di pura teoria il ragionamento non fa una grinza. Una volta risolte le
emergenze e ricollocati i dipendenti italiani della base Usa che perderanno
il posto di lavoro, il successivo step è rappresentato dai progetti legati
allo sviluppo dell’industria delle vacanze. Si fa presto a dire turismo,
però. La svolta culturale che deve accompagnare la rivoluzione antropologica
e la creazione del modello socio-economico è di certo la più difficile da
attuare. La confessione di questa impotenza consiglia prudenza. Ma qualcosa
va fatto. La vita delle destinazioni turistiche, di norma, dipende dalla
capacità degli operatori di tenere vivo il mercato attraverso la promozione,
le novità, l’attività di marketing, le soluzioni geniali. Nel caso nostro,
la fortuna ci ha assistito. Siamo partiti della Costa Smeralda, con
strutture ricettive di richiamo internazionale e, pur considerando il
turismo come fenomeno marginale, perché traevamo di che vivere in un altrove
lontano, abbiamo conservato il privilegio di metà turistica à la page senza
far nulla per meritarlo. Non siamo gli artefici del prodotto che offriamo:
questo esiste in natura. Per diverse ragioni siamo stati capaci di non
alterarlo in maniera compromettente. Adesso, forse, è arrivato il momento di
metterlo in valore e ciò implica qualche sacrificio supplementare rispetto
alla routine. Di sicuro i risultati non saranno tangibili dall’oggi al
domani. Tuttavia, abbiamo il diritto di crederci, di essere degli
inguaribili ma lucidi ottimisti. Il mutamento di rotta significa
l’assunzione di responsabilità nuove: se vogliamo rilanciare la
competitività di un prodotto che necessita di un operazione di make up
dobbiamo essere consapevoli che l’illusione di un benessere diffuso, che
dura lo spazio di una stagione estiva, è falsa. Per essere competitivi
dobbiamo essere professionali. Quando, a titolo di esempio, dobbiamo
confrontarci con il lusso a misura di Vip della costa dirimpettaia, essere
professionali significa essere più bravi degli altri. Più bravi non solo a
praticare l’arte dell’accoglienza, ma anche a capire se certi investimenti
immobiliari che comportano rinunce in termini di territorio costiero da
concedere, siano praticabili o meno. Perché ora, nell’arcipelago,
arriveranno i cosiddetti investitori, con le valigette piene zeppe di danaro
da far fruttare. Come si distingue l’imprenditore serio dallo speculatore
cinico? Forse, non soltanto dalla quantità di danaro che possiede. Gli
imprenditori seri sono quelli che arrivano in città, si presentano dal
sindaco e illustrano un piano di fattibilità in cui sono valutati, oltre ai
costi e ai benefici, l’impatto sull’ambiente, le ricadute occupazionali e la
portata dell’investimento dell’investimentosull’economia, sulla società,
sulla cultura locale. La Regione ha promesso che ci aiuterà e, fino a prova
contraria, crediamo alle parole di Renato Soru. Ma, anticipamo i tempi,
presentiamo i progetti, elaboriamo le idee. Non aspettiamo che siano ancora
gli altri a suggerirci come dobbiamo impostare il nostro riscatto. Per
evitare il rischio che i 45 milioni che conterà per noi il governatore
servano solo per sfamarci in un momento in cui è arduo imbandire la tavola.
Il sostegno finanziario è vitale per avviare un processo di emancipazione da
secolari tutele e per farci, alla fine, camminare con le nostre gambe. Tore Abate |