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 L'opinione

 

   25 agosto 2007

 

Il no a questo parco non significa sognare un futuro da regalare al cemento

L'arcipelago di La Maddalena vive un difficilissimo momento di transizione, dopo l'abbandono progressivo della Marina militare italiana e quello repentino della Marina USA. Tra meno di 4 mesi ci saranno oltre 400 nuovi disoccupati che si andranno ad aggiungere agli oltre duemila già presenti, altri padri e madri di famiglia che non sapranno come sbarcare il lunario. Se al di fuori dell'isola qualcuno esulta, nell'arcipelago la preoccupazione per il futuro monta ed una profonda crisi economica si fa già sentire, anche in considerazione di una stagione turistica che, per diversi motivi, è stata disastrosa.

In questo contesto sociale s'inseriscono prepotentemente mestatori, millantatori, opportunisti, lobbies politico-affaristiche che alimentano false speranze con l'unico risultato di accrescere le tensioni sociali le quali, inevitabilmente, scoppieranno il giorno che la Marina USA abbandonerà definitivamente l'arcipelago tra l'esultanza di alcune associazioni ambientaliste (o pseudo tali), del presidente della Regione Soru e di alcuni saccenti “intellettuali” più interessati a se stessi ed alle proprie carriere che al destino dei maddalenini.

Soru, con la scusa del G8 e dei relativi finanziamenti, ha affermato testualmente che il suo debito verso La Maddalena «si è estinto» e che i maddalenini dovranno quindi imparare a camminare da soli. Anche su questo impegno di Soru i maddalenini nutrono più di un dubbio, visto che, almeno sinora, non ha mantenuto nessuna delle promesse fatte durante la sua visita del 20 dicembre 2005: «Potenzieremo la chirurgia e l'ospedale cittadino», «Questo parco così non funziona e lo cambieremo». Risultato: chirurgia chiusa ed il parco, vero freno per lo sviluppo di La Maddalena, ancora più inefficiente, burocratizzato,clientelare e lottizzato di prima!

«Questo parco va chiuso»: ecco in estrema sintesi la posizione del Consiglio comunale di La Maddalena, che lo ha messo nero su bianco in due recenti deliberati consiliari, recependo le istanze ed i malumori della popolazione e facendo così proprie le tesi che chi scrive sostiene dal giorno del suo sciagurato parto nel lontano 1994. Parto che avvenne l'ultimo giorno del governo Dini, il quale firmò la legge istitutiva (la 10/1994) pochi attimi prima di lasciare palazzo Chigi.

Con questo presupposto già al tempo immaginammo, anzi avemmo la certezza, che un parco anomalo come quello di La Maddalena - che conferisce nello stesso, obtorto collo, il suo intero territorio - non poteva funzionare secondo i criteri stabiliti della legge quadro sulle aree protette, ovvero la famigerata 394/91. Infatti ai già pesanti vincoli presenti sull'intero territorio (e sul mare) dell'arcipelago se ne sono aggiunti, di anno in anno, altri ancor più pesanti. Solo che questi ultimi - imposti per presunte esigenze ambientali - a differenza di quelli imposti per esigenze militari non hanno dato in cambio alcuna contropartita economica, e nessun posto di lavoro in sostituzione di quelli persi col progressivo abbandono della Marina italiana.

Insomma, lo Stato ha sostituito semplicemente un potere con un altro per limitare la sovranità del popolo maddalenino, oltretutto con un notevole risparmio economico, visto che i posti di lavoro persi con il disimpegno della Marina sono stati oltre mille tra diretti ed indiretti, negli ultimi 10 anni.

In questi 13 anni il potere-parco ha prodotto quindi ulteriore disoccupazione, clientele e lottizzazioni a tutti i livelli: i tre presidenti succedutisi alla sua guida - Camarda, Cualbu e Bonanno - sono stati nominati dai ministri di turno e comunque sempre senza aver neppure chiesto il parere del sindaco in carica, ed in un caso neppure quello obbligatorio del presidente della Regione.

