Visita dei parlamentari Verdi e di Rc
alle installazioni militari di Santo Stefano
Ma le domande sugli accordi segreti che
concedono la base agli americani sono rimaste ancora senza risposta
LA MADDALENA.
Elettra Deiana, Mauro Bulgarelli e Paolo Cento non hanno trovato armi
nucleari sull’isola di Santo Stefano, né ovviamente si aspettavano di
scoprirle durante la visita ufficiale chiesta in seguito all’incagliamento
del sommergibile Hartford. Ma la parlamentare di Rifondazione
Comunista e i due Verdi si sono convinti di una cosa, ieri, dopo aver
visto la base italiana e la base di appoggio per i sommergibili
d’attacco americani: «Non c’è dubbio - spiega Cento - che le gallerie
dell’isola possono diventare depositi di materiali radioattivi». Anche
per questo chiederanno una commissione parlamentare d’inchiesta sul
nucleare civile e militare. Lo hanno annunciato nella conferenza
stampa finale nel municipio maddalenino. Che cosa c’è dentro gli accordi segreti tra Italia e Stati Uniti
che hanno portato alla nascita della base Usa? La risposta alla
domanda che da oltre trent’anni si fanno sardi e maddalenini non è
arrivata neppure ieri.
Il fatto che non siano state trovate armi nucleari a terra non
cancella in alcun modo i dubbi. Tanto più - sottolineano i
parlamentari arrivati ieri nell’isola - dopo l’incidente del 25
ottobre «tenuto nascosto alla popolazione e alle autorità locali e
venuto fuori solo per uno scoop giornalistico».
«Anche in questa visita - chiarisce Paolo Cento - ci siamo scontrati
con la secretazione dei documenti che regolano la presenza delle basi
Usa, così è accaduto a Camp Darby e a Ederle. Né la Regione né il
Parlamento sono nella condizione di poter conoscere, neppure in seduta
segreta secondo la Costituzione, perché una parte della Sardegna è
sottratta alla sovranità nazionale».
La conferenza stampa si tiene nello stesso salone consiliare che tre
giorni fa ha ospitato l’affollata manifestazione dei parlamentari
dell’Ulivo. Anche in quel caso è stata annunciata da Pietro Folena la
richiesta di una commissione d’inchiesta.
Il caso La Maddalena, dunque, è destinato a entrare presto nelle aule
parlamentari. Anche perché la visita a Santo Stefano spinge Verdi e
Rifondatori a una denuncia: «Quando è cominciata la guerra in Iraq, l’Emory
Land si è spostata da Santo Stefano a Creta per dare supporto
logistico ai sommergibili che hanno partecipato all’attacco. Il
governo italiano, concendendo la possibilità di attraversare le sue
acque territoriali a mezzi che andavano in guerra, ha violato le
decisioni del parlamento».
Da Rifondazione e dai Verdi arriva un no senza appello alla
ristrutturazione della base Usa. Ieri ne hanno visto la fatiscenza.
Ma, dal loro punto di vista, il problema non si pone. La base di Santo
Stefano, dicono, va smantellata. «Queste basi - dice Elettra Deiana -
hanno perso la legittimazione storico-politica: sapevamo che cosa era
la Nato e a che cosa serviva. Ma oggi non c’è più chiarezza su nulla,
il caso Iraq dimostra che c’è la possibilità del loro utilizzo al di
là di qualsiasi vincolo. Bisogna restituire la sovranità al Parlamento
italiano».
Per Mauro Bulgarelli il no alla base è motivato anche dai problemi
ambientali. «Nonostante il nostro paese abbia detto no al nucleare -
spiega - il nucleare ce lo troviamo. Gli Usa hanno disseminato basi in
Italia. Questa non è alleanza, è vassallaggio. Con il rischio di
distruzione del territorio e di gravi conseguenze per la salute di chi
abita qui. L’incidente al sottomarino non comunicato alla popolazione
e la mancanza del piano di evacuazione parlano chiaro. Che cosa
accadrebbe in caso di incidente grave? Dunque, il problema non è
quello di discutere tra il sì e il no a 52mila metri cubi, bisogna
chiedere lo smantellamento della base».
Smantellamento delle strutture Usa e occhi aperti sulle gallerie
italiane, aggiunge Cento: «Balza agli occhi la sproporzione tra i
chilometri di depositi e le esigenze dei poligoni». Ovvero: secondo i
deputati che li hanno visitati, i cunicoli di cemento armato nel
ventre di Santo Stefano rischiano di diventare depositi di materiali
radioattivi.