Piano di emergenza esterna dell'Arcipelago di La Maddalena
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PARTE PRIMA IPOTESI DI INCIDENTE E VALUTAZIONE DELLE POSSIBILI CONSEGUENZE Il rischio associato alla presenza di unita navali a propulsione nucleare ormeggiate nella base navale de La Maddalena si riferisce alla eventualità, seppure con probabilità molto bassa, che su una di esse si verifichi un incidente che possa comportare il rischio di rilascio all'ambiente di significative quantità di sostanze radioattive. Le ipotesi di incidente da assumere a riferimento ai fini della pianificazione di emergenza furono definite dal CAMEN ora CISAM) nel 1979 e riconfermate dallo Stato Maggiore della marina con note del 30 giugno 1999 e del 14 dicembre 1999. Dette ipotesi d'incidente, unitamente alla valutazione delle possibili conseguenze radiologiche, sono state oggetto di un'analisi aggiornata dall'AMPA (oggi APAT), riportata nel documento "Presupposti tecnici per il piano di emergenza esterno relativo alla sosta di unità navali militari a propulsione nucleare nei porti italiani" rev. 2000, sul quale la Commissione Tecnica per la Sicurezza nucleare e la Protezione Sanitaria ha espresso il proprio parere positivo. L'incidente di riferimento, definito sulla base di ipotesi altamente conservative, consiste in una fusione generalizzata ed istantanea del combustibile nucleare, alla quale segue il rilascio all'ambiente di una nube radioattiva che contamina l'atmosfera e le superfici con le quali viene a contatto. Anche per la stima delle conseguenze radiologiche per le popolazioni associate a tale evento, i cui risultati sono riportati nella succitata relazione tecnica dell'ANPA, sono stati messi a calcolo, da parte del menzionato organo tecnico, parametri largamente cautelativi. Le analisi sono inoltre di carattere generale e si riferiscono a diversi livelli di potenza dei propulsori nucleari (60 MW, 130 MW, 450 MW). E' stato ipotizzato che l'unità navale resti ferma per tutta la durata del rilascio radioattivo. Sono state infine confrontate le risultanze delle analisi con i relativi livelli di per l'attuazione delle contro misure in caso di emergenza nucleare. In particolare, nella relazione tecnica dell'AMPA sono state calcolate le dosi da irraggiamento esterno, le dosi efficaci e le dosi agli organi critici significativi per lo spettro di rilascio in esame (superficie ossea, gastro-intestino, polmoni, tiroide) per tre classi di età degli individui della popolazione (lattanti, bambini, adulti), nonché le deposizioni al suolo per gli isotopi più significativi in relazione al loro trasferimento nella catena alimentare (cioè quelli dello stronzio, dello iodio e del cesio). Sulla base dell'analisi condotta, nell'ipotesi di unità navale ferma, i valori di dose calcolati più elevati in assoluto risultano essere quelli relativi alle dosi alla tiroide per i lattanti. Risultano peraltro considerevoli anche i valori delle dosi efficaci e delle dosi agli altri organi critici per tutte le tre classi considerate. Si nota comunque che, assumendo cautelativamente il transito di unità con potenza pari a 130 MW - nel caso de La Maddalena è previsto il transito di unità da 60 MW, entro la prima ora dall'inizio del rilascio le dosi efficaci e quelle alla tiroide (organo critico) non superano i livelli di riferimento per l'evacuazione, il riparo al chiuso e la somministrazione di iodio stabile, per le distanze dalla zona di attracco di 500 metri. Inoltre i valori di dose e di deposizione al suolo, che in caso di unità ferma risulterebbero nel tempo superiori ai livelli di riferimento di emergenza raccomandati, anche per distanze superiori ai 500 metri, si riducono drasticamente a seguito dell'allontanamento dell'unità navale incidentata. I risultati dell'analisi portano quindi ad individuare, quali misure cautelative da attuarsi comunque alla presenza di unità navali a propulsione nucleare in sosta, da un lato, la predisposizione di una distanza minima di sicurezza per l'attracco (zona di esclusione), e dall'altro, la capacità di operare un allontanamento dell'unita sinistrata., che dovrà avvenire entro un'ora, alla velocità non inferiore a 3 nodi, fino a raggiungere una distanza di sicurezza pari a 10 Km. Il piano dovrà pertanto tener conto del piano della Marina Militare. Appare evidente che, a seconda delle modalità dell'evolversi dell'incidente e delle condizioni in cui esso accade, si può verificare che nella realtà le conseguenze radiologiche siano prossime a quelle previste, ovvero inferiori ad esse, sia come risultato di un'evoluzione dell'incidente meno gravosa di quella prevista, sia perché la reale diffusione atmosferica della nube radioattiva ne consente una maggiore diluizione rispetto a quella ipotizzata. Va poi rilevato che quanto descritto è riferibile alla situazione generica di unità navali in sosta in un porto tale che, nel corso dell'allontanamento a seguito di un incidente, la distanza tra il naviglio incidentato e la costa si incrementi progressivamente. Per contro, la base navale di La Maddalena e le previste rotte di allontanamento comporterebbero, almeno nella fase iniziale di tale intervento, l'avvicinarsi a zone della costa che potrebbero risultare (per condizioni atmosferiche particolarmente sfavorevoli), le aree più colpite dal rilascio radioattivo iniziale. Sebbene anche nel caso più sfavorevole previsto non si raggiungono dosi tali da richiedere l'evacuazione delle popolazioni residenti sulla costa, i valori delle dosi equivalenti alla tiroide potrebbero risultare elevate per gli abitanti delle zone costiere verso cui si dirige l'unità nel corso dell'allontanamento. Potrebbe pertanto essere previsto un provvedimento di allontanamento temporaneo della popolazione presente sulla costa prospiciente la zona di transito del naviglio incidentato o il suo riparo al chiuso. Nel caso, invece, di unità navali da 60MW, che sono quelle effettivamente previste transitare e sostare nella base, detti livelli di dose risulterebbero comunque inferiori a quelli di riferimento. In aggiunta alla misure protettive suddette si dovrà in generale prevedere l'avvertimento di tutte le persone interessate al rilascio, cioè di quelle che al momento dell'incidente verrebbero a trovarsi sottovento, affinché restino al chiuso per il tempo necessario, da stabilirsi in funzione del decorso reale dell'incidente. Infine, è necessario la predisposizione, per tempi prolungati e entro ampio raggio, di un controllo radiometrico della contaminazione del suolo, nonché della catena alimentare.
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