Camarda fu nominato dai Ds, tra le proteste dell'allora presidente della Regione Palomba, che chiese ufficialmente al sindaco Serra (il papà in via di pentimento del parco: «Non era questo il parco che io immaginavo», mi ha recentemente confidato, lamentado anche il fatto che «neppure questo governo gli aveva prospettato un posto nel C.d.A.») di non nominare i membri di propria competenza in seno all'ente di gestione.

Cualbu invece fu nominato da Alleanza Nazionale e la sua nomina fu oggetto di un ricorso al TAR dell'intero consiglio comunale, capeggiato, al tempo, dall'ex senatore Birardi (Ds). Ricorso ritirato poco tempo dopo dal neo eletto sindaco Rosanna Giudice, sempre di AN, per avere in cambio la possibilità di nominare in seno al C.d.A. un po' di amici e parenti di assessori della propria giunta.

E, dulcis in fundo, Bonanno nominato dai Verdi, designato da una ristretta elite di politicanti locali in una riunione carbonara in quel di Porto Massimo (la segreteria di Rifondazione Comunista, un gruppetto di Ds dissidenti ed un paio di esponenti della locale sezione della Margherita per avere come contropartita qualche poltrona per se stessi) e prontamente nominato dal suo amico personale Alfonso Pecoraro Scanio, ministro dell'ambiente di turno. «Quale pupillo di Pecoraro, io sono stato nominato per meriti» ha affermato il giovane presidente dopo i malumori ed i mal di pancia della politica locale. Per meriti, sì, come no!

Nessuno dei presidenti, come dimostrato, è stato nominato per meriti, titoli e competenze ma solo per appartenenza, fede politica o personale amicizia, come nel caso di Bonanno, con un ministro.

Neppure i membri del C.d.A. del parco sono stati nominati con criteri diversi. Cosa contava e cosa tutt'ora conta non sono le capacità personali o i titoli ma solo la tessera di partito o la fedeltà al governo di turno. Stavolta però i maddalenini hanno detto basta e finalmente potranno dire la loro su questo tipo di parco e, di conseguenza, sul proprio futuro mediante il più democratico degli strumenti, un referendum.

Referendum sul quale si sono scagliati diversi benpensanti ed alcuni intellettuali, adombrando il sospetto, tramite una lettera pubblicata su un noto quotidiano sardo e tramite alcuni siti web, che i referendari fossero gli apripista di speculatori edilizi e cementificatori di coste! Come presidente del comitato promotore del referendum sul Parco nazionale - referendum che è stato deliberato, lo ribadisco, anche dal Consiglio comunale con il voto unanime di tutti i consiglieri - voglio per fare alcune doverose precisazioni.

È paradossale che prima qualcuno affermi che è giusto dare una maggiore rappresentanza di residenti nell'Ente parco (novità che dovrebbe comunque passare attraverso una modifica di leggi nazionali) e poi entri in contraddizione con se stesso affermando che i cittadini di La Maddalena non possano richiedere la modifica delle stesse leggi a livello locale! Mi chiedo allora chi sarebbe legittimato a farlo? Il presidente del parco, che non ha alcun interesse in tal senso? Qualche docente universitario sempre interessato a fondi per le sue ricerche o qualche politico in cerca di consensi perduti?

Negare ai maddalenini, mediante i loro legittimi rappresentanti elettivi, la possibilità di presentare in prima persona al Parlamento tali richieste di modifiche è antidemocratico, assolutista ed oscurantista. Se poi qualcuno vuole impedire a qualche migliaio di cittadini italiani residenti in quest'isola di potersi esprimere, allora pretendiamo che lo dica chiaramente senza panegirici ideologici e senza illazioni fantasiose nonchè gratuite.

