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La Nuova Sardegna 29 ottobre 2004

 

«Qui c’è una base nucleare, ma non esiste alcun tipo di piano di evacuazione»
«La Maddalena è impreparata ai terremoti»

 
  LA MADDALENA. L’Istituto Nazionale di Geofisica e di Vulcanologia aveva dato in tempo reale notizia dell’evento sismico in Corsica, avvenuto alle 21 e 23 del 20 ottobre. La discrasia rispetto all’orario dell’esplosione registrato nell’arcipelago e dintorni (h. 23.24) si motiva con l’orario solare allora ancora in vigore in Italia e l’ora di differenza rispetto a Greenwich cui si riferiscono convenzionalmente le rilevazioni sismiche. A dirlo è Salvatore Sanna, maddalenino, educatore del ministero di Grazia Giustizia nel settore minorile e per molti anni componente del comitato misto paritetico sulle servitù militari. Secondo Sanna, «è stato meno tempestivo tutto il il nostro sistema di protezione e sicurezza nazionale e locale a dare risposta all’evento e alle inquietudini che ha sollevato, soprattutto alla Maddalena anche rispetto alle altre località che hanno vissuto la stessa circostanza. Infatti - prosegue -, se c’è una lezione da trarre da questa occasione, è un monito per un territorio che è sede di un immenso deposito munizioni, che a sua volta ospita nella propria area una base militare nucleare».  A giudizio di Sanna «la comunicazione non può essere ritardata e frammentaria, come invece è stata in questa occasione. Seguendo le dichiarazioni del Sindaco maddalenino, i “vispi signori” americani (come ripetutamente li ha chiamati) non avrebbero sentito il botto, e comunque se botto c’è stato si sarebbe trattato - avrebbero detto - di sommovimento tellurico sottomarino. Una base navale nucleare statunitense che in quel momento dormisse profondamente, e che fosse affetta di sordità improvvisa nei suoi uomini e nella propria strumentazione di allerta e di allarme, non è credibile.» Riferendosi poi alla dichiarazione che il Prefetto di Sassari, sempre secondo il Sindaco Giudice, avrebbe ipotizzato un bang sonico causato da un velivolo militare che avrebbe sorvolato la costa del nord est della Sardegna a velocità proibita, era stata scartata e non accettata dalla gente. Anche perché «I Notam che regolano il volo aereo fanno divieto assoluto di sorvolo dell’arcipelago, proprio per motivi di sicurezza della base nucleare americana. L’autorità prefettizia, invece, piuttosto che fare ipotesi avrebbe dovuto addirittura conoscere, a 12 ore dall’accaduto, la sigla del velivolo e il nome e cognome del pilota trasgressore del divieto e avere notizia dei provvedimenti presi nei suoi confronti, di qualunque nazionalità fosse».  Ecco perché Il Sindaco stesso, necessariamente senza certezze, «s’è barcamenata in assicurazioni, spendendo il suo ruolo di ufficiale di governo ed esibendo la fascia tricolore, ma s’è guardata bene dal mettere altrettanto calore con le autorità governative che presiedono alla sicurezza territoriale nel pretendere certezze, di quanto ne ha messo per controbattere tutte le illazioni che fisiologicamente si facevano. Solo dopo 4 giorni di pazzi interrogativi ha potuto fare una dichiarazione orale, a seguito di un’informazione anch’essa orale pervenutale dalla Prefettura di Sassari, per ripetere ciò che i siti internet del Sistema Sismico Nazionale avevano pubblicato da giorni».  Insomma, il tutto «ha denotato una impreparazione agli eventi di allarme che possono impegnare quest’area sensibile della Sardegna. Non esiste, in questa straordinaria situazione, un adeguato sistema di monitoraggio in continuo aria-mare-terra. Non esiste un affidabile sistema di allarme ed un conseguente conosciuto piano di emergenza, con previsione di eventuale evacuazione. Tutto ciò non esiste nella strumentazione, nei mezzi e nei dati informativi conosciuti e visibili alla popolazione interessata. Seppur tanto discusso, tutto questo non esiste neppure nella carta, come formulazione progettuale definitiva, e tanto meno aggiornata».  E comunque la gente ha avuto timore che qualcosa fosse accduto veramente e «la reazione della gente in questa circostanza ci dice che su questo versante non è indifferente, né mitridatizzata. Gli abitanti del nord-est gallurese hanno diritto di sapere e di intervenire».

 

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