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Vai a: Notizie varie dalla stampa 2003

 

L'incontro tra Putin e Berlusconi

 

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La Maddalena Isola strategica   29-8

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Politica e mondanità


Le notizie

Redazione "cronacheisolane.it"

Incontro al Circolo Ufficiali tra Putin e Berlusconi

I due premier sono arrivati questa mattina intorno alle 11,30 a La Maddalena, e dopo una breve conferenza stampa e l'incontro con le autorità locali e militari. si sono trasferiti a bordo dell'incrociatore lanciamissili Moskva' per una visita al pezzo forte della flotta del Mar Nero. I due premier sono arrivati insieme a bordo del panfilo di Stato Argo, (lo stesso usato da Ciampi quando era alla Maddalena). Berlusconi e Putin sono stati accolti sulla Moskva' dalla banda musicale della Marina russa che ha intonato gli inni nazionali dei due paesi. I due premier hanno quindi passato in rassegna il picchetto d'onore.

Durante la conferenza Il presidente russo Vladimir Putin,  ha annunciato che potrebbe accettare una partecipazione della Russia - anche sotto il comando statunitense - nella stabilizzazione e ricostruzione dell'Iraq. "La Russia non ha niente da temere da una forte politica europea di difesa: anzi, la sosteniamo e vogliamo che sia chiara" ha detto Putin.Da parte sua, Berlusconi ha osservato che l'elevato potenziale militare russo non e' certamente un ostacolo nei rapporti con l'Europa

Non ci sarebbe "niente di male": per noi è una possibilità "fattibile, ma serve una chiara decisione del Consiglio di sicurezza dell'Onu", ha detto Putin . 

Augusto Zedda

Foto di Fabio Presutti

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DOMENICA, 31 AGOSTO 2003
 
Altair, la via russa all’antincendio: Putin presenta al mondo il suo aereo
 


 LA MADDALENA. Il cielo, sì. Berlusconi l’aveva detto all’amico Vladimir che se si fosse alzato il maestrale, la Gallura sarebbe stata uno spettacolo di colori. Così è andata, e in volo, alla Maddalena, si è levato anche un aereo. Uno di quelli che, quando proprio il maestrale tira di brutto e gli incendiari entrano in scena, limiterà i danni. E’ un mezzo antincendio russo, Putin lo sponsorizza e Berlusconi dice (quasi) sì.L'aereo antincendio russo BE200
 Che l’incontro tra Putin e Berlusconi non fosse solo politico (nonostante i temi della Ue e dell’Iraq), non solo militare (nonostante le tre navi russe alla Maddalena), non solo mondano (nonostante il concerto di Bocelli) ma anche economico, ecco, beh, la conferma è nelle esercitazioni di quell’aereo.
 Nell’estate in cui gli incendi (moltissimi dolosi) hanno flagellato l’Europa unita, dall’Italia al Portogallo, dalla Francia alla Spagna, dalla Russia potrebbe arrivare la soluzione a tutti i problemi. Dell’Europa, a livello di protezione civile. E della Russia, economicamente parlando.
 Perché, come spiega Putin rispondendo a una specifica domanda di una giornalista russa, «questo aereo non ha eguali nel mondo: è la migliore macchina su piazza. Ha una superiorità due volte maggiore rispetto agli altri mezzi ed è anche molto più economico». All’altro mezzo, per meglio dire. Che è il Canadair, quello (purtroppo, o per fortuna: dipende) familiare alla Sardegna.
 Ma che cos’è questo BE200? A vederlo atterrare sul mare tra le navi russe e risalire, potente, con l’acqua nel serbatoio, fa un certo effetto. Si chiama Altair, è costruito nelle fabbriche di Irkutsk, in Siberia: la produzione è cominciata nel 2001. Scheda tecnica: è un mezzo anfibio. Da terra si leva in volo in 700 metri, sull’acqua in un chilometro. Per atterrare ha bisogno, su terra, di 950 metri, sull’acqua di 1300. La sua autonomia è di 3600 chilometri; può raggiungere un’altitudine di 8000 piedi, con una velocità di 710 chilometri orari. (I Canadair è un bimotore: il modello più utilizzato ha una apertura alare di oltre 28 metri, una lunghezza di 20 e un peso a vuoto di 12 tonnellate che diventano oltre 20 a pieno carico; la velocità massima è di 365 chilometri orari; l’autonomia di 1.853 chilometri).
 Dice Putin: «Non voglio fare pubblicità, ma questo aereo pesca l’acqua glissando e non ammarando e in pochi secondi carica 12 tonnellate di acqua». E poi, aggiunge il presidente russo, «è utile per tutta l’Europa, è economico: potrebbe essere acquistato, o preso in leasing; c’è disponibile anche il personale russo». Per Putin vendere il “suo” aereo sarebbe un bel colpo, a un anno e mezzo dalle elezioni. Un modo per dare ossigeno all’economia russa, e alle sue chance di rielezione. Berlusconi, che politicamente su Putin investe molto, è subito pronto a raccogliere l’invito. Spiega: «Sapevo dell’aereo, avevo visto dei depliant. Ho garantito a Putin e ai progettisti dell’aereo che prossimamente la protezione civile aprirà dei discorsi per vedere come utilizzare questa opportunità per l’Italia e per tutto il Mediterraneo, per integrare la nostra flotta».
 E i Canadair, dunque? Berlusconi non li mette a terra: «Quest’anno sono stati ottimi, contro gli incendi». Ma la partita, ora, è tutta geopolitica. (g.pi.)
 
   
   

La Nuova Sardegna

 
DOMENICA, 31 AGOSTO 2003
 
Dal dopoguerra in Iraq allo shopping
Per Berlusconi e il leader russo puntata a sorpresa a Porto Cervo
Putin favorevole a una leadership Usa nell’Onu per l’invio di truppe a Baghdad


