La
Nuova Sardegna
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Un diessino rivela: «C’è stata
un’esplosione a Santo Stefano» |
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Ma il capo di Stato maggiore nega:
«Notizia infondata» |
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LA
MADDALENA.L’esplosione verificatasi tra lunedì e martedì alle 23,30
circa non sarebbe stata causata dal bang ultrasonico di un areo
(peraltro misterioso), bensì «dallo scoppio di un compressore che
sarebbe avvenuto all’interno della galleria di Santo Stefano, proprio
laddove sono stivate le armi e i rifornimenti per i sommergibili
atomici».
La notizia arriva da Stefano Filigheddu, diessino consigliere
comunale e componente del gruppo Buonvento. Filigheddu afferma di
esere venuto a conoscenza del fatto proprio ieri, dopo aver letto le
dichiarazioni del sindaco e del prefetto.
«Si tratta - prosegue Filigheddu - di compressori che servono per
mantenere la temperatura ed il grado di umidità per la migliore
conservazione delle armi. Sappiamo inoltre che all’interno della
galleria ci sono proiettili all’uranio impoverito. Ecco perchè
riteniamo che l’esplosione sia un campanello di allarme che non può
essere sottovalutato e minimizzato».
Il Capo di Stato maggiore Francesco Palopoli, da noi contattato
telefonicamente, manifesta però scetticismo e meraviglia, anzi, fa di
più spingendosi a smentire la notizia di Filigheddu definita «priva di
fondamento». Ma Filigheddu la pensa diversamente e prosegue
«chiederemo ai deputati sardi e ai consiglieri regionali di adoperarsi
per ottenere i permessi necessari a un sopralluogo all’interno della
galleria: in questi casi non si può far finta di niente e accettare
passivamente le spiegazioni che arrivano dalle fonti interessate. Il
nostro interesse, come politici deve coincidere invece con quello dei
cittadini della Maddalena».
Poi Filigheddu ritorna sull’esplosione: «Questi compressori -
sostiene - contengono liquidi altamente inquinanti, si spiega così
tutto quel vai e vieni delle barche americane che ieri erano
imegnatissime a stendere le panne antinquinamento di fronte all’isola
Chiesa; panne che poi sono state trasferite a Santo Stefano nella
mattinata di martedì e poi ancora la presenza ieri dell’elicottero
della Capitaneria di Porto che ha monitorato tutto l’arcipelago per
verificare se vi fossero tracce di liquido inquinante».
Del resto però ci sono fatti oggettivi che conforterebbero la
versione data da Filigheddu. In troppi, nell’isola hanno avvertito un
onda d’urto di maggiore intensità quanto più vicina all’isola di santo
Stefano era la loro residenza. Un aereo che avesse superato la
barriera del suono (una delle due versioni ufficiali), non avrebbe
potuto generare quel fenomeno. Troppo forte il boato sentito e in
particolar modo al Teatro primo longobardo e nella zona Moneta di
Barabò, dove una signora si è vista spostare il letto di molti
centimetri. Zone che, come si è detto, sono poco distanti dalla base
di Santo Stefano, dove l’esplosione l’esplosione è stata avvertita in
modo particolare.
«Per quanto riguarda questo fatto - prosegue ancora Filigheddu -
presenteremo subito una mozione urgente che discuteremo in Consiglio
comunale. Per quanto poi riguarda il problema più generale
dell’ampliamento della base di Santo Stefano non lasceremo che sia
demandato al potere decisionale di questa traballante amministrazione,
ma chiederemo ai cittadini, proponendo un referendum di pronunciare
l’ultima parola. E anche a questo proposito - si scalda Filigheddu -
bisogna segnalare la ridicola versione degli americani (un vulcano
sottomarino) pedissequamente riportata dal sindaco: ultima di una
lunga serie di discutibili scelte di campo che stanno strangoloando
l’economia dell’isola.
Senza considerare, poi che quanto è avvenuto l’altra notte, se le mie
informazioni sono esatte, poteva anche concludersi in tragedia». (r.a.)
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