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Rischi bassi, niente evacuazioni nel
piano d’emergenza nucleare |
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Dopo la serie recente di incidenti,
ieri è stato presentato in prefettura e ora sarà inviato ai sindaci
della Provincia Probabilmente sarà operativo entro la fine dell’anno
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| GIANNI BAZZONI |
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SASSARI. E’ pronto il piano per le emergenze nucleari nella
provincia di Sassari. Il Comitato tecnico presieduto dal prefetto
Salvatore Gullotta, a conclusione di un lungo lavoro di preparazione,
ha definito le misure protettive che ora passano all’esame
dell’Agenzia nazionale di protezione ambientale (Anpa) che, dopo avere
sentito la commissione tecnica, lo restituirà al prefetto.
A quel punto il piano di emergenza verrà inviato ai sindaci (a
essere interessati più direttamente sono quelli di Palau e La
Maddalena) istituzionalmente preposti per renderlo pubblico alle
popolazioni. Non sono stati ipotizzati tempi, ma è certo che le
procedure ormai saranno molto rapide e che l’obiettivo di tutti i
soggetti interessati è quello di rendere operativo il piano al più
presto. Magari già entro la fine dell’anno.
Dopo la riunione di ieri mattina in prefettura, intanto, cominciano a
trapelare alcuni riferimenti relativi alle misure protettive. E’
emerso che il piano non prevede l’evacuazione dell’isola della
Maddalena: pare che la motivazione vada ricercata nella conclusione
che «non esiste un rischio tale da richiedere un provvedimento così
drastico». C’è però una via di fuga, comunque garantita, per le
evacuazioni volontarie. Nel senso che, in presenza di un incidente
rilevante, ci può essere una parte (piccola o grande) della
popolazione che decide di abbandonare volontariamente La Maddalena. E
il piano di emergenza tiene conto di questa importante esigenza.
I parametri di rischio sono stati fissati da un gruppo di scienziati
che ha lavorato a lungo analizzando le situazioni presenti nel
territorio nazionale e, alla fine, pare che tutte abbiano avuto la
stessa valutazione. Per La Maddalena, però, c’è il fatto che ci si
trova in presenza di un’isola nell’isola. Quindi la soluzione
dell’abbandono volontario, da gestire all’interno del piano di
emergenza, è stata codificata.
«Il piano è giustamente sovradimensionato come garanzie - ha spiegato
il dottor Pietro Farci, responsabile provinciale della Protezione
civile - e proprio il massimo rispetto di tutte le esigenze ci ha
portato a lavorare così a lungo. Non ci siamo mai fermati, e il tempo
dedicato all’affermazione dei livelli di sicurezza non è mai
sprecato».
Il percorso del piano per le emergenze nucleari aveva cominciato il
suo percorso circa quattro anni fa e la sua elaborazione ha richiesto
una attenta valutazione di tutti gli aspetti tecnici e normativi. La
definizione, forse, ha avuto una rapida accelerazione dopo l’incidente
al sottomarino nucleare «Hartford» della marina statunitense che si
era incagliato nelle secche dei «Monaci» alla Maddalena. In quella
occasione la Us Navy aveva rimosso il capitano del sottomarino e il
commodoro della «squadriglia sottomarini 22» (cioè il numero 1 della
base della Maddalena).
Il Comitato provinciale riunito in prefettura, ieri mattina, ha
espresso soddisfazione per il lavoro portato a compimento. Per la
definizione del piano di emergenza, il prefetto si è avvalso
dell’apporto fornito da una serie di tecnici (oltre ai rappresentanti
delle forze dell’ordine, dei vigili del fuoco e dei servizi sanitari,
c’erano esponenti del ministero e del comando militare territoriale).
Del Comitato hanno fatto parte anche i sindaci di Palau e La
Maddalena, il presidente della Provincia di Sassari e docenti di
chiara fama, come il professor Giuseppe Madeddu, esperto di Medicina
nucleare dell’Università.
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