 LA MADDALENA. Al circolo ufficiali della Marina, in giacca e cravatta. Smessi i vestiti informali del giorno prima alla sauna dell’Abi d’Oru, Berlusconi e Putin arrivano al secondo appuntamento con i giornalisti alla Maddalena belli eleganti. E tristi. Poco prima, a bordo delle navi russe, a Putin era arrivata la notizia dell’affondamento di un sommergibile: impossibile sdrammatizzare, oggi. Il premier fa le condoglianze all’amico Vladimir, e poi ancora Onu, ancora Iraq, ancora Medio Oriente.
 Puntuali, alle 13,30 i due presidenti entrano nella biblioteca del circolo ufficiali della Maddalena. Berlusconi azzarda, «cari giornalisti, vi farete una cultura». Ma è l’unica “leggerezza” del Cavaliere, almeno a livello ufficiale. Perché poi, in privato, se ne vanno a spasso (in barca) per le coste galluresi.
 Una giornata intensa, la loro. Tanto che, durante la conferenza stampa, Berlusconi sbadiglia più volte. “Stanco” sussurra. Alle 11,45, lui e Putin sono pronti all’imbarco sull’incrociatore Moskva. Due ore dopo, eccoli affrontare i giornalisti (moltissimi i russi). Attacca Berlusconi. Fa le condoglianze alla Russia per l’incidente al sommergibile, poi elenca i temi che hanno affrontato alla Certosa: Balcani, Iraq, Medio Oriente.
 Iraq e Medio Oriente. La novità più rilevante è la posizione di Putin sul ruolo dell’Onu nella ricostruzione dell’Iraq. Rischiando di attirarsi le ire al suo rientro in patria, ha “aperto” alla possibilità che la guida delle operazioni delle Nazioni Unite sia nelle mani degli Usa: non ci sarebbe «niente male, è una possibilità fattibile» dice Putin, controbilanciando la posizione filoamericana con un «ma serve una chiara decisione del Consiglio di sicurezza dell’Onu». Una linea che permette al presidente russo di tenersi in equilibrio tra l’esigenza di riprendere un dialogo con Bush e quella di continuare ad avere un rapporto stretto con la Francia, che è nel consiglio dell’Onu, e con la Germania. Una politica che Berlusconi fa sua, questa. Dice: «Avremo un consiglio europeo a ottobre a Bruxelles e quella sarà la sede per cercare di trovare l’unità tra i diversi paesi europei e anche una unità di intenti tra la Ue e gli Stati Uniti». Il tutto per trovare l’unità su una risoluzione per la difficile gestione del dopoguerra.
 Difesa comune. Dopo che il giorno prima Berlusconi e Putin avevano adottato la politica dell’avvicinamento a gradini della Russia e dell’Ue, tocca ora al tassello decisivo in questa direzione: la difesa. Putin è deciso: «La Russia non ha niente da temere da una forte politica europea di difesa: la sosteniamo. Siamo per la collaborazione sia con la Nato sia con la Ue». Anzi, dice Putin. E anzi dice pure Berlusconi: «La Russia dispone di un elevato potenziale militare, ma non è un ostacolo: anzi dovrebbe spingere sia la Russia sia l’Ue ad avvicinarsi perché se davvero la Ue vuole essere una grande protagonista della politica mondiale deve acquisire anche una grande potenzialità militare».
Arafat. Anche sul Medio Oriente, la posizione è netta. E’ ancora Putin a rappresentarla: «Russia, Usa e Ue sono autori della road map. Riteniamo che non sia ammissibile l’impiego di mezzi terroristici nella risoluzione di questioni politiche. Noi contiamo che la leadership palestinese farà tutto il possibile, e quando dico leadership intendo anche il presidente Arafat, per porre fine al terrorismo».
 In barca. Finita la conferenza stampa, Berlusconi e Putin salgono su Principessa Vai Via, l’ex barca del Cavaliere (ora è di Doris, di Mediolanum). Fanno un giro per le isole della Maddalena, poi si mettono alla fonda di Porto Rafael. Di sera, blitz a Porto Cervo. Qui, i due arrivano alle 18,30: scendono a terra al porto vecchio, passeggiano, superano il ponte di legno, vanno al negozio Isola del Sottopiazza (Berlusconi è cliente da 16 anni). Il Cavaliere acquista piatti in ceramica, di Cagliari, da regalare alla moglie di Putin. Poi un salto in piazzetta, davanti al Cervo, con Berlusconi che spiega a Putin che è stato l’Aga Khan a fondare la Costa Smeralda, 41 anni fa. Il Cavaliere, lo Zar, il Principe... Ma non c’è più tempo per la storia, e le storie: tutti di corsa (in elicottero) a Porto Rotondo (chiuso al traffico d’urgenza dal sindaco Nizzi, almeno in centro) e alla Certosa, per la cena e il concerto di Bocelli, la Voce.
 

La Nuova Sardegna

DOMENICA, 31 AGOSTO 2003
 
Sull’incrociatore Moskva festa e lutto
I due leader ricevuti a bordo dell’ammiraglia della flotta del Mar Nero
Venti colpi di cannone il saluto dell’equipaggio
 
 GIAMPIERO COCCO


 LA MADDALENA. Un saluto militare e la poderosa stretta di mano di Vladimir Massorin, comandante della Flotta del Mar Nero, ha accolto a bordo del “Moskva” Valdimr Putin e Silvio Berlusconi. L’orgoglio della marina russa, l’incrociatore lanciamissili dedicato alla capitale della Madre Russia, era tirato a lucido. Come l’intero equipaggio, 500 tra uomini e donne.
 Per salire a bordo dell’ammiraglia della flotta del Mar Nero è stato necessario sottoporsi, sotto un sole cocente, al controllo minuzioso effettuato dagli uomini dell’Fsb, i servizi segreti russi.
 Poi la nave si è aperta ai “tovarisc” giornalisti - un compagno che non richiama alla memoria il vecchio appellativo del comunismo, ma da inteso semplicemente come “amico”, in gergo marinaresco -, ma soltanto nella zona di poppa, quella meno impegnata dalla poderosa batteria multibersaglio composta da sedici tubi lanciamissili di classe “Basalt”, 2500 chilometri di gittata. Gli ottoni dei tientibene, quelli delle targhette con scritte in cirillico e gli strumenti della banda musicale della flotta del mar Nero allineata sul ponte portaelicotteri di poppa, brillavano al sole dell’arcipelago dopo l’invocazione del maestrale sollecitata a gran voce dal premier italiano per far aprezzare appieno i colori della paradisiaca Sardegna al suo ospite e amico Vladimir Putin.
 Poco dopo le 12 il panfilo della Marina militare “Argo” ha portato a bordo i due premier, e Putin ha fatto gli onori di casa facendo visitare la nave a Berlusconi. Le zone interdette a operatori e fotografi erano la prua, sulle cui murate sono allineati i tubi lanciamissili. Vladimir Putin, visibilmente scosso dalla notizia dell’affondamento di un sommergibile russo nelle acque del Nord, ha stravolto il cerimoniale previsto a bordo in onore dell’ospite. Nessuna foto ricordo con marinai e ufficiali schierati a poppa, ma un discorso ai giovanissimi militari russi per dir loro «che oggi è successa una tragedia nella nostra famiglia. La flotta ha perso nove dei suoi uomini, nove nostri marinai. Sono molto triste per questo incidente, accaduto durante un servizio reso alla patria. Un servizio come il vostro, che comporta rischi e molto impegno».
 Un discorso a braccio, quello di Putin, fatto sotto l’immenso tendalino blu che lasciava filtrare una tenue luce turchese sul ponte centrale del “Moskva”, dov’era inquadrato l’equipaggio in armi. Silvio Berlusconi, che aveva già presentato al premier russo le condoglianze del governo e quelle del popolo italiano per la tragedia del Mar di Barents, ha voluto che le sue parole fossero tradotte anche a quei giovanissimi marinai schierati in suo onore.
 Poi i due premier hanno visitato la nave da guerra accompagnati dal vice ammiraglio Massarin, in una visita durata oltre un’ora. Il “Moskva”, nel 1989, accompagnò l’allora leader sovietico Mikhail Gorbaciov allo storico vertice di Malta con George Bush padre. Una data storica, che sancì la caduta dell’impero sovietico.
 L’incrociatore, che fa base a Sebastopoli, in Crimea (la città resa celebre dai racconti di Lev Tolstoi) inalbera il vessillo con la croce di Sant’Andrea - simbolo della Marina militare russa fin dai tempi degli Zar - e lo stendardo dell’ammiraglio Vladimir Massorin, comandante in capo della Flotta russa del Mar Nero, che ha voluto guidare personalmente la missione che ha portato le tre navi russe - il cacciatorpediniere Smetlivy e il rifornitore di squadra Bobnov - nel Mediterraneo.
 Varato nel 1983 e rimodernato negli anni’90, l’incrociatore - 12.500 tonnellate di dislocamento per 186 metri di lunghezza -, è inconfondibile per le sue alte murate e la prua alta e tagliente, adatta alle navigazioni tra i ghiacci.
 Venti colpi di cannone hanno salutato i due premier al momento di lasciare la nave. Cannoni da 75 millimetri caricati a salve che hanno fatto tremare lo scafo da prua a poppa.
 

