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La Maddalena in un romanzo dell' '800
Di Alberto Sega
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Il romanzo "La pazza della Maddalena", una copia del quale è rintracciabile presso la Biblioteca Universitaria di Sassari, ci offre, con grande freschezza, uno scorcio della Maddalena del 1871, anno in cui il racconto sull'"Avvenire di Sardegna".
Il racconto, che - come ci dice il sottotitolo - riporta le "reminiscenze d'un viaggio" nella nostra Isola, descrive l'immaginario incontro dell'Autore con una giovane che aveva perso le facoltà mentali per una pena d'amore: una pena che nasceva dalla presunta morte del suo fidanzato, e dalle chiacchiere del paese sulla condotta della donna che era, invece, "...innocente, pura come il pensiero di Dio...". E' inutile aggiungere che la ragazza morirà in giovane età, con il fidanzato al suo capezzale, accorso appena in tempo per conoscere tutta la verità e il candore dell'amata, e per vederla passare a miglior vita subito dopo.
Si tratta di un opera giovanile, alquanto ingenua, un autentico romanzo d'appendice come, in definitiva, fu.
Gavino Cossu, l'autore, nel raccontarci le sue "reminiscienze", ci fa intravedere molto bene l'ambiente isolano, le case, e i personaggi coi quali venne in contatto.
Siamo nell'agosto del 1871. L'Isola vive della sua povera economia; a "...La Maddalena... non ci sono né vetture, né teatri...né circoli", per le strade si notano le "....belle donne" delle quali si può solo dire: "...peccato che non abbiano dote"; gli asinelli sono "...le sole cavalcature.... rinvenendosi in tutta l'isola appena un paio di cavalli". Eppure, sembrerebbe di poter affermare che la sua importanza in Gallura fosse già consolidata: esisteva, infatti, un collegamento marittimo diretto, da Livorno, che favoriva l'isola rispetto agli altri porti galluresi. Il Piemonte, la nave adibita a questo servizio, o meglio, il vapore, come la definì il Cossu, aveva evidentemente propulsione meccanica: per quei tempi, quindi, era una nave abbastanza moderna, e questo lascia presupporre che il trasporto di merci e passeggeri fosse abbastanza consistente, tanto da renderlo remunerativo. La società di navigazione che gestiva la linea era molto nota a tutti gli italiani, perché era quella che aveva fornito ai mille di Garibaldi le navi per la spedizione verso Marsala: la Rubattino. il servizio era bisettimanale.
Nel 1871 il Governo Italiano non aveva ancora costruito nell'isola la piazzaforte marittima, che sarebbe stata istituita solo una dozzina d'anni più tardi. Quell'evento fu una svolta nello sviluppo economico, sociale e culturale di La Maddalena: è, questo, senz'altro vero e non vogliamo per niente sminuire la grande influenza che la presenza della Marina Militare ebbe sulla società dell'isola; tuttavia dall'opera di Cossu posiamo dedurre che, ancor prima dell'arrivo dei militari, l'importanza di La Maddalena era abbastanza rilevante.
Un altro piroscafo, il Tortolì, al comando del Capitano Sitzia si ormeggiava in Cala Gavetta e provvedeva settimanalmente al trasporto della posta da e verso Cagliari.
Inoltre, la posta giungeva giornalmente anche da Palau, con cui esisteva una regolare linea di collegamento.
Il Piemonte, con cui Cossu viaggiò verso La Maddalena, partì da Livorno; durante il viaggio, i passeggeri discutevano del più e del meno. Nelle loro oziose chiacchiere, fatte per trascorrere il tempo, ricorrevano gli stereotipi che, tuttora, e difficile sradicare dalle convinzioni della gente "continentale": "...e vero che....gli abitanti [sono] tanto infingardi, poltroni assassini?...E' una pessima stanza la Sardegna, non ci si può che stare comandati...".
