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Giovanardi difende il progetto Usa
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potenziamento della base il ministro sulla stessa linea di Martino
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Mozione dei consiglieri regionali del centrosinistra per bloccare il
raddoppio a Santo Stefano. Interrogazione a Bruxelles di Monica
Frassoni. Si muovono gli ambientalisti |
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| PIERO MANNIRONI
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ROMA. Come da copione. D’altra parte, il ministro per le relazioni
con il Parlamento, Carlo Giovanardi, non poteva certo smentire il
collega di governo Antonio Martino. Così, nel question-time di ieri
pomeriggio, Giovanardi ha seguito la linea che era stata già
anticipata dal collega responsabile del dicastero della Difesa: i
lavori autorizzati nella base americana nell’isola dela Maddalena dal
ministero della Difesa non prevedono «alcun ampliamento», ma si tratta
di opere di «ristrutturazione».
Per Giovanardi la ristrutturazione «è connessa alla necessità di
messa a norma delle base in materia di sicurezza del personale che vi
lavora».
Il ministro per i Rapporti con il Parlamento ha risposto così,
durante il question-time alla Camera a un’interrogazione di Elettra
Deiana (Prc) che contestava l’autorizzazione concessa per portare gli
attuali 18 mila metri cubi delle struttura ai 52 mila previsti.
Secondo Rifondazione, infatti, si tratta di un’operazione che punta a
trasformare «l’attuale sito di attracco per sommergibili in una vera e
propria base».
Inoltre, accusa ancora Rifondazione, secondo alcune «fonti
attendibili», nella base starebbero per arrivare altri sei
sommergibili a propulsione nucleare, che si andrebbero ad aggiungere
ai due già presenti.
«Il ministero della Difesa ha già chiarito che il progetto non
prevede alcun ampliamento dell’area e gli interventi previsti
riguardano soprattutto opere di bonifica ambientale a strutture che,
realizzate circa 30 anni fa, sono ormai del tutto fatiscenti - ha
detto Giovanardi -. L’esecuzione dei lavori è stata giudicata urgente
per assicurare l’improcrastinabile adeguamento dei manufatti alle
norme in vigore in materia di sicurezza e protezione fisica del
personale militare e civile che lavora nell’area, nonchè in chiave
anche terroristica, salvaguardando gli aspetti ecologici e
ambientali».
La decisione è stata presa, ha aggiunto Giovanardi, nonostante
mancasse il parere tecnico unanime del comitato paritetico della
Regione, per «superiore interesse della difesa nazionale e della
sicurezza militare, unitamente a problemi seri di tutela dei
lavoratori e della necessità di mettere a norma dal punto di vista
infortunistico una struttura ormai fatiscente».
Intanto, resta alta la tensione in Regione. Sedici consiglieri del
centrosinistra hanno infatti presentato una mozione, con la quale
chiedono alla giunta di impegnarsi a manifestare al governo ferma
contrarietà e totale indisponibilità ad accettare qualunque forma di
potenziamento delle basi militari presenti in Sardegna, a cominciare
da quella americana della Maddalena.
Nei sei punti della mozione, i consiglieri del centrosinistra
chiedono anche alla giunta di costituire un osservatorio
ambientale-sanitario in ogni poligono che ospiti militari di paesi
dell’alleanza atlantica, per assicurare un corretto e continuo
monitoraggio della qualità dell’aria, della acque e dell’ambiente
circostante.
In fibrillazione anche il fronte ambientalista. Il presidente del
gruppo dei Verdi al Parlamento europeo, Monica Frassoni, ha infatti
presentato ieri un’interrogazione sul “caso La Maddalena”. «La base
già esistente - dice la parlamentare verde -, della quale si chiede
l’ampliamento, ricade nel perimetro del Parco nazionale
dell’arcipelago della Maddalena, e non risulta che sia stata fatta la
valutazione di incidenza ambientale secondo la direttiva Habitat 92/43
Cee, né la valutazione di impatto ambientale, secondo la direttiva
97/11Cee. La base della quale si parla non fa parte del sistema di
difesa nazionale italiano e pertanto non può essere considerata opera
di interesse pubblico».
E su questa lunghezza d’onda si muovono anche gli ambientalisti del
Gruppo d’Intervento giuridico e gli Amici della Terra. In una nota
molto circostanziata firmata da Bruno Caria, Gian Carlo Fantoni, Marco
Leoni, infatti viene chiesta, entro trenta giorni, copia delle
«informazioni a carattere ambientale relative alle necessarie
autorizzazioni amministrative eventualemnte rilasciate» per il
potenziamento della base Usa.