La Nuova Sardegna

SABATO, 30 AGOSTO 2003
 
 L’ombra di Bush

 appoggio della marina statunitense. L’immagine di quelle unità non può non colpire soprattutto chi, in Sardegna, da oltre trent’anni si è dovuto abituare a considerare quel tratto di mare come esclusivamente riservato alla U.S. Navy: da quando nel 1971, in piena guerra fredda, un accordo segreto tra Roma e Washington aveva fatto di Santo Stefano una base militare per sommergibili nucleari, proprio contro la minaccia rappresentata da un’espansione dell’Unione sovietica nel Mediterraneo.
 Quando però si passa a ricostruire le ragioni della presenza russa nell’arcipelago, non appare agevole dare un’esauriente risposta. Non convince affatto, francamente, la spiegazione che ne è stata data, secondo cui l’invio di quelle navi sarebbe stato richiesto dal Cremlino per assicurare la massima protezione di Vladimir Putin contro il rischio di attentati terroristici. Una spiegazione, questa, che non dovrebbe garbare troppo al ministro Pisanu, suonando come una palese ammissione dell’incapacità dei nostri servizi di sicurezza di garantire da soli l’incolumità di un ospite pur così importante.
 Se ben si osserva, la presenza russa nelle acque maddalenine è il prodotto di una regia ben precisa, diretta a dare alla Comunità internazionale ed all’opinione pubblica un chiaro messaggio: quello di un incontro tra Berlusconi e Putin che ha luogo con la benedizione di Bush,Un gruppo di militari russi chiacchera con una militare americana in borghese. per niente preoccupato da un colloquio tra due alleati, dai quali si attende invece un fermo appoggio alla attuale politica dell’amministrazione americana, appoggio che Roma e Mosca hanno, sia pur con diversa ampiezza, in varie occasioni manifestato.
 E’ quindi assai verosimile che dagli incontri di questi giorni scaturisca, in primo luogo, un ribadito impegno a collaborare attivamente con il Presidente degli Stati Uniti nella “guerra totale” al terrorismo. Vladimir Putin, così profondamente condizionato dal conflitto in Cecenia, è personalmente interessato a mettere l’accento sulla lotta al terrorismo, e non sarà certo il nostro Presidente del Consiglio a tirarsi indietro su questo fronte.
 Anche perché, specie dopo l’11 settembre, l’intera Unione europea si è mostrata concorde nel condannare con determinazione le azioni terroristiche, offrendo quindi a Silvio Berlusconi l’opportunità di esprimere la posizione non più soltanto del governo italiano, ma di un’Unione di cui egli è attualmente Presidente “pro-tempore”.
 Il fatto è però che su altri temi delicati, di cui i due amici discuteranno a Villa Certosa, è ben difficile che le idee di Berlusconi coincidano con quelle che, nella sua qualità di Presidente dell’Unione, dovrebbe oggi fare proprie. Il più delicato di tutti è sicuramente quello dei rapporti della Russia con l’Unione europea, che da tempo il nostro Presidente del Consiglio si ostina a presentare come una questione da risolvere, puramente e semplicemente, con l’ingresso di Mosca nell’Unione. Così come non si stanca di ribadire la sua determinazione a favorire l’allargamento della stessa anche alla Turchia, assecondando di tutta evidenza ancora una volta i desideri di Washington, che vorrebbe vedere premiato sul piano economico un così fedele alleato in seno alla Nato.
 Di fronte all’opposizione ad un ingresso della Russia nell’Unione, più o meno esplicitamente manifestata da molti paesi membri e dallo stesso Romano Prodi, che riguardo a questa operazione si è dichiarato nettamente contrario, si tratta di vedere come il nostro Presidente del Consiglio, in pieno semestre italiano, si comporterà in occasione del faccia a faccia con Putin a Villa Certosa. Privilegerà come è suo solito il suo rapporto con gli Stati Uniti, che non vedono certo in termini negativi un maggiore sforzo finanziario dell’Europa per la democratizzazione della Russia, o si ricorderà che il suo primo dovere come Presidente dell’Unione è di favorire una linea di politica estera meno condizionata dalle scelte operate oltre oceano?
 Ci auguriamo vivamente, nell’interesse dell’Italia e dell’Europa, che l’immagine delle navi russe ospitate nella base di Santo Stefano non si ripercuota negativamente sull’esito di colloqui in cui il troppo spettacolo finora assicurato rischia di nuocere seriamente alla concretezza dei risultati.

Oggi alle 11,30, nelle stanze del circolo ufficiali dell’Ammiragliato della Maddalena, Silvio Berlusconi e Vladimir Putin incontreranno per la seconda volta i giornalisti. Top secret il contenuto, anche se, in mattinata, alcuni operatori saliranno a bordo delle navi.

 Paolo Fois

La Nuova Sardegna

SABATO, 30 AGOSTO 2003
 
COSSIGA
«La Maddalena diventi base comune»

 OLBIA. Francesco Cossiga propone che il vertice tra Silvio Berlusconi e Vladimir Putin getti le premesse per un progetto che potrebbe segnare la fine della Guerra fredda: la trasformazione della base Usa della Maddalena in base comune per le forze navali della Nato, degli Stati Uniti, della Russia e dell’Italia. «Se avessi ancora voce in politica estera, come la ebbi con qualche effetto nei 50 anni passati, consiglierei a Berlusconi di proporre la costituzione della base navale della Maddalena in base comune Nato-Usa-Russia e, anche se la cosa è un po’ costosa, Italia.Militari russi e americani socializzano e si scanbiano fotografie. Sarebbe un atto politico, ma anche simbolico, del definitivo superamento della Guerra fredda. E si potrebbe allestire sempre alla Maddalena, a fini turistici, un museo, con annesso mausoleo, in cui esporre i profili, scolpiti in granito sardo, di Berlusconi e Putin, con dediche alle fine della Guerra fredda».
 

La Nuova Sardegna

VENERDÌ, 29 AGOSTO 2003
 
LA MADDALENA ISOLA STRATEGICA
Da Napoleone a Orazio Nelson fino all’Us Navy
Tre secoli di appetiti militari sull’arcipelago più bello del Mediterraneo

