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La Nuova Sardegna
MARTEDÌ, 25 NOVEMBRE 2003
 Antonello Sechi
 
«Una commissione d’inchiesta sul nucleare»
Visita dei parlamentari Verdi e di Rc alle installazioni militari di Santo Stefano
Ma le domande sugli accordi segreti che concedono la base agli americani sono rimaste ancora senza risposta

 LA MADDALENA. Elettra Deiana, Mauro Bulgarelli e Paolo Cento non hanno trovato armi nucleari sull’isola di Santo Stefano, né ovviamente si aspettavano di scoprirle durante la visita ufficiale chiesta in seguito all’incagliamento del sommergibile Hartford. Ma la parlamentare di Rifondazione Comunista e i due Verdi si sono convinti di una cosa, ieri, dopo aver visto la base italiana e la base di appoggio per i sommergibili d’attacco americani: «Non c’è dubbio - spiega Cento - che le gallerie dell’isola possono diventare depositi di materiali radioattivi». Anche per questo chiederanno una commissione parlamentare d’inchiesta sul nucleare civile e militare. Lo hanno annunciato nella conferenza stampa finale nel municipio maddalenino.
 Che cosa c’è dentro gli accordi segreti tra Italia e Stati Uniti che hanno portato alla nascita della base Usa? La risposta alla domanda che da oltre trent’anni si fanno sardi e maddalenini non è arrivata neppure ieri.
 Il fatto che non siano state trovate armi nucleari a terra non cancella in alcun modo i dubbi. Tanto più - sottolineano i parlamentari arrivati ieri nell’isola - dopo l’incidente del 25 ottobre «tenuto nascosto alla popolazione e alle autorità locali e venuto fuori solo per uno scoop giornalistico».
 «Anche in questa visita - chiarisce Paolo Cento - ci siamo scontrati con la secretazione dei documenti che regolano la presenza delle basi Usa, così è accaduto a Camp Darby e a Ederle. Né la Regione né il Parlamento sono nella condizione di poter conoscere, neppure in seduta segreta secondo la Costituzione, perché una parte della Sardegna è sottratta alla sovranità nazionale».
 La conferenza stampa si tiene nello stesso salone consiliare che tre giorni fa ha ospitato l’affollata manifestazione dei parlamentari dell’Ulivo. Anche in quel caso è stata annunciata da Pietro Folena la richiesta di una commissione d’inchiesta.
 Il caso La Maddalena, dunque, è destinato a entrare presto nelle aule parlamentari. Anche perché la visita a Santo Stefano spinge Verdi e Rifondatori a una denuncia: «Quando è cominciata la guerra in Iraq, l’Emory Land si è spostata da Santo Stefano a Creta per dare supporto logistico ai sommergibili che hanno partecipato all’attacco. Il governo italiano, concendendo la possibilità di attraversare le sue acque territoriali a mezzi che andavano in guerra, ha violato le decisioni del parlamento».
 Da Rifondazione e dai Verdi arriva un no senza appello alla ristrutturazione della base Usa. Ieri ne hanno visto la fatiscenza. Ma, dal loro punto di vista, il problema non si pone. La base di Santo Stefano, dicono, va smantellata. «Queste basi - dice Elettra Deiana - hanno perso la legittimazione storico-politica: sapevamo che cosa era la Nato e a che cosa serviva. Ma oggi non c’è più chiarezza su nulla, il caso Iraq dimostra che c’è la possibilità del loro utilizzo al di là di qualsiasi vincolo. Bisogna restituire la sovranità al Parlamento italiano».
 Per Mauro Bulgarelli il no alla base è motivato anche dai problemi ambientali. «Nonostante il nostro paese abbia detto no al nucleare - spiega - il nucleare ce lo troviamo. Gli Usa hanno disseminato basi in Italia. Questa non è alleanza, è vassallaggio. Con il rischio di distruzione del territorio e di gravi conseguenze per la salute di chi abita qui. L’incidente al sottomarino non comunicato alla popolazione e la mancanza del piano di evacuazione parlano chiaro. Che cosa accadrebbe in caso di incidente grave? Dunque, il problema non è quello di discutere tra il sì e il no a 52mila metri cubi, bisogna chiedere lo smantellamento della base».
 Smantellamento delle strutture Usa e occhi aperti sulle gallerie italiane, aggiunge Cento: «Balza agli occhi la sproporzione tra i chilometri di depositi e le esigenze dei poligoni». Ovvero: secondo i deputati che li hanno visitati, i cunicoli di cemento armato nel ventre di Santo Stefano rischiano di diventare depositi di materiali radioattivi.
 

 

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