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18 dicembre
L'Unione Sarda
La Maddalena.
I limiti del piano di evacuazione soprattutto in estate
Fuga rapida per pochi
Insufficienti i seimila posti sui traghetti

Circa 60mila persone: è il totale delle presenze che si possono ipotizzare alla Maddalena in luglio e agosto, il periodo di massimo affollamento. Anche se non è semplice stabilire a quanto realmente ammonti la popolazione durante le vacanze. In quei 60mila sono compresi i 15mila normalmente residenti nell’isola per tutto l’anno. Su queste cifre bisogna fare i calcoli relativi alle ipotesi di evacuazione in caso di incidente nucleare, prese in considerazione dal piano che sta predisponendo la prefettura di Sassari.
È invece nota la capienza dei traghetti pubblici e privati, considerando che sulla tratta La Maddalena-Palau lavorano tre compagnie (Saremar, Enermar e Tremar) cui vanno aggiunti all’occorrenza una quindicina di barche da diporto. La compagnia pubblica dispone di 1200 posti divisi tra due natanti; la Enermar ha a disposizione due traghetti per circa 800 passeggeri; la Tremar altri due traghetti per un totale di 600 posti. Il totale (2600) corrisponde al numero delle persone che possono essere imbarcate contemporaneamente (forse raddoppiato se si potessero usare le auto). Si calcola che l’armatoria da diporto possa imbarcare altre 3000 persone.
Fermo restando che tutta l’operazione di imbarco si dovrebbe attuare in tempi velocissimi, non meno di 53-54 mila persone (in estate) resterebbero comunque sull’isola, esposte a una eventuale contaminazione per almeno mezz’ora, tempo necessario minimo per trasferire a Palau i primi passeggeri e tornare indietro. Impossibile accelerare i tempi di imbarco, secondo i marittimi addetti alle manovre di attracco: «Anche in condizioni normali - spiegano - qualunque manovra di accosto e partenza porta via non meno di dieci minuti». Senza contare l’inevitabile confusione.
Restano molti quesiti da sciogliere. Come verrà controllato l’afflusso alle imbarcazioni? E come si disporranno per accogliere la gente? La viabilità interna dell’isola pone ulteriori problemi per un’evacuazione razionale e perfettamente eseguibile. Considerazioni che vengono fatte sulla base di puro buon senso e di calcoli sommari ma certamente prossimi alla realtà, su cui molti isolani stanno riflettendo dopo aver conosciuto i particolari più interessanti del piano di evacuazione. Si teme che il piano, così come è stato predisposto e fatto conoscere, non fornisca sufficienti garanzie circa la sicurezza della popolazione investita da una nube nucleare. Il documento resta comunque il primo dato concreto dopo trent’anni di silenzio, e su questa base sarà possibile iniziare a ripensare il rapporto tra la comunità maddalenina e la presenza militare americana.
Se ne parlerà oggi pomeriggio in Consiglio comunale. Nell’ordine del giorno, al punto numero 22, figura anche il tema della sicurezza della comunità in caso di incidente nucleare nella base americana di Santo Stefano, e per l’appunto il piano di evacuazione. I gruppi di opposizione hanno preannunciato però che chiederanno l’inversione dell’ordine del giorno «per parlare subito del più pressante problema del momento», conoscere eventualmente «i contenuti tecnici e le procedure di attuazione a livello pratico» e dare risposte alla gente, «come stanno facendo tutte le amministrazioni dei Comuni a noi vicini».
 

Francesco Nardini

 

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