 LA MADDALENA. Circolano già le battute, sui russi alla Maddalena. “Avevano tutti paura che i cosacchi arrivassero a piazza San Pietro a Roma, invece in Vaticano ci sono arrivati, ma qui da noi, e in pace”. Qui nell’arcipelago, dove Vaticano è un pezzo di terra accanto al ponte per Caprera. Sarà ironia isulana, ma c’è che ancora una volta La Maddalena è al centro della storia: luogo strategico, luogo simbolico.
 Un saluto tra un ufficiale americano e due ufficiali russi in Piazza Umberto IQuesto arcipelago - le isole intermedie, come usava dire tra Sette e Ottocento - è sempre stato l’obiettivo di chi, per una ragione o per l’altra, aveva ambizioni di potere.
 Il primo che tentò la conquista fu Napoleone. Nel 1793, quando la Francia faticava a esportare la sua rivoluzione in Italia per le resistenze al nord, i giacobini decidono di attaccare la Sardegna, partendo proprio dalla Maddalena, in modo da controllare un’area strategica del Mediterraneo in chiave anti-inglese. Il 22 febbraio, una ventina di navi, tra cui la fregata Lafayette, partono da Bonifacio. Tra i comandanti, un giovanissimo còrso: Napoleone, appunto. L’attacco all’arcipelago - a colpi di cannone - viene sferrato il 23, ma i maddalenini e i galluresi - quasi tutti di origine còrse come il futuro imperatore - resistono e, sotto la guida di Domenico Millelire, respingono l’invasore, costretto alla ritirata (25 febbraio 1793).
 La storia, si sa, è ricca di rovesci. E così, il primo novembre del 1803 nelle acque dell’arcipelago fanno ingresso una ventina di navi inglesi con l’intento, ecco il punto, di controllare gli spostamenti della flotta napoleonica. Scrive al proprio governo l’ammiraglio Nelson: “La Sardegna è la stazione navale e militare più importante del Mediterraneo: possiede il più bel porto del mondo: La Maddalena”. E aggiunge: “Se io perdo la Sardegna, perdo la flotta francese”. L’unico scopo del grande ammiraglio è quello di abbattere la forza navale napoleonica e il modo per farlo è stare alla Maddalena in attesa che i francesi lascino Tolone. Nelson, a bordo della Victory, attende fino all’ottobre 1804 di potere prendere il largo, quando, sfruttando la posizione delle isole intermedie - una sorta di crocevia del Mediterraneo - viene informato che i francesi muovono alla volta della Tunisia. Un anno dopo, a Capo Trafalgar, sconfisse i napoleonici, rimettendoci la vita.
 Nella storia contemporanea, La Maddalena ha continuato a svolgere un ruolo militare strategico. Prima di tutto per l’Italia, che qui ha installato l’Arsenale e l’Ammiragliato della marina. Una storia che ora, con l’addio di Marisardegna e il ridimensionamento dell’Arsenale, sembra chiudersi senza appello. Storia economica, e sociale, anche durissima. Nel 1953, per esempio, dall’Arsenale vengono licenziati tutti gli operai comunisti e socialisti perché pericolosi in quanto filosovietici: nessuno, alla Maddalena, voleva che ci fossero spie dell’Urss in in posto così delicato. Dice Mario Birardi, ex sindaco e dirigente del Pci con Enrico Berlinguer: «Io ero a Sassari, dirigente comunista, e quando tornavo a casa i compagni, per il terrore, facevano finta di non conoscermi”. Non a caso, 19 anni dopo, anche gli Usa prendono possesso dell’arcipelago per le stesse ragioni che animavano Napoleone e Nelson e in un’ottica anti-Urss. Andreotti segretamente dà l’assenso all’istallazione di una base appoggio per sommergibili nucleari a Santo Stefano. Il sindaco dc di allora, Giuseppe Deligia, caldeggia l’operazione pensando a un ritorno economico per La Maddalena, ma ora, davanti alla possibilità che la base raddoppi, dice no.
 Del resto, che senso ha potenziare una base che doveva combattere l’Urss se ora l’Urss non c’è più, e anzi le sue navi da guerra sono qui, per il sancimento altamente simbolico dell’intesa Usa-Russia? Ora che i moscoviti hanno conquistato il Vaticano, sì, ma quello accanto al ponte per Caprera... (g.pi.)
 
la pacifica invasione
dell’armata rossa

In attesa che arrivi il presidente, loro, i marinai in servizio sulle tre navi ormeggiate davanti a Santo Stefano, hanno invaso le vie del centro cittadino. Classico berretto bianco, con lunghi nastrini gialli e neri, casacca bianca e pantaloni neri, i russi sono sbarcati ieri mattina e, guarda caso, sono finiti intruppati in Piazza Rossa Ñ conosciuta anche come Piazza Garibaldi. Ma più che russi sembrano giapponesi. Hanno tutti una macchina fotografica e scattano su ciò che capita a tiro del loro obbiettivo. «Che bei ragazzi», commentano alcune signore al passaggio di questi giovani marcantoni biondi con gli occhi chiari.Due marinai russi bevono vodka al bar Milano. «E che belle ragazze», replicano due turisti alla vista delle prime marinaie sul lungomare. Insomma, la pacifica invasione è stata salutata con simpatia dai maddalenini, peraltro ormai abituati alle divise militari. Nella tarda mattinata, gli ufficiali russi, accompagnati dai colleghi della nostra Marina, hanno potuto vedere i punti del percorso di Putin in cui domani dovranno sistemare gli uomini. Che poi è la vera ragione per cui si trovano qui, cioè proteggere il presidente e tenere sotto controllo la zona. Ieri, nell’ambito delle iniziative finalizzate a rendere meno indolore la presenza russa nell’arcipelago, la banda musicale e il corpo di ballo della flotta del Mar Nero hanno allestito un piccolo spettacolo nelle vie del centro. Nel frattempo, anche gli ultimi dettagli del protocollo sono stati messi a punto dall’apparato che si sta occupando dell’incontro tra Vladimir Putin e Silvio Berlusconi. Domani sera, alle 20, gli ufficiali della Moskva riceveranno a bordo il sindaco Rosanna Giudice, il prefetto Salvatore Gullotta, il presidente del Parco dell’arcipelago Gianfranco Cualbu. Un aperitivo di saluto dopo l’intensa giornata di incontri in cui è prevista la conferenza stampa nella sala della biblioteca del Circolo ufficiali davanti a un centinaio di persone Ñ in gran parte giornalisti di varie testate.

Augusto Zedda

La Nuova Sardegna

VENERDÌ, 29 AGOSTO 2003
 
Putin nel paradiso della Certosa: in Sardegna cerca casa nella Ue
Sarà ospite di Berlusconi che a settembre accoglierà anche Aznar e Raffarin
 
GUIDO PIGA


 OLBIA. L’hanno preceduto i suoi connazionali: per turismo e per qualche affare non sempre cristallino, come evidenzia il rapporto del ministero dell’Interno. Prima di lui a Olbia, due anni fa, atterrò pure un Antonov dell’Aeroflot. Ma oggi, alle 13, all’aeroporto Costa Smeralda, tutto questo sarà superato: a quell’ora, in quello spazio, sbarcherà in Sardegna per la prima volta un presidente russo (in carica): Putin.
 L’amico di Berlusconi. Sette incontri in due anni, l’ultimo dei quali passato a preparare l’evento: l’incontro a Porto Rotondo. Silvio Berlusconi sarà lì, nell’area vip della Costa Smeralda (più 10 per cento di arrivi sul 2002, tanto per gradire) ad accogliere “l’amico Vladimir” come usa dire. L’anno scorso il Cavaliere aveva portato a spasso per Porto Cervo le figlie del presidente russo, Mascia e Katya. Adesso, fino a domenica, sarà il loro papà a godere del mare gallurese.
 Politica & mondanità. Tre giorni divisi tra incontri pubblici e feste private. Oggi, alle 16,30, prima conferenza stampa congiunta all’Abi d’Oru di Marinella; domani, alle 11,30, secondo incontro con la stampa, ma alla Maddalena, al circolo ufficiali dell’Ammiragliato, di cui fra poco entrerà in possesso il Quirinale. Per i due leader è stata organizzata una dimostrazione di un potente jet antincendio arrivato apposta dalla Russia. Sui temi dell’incontro con i giornalisti, nulla si sa. E’ certo che Berlusconi e Putin hanno un obbiettivo comune: rinsaldare i rapporti, già buoni, tra Italia e Russia. Il presidente del consiglio italiano sogna un’Unione europea allargata alla Russia, e Putin sembra camminare decisamente, se non verso un’adesione (materia di scontro tra Berlusconi e Prodi), certo nella direzione di una più stretta collaborazione economica e militare. All’ordine del giorno ci sono anche le questioni mediorientali e i rapporti con gli Usa.
 Stampa russa. Ultimi preparativi a Mosca per il viaggio di Putin, preceduto dall’arrivo alla Maddalena delle navi da guerra. Putin ha incontato il ministro degli esteri Ivanov, dopo una settimana di vacanza nell’Altai, nella Siberia orientale. Per il viaggio c’è molto risalto sulla stampa. “Una pizza al cactus” titola il quotidiano Moskovski Komsomolets. “Berlusconi colpisce Putin con i cactus in fiore” titola la Komsomolskaia Pravda. Chiari riferimenti alle 400 specie di cactus fatte arrivare alla Certosa. Che, per la Niesavisimaya Gazeta, è “un paradiso terrestre”.
 Sardigna Natzione. «Prima Aznar, oppressore del popolo basco, adesso Putin, sterminatore del popolo ceceno: continua la serie degli ospiti indesiderati imposti alla Sardegna da Berlusconi»: è questa la posizione del coordinatore di Sardigna Natzione Bustianu Cumpostu.
 Aznar e Raffarin. Dopo Putin, Berlusconi continuerà gli incontri con i capi di governo e riceverà alla Certosa il primo ministro spagnolo Aznar (il 5 settembre) e quello francese Raffarin (il 6).
 