Il viaggio durava circa venti ore: partenza da Livorno a mezzogiorno ed arrivo a La Maddalena il mattino successivo, alle sette. Il porto non aveva banchine idonee all'ormeggio dei piroscafi che erano costretti, in tal modo, a dar fondo all'ancora in rada.
Stando sul ponte di coperta ed osservando il pese, Cossu ebbe subito un'impressione positiva:
"...Il piccolo borgo... aveva l'aspetto, piuttosto che di villaggio... d'uno di quelli eleganti borghetti di cui trovasi seminata la ligure riviera; si vedevano delle casette ad un sol piano, fabbricate in riva al mare con... ampi balconi inghirlandati... che facevano... risalto col bianco.... degli edifici..." Il nostro protagonista saltò, allora "...nella barchetta.... e... indi a pochi minuti".... prese... "terra nel porto di Maddalena..."
Cossu si sistemò in albergo; prescelse, a suo dire, il migliore dei due esistenti nell'isola. Dieci anni prima a La Maddalena esisteva un solo albergo con un unica stanza: era la locanda gestita da una certa Mamma Raffo, nome che ancor oggi si ritrova a La Maddalena, anche se a portarlo sull'isola furono alcuni immigrati provenienti dalla zona di Genova.
Nel 1871 gli alberghi, come detto, erano invece due e l'incremento numerico lascia pensare ad una buona domanda di posti letto; il gestore, Remigio, era un toscano purosangue. Si trattava di un personaggio abbastanza noto, più volte richiamato nei testi dell'epoca: Remigio Filugelli, un toscano forse trattenuto sul posto da un legame con una maddalenina (la moglie, Bianca, era isolana), o forse un intraprendente imprenditore che trovò sull'isola le condizioni adatte per sviluppare la sua attività.
Filugelli continuava ad avere un'attività a La Maddalena anche nel 1879; in quell'anno un cronista ci parla, però, di un "Caffè Remigio" e non di un albergo.
L'esercizio non era una semplice pensione o una locanda, perché aveva una sala da pranzo, una sala comune e un biliardo; prospettava sul mare e guardava verso sud, mentre un'altra facciata dava "...su di una spaziosa via, che [era] la principale del borgo di Maddalena."
Sappiamo da altre fonti che Filugelli era il proprietario dell'albergo Belvedere. posto nel fabbricato dove oggi c'è l'agenzia di viaggi Contemar. L'attività era stata aperta, una decina d'anni prima, da Luigi Bottini, il cosiddetto Gastaldo di Garibaldi. Dobbiamo quindi pensare che l'albergo prescelto dal Cossu fosse proprio il Belvedere, ma non riusciamo a comprendere quale fosse la spaziosa via di cui si parla nel libro. Non è da escludere, però, che nel corso della sua attività Remigio abbia trasferito i locali in cui lavorava e che l'albergo descritto si trovasse in posizione diversa da quella da noi conosciuta.
L'esercizio era tenuto con gran cura; si direbbe che la stanza fosse ben arredata e che l'albergo fosse tenuto, per l'appunto, in modo molto curato: la biancheria di lino, la sua pulizia e la presenza della tappezzeria, gia da anni alle pareti (era, infatti, sbiadita), lasciano pensare ad un buon livello di servizio; il che indica, a nostro parere, anche la presenza di una clientela esigente e con una buona disponibilità finanziaria.
"Le vie del borgo di Maddalena sono irregolari, senza selciato, erte e scoscesissime. In mezzo alle strade si incontrano enormi massi granitici...".
Così inizia un capitolo nel quale il Cossu descrive una sua passeggiata per le strade cittadine: l'autore si duole di questo fatto, e noi dovremmo trarne la conclusione che il paese fosse un semplice agglomerato di case, privo delle più elementari comodità, dove nulla era lasciato all'estetica e al gusto. Altre informazioni, ci lasciano intravedere, invece, un complesso abbastanza curato; nella cittadina esistevano due vie principali:
"...quella che dal porto conduce alla parrocchia... e l'altra... appellata Mangiavolpe.... più angusta e irregolare." Si tratta delle attuali Via Italia e Via Amendola?
