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GIOVEDÌ, 18 DICEMBRE 2003
 
Il governo ora minimizza
Il ds Nieddu: «Risposte insufficienti e contradditorie»
 

 ROMA. Il governo minimizza e cerca di archiviare l’incidente dell’Hartford, il sottomarino nucleare americano che, il 25 ottobre scorso - almeno secondo la versione della Us Navy - sarebbe finito su una secca nell’arcipelago della Maddalena. «Danni di poco conto e nessun pericolo di inquinamento radioattivo» ha detto in estrema sintesi il sottosegretario alla Difesa Francesco Bosi, rispondendo all’interrogazione presentata dal senatore ds Gianni Nieddu. «Contradditoria e insoddisfacente» per Nieddu la posizione del governo, che non chiarisce cosa sia accaduto nelle acque dell’arcipelago.
 Ma ecco cosa ha detto il sottosegretario Bosi in commissione Difesa: «Alle ore 11,55 del 25 ottobre scorso, il sottomarion nucleare Hartford, mentre usciva dalla rada della Maddalena, ha toccato il fondo per un problema tecnico di lieve entità, nelle acque basse a nord-ovest dell’Isola delle Bisce. Il comando statunitense del Mediterraneo ha quindi tempestivamente informato telefonicamente lo stato maggiore della Marina italiana, specificando che il battello non aveva subito danni interni allo scafo e anticipando, inoltre, una richiesta di estensione della “diplomatic clearance” per avviare i necessari controlli».
 Per Bosi, dunque, «non sembravano sussitere danni allo scafo e tanto meno alla propulsione, pur ritenendosi necessaria l’effettuazione di ulteriori controlli che hanno determinato il riento dell’unità in porto. Inoltre, proprio a conferma dell’assenza di danni rilevanti alle eliche e agli organi di governo, il sottomarino ha fatto riento in porto con mezzi propri, assistito da un rimorchiatore».
 Sarebbero poi stati effettuati anche alcuni controlli in porto e, secondo Bosi, «si sono accertati danni al timone e alcune strisciate sullo scafo di entità tale da non comportare, comunque, alcun danno allo scafo resistente e al personale di bordo. Di conseguenza il battello, dopo avere effettuato alcuni interventi provvisori, è salpato dalla Maddalena il 18 novembre alla volta di Norfolk».
 Il sottosegretario alla Difesa, dopo avere detto che «è stato immediatamente escluso qualsiasi pericolo di inquinamento ambientale e per la incolumità della popolazione», ha toccato un nervo scoperto: la non tempestiva diffusione della notizia. Ma ecco come Bosi spiega la cosa: «I leggeri danni occorsi al timone dell’unità navale non sono stati ritenuti sufficienti ad innalzare il livello delle comunicazioni verbali sull’incidente, al fine di non suscitare inutile allarmismo in senso alla popolazione locale, già turbata dall’evento occorso il 20 ottobre scorso, riconducibile a una scossa tellurica di lieve entità. Comunque, l’ufficiale addetto alla navigazione, il suo assistente e il comandante dell’unità sono stati rimossi dall’incarico».
 Tutto qui. Insoddisfatto Gianni Nieddu che ha parlato di esplicita contraddizione «tra quanto riferito dal rappresentante del governo sulla lieve entità dei danni occorsi al sottomarino nucleare americano e la necessità di un suo trasferimento nel bacino di Norfolk allo scopo di completare le riparazioni. Fatto che farebbe supporre la sussistenza di avarie ben più gravi. E ciò sarebbe peraltro confermato dalla decisione statunitense di rimuovere dal comando il capitano del sottomarino e il comandante della base di Santo Stefano».
 Nieddu ha quindi concluso criticando la decisione di tenere all’oscuro del fatto tanto l’incidente, quanto l’amministrazione comunale della Maddalena. «Questo silenzio - ha detto - potrebbe far legittimamente supporre l’esistenza di gravi conseguenze provocate dall’incidente».
 
 

 

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