La Nuova Sardegna

VENERDÌ, 29 AGOSTO 2003
 
Mille agenti e 007 per una visita blindata
Sorveglianza anche dal cielo con aerei, elicotteri e satelliti spia
 
 GIAMPIERO COCCO


 PORTO ROTONDO. Le prove tecniche di protezione sono cominciate da una decina di giorni. Prima in sordina, con i controlli minuziosi degli uomini dei servizi segreti russi e italiani che ispezionano anche il più remoto angolo della Gallura che potrebbe essere incluso nella visita all’isola di Vladimir Putin.
 Da ieri l’apparato di protezione voluto dal Ministro dell’Interno Beppe Pisanu è diventato visibile, con centinaia di automezzi di ogni tipo di polizia, carabinieri e guardia di finanza che stazionano lungo i percorsi e nei luoghi che saranno raggiunti da Putin e Berlusconi. Da oggi le forze in campo che dovranno garantire la sicurezza dei due premier e del loro seguito saranno immense, come non era mai accaduto nell’isola. Un migliaio di uomini, sparsi da Olbia a La Maddalena, vigileranno per tre giorni sull’incontro al vertice tra il presidente della federazione russa e il primo ministro italiano. Vietato l’accesso a chiunque nelle zone “calde” di Porto Rotondo quali Punta Lada (il promontorio dove sorge la “Certosa”) e di Ladunia; navigazione interdetta nelle acque antistanti la base navale di Santo Stefano, dove sono ancorate le due unità navali della Marina russa (l’incrociatore Moskova e il cacciatorpediniere Smitlivy) e limitazioni alla navigazione in una rotta marina compresa tra Porto Cervo e le isole dell’arcipelago per la giornata di sabato. Controlli a tappeto per auto e imbarcazioni sospette, mentre lo spostamento del corteo presidenziale o dei natanti sui quali prenderanno posto Silvio Berlusconi e l’amico Vladimir Putin saranno seguite dal cielo da uno stuolo di elicotteri della polizia e dei carabinieri dotate di telecamere.
 «Normali misure di protezione dovute ad un capo di Stato», dicono al Ministero dell’Interno.
 Alla Maddalena ieri sono arrivati una trentina di carabinieri del Sios (specializzati nella vigilanza ad obiettivi sensibili) che dovranno controllare l’Ammiragliato, una delle sedi che saranno visitate dai due premier. La Digos ha rafforzato la sua presenza, mentre da Cagliari è stato spostato in Gallura il battaglione mobile della polizia di Stato, che avrà compiti di sorveglianza su Porto Rotondo.
 E i russi? Dal loro quartier generale, l’hotel Melia di Olbia, gli agenti dei servizi federali di sicurezza (Fsb) e quelli della scorta aggiuntiva al Presidente Putin si muoveranno di buon’ora, utilizzando auto civili guidate da uomini dei nostri “servizi” che conoscono il territorio alla perfezione. Tutte le auto sono dotate di Gps cartografico e localizzatore satellitare, mentre la centrale operativa di tanto dispiegamento di forze è stata collocata in un luogo supersegreto.
 Per il week end sardo di Vladimir Putin, che arriva nell’isola preceduto da una piccola squadra navale della sua federazione, sono state variate le orbite geostazionarie di alcuni satelliti spia e di comunicazione. Previsto, e provveduto, anche a fronteggiare ad un possibile black-out energetico. Ai generatori elettrici già installati alla “Certosa” ne sono stati aggiunti altri quattro di riserva. La serata d’onore per Putin prevista per sabato nel parco della “Certosa” sarà il momento mondano (e più delicato) della permanenza del premier nell’isola. Gli oltre quattrocento invitati (pochi i personaggi sardi inclusi nel listone) dovranno sottostare, prima di avere accesso al parco, ad un minuzioso controllo personale.
 

La Nuova Sardegna

GIOVEDÌ, 28 AGOSTO 2003
 
Arriva Putin, la marina russa invade l’arcipelago
A Santo Stefano la squadra che accompagna il presidente nella visita a Berlusconi
Accoglienza con tutti gli onori dai colleghi italiani invitati a pranzo sulla Moskva, ma il suo equipaggio non potrà scendere a terra
 
GIAMPIERO COCCO


 LA MADDALENA. La marina russa ha “invaso” la rada di Santo Stefano. Da ieri l’incrociatore lanciamissili “Moskva” - ammiraglia della IV flotta del Mar Nero - e il cacciatorpediniere “Smetlivj” sono ormeggiati davanti a Santo Stefano, la trentennale base dell’Us Navy che fornisce assistenza ai sommergibili nucleari della marina militare americana che incrociano nel Mediterraneo.
 Un evento storico, anche perchè nessuna nave con la “stella rossa” sulla prua è mai entrata nelle smeraldine acque dell’arcipelago, a un tiro di schioppo (si fa per dire) dalla casa dell’eroe dei due mondi, Giuseppe Garibaldi.
 «Krasivji, ochen krasivji!» Bello, bellissimo!, ha esclamato Joseph Mazorin, l’ammiraglio comandante la divisione navale del Mar Nero (le cui insegne sventolano sul pennone dell’incrociatore Moskva) nell’ammirare le sculture di granito scolpite dal vento che si specchiano nel mare cristallino della Maddalena. E’ lui il primo militare russo a trovarsi a poche centinaia di metri - con a disposizione una potenza di fuoco impressionante: sedici tubi lanciamissili, quattro torrette armate di cannoni a prua, cannoncini antiaerei e chissà quali altri letali armamenti - dalla inviolabile e supersegreta base statunitense che per venti anni, durante la guerra fredda, è stata la spina nel fianco e il deterrente mediterraneo contro l’ex Armata Rossa.
 Poco dopo le 10 di ieri la banda della marina russa, allineata sul ponte di poppa del Moskva, ha intonato l’inno nazionale e, in onore della marina militare ospitante, l’inno di Mameli. Le due navi hanno richiamato sulle strade costiere di Palau, della Maddalena e di Caprera migliaia di persone, per immortalare in una foto ricordo o in un filmato digitale quell’evento da ricordare ai nipotini.Due marinai russi bevono vodka al bar Milano. L’incrociatore lanciamissili Moskva e il cacciatorpediniere Smetlivy, scortati dal cacciatorpediniere della marina militare italiana Audace, precedono di 48 ore l’arrivo in Sardegna del premier russo Vladimir Putin che sarà ospite, nel week end, del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, a Porto Rotondo. Gli americani hanno ignorato la presenza degli ex nemici russi. Nei giorni scorsi, su disposizioni del Pentagono, la base di Santo Stefano è stata evacuata dalla nave appoggio U.s.s. Emory Land, la gigantesca nave officina che fornisce assistenza (e non solo) ai sottomarini atomici di classe Los Angeles, gli “hunter killer” della marina americana. L’arrivo delle due navi della federazione russa - una terza, il rifornitore di squadra Bubnov incrocia al largo dell’arcipelago, in mezzo al Mediterraneo, lontano dalle basi militari francesi della Corsica - sono approdate in acque italiane grazie al sotterraneo lavoro della nostra diplomazia e agli accordi internazionali stretti tra la Nato e ciò che rimane dell’ex armata Rossa. Un fatto impensabile sino a pochissimi anni fa. Una ospitalità, quella offerta dal governo italiano, che ha fatto storcere il naso a George Bush J. e al presidente francese Jacques Chirac. I quali non hanno condiviso l’iniziativa del premier italiano. Le navi militari sono infatti dotate di sistemi di rilevamento impressionanti, capaci di memorizzare milioni di dati e scannerizzare un raggio di oltre centoventi chilometri quadrati. I radar delle due navi russe sono comunque spenti. I controlli, quelli reali, li stanno facendo i satelliti spia della Nsa americana e quelli in dotazione alla Fsb, l’ex Kgb di cui Putin è stato uno degli ultimi dirigenti.
 A fare gli onori di casa è stato il comandante di Marisardegna ammiraglio Carlo Saudella, il quale ha ricevuto in Piazza Comando, nella sede dell’ammiragliato, i comandanti delle unità militari russe, l’ammiraglio Joseph Mazorin e il contrammiraglio Leonida Vassiukov, capo della squadra navale del Mar Nero. I nostri ufficiali sono stati quindi invitati a bordo della Moskva a pranzo e per mettere a punto i programmi di lavoro e rappresentanza dei prossimi giorni. Al lavoro, invece, i marinai delle due unità navali rimaste alla fonda. Un gruppo di marinai russi in Piazza Umberto IGli equipaggi non potranno scendere a terra durante la permanenza in Sardegna.
 Vladimir Putin non è scortato soltanto dalle navi militari della sua federazione. Ieri mattina due “Tupolev” russi hanno sbarcato all’aeroporto di Olbia-Costa Smeralda lo staff diplomatico e una trentina di agenti dei servizi segreti incaricati di proteggere il premier russo e la sua famiglia - la moglie Ludmilla Putina e le figlie Mascia e Katia - in terra sarda. La presenza della first lady a Porto Rotondo è data per certa dal quotidiano di Mosca Nezevisimaya gazeta, che ha anticipato l’interesse della famiglia Putin per il mare dell’isola. Una società russa ha acquistato per 25 miliardi di vecchie lire la faraonica tenuta della “Valchiria” di Porto Cervo, costruita dieci anni fa da Giovanni Prete, distributore per l’Italia dei prodotti “Microsoft”. Le indiscrezioni vogliono Putin interessato alla mega villa da 80 stanze che si affacciano sui moli di Porto Cervo.
(ha collaborato Andrea Nieddu)
La Nuova Sardegna  
 
