
CAGLIARI. Fassino? No, Stakhanov, il compagno instancabile. Sette-otto
comizi al giorno abbatterebbero pure un bisonte, figuriamoci lui, gracilino
com’è. Quando, alle sette di sera, il segretario nazionale della Quercia si
materializza alla Fiera di Cagliari non c’è nessuno del popolo di
centrosinistra (duemila, o giù di lì?) che si sottrae all’ovazione convinta,
per quest’uomo perbene che scarpina per l’Italia, lavora diciott’ore al
giorno, e studia, studia, si documenta.
«Oh, ciao presidente», fa, asciutto, il capo dei Ds a Renato Soru, che
lo accoglie in abito etnico, sul marrone scuro, senza cravatta, camicia
bianca abbottonatissima fino al collo oblungo.
Piero & Renato, un coro a una sola voce. Salgono assieme sul palco, tengono
il ritmo, sulle note di un “cielo” che - come ordina la voce limpida e gaia
di Rino Gaetano - dev’essere “sempre più blu”.
In sala non c’è posto neanche per uno spillo, persino qualche assessore
regionale sta seduto per terra, all’indiana. Non si trova una seggiola
neanche per un altro presidente, Giacomo Spissu.
Stop alla musica, lo show può cominciare. Niente comizi, uff che noia,
niente podio. Meglio un’intervista collettiva con la brava presentatrice che
fa domande su tutto. Per non sentirsi soli, Fassino e Soru sono circondati
da Antonello Cabras, Giulio Calvisi e da Amalia Schirru, compagna deputata
prossima ventura. E’ un tripudio di bandiere, il popolo della Quercia sente
il profumo di vittoria, e sorvola quando in sala si fa palpabile l’imbarazzo
di qualche compagno (e di un assessore regionale) per un filmato, con
un’overdose di interviste ai giovani sardi, in cui si insiste sul mancato
decollo della continuità territoriale e sul costo eccessivo dei voli in
partenza dalla Sardegna.
Sui temi della campagna elettorale, non ci sono grosse novità, né Piero
Fassino sceglie la strada del sensazionalismo. Piace molto un concetto,
riferito alla paura del centrodestra di perdere le elezioni. «Nel 2001 -
ricorda Fassino - la Cdl ha puntato sui sogni che poi non ha realizzato e
ora scommette solo sulla paura perchè non ha altri argomenti». Ovvia, la
replica all’accusa («terrorismo psicologico») di voler tassare Bot e Cct da
parte dell’Unione. «Non abbiamo mai parlato di aumentare le tasse, ma di
fare una seria previsione del sistema fiscale».
Soru, ecco Soru. Il governatore sardo sfodera una velocità di eloquio mai
notata prima d’ora. Niente pause. Sarà l’effetto Fassino. Il presidente si
scalda, quando il discorso scivola sulla Maddalena e sulle servitù militari.
«Gli americani hanno annunciato di voler andare via dalla Maddalena, e ora
qualcuno vorrebbe che ci ripensassero, che la loro partenza fosse rinviata
chissà a quando... Ebbene, per noi non è così: se ne possono andare anche
domani».
Oggi, già. Proprio oggi Piero Fassino e Renato Soru saranno nell’arcipelago
per ribadire una linea sulla quale l’accordo tra i due è totale:
riconversione dell’economia maddalenina, da militare a turistico-ricettiva.
«Ci si preoccupa dei 180 lavoratori italiani impiegati nella base americana
- tuona Renato Soru -, ma nessuno pensa ai duemila disoccupati che
evidentemente l’economia militare non è stata in grado di assorbire».
Non più tripudio di abandiere, ma tripudio e basta. Ci mette del suo anche
Fassino quando ribadisce l’impegno di «risolvere la vertenza della Sardegna
sulle entrate fiscali: sarà uno dei primi atti del nuovo governo
dell’Unione».
La convention va in crescendo, prima che la parola passi a Calvisi, Cabras
e alla Schirru. Renato Soru apprezza l’impegno di un futuro governo di
centrosinistra di aprire un tavolo di confronto sulle emergenze della
Sardegna ma al presidente della Regione interessa sottolineare che «l’isola
non può vivere di assistenza o di governi amici, ma può vivere diventando
grande e forte. La Sardegna vuole essere di aiuto all’Italia. Io non so se
in un anno e mezzo di governo di centrosinistra l’isola abbia cambiato
pagina, ma è sicuro che la Sardegna ha una visione del futuro, un progetto a
lunga scadenza che passa attraverso un’istruzione qualificata, lo sviluppo
della ricerca e del turismo».
S’è fatta notte, ora. Ma Rino Gaetano insiste: “Il cielo è sempre più blu”.
E loro, Fassino-Stakhanov e Soru, battono le mani, tengono il tempo.
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