Si sa che chi è male informato talvolta le spara grosse, come nel caso del museo navale “Nino Lamboglia”, dato per chiuso ed invece riaperto circa tre mesi fa dall'amministrazione comunale in carica, che ne ha affidato la gestione ad una piccola cooperativa locale, praticamente a costo zero per le casse comunali.

Il Comune di La Maddalena sta inoltre reperendo i fondi per il referendum che, con buona pace di qualcuno, finalmente si farà, presumibilmente in autunno (voglio ricordare che per altre due volte io e pochi altri avevamo raccolto le firme a tale scopo). Siamo convinti che i maddalenini voteranno in maniera plebiscitaria contro questo tipo di parco, basato su leggi anacronistiche, romanocentriche, antiautonomiste e quindi fuori da ogni logica regionalistica e federalista, perché stufi di qualsiasi ingerenza esterna che vada contro l'interesse ed il futuro dei propri figli.

Voglio ribadire ancora una volta che la cultura della speculazione edilizia e di altri scempi ambientali non fa parte del dna del comitato referendario, del sindaco o degli amministratori comunali, nè tantomeno fa parte di quello della nostra comunità. Non è corretto quindi ciò che afferma l'ex presidente del parco, il prof. Ignazio Camarda, secondo il quale «fu la decisa e pubblica opposizione del parco, quando ebbi l'onore di essere presidente di questa istituzione, ad impedire la cementificazione delle isole di Spargi, Razzoli, Budelli e Santo Stefano». Fu infatti il Comune di La Maddalena che pose il vincolo d'inedificabilità totale su tutte le isole minori dell'arcipelago in sede di elaborazione del Piano di fabbricazione nel lontano 1968, quando tutti i comuni costieri viciniori (e non) cementificavano a più non posso, con la sola esclusione dell'isola madre. E tale divieto è stato fatto osservare da tutte le amministrazioni comunali susseguitesi nel tempo, di qualsiasi colore politico.

I maddalenini sono stati, con i loro difetti ed i loro pregi, i primi difensori dell'arcipelago, anche se in molti, in questi tempi, vorrebbero far credere il contrario. Onore al merito ai maddalenini quindi e nessuna medaglia immeritata sul petto dell'ex presidente Camarda!

Il futuro dell'arcipelago si giocherà quindi su due fronti, aldilà delle promesse mancate di Soru e delle pie intenzioni di certi questuanti di poltrone. In questo senso comunità maddalenina si sta dimostrando compatta, aldilà di qualche servo sciocco e di qualche utile idiota in cerca visibilità o di un riscatto personale. L'acquisizione al patrimonio del Comune di tutti i beni dismessi e dismissibili, compreso quindi l'ex Arsenale militare, e una profonda revisione - o meglio ancora l'abrogazione - della legge istitutiva dell'inutile carrozzone politico dell'Ente parco: per far tornare il potere decisionale ai legittimi ed elettivi rappresentanti del popolo maddalenino. ovvero il sindaco ed il Consiglio Comunale.

Quindi cari amici chi non ha votato la delibera lo ha fatto per una sua libera scelta (...ed avrà pure avuto i suoi buoni motivi...) ma, a mio modesto parere, gli assenti hanno sempre torto mentre chi vorrebbe ancora questo tipo di parco dovrebbe avere il coraggio di sostenerne le ragioni. Saranno poi i maddalenini a decidere con il loro voto il giorno del referendum e chi non dovesse sentirsela di adeguarsi al voto espresso democraticamente , parola di cui spesso si abusa a sproposito o per interesse politico, i consiglieri comunali nello specifico, che non si adegueranno dovranno trarne le inevitabili conseguenze ovvero ... dare le dimissioni dal consiglio comunale mentre per chi vuole vivere in un parco con tutti i crismi potrà sempre emigrare verso uno di quegli ameni luoghi dove l'istituzione "resiste".

Con stima

Francesco Vittiello

 

 

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