GIOVEDÌ, 28 AGOSTO 2003
 
UN INCONTRO TRA POLITICA E MONDANITA’
Gite in barca e passeggiate a Villa Certosa tra i cactus
 
GUIDO PIGA


 PORTO ROTONDO. Questione di muri. Quello di Berlino è caduto da un pezzo, sennò Putin non avrebbe potuto essere qui, è ovvio. Da domani però cadrà anche quello che protegge i soggiorni galluresi di Berlusconi. Perché i tre giorni che passerà con il presidente russo saranno pubblici.
 Sono annunciate passeggiate per Porto Rotondo. E’ in programma un’escursione in barca (pare con l’Argo, quella della marina militare usata da Ciampi nelle sue vacanze alla Maddalena): una gita lungo la costa, tra Porto Cervo e l’arcipelago. All’ordine del giorno anche due conferenze stampa, una a Marinella (all’hotel Abi d’Oru, quello dell’editore Sergio Zuncheddu), l’altra alla Maddalena, al circolo ufficiali della marina.
 Insomma, un evento pubblico (compatibilmente con le ragioni di sicurezza). Un incontro tra politica e mondanità, un modo per sancire definitivamente gli eccellenti rapporti tra Italia e Russia (sette incontri in due anni, tra Berlusconi e Putin) e cercare, come ha spiegato il presidente del Consiglio, di «aiutare Putin nel cammino che porterà la Russia nell’Unione europea». Un pallino del Cavaliere, questo della Russia all’interno dell’Ue. Una visione che, a onore del vero, ebbero già gli ispiratori dell’Europa Unita, Altiero Spinelli per primo. Come non ricordare il motto, “Europa unita dall’Atlantico agli Urali”?
 Berlusconi ci crede, a questa progetto strategico. Lo vorrebbe subito, anche, l’abbraccio Russia-Ue. Ed è questo uno di motivi di scontro con il presidente della commissione Romano Prodi, che invece ritiene che questo passaggio sia prematuro e che un’Europa con la Russia dentro sarebbe sbilanciata. Di questo parleranno i due, e anche di terrorismo internazionale, di Medio Oriente, di rapporti stretti sul piano culturale a livello europeo.
 Tre giorni di lavoro, questo sì. Solo che, anziché nell’ambiente solenne del Cremlino o di Palazzo Chigi, i due faticheranno all’ombra delle piante della Certosa. Berlusconi ha fatto le cose per bene, scegliendo dei cactus che vanno ad arricchire un patrimonio botanico inestimabile e curatissimo. I due, così, passeggeranno per ettari e ettari, nelle vecchie e nelle nuove proprietà del Cavaliere (tra queste, i 40 ettari acquistati due anni fa dal nuovo padrone della Costa Tom Barrack, che è in America e tornerà ai primi di settembre). E lì, per Putin, canterà Andrea Bocelli, sabato. Eppoi, il mare. Quello che Berlusconi e Putin solcheranno con l’Argo. Magari dopo un salutare bagno di folla a Porto Rotondo. Una cartolina mozzafiato per Mosca, insomma, e per vincere le ultime resistenze russe all’incontro con l’Occidente.
 
La Nuova Sardegna  
 
GIOVEDÌ, 28 AGOSTO 2003
 
A cena con Bocelli e Tony Renis

 PORTO ROTONDO. Portorotondo è pronta ad accogliere Vladimir Putin che da venerdì 29 a domenica 31 sarà ospite di Silvio Berlusconi a villa Certosa. Il presidente della Federazione Russa arriverà in Sardegna venerdì attorno all’ora di pranzo e ad accoglierlo, all’aeroporto di Olbia-Costa Smeralda, sarà lo stesso Berlusconi che lo condurrà nella sua villa. Per le 16,30 è previsto un incontro con i giornalisti che si terrà nell’albergo Abi d’Oru. Per sabato è in calendario una visita alla Maddalena dove sono attraccate le navi russe. In quell’occasione è previsto, attorno alle 13, un secondo incontro con la stampa che si terrà al circolo ufficiali dell’ammiragliato. Putin e Berlusconi faranno quindi rientro a Villa Certosa dove per sabato è organizzata una cena in onore dell’ospite russo. L’incontro conviviale si terrà nel parco che per l’occasione Silvio Berlusconi ha fatto ristrutturare, con due presenze di eccezione, quella del tenore Andrea Bocelli e di Tony Renis. Domenica 31 il rientro di Putin in Russia.
 
La Nuova Sardegna  
 
GIOVEDÌ, 28 AGOSTO 2003
 
Il finto stupore della Us Navy
 

 LA MADDALENA. «Russi?, perchè ci sono i russi, alla Maddalena?» Imitando Alì Il comico, il mitico ministro dell’informazione iracheno Mohamed Al Sahaf che smentiva in ogni circostanza la presenza degli americani a Bagdad (anche sotto il tiro delle cannonate dei tank yankee), un portavoce della Us Navy finge, ovviamente, di ignorare che i marinai russi sono sbarcati nella “loro” isola, ormeggiando davanti alla “loro” base due impressionanti strumenti di guerra.Un saluto tra un ufficiale americano e due ufficiali russi in Piazza Umberto I
 «Noi siamo ospiti in territorio italiano, così come sono ospiti gli amici russi. Non abbiamo, ufficialmente, alcun motivo per rendere o ricevere visite di cortesia ai colleghi della marina militare russa. La nostra nave appoggio ha lasciato gli ormeggi di Santo Stefano per servizi in alto mare, già programmati da tempo. Ma cosa ci fanno i russi in Sardegna?». Fine della chiacchierata. Gli americani rimasti nell’isola dedicheranno il week end ai film, al mare e (di nascosto) a fotografare le navi della Federazione russa davanti alla base di Santo Stefano.(g.p.c.)
 

