Randaccio: per gli Usa non era
possibile nascondere l’incidente
Il consigliere comunale: la motovedetta
ha registrato tutto
LA MADDALENA. «Il sindaco
sapeva dell’incidente del sommergibile, come del resto il prefetto».
Inizia con queste parole l’intervista del consigliere comunale del
gruppo Buon Vento, Carlo Randaccio, della Margherita. Ovviamente parla
dell’incagliamento dell’Hartford, avvenuto, secondo fonti americane,
il giorno 25 ottobre all’interno delle acque dell’arcipelago.
Incidente che ha allarmato non poco la popolazione, che ne è venuta a
conoscenza dopo 17 giorni. Carlo Randaccio, dall’alto della sua calma
serafica, non ha mai creduto che gli americani avessero
volontariamente nascosto un incidente di questa portata. «Prima di tutto - spiega Randaccio - non l’avrebbero nascosto
perché è impossibile farlo, poi perché ci sarebbe stata una
contraddizione di fatto nella loro impostazione militaresca. Se hanno
sospeso il commodoro, corresponsabile assieme al comandate, perché era
a bordo, evidentemente non sono cosi sprovveduti da pensare che un
sommergibile che rientra alla Maddalena, cosa che implica una scorta
di mezzi italiani (guardia costiera, polizia, finanza e carabinieri),
possa passare inosservato».
L’incidente è sufficientemente grave, non è stata una banalità.
Randaccio ha le sue fonti: «La «conferma sta anche nei fatti
registrati sul giornale di bordo della motovedetta che li ha scortati,
ma soprattutto gli americani insistono nel dire che in tempo reale,
nel giro di mezz’ora, hanno informato le autorità italiane, militari e
civili. Devo pensare, quindi, nella persona del sindaco, del
comandante di Marisardegna o chi per lui, del prefetto. È vero che
questa cosa giunge in un periodo di polemica nei confronti degli Usa
come la ciliegina sulla torta. Ma proprio per questo e e perché sono
abituati a comportamenti diversi, credo che non si sarebbero mai
sognati di tamponare la questione. Se fosse stato così, avrebbero
messo sotto controllo le loro fonti stampa ma sarebbe venuto fuori che
gli equipaggi sono ritornati prima a casa perché il sottomarino era
fuori uso. Voglio dire questo: anche se hanno altre colpe, però non
possiamo rimproverare agli americani la stupidità. Confermo, quindi,
che fonti americane ben informate dicono di aver avvisato per tempo le
autorità civili e militari italiane».
E allora le dichiarazione del sindaco che diceva di non sapere nulla,
come si spiegano? «Posso capire - afferma Radaccio - che il sindaco si
sia trovato in difficoltà per affrontare un problema più grande di
lei. Perché una notizia di quel genere, in quel clima che si era
creato su questa base, può averla messa nella condizione di non sapere
che pesci prendere, magari si è rivolta ad altre autorità che hanno
pensato bene, tutti insieme, di assumere un atteggiamento tipo
“facciamo finta che non sia successo nulla”. Ma lo dico per ipotesi».
Bisognava informare, dice Randaccio. «Chi sapeva - prosegue -,
autorità civile, militare italiana, prefetto, sindaco, il responsabile
di Marisardegna, proprio per la situazione e il clima che si era
creato attorno a questo problema della base americana, avevano il
dovere di informazione. Quanto al piano di evacuazione (che per ora
assomiglia molto a qualcosa che, facendo un raffronto medico, la si
può considerare “evacuazione intestinale”...), programmare come
allontanare chi decide volontariamente di andarsene dalla Maddalena è
uno spreco di tempo. Abbiamo bisogno di conferme serie che riguardano
la tutela e la salute di questa popolazione in caso di incidente, come
quello avvenuto o più grave. Nel caso in cui venga messa in dubbio
l’incolumità e la salute di tutti i cittadini, ovvero se il rischio
fosse al di sopra della normalità, credo - conclude Carlo Randaccio -
che non ci sia prezzo che possa pagare in termini occupazionali o
altri la nostra tranquillità e la nostra salute». Andrea Nieddu