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LA STORIA:
1782. La Sardegna conta 436.700 abitanti. Si registrano ribellioni antifeudali a Thiesi, Donigala e Solarussa. Qualche tempo prima a Sassari e in altri centri dell'isola erano scoppiate sommosse popolari per la mancanza di pane. I funzionari del governo piemontese venivano frequentemente accusati di speculare sul prezzo del grano.
1792. Il 19 settembre il governo francese decide l'occupazione della Sardegna e il 29 dicembre le navi della flotta rivoluzionaria compaiono nel golfo di Cagliari. Poco tempo prima, i sindaci di trentun comuni avevano presentato ricorso contro l'eccessivo fiscalismo del marchese di Quirra.
1793. Mentre la nobiltà sarda, preoccupata per l'inerzia del viceré Balbiano, si impegna ad armare a proprie spese quattromila miliziani (clero e commercianti offriranno consistenti somme), l'8 gennaio i francesi occupano Carloforte, il 15 sbarcano a Sant'Antioco senza tuttavia riuscire ad invadere la Sardegna. A Parigi intanto (il 21 gennaio) viene decapitato il re Luigi XVI: la regina morirà sul patibolo il 16 ottobre. Il 22 gennaio la flotta francese ricompare nel golfo di Cagliari, il 28 la città viene bombardata ininterrottamente dalle 8 del mattino alle due del pomeriggio e a metà febbraio i franco corsi sbarcano al Margine Rosso: una colonna si dirigerà verso Quartu, un'altra verso Cagliari.
Il 15 febbraio Cagliari viene bombardata per 12 ore. Nella notte, scontro a San Bartolomeo fra sardi e francesi. I primi riescono ad aver la meglio, i francesi sbandano e tornati al Margine Rosso chiedono di essere reimbarcati minacciando d'impiccare i loro ufficiali. Il 20 febbraio la flotta francese lascia il porto di Cagliari e il 22 febbraio Napoleone Bonaparte partecipa alla spedizione contro La Maddalena ma l'assalto fallisce per la resistenza degli isolani.
Nell'aprile dello stesso anno, i sardi, su invito del re che vuole premiarli per la vittoria sui francesi, danno l'incarico a sei deputati di presentare al re la richiesta di rimettere in vigore gli istituti autonomistici.
1794. Il viceré, informato di una sommossa preparata per l'espulsione dei piemontesi dopo che i sardi si erano visti negare l'accoglimento delle loro proposte, ordina l'arresto degli avvocati di Cabras e di Efisio Luigi Pintor Sirigu. A questo punto l'intera popolazione insorge e dopo essersi resa padrona della città, chiede la partenza di tutti i piemontesi, nizzarsi e savoiardi, viceré compreso. I forestieri imbarcati a Cagliari saranno in tutto 514. Anche dalle altre città e paesi i "piemontesi" verranno espulsi.
1795. Il 6 luglio, la popolazione è esasperata per il comportamento del ministro Galli e per le misure di sicurezza che vengono prese dal generale delle armi. Nel primo pomeriggio scoppia la rivolta: Pitzolo è catturato dal popolo e mentre viene portato al carcere di San Pancrazio, viene ucciso. Tra agosto e dicembre, a Cagliari i democratici si riuniscono in quattro club che hanno sede in casa di Angioy, nel collegio dei nobili, nel giardino di Palabanda dell'avvocato Cadeddu, in casa del canonico Cossu. Angioy e la sua battaglia antifeudale saranno protagonisti nei mesi successivi che dopo molti successi verrà sconfitta a metà del 1796. Il 21 giugno di quell'annoi inizieranno i processi contro di lui e i suoi seguaci. Sei verranno impiccati, altri dimenticati in carcere senza processo, altri costretti per sempre a vivere alla macchia.
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