La Nuova Sardegna

MERCOLEDÌ, 27 AGOSTO 2003
 
UN BRIVIDO DA GUERRA FREDDA
Navi russe nel «santuario americano»
Ma la U.S. Emory Land cortesemente saluta e... lascia l’approdo

 CAGLIARI. Navi russe specializzate nella caccia antisommerigibile nell’ arcipelago della Maddalena davanti alla base appoggio per sottomarini a propulsione e armamento nucleare della Marina degli Stati Uniti.
 La svolta storica, impensabile fino a poco tempo fa, avverrà domani quando due navi della Flotta del Mar Nero della Federazione russa si ormeggeranno nella super-protetta rada di Santo Stefano, vista finora soltanto nelle foto prese dai satelliti spia, oppure, chissà, attraverso perigliose e sinora ignote missioni di spionaggio sottomarino.
 L’ arrivo dell’ incrociatore lanciamissili e portaaelicotteri Moskva, nave ammiraglia della Flotta del Mar Nero, del cacciatorpediniere Smetlivy e del rifornitore di squadra Bubnov è stato reso possibile dai nuovi rapporti di collaborazione tra Nato e Russia e dalla visita del premier russo Vladimir Putin al presidente del Consiglio italiano.
 Putin ha voluto essere accompagnato dalle navi da guerra nel suo viaggio alla Maddalena e in Costa Smeralda proprio per dare un segnale «forte» e riconsolidare i vecchi rapporti di amicizia con l’ Italia, ricordando che furono i marinai dell’ incrociatore russo «Aurora» (lo stesso che a San Pietroburgo sparò il colpo di cannone che diede il via alla rivoluzione d’ Ottobre) a prestare i primi soccorsi alla popolazione di Messina, dopo il terremoto del dicembre 1908.
 La sosta delle navi russe alla Maddalena era stata preannunciata al Ministero degli Affari Esteri dall’ Ambasciata russa alcune settimane fa. Paradossalmente a creare ostacoli all’ arrivo delle navi di Putin non sono stati i motivi di segretezza militare, dato che le acque dell’arcipelago dal 1972 custodiscono una delle basi più importanti e più discusse (la loro concessione agli americani non fu mai presentata al parlamento italiano per una ratifica e tuttora parte dell’accordo che governa questa concessione è ignoto ai più) dello strumento militare statunitense nel Mediterraneo.
 Gli impedimenti principali sono venute dalle severissime norme sulla tutela ambientale del Parco nazionale della Maddalena.
 I Russi hanno dovuto garantire che dalle navi non sara sversato a mare alcun rifiuto e neanche l’acqua di sentina.
 L’ addetto navale russo a Roma ha dovuto sottoscrivere un accordo con una società specializzata di Alghero che con un mezzo speciale, caricato su una bettolina, ritirerà i rifiuti di Moskva e Smetlivy. Queste due navi saranno le uniche unità ad ormeggiarsi in rada, mentre il Bubnov, che stazza 22460 tonnellate, resterà fuori.
 Per motivi di sicurezza le acque comprese tra Santo Stefano, Caprera e La Maddalena saranno completamente interdette alla navigazione sino al 1 settembre, data in cui le navi russe salperanno alla volta della Spezia, dove è prevista un’altra visita ufficiale. Esigenze di carattere tecnico avrebbero consigliato, invece, il comando navale Usa a far partire la nave officina Emory Land, che con i suoi 1500 uomini d’equipaggio garantisce l’ assistenza ai sottomarini della Us Navy.
 Sembra si sia voluto evitare un incontro troppo ravvicinato in un’ area che potrebbe rivelarsi angusta per la stazza delle navi (Moskva: 12.500 tonnellate, 186 metri di lunghezza; Smetlivy: 4.600 tonnellate, 146 metri) in caso di peggioramento delle condizioni atmosferiche o improvvisi cambi di vento.
 La visita all’ arcipelago maddalenino avrà un risvolto non piacevole per i marinai russi: non potranno godere della franchigia. Dovranno rinviarla alla sosta alla Spezia.
 Scenderanno a terra solo gli uomini comandati in servizio per le manifestazioni ufficiali e i componenti della Banda e del Corpo di ballo della Flotta del Mar Nero.
 Questi ultimi il 28 agosto si esibiranno su un grande palco allestito nella piazza dell’Ammiragliato.
 Il meticoloso programma messo a punto in collaborazione con il Comando Marina della Sardegna, prevede anche, in caso di maltempo, il trasferimento della manifestazione nella sala convegni della Scuola sottufficiali “Primo Longobardo”.
 La Marina Militare ha messo a disposizione del presidente del Consiglio e del premier russo anche il panfilo Argo, la stessa unità utilizzata dal Capo dello Stato, Carlo Azeglio Ciampi, durante le sue vacanze alla Maddalena. L’ Argo potrà essere utilizzato per gli spostamenti tra Porto Rotondo e La Maddalena e le visite nell’ arcipelago.
 Imponente l’ apparato di sicurezza per i giorni di permanenza dei Russi nell’ arcipelago.
 Agenti del Servizio informativo e operazioni speciali (Sios) della Marina hanno intensificato i controlli in tutte le aree militari a terra e a mare.
 La preoccupazione dei responsabili dell’ ordine pubblico è che la visita di Putin possa costituire un’ occasione per rinnovare la protesta contro la presenza di battelli a propulsione nucleare nelle acque di un Parco Nazionale e contro la possibilità che le gallerie corazzate dell’isola di Santo Stefano possano venir trasformate in deposito per le scorie radioattive.
 
 
MERCOLEDÌ, 27 AGOSTO 2003
 
Putin da Berlusconi con una scorta da zar
Il presidente russo a Villa Certosa protetto da una squadra navale
L’arrivo è previsto per oggi: unica condizione tassativa non inquinare il Parco della Maddalena

 ROMA. Un incontro, il settimo in poco più di due anni, molto informale nello splendido scenario di villa Certosa in Costa Smeralda che si sta trasformando in un evento che attirerà l’attenzione dei turisti e dei cittadini della zona: Vladimir Putin torna ancora una volta in Italia ospite del suo «amico» Silvio Berlusconi, questa volta in Sardegna, accompagnato - come Michael Gorbaciov nello storico vertice di Malta nel 1989 con George Bush senior - da uno dei pezzi forti della marina russa, l’incrociatore lanciamissili con ponte per aerei a decollo verticale, Moskva, nave ammiraglia della flotta del Mar Nero.
 La Moskva, protetta dal cacciatorpediniere Smetlivy e dal rifornitore di squadra Bubnov, arriverà oggi nelle limpide acque della Costa Smeralda e si ormeggerà nella base militare americana di Santo Stefano alla Maddalena, un tempo segretissimo rifugio dei sottomarini nucleari americani, proprio quelli a cui dovrebbe dare la caccia la Moskva.
 Anzi, per ragioni di sicurezza e per fare spazio alla gigantesca imbarcazione militare russa, il comando militare Usa farà uscire a largo una sua unità.
 Una prova concreta del disgelo tra Stati Uniti e Russia e delle ottime relazioni esistenti oggi tra Roma e Mosca. Tutto ciò anche se, dopo prime indiscrezioni venute dall’ Italia che davano per certa anche la presenza della moglie e delle figlie di Putin a villa Certosa, il presidente russo arriverà in Sardegna giovedì prossimo da solo.
 Il feeling che unisce Berlusconi e Putin è testimoniato dalla frequenza degli incontri diretti e dal fatto che il premier sia stato più volte a Mosca che a Bruxelles.
 Nonostante si tratti di una visita informale sono tanti gli argomenti caldi che i due premier potrebbero affrontare nel riserbo della villa sarda di Berlusconi.
 Oltre ai rapporti con la Nato, mai così avanti dopo il vertice di Pratica di mare che ha avviato consultazioni istituzionali tra la federazione russa e l’Alleanza atlantica, sul tappeto ci sono le crisi regionali dall’Iraq all’Afghanistan, dal Medio Oriente alla Cecenia.
Proprio ieri i combattenti ceceni hanno lanciato un appello a Berlusconi affinchè intervenga su Putin affinchè apra «negoziati genuini» e smetta di ignorare l’ipotesi di una graduale indipendenza della Cecenia. Naturalmente ci sarà spazio anche per rafforzare i già ottimi rapporti bilaterali e per dare ulteriore impulso all’interscambio.
 L’isola è intanto pronta ad accogliere il presidente russo, con una sola tassativa condizione: le unità militari non devono assolutamente inquinare le acque cristalline della Costa Smeralda.
 L’addetto navale russo ha dovuto sottoscrivere un accordo con una società specializzata di Alghero affinchè fornisca un mezzo speciale che ritiri i rifiuti della Moskva, anche l’acqua della sentina.
 