Insomma, la strategia degli ambientalisti è quella di basare
un’offensiva tutta in punto di diritto. E lo dicono con molta
chiarezza, ricordando che «Il parco nazionale dell’Arcipelago della
Maddalena, nonché sito di importanza comunitaria “Arcipelago della
Maddalena” è, a tutti gli effetti, area naturale protetta ai sensi
della legge 394 del 1991».
«Inoltre - scrivono ancora - l’articolo 20, comma 12º, della legge
regionale numero 3 del 2003 ha ampliato tale previsione, risolvendo
qualsiasi eventuale dubbio interpretativo, indicando quale necessario
il procedimento di Via per tutti i progetti ricadenti almeno in parte
nelle aree dei siti di importanza comunitaria».
«Si rammenta poi - scrivono ancora gli ambientalisti - che anche le
installazioni di carattere militare, a maggior ragione quelle di
pertinnza di uno stato estero (la base non è nella disponibilità delle
forza armate italiane nè del sistema difensivo Nato) in virtù di
opinabili accordi di cui non risulta la pubblicità, sono pienamente
soggette alla normativa di tutela paesaggistico-ambientale e alla
normativa sulla valutazione di impatto ambientale».
Su questo punto, si è già pronunciata la suprema corte di Cassazione
con una sentenza del 28 dicembre 1995.
Insomma, il “caso La Maddalena” sta diventando esplosivo.
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LA LETTERA |
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Masala risponde alla Giudice: “Mio
dovere chiedere chiarezza” |
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Sul progetto di
potenziamento della base americana alla Maddalena - autorizzato dal
ministro della Difesa Antonio Martino e sul quale la Regione ha
presentato un ricorso alla presidenza del consiglio dei ministri -
pubblichiamo la lettera del presidente della giunta regionale, Italo
Masala che risponde all’intervento del sindaco maddalenino Rosanna
Giudice, pubblicato nei giorni scorsi sul nostro giornale.
Ho letto con estremo interesse l’intervento del sindaco della
Maddalena Rosanna Giudice e ne apprezzo la passione sincera un po’
meno i toni scomposti rivolti non tanto alla mia persona, ma
all’Istituzione che mi onoro di rappresentare. Lungi dal voler
polemizzare su argomenti difficili e delicati sui quali, credo debba
essere svolta un attenta riflessione da parte di tutti, mi interessava
chiarire alcuni punti anche per rispetto dovuto alla comunita’ della
Maddalena.
Come certamente è noto al primo cittadino esiste una legge (24
dicembre 1976 n.898) che impone termini perentori per opporre una
qualche resistenza a decisioni inerenti le servitù militari. Dice la
legge «le definitive decisioni sui programmi di istallazioni militari
e relative limitazioni sono riservate al ministro della Difesa. La
regione interessata può chieder al presidente del Consiglio dei
ministri entro quindici giorni dalla pubblicazione o comunicazione
ministeriale che la questione sia sottoposta al riesame da parte del
Consiglio dei ministri».
Per una serie di disguidi burocratici la decisone formale del
ministro è pervenuta quasi allo scadere dei termini, rendendo quindi
improrogabile da parte del presidente della Regione la richiesta di
riesame al primo ministro. Tale richiesta, come spiegato in un
comunicato riportato domenica scorsa dalla stampa, non era tuttavia da
ritenersi in conflitto con eventuali decisioni assunte dal sindaco o
da altri soggetti nelle sedi opportune. Era mio dovere invece tenere
in debito conto il parere negativo espresso sul progetto dal Comitato
misto paritetico (costituito anche da rappresentanti della Regione e
alle cui riunioni era presente un delegato del comune) e tentare di
prendere tempo per approfondire, anche nell’interesse della comunità
sarda, l’intera questione.
Non sarà sfuggito infatti al sindaco l’impatto negativo che la
notizia dell’intervento militare ha suscitato sulla opinione pubblica.
Ho creduto mio dovere vederci chiaro per evitare brutte sorprese
future. Si tratta di un timore legittimo e, mi risulta, condiviso
anche da altri amministratori. Non credo che un paio di mesi, anche se
con le elezioni alle porte, possano far precipitare una situazione
giustamente da lei definita annosa e sulla quale la Regione è
intervenuta con equilibrio e competenza negli anni passati, molto
prima che lei assumesse l’incarico di primo cittadino.
Le assicuro signor sindaco che il rispetto per le istituzioni mi
impedisce di fare confusione tra gli obblighi del presidente della
Regione che opera nell’interesse della collettività e gli obiettivi
del mio partito che comunque, le assicuro, per quanto mi riguarda (e
la mia storia personale credo lo confermi) coincidono perfettamente.
Lasciamo da parte la ribalta giornalistica e le facili battute e
lavoriamo insieme per costruire un futuro per la sua gente che, mi
creda, sta molto a cuore anche a me.
Italo Masala |
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