Vi sono poi tre o quattro bellissime piazze: in una di esse, adiacente al molo, si vende il pesce e questo c'indirizza verso l'attuale Piazza Garibaldi. Un'altra è, con certezza, la Piazza Mangiavolpe, l'attuale Piazza Umberto I; un'altra ancora è la piazza della chiesa.
Per le vie cittadine, il Cossu nota le donne maddalenine: e le descrive come belle creature, acconciate con semplicità, ma con proprietà e gusto: "Esse sono sempre linde e ben acconciate; hanno tutte indistintamente il loro chignon ben pettinato."
Ad ogni modo il Cossu volle dilungarsi su quest'argomento: "...l'incontro di qualche visino d'una candidezza estrema ... ti ricorda una ... compatriota d'Orazio Nelson..." E qui, l'insinuazione velenosa e fin troppo evidente; anche perché, in modo analogo, la lingua pettegola dell'autore si ripete poco dopo, insinuando il dubbio che i visi delle ragazze locali possano assomigliare a quello "d'un bravo capitano di bordo o di agente qualunque di marina".
Le strade non erano state ancora selciate, ma l'arredo urbano era stato tenuto in buon conto dagli anni precedenti. Esisteva la chiesa, che colpì il visitatore perché, a suo parere il Vescovado avrebbe potuto trovarvi una sede degna.
All'imbocco del paese, in Cala Gavetta, si trovava un monumento oggi scomparso: "... una piccola bomba di ristretto diametro: sormontata da un'informe colonnina..."

Si tratta del monumento eretto dagli isolani a ricordo degli eventi del 1793, che era situato nell'attuale Piazza XXIII Febbraio. Il monumento è stato demolito circa un secolo fa, ma da una vecchia fotografia notiamo che la "bomba di ristretto diametro" si trova al di sopra e non al disotto, dell'informe colonnina. Dobbiamo pensare quindi che il Cossu abbia sbagliato nel descrivere il monumento; oppure che il manufatto sia stato rimaneggiato dopo il 1871. Anche perché la colonnina non ci sembra, poi, così informe.
Seguendo la passeggiata del Cossu verso ponente continuiamo a ricostruire l'ambiente del luogo: incontriamo il Palazzo della Sanità, l'attuale Capitaneria di Porto, e poi il fortino "un'antica torre, mezzo diroccata, sopra un enorme masso di granito..."
Il Cossu si recò anche a Caprera; il percorso fu compiuto via mare, in una giornata di libeccio: il tempo necessario per la traversata fu di circa venti minuti. Qui Cossu incontrò un addetto alla casa di Garibaldi, tale Barbolani; nell'isola era presente un altro personaggio: il Colonnello Basso, che di Garibaldi era il segretario ed il factotum.
Troviamo anche luoghi, il cui nome è oggi dimenticato o modificato; sono citati: il monte Teggeroni, la Fontanaccia, una ferace regione nei pressi della casa di Garibaldi, dove esistono tuttora alcuni pozzi, Guardiavecchia e le "fortezze" Balbiano, Carlo Felice, e Real Nani.
Al ritorno l'imbarcazione approdò a Moneta e il Cossu scrisse che... "vi sono colà orti e vigne pertinenti alla ... Madama Collins..."
In questo caso il narratore non fu preciso: parla di Madama come se fosse viva, mentre, in realtà, Clara Collins era già morta due anni prima. E' esatta, invece l'annotazione che Clara abitava "... su quel picco che sovrasta allo stretto che separa Maddalena da Caprera", si tratta, infatti, dell'edificio che i maddalenini chiamano "la casa dell'inglese", ancora esistente.
Gavino Cossu (1844 - 1890) nacque a Cossoine in provincia di Sassari. Dedico la sua vita all'insegnamento, ma svolse anche un intensa attività di pubblicista.
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