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GIOVEDÌ, 16 OTTOBRE 2003
 
Giovanardi difende il progetto Usa
Sul potenziamento della base il ministro sulla stessa linea di Martino
Mozione dei consiglieri regionali del centrosinistra per bloccare il raddoppio a Santo Stefano. Interrogazione a Bruxelles di Monica Frassoni. Si muovono gli ambientalisti
 
PIERO MANNIRONI


 ROMA. Come da copione. D’altra parte, il ministro per le relazioni con il Parlamento, Carlo Giovanardi, non poteva certo smentire il collega di governo Antonio Martino. Così, nel question-time di ieri pomeriggio, Giovanardi ha seguito la linea che era stata già anticipata dal collega responsabile del dicastero della Difesa: i lavori autorizzati nella base americana nell’isola dela Maddalena dal ministero della Difesa non prevedono «alcun ampliamento», ma si tratta di opere di «ristrutturazione».
Il Min. Carlo Giovanardi
 Per Giovanardi la ristrutturazione «è connessa alla necessità di messa a norma delle base in materia di sicurezza del personale che vi lavora».
 Il ministro per i Rapporti con il Parlamento ha risposto così, durante il question-time alla Camera a un’interrogazione di Elettra Deiana (Prc) che contestava l’autorizzazione concessa per portare gli attuali 18 mila metri cubi delle struttura ai 52 mila previsti. Secondo Rifondazione, infatti, si tratta di un’operazione che punta a trasformare «l’attuale sito di attracco per sommergibili in una vera e propria base».
 Inoltre, accusa ancora Rifondazione, secondo alcune «fonti attendibili», nella base starebbero per arrivare altri sei sommergibili a propulsione nucleare, che si andrebbero ad aggiungere ai due già presenti.
 «Il ministero della Difesa ha già chiarito che il progetto non prevede alcun ampliamento dell’area e gli interventi previsti riguardano soprattutto opere di bonifica ambientale a strutture che, realizzate circa 30 anni fa, sono ormai del tutto fatiscenti - ha detto Giovanardi -. L’esecuzione dei lavori è stata giudicata urgente per assicurare l’improcrastinabile adeguamento dei manufatti alle norme in vigore in materia di sicurezza e protezione fisica del personale militare e civile che lavora nell’area, nonchè in chiave anche terroristica, salvaguardando gli aspetti ecologici e ambientali».
 La decisione è stata presa, ha aggiunto Giovanardi, nonostante mancasse il parere tecnico unanime del comitato paritetico della Regione, per «superiore interesse della difesa nazionale e della sicurezza militare, unitamente a problemi seri di tutela dei lavoratori e della necessità di mettere a norma dal punto di vista infortunistico una struttura ormai fatiscente».
 Intanto, resta alta la tensione in Regione. Sedici consiglieri del centrosinistra hanno infatti presentato una mozione, con la quale chiedono alla giunta di impegnarsi a manifestare al governo ferma contrarietà e totale indisponibilità ad accettare qualunque forma di potenziamento delle basi militari presenti in Sardegna, a cominciare da quella americana della Maddalena.
 Nei sei punti della mozione, i consiglieri del centrosinistra chiedono anche alla giunta di costituire un osservatorio ambientale-sanitario in ogni poligono che ospiti militari di paesi dell’alleanza atlantica, per assicurare un corretto e continuo monitoraggio della qualità dell’aria, della acque e dell’ambiente circostante.
 In fibrillazione anche il fronte ambientalista. Il presidente del gruppo dei Verdi al Parlamento europeo, Monica Frassoni, ha infatti presentato ieri un’interrogazione sul “caso La Maddalena”. «La base già esistente - dice la parlamentare verde -, della quale si chiede l’ampliamento, ricade nel perimetro del Parco nazionale dell’arcipelago della Maddalena, e non risulta che sia stata fatta la valutazione di incidenza ambientale secondo la direttiva Habitat 92/43 Cee, né la valutazione di impatto ambientale, secondo la direttiva 97/11Cee. La base della quale si parla non fa parte del sistema di difesa nazionale italiano e pertanto non può essere considerata opera di interesse pubblico».
 E su questa lunghezza d’onda si muovono anche gli ambientalisti del Gruppo d’Intervento giuridico e gli Amici della Terra. In una nota molto circostanziata firmata da Bruno Caria, Gian Carlo Fantoni, Marco Leoni, infatti viene chiesta, entro trenta giorni, copia delle «informazioni a carattere ambientale relative alle necessarie autorizzazioni amministrative eventualemnte rilasciate» per il potenziamento della base Usa.
 Insomma, la strategia degli ambientalisti è quella di basare un’offensiva tutta in punto di diritto. E lo dicono con molta chiarezza, ricordando che «Il parco nazionale dell’Arcipelago della Maddalena, nonché sito di importanza comunitaria “Arcipelago della Maddalena” è, a tutti gli effetti, area naturale protetta ai sensi della legge 394 del 1991».
 «Inoltre - scrivono ancora - l’articolo 20, comma 12º, della legge regionale numero 3 del 2003 ha ampliato tale previsione, risolvendo qualsiasi eventuale dubbio interpretativo, indicando quale necessario il procedimento di Via per tutti i progetti ricadenti almeno in parte nelle aree dei siti di importanza comunitaria».
 «Si rammenta poi - scrivono ancora gli ambientalisti - che anche le installazioni di carattere militare, a maggior ragione quelle di pertinnza di uno stato estero (la base non è nella disponibilità delle forza armate italiane nè del sistema difensivo Nato) in virtù di opinabili accordi di cui non risulta la pubblicità, sono pienamente soggette alla normativa di tutela paesaggistico-ambientale e alla normativa sulla valutazione di impatto ambientale».
 Su questo punto, si è già pronunciata la suprema corte di Cassazione con una sentenza del 28 dicembre 1995.
 Insomma, il “caso La Maddalena” sta diventando esplosivo.
 
