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L’Ulivo: inchiesta parlamentare sui segreti della base americana
Affollata assemblea nel municipio dopo gli «incidenti» che hanno messo ripetutamente in allarme la popolazione Sempre più forte la paura di disastri sanitari e ambientali
 
ANTONELLO SECHI


 LA MADDALENA. L’Ulivo chiede un’inchiesta parlamentare «che faccia luce sui 32 anni della presenza della base Usa alla Maddalena e chiarezza sull’incidente al sommergibile; e che dia alla comunità gli elementi per decidere sul futuro della base». E per futuro s’intende la “ristrutturazione” da 52mila metri cubi a Santo Stefano. Pietro Folena fa centro. Il bel salone del municipio, mai tanto affollato, si scalda e applaude.
 Il terremoto “scoperto” con quattro giorni di ritardo, la misteriosa esplosione di un compressore nelle gallerie di Santo Stefano, l’Hartford che si schianta su una secca con conseguente destituzione di commodoro e comandante. E ci si potrebbe aggiungere l’esercitazione a sorpresa dell’altro ieri (vedi sotto). Mai era successo che la base Usa, che dal 1972 di contestazioni ne ha viste tante, fosse al centro di una serie di episodi tanto inquietanti in un così breve lasso di tempo. E il caso, o chi per lui, ha voluto che tutto sia accaduto mentre nell’arcipelago (e non solo) era in corso un duro confronto politico su quella che per la maggioranza di centrodestra è una ristrutturazione e per tutti gli altri un ampliamento, addirittura il raddoppio, della base di appoggio per i sommergibili nucleari americani.
 Si spiega facilmente la folla che ha gremito l’aula consiliare maddalenina. In queste settimane sono cresciuti la paura del disastro sanitario e ambientale, l’insopportabilità dei misteri, l’evidenza del contrasto tra la presenza militare e le voglie di sviluppo turistico.
 C’è molto centrosinistra, molta sinistra, nel bel salone del municipio. Tre parlamentari (Folena, Carboni, Dettori), il segretario provinciale della Margherita Gian Piero Scanu, tre ex sindaci della Maddalena (Mario Birardi, Giuseppe Deligia e Pasqualino Serra), il sindaco di Santa Teresa Nino Nicoli. C’è il vicesindaco di Bonifacio, Andrea Quere, giunto dalla Corsica. Spiega: «La nostra vita è legata a quella dei sardi, siamo pronti a lavorare insieme». Ma, ad ascoltare, c’è anche il centrodestra, consiglieri e assessori, il presidente del consiglio comunale.
 Gianluca Lioni e Pierfranco Zanchetta chiariscono la posizione del centrosinistra maddalenino. «Non è questione di antiamericanismo e antimilitarismo: la comunità è preoccupata, non facciamo allarmismo, vogliamo rispondere alla richiesta di chiarezza su sicurezza e salute», spiega il primo, presidente della Margherita. La contraddizione in cui vive l’arcipelago è materia del capogruppo Ds: «A Santo Stefano l’amministrazione dice no a un albergo a cinque stelle e al golf e dice sì a 52mila metri cubi di strutture militari di una forza straniera, anche se alleata, di cui va ridiscussa la presenza nel contesto della difesa europea. La base nucleare non è più conciliabile con le nostre aspettative sul turismo». Aggiunge che «non c’è famiglia maddalenina dove non ci sia tumore» e ricorda che «non c’è stata ancora risposta ufficiale ai misteri» dell’ultimo periodo. Chiede perciò ai parlamentari di farsi carico «dell’anomalia La Maddalena».
 Pietro Folena, rappresentante dei Democratici di sinistra nella commissione esteri della Camera, è pronto: «In modo segreto, senza che il Parlamento ne sia investito, si sta raddoppiando la base. Presenteremo la proposta di un’inchiesta. In pochi mesi, possiamo approfondire e raccogliere tutti gli elementi di cui la comunità ha bisogno per fare le sue scelte».
 Bruno Dettori, senatore della Margherita, dà subito il suo ok: «C’è un deficit di conoscenza. La comunità maddalenina ha il diritto di sapere, non di scelte calate dall’alto».
 Francesco Carboni, deputato Ds, accusa i ministri Martino (che ha detto sì alla “ristrutturazione”) e Giovanardi: «Hanno anteposto gli interessi americani a quelli della popolazione. Con gli stessi equivoci, opacità e resistenze che nel 1972 hanno accompagnato la nascita della base».
 Fare chiarezza. Intanto, sugli incidenti, richiesta alla quale, da Cagliari, si aggiunge l’adesione di Alfonso Pecoraro Scanio, dei Verdi. E fare chiarezza sulla “ristrutturazione”. Questo dovrà fare l’inchiesta parlamentare che ottiene anche il sì di Salvatore Sanna, a lungo componente del Comitato paritetico per le servitù militari. Il quale non s’illude: «Berlusconi, con la sua politica incentrata su Bush, non è autonomo, non può dire di no alle richieste Usa, anche se nel governo molti puntano sulla difesa europea, come Fini». L’altro motivo di pessimismo riguarda l’amministrazione maddalenina: «Ripercorre una strada vecchia, quelle delle contropartite. È disperante».

 

 

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