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La Nuova Sardegna
GIOVEDÌ, 23 OTTOBRE 2003
 
Un diessino rivela: «C’è stata un’esplosione a Santo Stefano»
Ma il capo di Stato maggiore nega: «Notizia infondata»

 LA MADDALENA.L’esplosione verificatasi tra lunedì e martedì alle 23,30 circa non sarebbe stata causata dal bang ultrasonico di un areo (peraltro misterioso), bensì «dallo scoppio di un compressore che sarebbe avvenuto all’interno della galleria di Santo Stefano, proprio laddove sono stivate le armi e i rifornimenti per i sommergibili atomici».
Stefano Filigheddu (Ds)
 La notizia arriva da Stefano Filigheddu, diessino consigliere comunale e componente del gruppo Buonvento. Filigheddu afferma di esere venuto a conoscenza del fatto proprio ieri, dopo aver letto le dichiarazioni del sindaco e del prefetto.
 «Si tratta - prosegue Filigheddu - di compressori che servono per mantenere la temperatura ed il grado di umidità per la migliore conservazione delle armi. Sappiamo inoltre che all’interno della galleria ci sono proiettili all’uranio impoverito. Ecco perchè riteniamo che l’esplosione sia un campanello di allarme che non può essere sottovalutato e minimizzato».
 Il Capo di Stato maggiore Francesco Palopoli, da noi contattato telefonicamente, manifesta però scetticismo e meraviglia, anzi, fa di più spingendosi a smentire la notizia di Filigheddu definita «priva di fondamento». Ma Filigheddu la pensa diversamente e prosegue «chiederemo ai deputati sardi e ai consiglieri regionali di adoperarsi per ottenere i permessi necessari a un sopralluogo all’interno della galleria: in questi casi non si può far finta di niente e accettare passivamente le spiegazioni che arrivano dalle fonti interessate. Il nostro interesse, come politici deve coincidere invece con quello dei cittadini della Maddalena».
 Poi Filigheddu ritorna sull’esplosione: «Questi compressori - sostiene - contengono liquidi altamente inquinanti, si spiega così tutto quel vai e vieni delle barche americane che ieri erano imegnatissime a stendere le panne antinquinamento di fronte all’isola Chiesa; panne che poi sono state trasferite a Santo Stefano nella mattinata di martedì e poi ancora la presenza ieri dell’elicottero della Capitaneria di Porto che ha monitorato tutto l’arcipelago per verificare se vi fossero tracce di liquido inquinante».
 Del resto però ci sono fatti oggettivi che conforterebbero la versione data da Filigheddu. In troppi, nell’isola hanno avvertito un onda d’urto di maggiore intensità quanto più vicina all’isola di santo Stefano era la loro residenza. Un aereo che avesse superato la barriera del suono (una delle due versioni ufficiali), non avrebbe potuto generare quel fenomeno. Troppo forte il boato sentito e in particolar modo al Teatro primo longobardo e nella zona Moneta di Barabò, dove una signora si è vista spostare il letto di molti centimetri. Zone che, come si è detto, sono poco distanti dalla base di Santo Stefano, dove l’esplosione l’esplosione è stata avvertita in modo particolare.
 «Per quanto riguarda questo fatto - prosegue ancora Filigheddu - presenteremo subito una mozione urgente che discuteremo in Consiglio comunale. Per quanto poi riguarda il problema più generale dell’ampliamento della base di Santo Stefano non lasceremo che sia demandato al potere decisionale di questa traballante amministrazione, ma chiederemo ai cittadini, proponendo un referendum di pronunciare l’ultima parola. E anche a questo proposito - si scalda Filigheddu - bisogna segnalare la ridicola versione degli americani (un vulcano sottomarino) pedissequamente riportata dal sindaco: ultima di una lunga serie di discutibili scelte di campo che stanno strangoloando l’economia dell’isola.
 Senza considerare, poi che quanto è avvenuto l’altra notte, se le mie informazioni sono esatte, poteva anche concludersi in tragedia». (r.a.)
 
 

 

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