La Nuova Sardegna 
| DOMENICA, 16 NOVEMBRE 2003 |
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L’Uss Harford finito sulla secca
avrebbe subito uno «strappo» e sarebbe in riparazione |
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Nel sommergibile un buco di 7 metri
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Dagli Usa è arrivato l’ordine di
ritornare alla base in Virginia |
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I maddalenini erano convinti che fosse
già salpato |
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| ANTONELLO SECHI |
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LA MADDALENA. Una lesione di quasi sette metri nella parte
poppiera dello scafo. Potrebbe essere questo il “graffio” che gli
scogli del mare gallurese avrebbero procurato all’Uss Hartford, il
sommergibile americano che il 25 ottobre, secondo la versione dell’Us
Navy, è andato a sbattere contro il granito della secca delle Bisce.
Intanto, c’è un altro giallo sulla partenza per gli Stati Uniti.
Alla Maddalena, ieri, erano convinti essersi liberati
dell’ospite, diventato ancora più ingombrante dopo l’incidente. Più
d’uno ha segnalato l’uscita contemporanea di due sommergibili dalla
base di Santo Stefano. Subito si è pensato che si trattasse del
sommergibile incidentato e di uno di scorta. Secondo altre
indiscrezioni, l’Hartford sarebbe invece ancora affiancato all’“Emory
Land”, la nave appoggio ormeggiata a Santo Stefano con vista sulla
costa a sud-ovest di Caprera. Potrebbe essere il segnale di un
prolungamento delle riparazioni sommarie che dovranno consentire al
sommergibile di riattraversare l’Atlantico con destinazione Norfolk,
Virginia.
Poco meno di sette metri. Questa, secondo quanto filtra dalla base,
sarebbe la lunghezza dello “strappo” provocato dallo “spanciamento”
del sommergibile contro il fondale della costa gallurese.
La zona interessata dalla lesione sarebbe il guscio esterno dello
scafo nella parte posteriore, con danni ai timoni. Non ci sarebbero
stati invece problemi all’interno né coinvolgimento del sistema di
propulsione nucleare.
Sempre secondo indiscrezioni, l’incidente sarebbe avvenuto durante
l’inabissamento, forse per una valutazione errata del livello della
marea. Dalle autorità militari americane e italiane è ovviamente
impossibile avere notizie o conferme.
L’Hartford era partito da una base della costa occidentale degli
Stati Uniti, ai primi di ottobre. La sua missione nel mare
Mediterraneo doveva durare sei mesi. Secondo i portavoce della Sesta
Flotta della Marina Usa, è andato a sbattere alle 12,40 del 25 ottobre
durante l’uscita dalla base maddalenina dove era entrato per
operazioni di rifornimento.
Due ore più tardi, pare con i propri mezzi, era di nuovo sotto l’Emory
Land. A fare la prima verifica dei danni, già dal primo giorno, è
stata una squadra di subacquei che hanno scattato foto e girato
filmati inviati negli Stati Uniti, dove è stata presa la decisione di
interrompere la missione e di far tornare il sommergibile alla base
navale di Norfolk. Secondo quanto si è appreso dalla stampa americana,
che ha dato da subito la notizia tenuta nascosta in Italia, le
riparazioni necessarie sono tali da richiedere che l’Hartford sia
portato in bacino e messo in secca. Queste decisioni mal si conciliano
con la rassicurante ricostruzione ufficiale secondo la quale il
sommergibile avrebbe subito solo qualche graffio.
L’incidente, dopo una rapida inchiesta, ha portato alla destituzione
del commodoro della base maddalenina e del comandante del
sommergibile.
Si attende ora la risposta del governo alla richiesta di chiarimenti
del sindaco Rosanna Giudice e alle interrogazioni di vari parlamentari
dell’Ulivo. Una delegazione è attesa alla Maddalena per il 21
novembre.
Intanto, a Santo Stefano, ieri c’è stato un certo trambusto perché
quattro cercatori di funghi hanno sconfinato senza rendersene conto
nella zona militare. La loro presenza non è passata inosservata. Sono
intervenute le forse dell’ordine.
(ha collaborato Andrea Nieddu) |
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