| GIOVEDÌ, 18 DICEMBRE 2003 |
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La prefettura getta acqua sul fuoco:
ipotesi remota un incidente nucleare |
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Il piano di evacuazione prevede
l’allontanamento degli abitanti solo dalla zona di Capo d’Orso
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LA MADDALENA.
Niente evacuazione, non è prevista «in quanto non è ritenuta
necessaria». Al massimo l’allontanamento di chi abita a Capo d’Orso.
Per il resto si prende in considerazione solo «l’esodo volontario» dei
maddalenini. In altre parole: per la prefettura di Sassari un
incidente a un sommergibile nucleare non viene considerato
catastrofico. Eppure si parla di fuga di materiale radioattivo.
La prefettura di Sassari interviene con un
comunicato stampa che mira a gettare acqua sulle paure scatenate
dall’incidente che il 25 ottobre ha coinvolto il sommergibile a
propulsione nucleare Hartford (andato a sbattere rovinosamente contro
una secca alle spalle di Porto Cervo) e dalle indiscrezioni sul piano
di protezione civile in caso di incidente nella base di Santo Stefano.
Ma più che chiarire e sopire, il documento crea nuovi interrogativi.
«Il piano - si legge ad esempio nella nota - si riferisce
all’eventualità, seppure con probabilità molto bassa, che su una unità
navale a propulsione nucleare, durante la presenza alla Maddalena si
verifichi la fuoriuscita nell’ambiente di materiale radioattivo allo
stato aeriforme».
È questa premessa che crea più dubbi perché tutto lascia ritenere che
l’ipotesi in questione riguardi un’esplosione del motore atomico dei
sommergibili con conseguente rilascio nell’atmosfera di una nuvola
radioattiva.
Secondo le indicazioni della prefettura, tuttavia, non sembra che
l’evento ipotizzato sia considerato così drammatico per la
popolazione. Almeno è questo ciò che si ricava dai punti in cui,
secondo la nota diffusa l’altro ieri notte, si articola il piano.
Eccoli, riportati testualmente. Il piano - si legge - «non prende in
considerazione e non dispone affatto l’evacuazione in quanto non
ritenuta necessaria. Prevede l’allontanamento del sommergibile
incidentanto con mezzi previamente indicati, consistenti in un
rimorchiatore sempre presente e pronto a operare. Prevede
limitatamente alla zona di Capo d’Orso e alle aree di allontanamento
del mezzo navale, e solo per ragioni cautelative, il semplice
allontanamento delle persone eventualmente presenti nella costa verso
l’interno». Ancora: il piano «prende in considerazione solo
l’allontanamento volontario degli abitanti e degli eventuali ospiti di
la Maddalena al fine esclusivo di favorire l’ordinato deflusso di
quanti volessero allontanarsi nonché per il loro migliore
alloggiamento se richiesto. Il tutto solamente per quanti sentissero
l’esigenza di allontanarsi dall’area».
Ed ecco gli ultimi due punti considerati, sempre secondo quanto
scrive la prefettura: il piano «dispone il controllo radiometrico,
anche per notevoli distanze, della contaminazione del suolo nonché
della catena alimentare per eventuali necessità di intervento». E
«prevede gli interventi sanitari eventualmente necessari nella
misurazione della contaminazione eventuale degli abitanti e nelle
decontaminazione eventuale dei soli soggetti trovatisi nelle strette
vicinanze della fonte della fuoriuscita».
Per tranquillizzare ulteriormente, il comunicato della prefettura
assicura «che l’evento ipotizzato è stato riferito, in via
cautelativa, a unità con potenza pari a 130 megawatt mentre in realtà
le unità presenti nell’area hanno una potenza di 60 mw, cioè molto
meno di quella ipotizzata». Insomma, si è calcolato il doppio del
rischio provocato da un sommergibile nucleare (a Santo Stefano,
comunque, se ne sono visti anche quattro alla volta).
L’opera di tranquillizzazione ha altri due passaggi. La prefettura
garantisce che l’area «è costantemente monitorata mediante diverse
reti di rilevamento della radioattività» e che «per prevenire
eventuali incidenti, i mezzi navali vengono accompagnati in entrata e
in uscita nelle acque dell’arcipelago in funzione anticollisione e di
scorta di sicurezza».
Quest’ultima precauzione, come si sa, non ha impedito all’Hartford di
finire sugli scogli con danni tanto gravi da aver richiesto settimane
di riparazioni sommarie a Santo Stefano per consentirgli di navigare
fino a Norfolk, dove l’Us Navy lo tirerà in secca per capire se è
recuperabile o da demolire.
Dopo la scoperta (avvenuta con due settimane di ritardo)
dell’incidente al sommergibile Usa, alla Maddalena sono stati in molti
a chiedere di conoscere il piano di salvaguardia della popolazione
chiesto inutilmente da molti anni. Il sindaco Rosanna Giudice, dopo
aver incontrato il prefetto, ha assicurato che ai primi di dicembre il
piano sarebbe stato presentato alla popolazione. La prefettura fa ora
sapere che il piano è una bozza in fase di «perfezionamento»,
dopodiché sarà trasmesso all’Apat per l’acquisizione del parere della
Commissione tecnica per la sicurezza nucleare e la protezione
sanitaria. Ufficialmente lo si conoscerà allora ma le anticipazioni
non tranquillizzano. (a.se.)
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