 
GIOVEDÌ, 16 OTTOBRE 2003
 
LA LETTERA
Masala risponde alla Giudice: “Mio dovere chiedere chiarezza”

 Sul progetto di potenziamento della base americana alla Maddalena - autorizzato dal ministro della Difesa Antonio Martino e sul quale la Regione ha presentato un ricorso alla presidenza del consiglio dei ministri - pubblichiamo la lettera del presidente della giunta regionale, Italo Masala che risponde all’intervento del sindaco maddalenino Rosanna Giudice, pubblicato nei giorni scorsi sul nostro giornale.
 Ho letto con estremo interesse l’intervento del sindaco della Maddalena Rosanna Giudice e ne apprezzo la passione sincera un po’ meno i toni scomposti rivolti non tanto alla mia persona, ma all’Istituzione che mi onoro di rappresentare. Lungi dal voler polemizzare su argomenti difficili e delicati sui quali, credo debba essere svolta un attenta riflessione da parte di tutti, mi interessava chiarire alcuni punti anche per rispetto dovuto alla comunita’ della Maddalena.
 Come certamente è noto al primo cittadino esiste una legge (24 dicembre 1976 n.898) che impone termini perentori per opporre una qualche resistenza a decisioni inerenti le servitù militari. Dice la legge «le definitive decisioni sui programmi di istallazioni militari e relative limitazioni sono riservate al ministro della Difesa. La regione interessata può chieder al presidente del Consiglio dei ministri entro quindici giorni dalla pubblicazione o comunicazione ministeriale che la questione sia sottoposta al riesame da parte del Consiglio dei ministri».
 Per una serie di disguidi burocratici la decisone formale del ministro è pervenuta quasi allo scadere dei termini, rendendo quindi improrogabile da parte del presidente della Regione la richiesta di riesame al primo ministro. Tale richiesta, come spiegato in un comunicato riportato domenica scorsa dalla stampa, non era tuttavia da ritenersi in conflitto con eventuali decisioni assunte dal sindaco o da altri soggetti nelle sedi opportune. Era mio dovere invece tenere in debito conto il parere negativo espresso sul progetto dal Comitato misto paritetico (costituito anche da rappresentanti della Regione e alle cui riunioni era presente un delegato del comune) e tentare di prendere tempo per approfondire, anche nell’interesse della comunità sarda, l’intera questione.
 Non sarà sfuggito infatti al sindaco l’impatto negativo che la notizia dell’intervento militare ha suscitato sulla opinione pubblica. Ho creduto mio dovere vederci chiaro per evitare brutte sorprese future. Si tratta di un timore legittimo e, mi risulta, condiviso anche da altri amministratori. Non credo che un paio di mesi, anche se con le elezioni alle porte, possano far precipitare una situazione giustamente da lei definita annosa e sulla quale la Regione è intervenuta con equilibrio e competenza negli anni passati, molto prima che lei assumesse l’incarico di primo cittadino.
 Le assicuro signor sindaco che il rispetto per le istituzioni mi impedisce di fare confusione tra gli obblighi del presidente della Regione che opera nell’interesse della collettività e gli obiettivi del mio partito che comunque, le assicuro, per quanto mi riguarda (e la mia storia personale credo lo confermi) coincidono perfettamente. Lasciamo da parte la ribalta giornalistica e le facili battute e lavoriamo insieme per costruire un futuro per la sua gente che, mi creda, sta molto a cuore anche a me.
Italo Masala

 

 

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