La Nuova Sardegna
| DOMENICA, 02 NOVEMBRE 2003 |
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BASE USA |
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La Maddalena Ancora un no ai lavori
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CAGLIARI.
Sui lavori di ampliamento della base statunitense di La Maddalena
il comitato Gettiamo le basi ha inviato una lettera durissima a
parlamentari sardi, consiglieri regionali, presidenza della Giunta e
sindacati. «Governo italiano e compiacenti Stato maggiori - scrive
l’associazione - stanno tentando d’imporci la decisione presa dagli
Usa di rafforzare e consolidare la base atomica di Santo Stefano. La
costruzione ex novo di una nuova base Usa a terra è spacciato come
progetto di migliorie», secondo quanto sostiente il ministro della
Difesa Antonio Martino.
Il Comitato chiede di conoscere il contenuto degli accordi in base ai
quali il progetto è stato autorizzato e le motivazioni del parere
favorevole al progetto espresso dalla Soprintendenza di Sassari e dal
presidente dell’Ente Parco della Maddalena. Nell’elenco di richieste
anche informazioni su dove e come dal 1972 - quando la base per
sottomarini a propulsione nucleare è sorta - la Us Navy ha stoccato e
smaltito le scorie radioattive e sul piano di prevenzione ed emergenza
nucleare. Secondo Gettiamo le basi, la presenza e le attività della
base non sono conformi alle norme dell’Agenzia internazionale per l’emergia
atomica (Aiea) sottoscritte da Italia e Stati Uniti.
La lettera invita, infine, la Regione a opporsi all’ «ulteriore
militarizzazione dell’isola».
Nei giorni scorsi, dopo il misterioso boato udito dai maddalenini il
22 ottobre scorso, il coordinatore di Sardigna Natzione Bustiano
Cumpostu ha riproposto il referendum consultivo del 1988-1989 “Firma
po firmai sa bomba”, all’epoca bloccato dalla Corte Costituzionale. Un
sondaggio Abacus - ricorda Cumpostu, che ha annunciato la nascita di
un comitato per raccogliere le firme - rilevava allora che il 68% dei
sardi avrebbe votato contro la base.
Quanto poi alle contrastanti versioni sulle cause del boato Cumpostu
sostiene che il livello di rischio resta comunque alto.
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