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La Nuova Sardegna
MERCOLEDÌ, 12 NOVEMBRE 2003
 
Sommergibile nucleare su una secca Licenziati commodoro e comandante
Misterioso incidente al sottomarino Hartford taciuto alla Maddalena
 
ANTONELLO SECHI


 LA MADDALENA. Un sommergibile che s’incaglia a breve distanza dalla costa gallurese, forse in quella secca dei Monaci su cui l’11 settembre scorso è naufragata la “Moby Magic”, e due militari - due comandanti - “licenziati”: per la base americana della Maddalena si apre un nuovo inquietante capitolo giallo. Anche perché l’incidente svelato ieri da un comunicato ufficiale della Sesta Flotta dell’Us Navy è avvenuto negli stessi giorni del grande botto che la sera del 20 ottobre ha agitato i maddalenini e che solo dopo quattro giorni è stato dichiarato un terremoto.
 Il licenziato più illustre è nientemeno che il comandante della 22esima squadriglia, ovvero quello che alla Maddalena viene chiamato il “commodoro”, il numero uno della base. Greg Parker, 40enne, grado capitano di vascello, è stato rimosso dall’incarico «perché i superiori non hanno più fiducia nelle sue capacità di comando». Era alla Maddalena dallo scorso luglio, negli uffici di comando della “Emory Land”, la nave appoggio ormeggiata nell’isola di Santo Stefano. Il secondo è Christopher R. Van Metre, comandante del sottomarino d’attacco “Hartford”, un bestione di oltre 6mila tonnellate che fino a ieri era alla Maddalena. Anche altri otto membri dell’equipaggio, secondo il comunicato che la Sesta Flotta ha distribuito alla stampa Usa, sono stati sottoposti a misure disciplinari.
 L’Us Navy non entra nei dettagli dell’incidente che sarebbe avvenuto durante l’ingresso alla Maddalena, a una distanza imprecisata dalla costa. A bordo c’era anche Greg Parker, che dopo il provvedimento di rimozione avrebbe già lasciato l’isola.
 Secondo quanto riferisce l’agenzia Ansa, l’“Hartford” sarebbe andato a sbattere contro gli “Sperduti”, una serie di scogli che emergono fino a 4-5 metri dalla superficie a est di Caprera. Sono le stesse rocce contro le quali ha concluso la carriera la “Moby Magic”, a causa di un errore di rotta che ha provocato uno squarcio nello scafo e ha costretto 160 persone tra passeggeri ed equipaggio all’abbandono notturno del traghetto.
 Un errore di rotta sarebbe anche la causa dell’incagliamento del sommergibile Usa, che dopo l’incidente si è rifugiato a Santo Stefano per le prime riparazioni. Secondo l’Us Navy, la sua destinazione successiva sarà la base navale di Norfolk, in Virginia. L’“Hartford” avrebbe subito danni rilevanti, in particolare alla timoneria.
 Zona dell’incagliamento a parte, c’è un’altra domanda importante cui bisogna rispondere: quando è avvenuto l’incidente? Le notizie che rimbalzano da Washington, dove la Sesta Flotta ha diffuso il suo comunicato, non dicono granché. Secondo l’agenzia Ansa, la data sarebbe quella del 17 ottobre. Secondo una fonte riservata, il sommergibile sarebbe invece andato a sbattere il 20 ottobre, quattro ore dopo il grande boato e la scossa che ha fatto tremare le case dei maddalenini.
 Secondo entrambe le versioni, quindi, non c’è relazione tra l’incidente dell’“Hartford” e il terremoto con epicentro nel sud della Corsica. Singolare, in ogni caso, è la vicinanza tra gli eventi. I dubbi che ancora accompagnano gli avvenimenti di quella sera avranno materia con la quale nutrirsi. Le scosse che alle 23,23 del 20 ottobre hanno fatto schizzare fuori di casa i maddalenini hanno aperto una serie di gialli. La prima spiegazione ufficiale è stata quella del bang di un aereo supersonico. L’ha data il mattino seguente il sindaco, attribuendola alla prefettura di Sassari. Due giorni dopo, un consigliere comunale dei Democratici di sinistra ha denunciato l’esplosione di un grosso compressore nelle gallerie-deposito d’armi della base di Santo Stefano. Solo al quarto giorno, il sindaco ha dato la versione definitiva, riferendola anche in questo caso alla prefettura: terremoto di 3,2 gradi della scala Richter nel sud della Corsica.
 L’incredibile ritardo nell’indicazione del terremoto sarebbe dovuto a problemi di comunicazione tra le sedi di Genova (che ha rilevato la scossa) e Roma dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. A Santo Stefano era attesa una vista della Commissione difesa della Camera ma la spiegazione ufficiale delle scosse l’avrebbe convinta a rinviare al 24 novembre.
 I gialli sulla base Usa non sono comunque finiti. C’è infatti da aggiungere il racconto di un testimone sulla visita notturna che una “commissione” di esperti ha fatto nelle gallerie di Santo Stefano all’1,30 del 22 ottobre, ovvero 26 ore dopo il grande botto.
 L’incidente al sommergibile “Hartford” e la clamorosa rimozione del commodoro della base di appoggio per la flotta subacquea americana nel Mediterraneo aggiunge ora un nuovo capitolo. Ieri sera, nella base della Maddalena, nessuno ha voluto fare commenti o aggiungere dettagli al comunicato ufficiale. Notevole l’imbarazzo.
 Quello dell’“Hartford” non è il primo incidente che coinvolge sottomarini americani nelle acque sarde. Il 22 settembre del 1977 il “Ray” aveva urtato il fondale, pare a Teulada, e aveva poi trovato riparo alla Maddalena.
(ha collaborato Andrea NIeddu)
 

 

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