LA MADDALENA. L’Istituto Nazionale di Geofisica e
di Vulcanologia aveva dato in tempo reale notizia dell’evento
sismico in Corsica, avvenuto alle 21 e 23 del 20 ottobre. La
discrasia rispetto all’orario dell’esplosione registrato
nell’arcipelago e dintorni (h. 23.24) si motiva con l’orario
solare allora ancora in vigore in Italia e l’ora di differenza
rispetto a Greenwich cui si riferiscono convenzionalmente le
rilevazioni sismiche. A dirlo è Salvatore Sanna, maddalenino,
educatore del ministero di Grazia Giustizia nel settore minorile e
per molti anni componente del comitato misto paritetico sulle
servitù militari. Secondo Sanna, «è stato meno tempestivo tutto il
il nostro sistema di protezione e sicurezza nazionale e locale a
dare risposta all’evento e alle inquietudini che ha sollevato,
soprattutto alla Maddalena anche rispetto alle altre località che
hanno vissuto la stessa circostanza. Infatti - prosegue -, se c’è
una lezione da trarre da questa occasione, è un monito per un
territorio che è sede di un immenso deposito munizioni, che a sua
volta ospita nella propria area una base militare nucleare». A
giudizio di Sanna «la comunicazione non può essere ritardata e
frammentaria, come invece è stata in questa occasione. Seguendo le
dichiarazioni del Sindaco maddalenino, i “vispi signori” americani
(come ripetutamente li ha chiamati) non avrebbero sentito il
botto, e comunque se botto c’è stato si sarebbe trattato -
avrebbero detto - di sommovimento tellurico sottomarino. Una base
navale nucleare statunitense che in quel momento dormisse
profondamente, e che fosse affetta di sordità improvvisa nei suoi
uomini e nella propria strumentazione di allerta e di allarme, non
è credibile.» Riferendosi poi alla dichiarazione che il Prefetto
di Sassari, sempre secondo il Sindaco Giudice, avrebbe ipotizzato
un bang sonico causato da un velivolo militare che avrebbe
sorvolato la costa del nord est della Sardegna a velocità
proibita, era stata scartata e non accettata dalla gente. Anche
perché «I Notam che regolano il volo aereo fanno divieto assoluto
di sorvolo dell’arcipelago, proprio per motivi di sicurezza della
base nucleare americana. L’autorità prefettizia, invece, piuttosto
che fare ipotesi avrebbe dovuto addirittura conoscere, a 12 ore
dall’accaduto, la sigla del velivolo e il nome e cognome del
pilota trasgressore del divieto e avere notizia dei provvedimenti
presi nei suoi confronti, di qualunque nazionalità fosse». Ecco
perché Il Sindaco stesso, necessariamente senza certezze, «s’è
barcamenata in assicurazioni, spendendo il suo ruolo di ufficiale
di governo ed esibendo la fascia tricolore, ma s’è guardata bene
dal mettere altrettanto calore con le autorità governative che
presiedono alla sicurezza territoriale nel pretendere certezze, di
quanto ne ha messo per controbattere tutte le illazioni che
fisiologicamente si facevano. Solo dopo 4 giorni di pazzi
interrogativi ha potuto fare una dichiarazione orale, a seguito di
un’informazione anch’essa orale pervenutale dalla Prefettura di
Sassari, per ripetere ciò che i siti internet del Sistema Sismico
Nazionale avevano pubblicato da giorni». Insomma, il tutto «ha
denotato una impreparazione agli eventi di allarme che possono
impegnare quest’area sensibile della Sardegna. Non esiste, in
questa straordinaria situazione, un adeguato sistema di
monitoraggio in continuo aria-mare-terra. Non esiste un affidabile
sistema di allarme ed un conseguente conosciuto piano di
emergenza, con previsione di eventuale evacuazione. Tutto ciò non
esiste nella strumentazione, nei mezzi e nei dati informativi
conosciuti e visibili alla popolazione interessata. Seppur tanto
discusso, tutto questo non esiste neppure nella carta, come
formulazione progettuale definitiva, e tanto meno aggiornata». E
comunque la gente ha avuto timore che qualcosa fosse accduto
veramente e «la reazione della gente in questa circostanza ci dice
che su questo versante non è indifferente, né mitridatizzata. Gli
abitanti del nord-est gallurese hanno diritto di sapere e di
intervenire».
