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Il presidente della Regione dice no
all’ampliamento della base Usa |
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Lettera al premier: «Il governo
riesamini e annulli la decisione» |
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CAGLIARI. La
giunta regionale di centrodestra dice no al governo di centrodestra
sui lavori di ampliamento (52mila metri cubi per una spesa di 37
milioni di dollari) della base militare statunitense della Maddalena.
Uno «strappo» fino a ieri inatteso: la decisione del ministro della
Difesa, Antonio Martino, era nota da diversi giorni, e l’esecutivo
guidato da Italo Masala era stato criticato dal centrosinistra e dalle
associazioni ambientaliste per la sua inerzia.
Ed è uno strappo che probabilmente non resterà indolore,
soprattutto all’interno di Alleanza nazionale, viste le dichiarazioni
(riportate a fianco) del sindaco della Maddalena, Rosanna Giudice, di
An come il presidente della Regione. La nota di Masala è stata inviata
al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, al vicepresidente
Gianfranco Fini e allo stesso ministro Martino «per ribadire - si
legge in un comunicato stampa - che la Regione Sardegna non condivide
le decisioni del ministero comunicate nei giorni scorsi e chiede da
parte del Consiglio dei ministri il riesame, confidando nel suo
annullamento. Si chiede inoltre che sino al pronunciamento in sede di
riesame del Consiglio dei ministri la decisione del ministero della
Difesa venga sospesa».
In serata il ministero della Difesa ha replicato che il progetto per
la ristrutturazione della base Usa «non prevede alcun tipo di lavori
di ampliamento dell’area attualmente in uso». Gli interventi previsti,
sostiene il ministero, «riguardano soprattutto opere di bonifica
ambientale rispetto a manufatti che, realizzati circa 30 anni fa, sono
divenuti ormai fatiscenti. In particolare le realizzazioni non
comporteranno né incrementi di attività operativa, né del personale
destinato alla struttura».
Trent’anni - poco più di 31, per la precisione - è l’età della base
statunitense dislocata tra l’isola di Santo Stefano (dove è ormeggiata
la nave appoggio per i sottomarini nucleari della Us Navy) e il centro
abitato della Maddalena. Una base realizzata grazie a un accordo che è
uno dei segreti meglio custoditi della politica italiana e della
diplomazia internazionale: firmato a Washington nel 1972 dal governo
Dc-Psdi-Pli guidato da Giulio Andreotti, mai ratificato dal Parlamento
e quindi, secondo molti autorevoli giuristi, costituzionalmente
illegittimo.
«Il ministro Martino nei giorni scorsi - si legge ancora nel
comunicato della Regione - aveva inviato una nota al presidente della
Regione, al commissario del governo, all’ufficio territoriale del
governo e al Comando militare marittimo, nel quale si evidenziava che
nonostante la mancata approvazione da parte del Comitato misto
paritetico, pur nella attenta considerazione delle motivazioni poste a
base dei pareri contrari, si rappresentava la necessità di procedere
alla realizzazione dei lavori definiti “urgenti, indispensabili e
indifferibili”. Nella nota si faceva riferimento inoltre ad aspetti
riguardanti la sicurezza e la conformità delle opere agli accordi
internazionali sottoscritti dall’Italia. Il ministro si avvaleva
quindi della facoltà prevista dalla legge 24 dicembre 1976 numero 898
e autorizzava, comunque, l’esecuzione dei lavori previsti dal progetto
Usa». Uno schiaffo all’autonomia regionale che non è stato
evidentemente gradito.
Nel comunicato emesso ieri sera dal ministero della Difesa si legge
che l’esecuzione dei lavori, prosegue il ministero della Difesa, «è
stata giudicata urgente in relazione all’esigenza improcrastinabile di
adeguamento alle norme di legge vigenti, segnatamente per quanto
attiene al livello di sicurezza ed alla protezione fisica del
personale militare e civile che lavora nell’area, anche in chiave
antiterroristica e nel rispetto della salvaguardia
ecologico-ambientale». Per la banchina a mare, «il progetto non
prevede alcun potenziamento, bensì la sostituzione di quella esistente
con altra più moderna e funzionale, egualmente flottante, peraltro di
dimensioni molto più ridotte. Giova infine precisare che l’intero
progetto ha trovato il competente parere favorevole della
Soprintendenza per i beni e le attività culturali di Sassari». (r.att.)
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