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Circa 60mila persone: è il totale delle presenze
che si possono ipotizzare alla Maddalena in luglio e agosto, il
periodo di massimo affollamento. Anche se non è semplice stabilire a
quanto realmente ammonti la popolazione durante le vacanze. In quei
60mila sono compresi i 15mila normalmente residenti nell’isola per
tutto l’anno. Su queste cifre bisogna fare i calcoli relativi alle
ipotesi di evacuazione in caso di incidente nucleare, prese in
considerazione dal piano che sta predisponendo la prefettura di
Sassari.
È invece nota la capienza dei traghetti pubblici e privati,
considerando che sulla tratta La Maddalena-Palau lavorano tre
compagnie (Saremar, Enermar e Tremar) cui vanno aggiunti
all’occorrenza una quindicina di barche da diporto. La compagnia
pubblica dispone di 1200 posti divisi tra due natanti; la Enermar ha a
disposizione due traghetti per circa 800 passeggeri; la Tremar altri
due traghetti per un totale di 600 posti. Il totale (2600) corrisponde
al numero delle persone che possono essere imbarcate
contemporaneamente (forse raddoppiato se si potessero usare le auto).
Si calcola che l’armatoria da diporto possa imbarcare altre 3000
persone.
Fermo restando che tutta l’operazione di imbarco si dovrebbe attuare
in tempi velocissimi, non meno di 53-54 mila persone (in estate)
resterebbero comunque sull’isola, esposte a una eventuale
contaminazione per almeno mezz’ora, tempo necessario minimo per
trasferire a Palau i primi passeggeri e tornare indietro. Impossibile
accelerare i tempi di imbarco, secondo i marittimi addetti alle
manovre di attracco: «Anche in condizioni normali - spiegano -
qualunque manovra di accosto e partenza porta via non meno di dieci
minuti». Senza contare l’inevitabile confusione.
Restano molti quesiti da sciogliere. Come verrà controllato l’afflusso
alle imbarcazioni? E come si disporranno per accogliere la gente? La
viabilità interna dell’isola pone ulteriori problemi per
un’evacuazione razionale e perfettamente eseguibile. Considerazioni
che vengono fatte sulla base di puro buon senso e di calcoli sommari
ma certamente prossimi alla realtà, su cui molti isolani stanno
riflettendo dopo aver conosciuto i particolari più interessanti del
piano di evacuazione. Si teme che il piano, così come è stato
predisposto e fatto conoscere, non fornisca sufficienti garanzie circa
la sicurezza della popolazione investita da una nube nucleare. Il
documento resta comunque il primo dato concreto dopo trent’anni di
silenzio, e su questa base sarà possibile iniziare a ripensare il
rapporto tra la comunità maddalenina e la presenza militare americana.
Se ne parlerà oggi pomeriggio in Consiglio comunale. Nell’ordine del
giorno, al punto numero 22, figura anche il tema della sicurezza della
comunità in caso di incidente nucleare nella base americana di Santo
Stefano, e per l’appunto il piano di evacuazione. I gruppi di
opposizione hanno preannunciato però che chiederanno l’inversione
dell’ordine del giorno «per parlare subito del più pressante problema
del momento», conoscere eventualmente «i contenuti tecnici e le
procedure di attuazione a livello pratico» e dare risposte alla gente,
«come stanno facendo tutte le amministrazioni dei Comuni a noi
vicini».
Francesco Nardini
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