 
MERCOLEDÌ, 27 AGOSTO 2003
 
Cosa resterà adesso della vecchia «caccia a Ottobre Rosso»?
 
PIERGIANNI ARLOTTI


Ah, i bei tempi della Guerra Fredda, quando tutto era più chiaro e si sapeva chi erano i buoni e chi i cattivi! Allora non c’erano dubbi: l’Impero del Male era lì, a est. Si ergeva, duro e misterioso, oltre la cortina di ferro e con i suoi capi si poteva parlare solo dopo aver sbandierato migliaia di muscolose testate nucleari. A buon intenditor... Rapporti con i Cattivi a est? Sì, ma solo sporadici e controllati, possibilmente via telefono per non farsi inquinare dal Male che, invece, spiava occhiuto noi Buoni dell’Ovest.
 Un po’come l’occhio di Saruman, reso famoso da Tolkien e fotogenico dal successo cinematografico del Signore degli Anelli.
 E allora, in quei tempi remoti, i Buoni costruivano le loro cattedrali fortificate, per tenere a bada il volo dei Nazgul, che nel romanzo sono i mostri alati cavalcati dagli ex padroni dell’Unico Anello, ma nella realtà erano gli aerei e i sommergibili spia con la stella rossa, che, si sussurrava, volassero ovunque e vedessero tutto.
 Poi, quando le due Torri (pardòn la cortina di ferro), sono crollate, si è scoperto che non stava esattamente così. Che Ecelon, il Grande Orecchio capace di intercettare le comunicazioni telefoniche di ogni cittadino, l’avevamo noi Buoni e che la temuta tecnologia sovietica era roba da preistoria al confronto delle sofisticazioni occidentali. Ma pazienza. Al Pentagono dovevano pur vivere.
 Ma quello che accade oggi è comunque sconvolgente. Le prore delle navi russe solcano un mare di bellezza senza pari, dove, per vie misteriose i sottomarini atomici statunitensi arrivano a rifornirsi (di cosa poi?), presso la grande balena-madre ormeggiata a Santo Stefano.
 Sarebbe interessante capire quanto questa visita, chiesta da Berlusconi all’«amico» Putin e da questi imposta in forma da antico zar, sia piaciuta anche all’«amico Bush». Di sicuro deve essere andata di traverso agli ammiragli americani, che si sa, come tutti i militari, credono profondamente al motto «fidarsi è bene, ma non farlo è meglio».
 D’altronde come è possibile credere che affrontando gli stretti passaggi che dal mare aperto conducono all’isola di Santo Stefano, i sonar delle navi russe non si siano surriscaldati per il troppo lavoro.
 Certo, i dati raccolti serviranno a Putin quando, noleggiato un gommone, tornerà a pescare nell’arcipelago maddalenino come semplice turista, ma questo chi glielo spiega agli ammiragli americani? Chi è nato e cresciuto con l’incubo della «caccia a Ottobre rosso» difficilmente potrà gradire questa pur amichevole intrusione nei meandri più segreti della Us.Navy.
 Ma ormai è fatta. Da oggi le navi russe saranno ormeggiate di fronte a quelle americane con buona pace di tutti e due.
 C’è solo un pericolo. Che di fronte a questa situazione qualcuno al Pentagono abbia una crisi di identità del tipo: «Chi siamo? Dove andiamo?». E alla fine concluda chiedendosi: «Ma ora alla Maddalena, cosa ci facciamo»?
 

 

Riflesione

Politica e mondanità

 

  Foto di Fabio Presutti Per tutta la mattina di sabato il cielo dell’Arcipelago è stato invaso da una flotta di elicotteri che hanno sorvolato incessantemente l’isola e la Costa Smeralda, il mare, soprattutto quello antistante Santo Stefano, La Maddalena, Caprera e il Golfo di Arzachena. Era un continuo via vai di natanti militari che facevano la spola tra la banchina del Circolo Ufficiali e le tre navi russe ormeggiate alla fonda, il tutto nel “massimo” rispetto delle norme antinquinamento acustico e ambientale “sacrosante” nel nostro Parco.

Gli eventi di ieri però, se non altro, sono stati storicamente importanti, (per berlusconi in modo particolare) è stato suo l’impegno a far acquistare all’Italia gli aerei antincendio russi è per lui un ottimo colpo. Doveva avvicinare la sua Russia all’Europa e all’Occidente, senza traumi né strappi, e la sua visita in Costa Smeralda (tempio del benessere occidentale) e alla Maddalena (luogo strategico per gli Usa in chiave anti-Urss) ha sancito - in modo altamente simbolico - che la guerra fredda è archiviata, che la Russia si propone per un nuovo ordine mondiale in cui sia legata, strettamente legata, all’Ue.

Pare ormai evidente che basi militari e turismo possano convivere tranquillamente (campagne stampa mirate permettendo, ovviamente).

Infatti in questi giorni non si è parlato altro che di turismo in Costa Smeralda, e Base di S. Stefano, (che anche se con l’incontro di ieri non c’entra niente, è sempre un buon pretesto da tirare in causa).

Gli avvenimenti di questi giorni non sembrano avere avuto una ripercussione negativa in Costa Smeralda, Anzi, forse un incremento, e comunque visto l’imponente apparato organizzativo predisposto per l’evento, i servizi (alberghi, ristoranti) impegnati ad ospitare lo staff e tutto ciò che ci ruota attorno hanno comunque portato degli introiti.

A La Maddalena, dove invece il turismo era già in crisi dall’inizio della stagione, i prezzi eccessivi, la carenza dei servizi, l’enorme confusione creata dal Parco con la chiusura di Caprera, la misteriosa “Tassa Parco”, che con le sue modalità di pagamento sembra una vera e propria truffa, tanti divieti e tantissima disinformazione, in questi giorni è quasi scomparso, insieme agli ambulanti (scomparsi per motivi di sicurezza), che portavano un po’ di colore, e attiravano gente. Tutte queste disuguaglianze in pochi chilometri quadrati, come se i rischi nucleari e terroristici, siano possibili solo a Maddalena e non  in Costa, come se un invisibile barriera dividesse l’Arcipelago dalla terraferma, ma non è una barriera antiradiazioni, ma  è una barriera culturale.

A La Maddalena invece si è tornati agli antichi fasti, ai quali siamo sempre stati abituati e forse destinati (parate militari, Picchetti d’onore e visite di grandi personaggi).

L’Isola grazie al suo status, si presta egregiamente ad ospitare eventi di tale importanza politica, ma solo questo, poi, per il resto, si va in Costa.

Augusto Zedda

Foto di Fabio Presutti

Foto di Fabio Presutti 

 


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