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Da "L'Unione Sarda"

 

Sabato 18 marzo 2006

La casa dimenticata dell'Eroe

Per il museo più visitato della Sardegna, in stato di abbandono, servono più fondi

Anita (pronipote dell'Eroe) minaccia di trasferire le spoglie al Gianicolo

  Una volta, tanti anni fa, davanti alla tomba di Giuseppe Garibaldi, a Caprera, c'erano due marinai a vegliarla. Una volta, appunto. Adesso non c'è nessuno. Giusto una garrita vuota con l'intonaco scrostato dal quale si intravedono cinquanta mani di pittura, l'ultima risalente a chissà quando. Forse ha ragione Anita Garibaldi, figlia di Clelia e nipote diretta e nipote diretta dell'Eroe del Risorgimento, a voler trasferire al Gianicolo le spoglie del nonno. Ché alle reliquie di cotanto personaggio della nostra storia nazionale ci hanno pensato gia da tempo i razziatori. Dicono che la gran parte delle divise, degli abiti e una montagna di altri oggetti appartenuti a Garibaldi abbiano gia attraversato il Tirreno e siano in bella mostra nelle case di gente importante, piccoli musei personali accessibili solo a pochi eletti (dove per eletti si possono intendere diverse accezioni). Il Compendio Garibaldino di Caprera, invece, nonostante sia stato spogliato quasi del tutto, è di sicuro il museo più visitato della Sardegna. D'estate ci sono giorni con punte che superano le due mila persone, e la media annuale è di150 mila. Numeri di tutto rispetto, che stridono però con il tono dimesso di quest'angolo dell'Arcipelago. Il drappo sbiadito del tricolore nazionale e la bandiera  europea di un azzurro spento sventolano nei pennoni e continuano a sfilacciarsi. Manca il vessillo con i quattro mori, e non è la sola assenza. Il senso di precarietà, qui. lo si respira. E non è una semplice questione di contratto di lavoro. Come quello che regola il rapporto dei Giubilari, cinque-sei giovani assunti nel 2000 per tre mesi, che sono diventati sei anni grazie ai continui rinnovi, e ancora ignari di ciò che riserverà loro il futuro.  Tra guide, amministrativi e custodi, al museo sono in quindici, nel periodo estivo poco più di venti. C''è chi fa il biglietto all'ingresso (due euro), chi accompagna l'ospite alla stalla dov'è rimasto un calesse e qualche attrezzo per poi lasciarlo a un'altra guida che lo fa entrare in casa e da là il cambio alla collega nella stanza in cui Garibaldi esalò l'ultimo respiro.. Davanti alle tombe dell'eroe e dei suoi figli morti giovanissimi (fatta eccezione per Clelia, deceduta nel 1959 all'età di 92 anni) spunta dal nulla una nuova guida per il tratto finale del percorso che porta fino alle barche del grande generale e quindi fuori dal muso. Nel parco che circonda l'eremo, erbacce dappertutto, si nota la scarsissima cura delle strutture murarie, piene di crepe dovuto all'incalzare delle radici di alcune piante. L'effetto no è dei migliori. Il problema, non è una novità, sono i pochi sodi a disposizione per migliorare la situazione. "Abbiamo scritto più volte al ministero dei Beni Culturali - lamenta Martina Maestrale, una giubilare - chiedendo degli interventi seri. Non abbiamo avuto mai risposte, per cui bisogna fare i miracoli con quello che passa il convento". Per i disabili è impossibile visitare il sito, tanti sono gli ostacoli. "Chi deve occuparsi del museo non se ne occupa - dice il Sindaco Angelo Comiti - speriamo che passi alla Regione, sarebbe meglio".

Vito fiori

 

 

 

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