Le gasiere nelle Bocche, i sottomarini
alla Maddalena. Nicoli: è allarme
In
superficie, le petroliere. Sott’acqua, i sottomarini. «Ora basta, è il
momento di rimettere tutto in discussione» tuona Nino Nicoli, sindaco
di Santa Teresa. E’ all’estero, lui. Sa dell’incidente alla petroliera
a Porto Torres, della nube, della minaccia ambientale, e ripropone la
questione, per la Gallura che vive di turismo e che la base Usa e le
navi con il petrolio mettono a rischio. L’allarme è di nuovo alto, è rosso, in Gallura, 48 ore dopo
l’esplosione nel porto turritano della gasiera battente bandiera di
Nassau. Un dato, per capire: al 31 maggio di quest’anno, nelle Bocche
di Bonifacio sono transitate 1571 navi, di cui 22 gasiere, 41
chimichiere, 15 petroliere. I numeri sono della Capitaneria di porto
della Maddalena, arrivano dalla centrale di Guardia Vecchia che, con
un particolare sistema, satellitare, segue il percorso delle
imbarcazioni, per intervenire il più presto possibile in caso di
incidente. E’ l’unico mezzo a disposizione, contro queste navi cariche
di veleni. C’è un accordo italo-francese perché nelle Bocche non
passino petroliere dei due paesi, ma le imbarcazioni degli altri
Stati, la maggioranza, hanno via libera. Navi vecchie, spesso, senza
il doppio scafo obbligatorio per i paesi Ue, anche se ancora non
recepito.
Un rischio, «altissimo, altissimo» scandisce Nicoli. Il ricordo va al
26 settembre 2000. Una petroliera ripulì le stive nelle Bocche, una
chiazza ondeggiò per giorni nelle Bocche, incontrollata. Alla fine, il
catrame si depositò sulle spiagge della Costa Smeralda. Allarme,
allora: un documento del consiglio comunale di Arzachena, la reazione
della Starwood. Allora come oggi, preoccupazione. E impotenza. Dice
Nicoli: «La Gallura vive di turismo, di ambiente, e due cose
minacciano la nostra economia: le petroliere, la base Usa». Minaccia
diretta quella delle petroliere, indiretta (a meno di incidenti)
quella della base Usa a Santo Stefano. «I due argomenti sono legati -
spiega Nicoli -: è arrivato il momento di discutere pubblicamente,
seriamente sulla loro presenza, sugli effetti che producono. Se in
Gallura viviamo di turismo, ed è così in altissima percentuale per la
nostra economia, è opportuno comprendere che le petroliere nelle
Bocche mettono a rischio il nostro sistema, e la base Usa pure, anche
prima dell’incidente al sottomarino». Nicoli tornerà oggi a Santa
Teresa, deciderà quale azione intraprendere con gli altri sindaci
della Gallura, con i cugini còrsi. Santa Teresa e Bonifacio rientrano
(rientrerebbero) nel Parco internazionale delle Bocche, un vincolo
forte al passaggio delle carrette del mare. C’è più accordo con i
còrsi che con alcuni sindaci della provincia su questi temi,
soprattutto sulla incompatibilità della presenza americana. Ammette
Nicoli: «Difficile fare della questione Usa e delle petroliere un tema
unificante della nostra provincia. Non tutti i sindaci la pensano come
me». Difficilissimo, con Rosanna Giudice, sindaco della Maddalena, che
appoggia il raddoppio della base di Santo Stefano, e con Settimo Nizzi,
sindaco di Olbia, favorevole alla presenza americana. Nicoli, Ds, no,
non è d’accordo con navi e sommergibili: «Non perché sono di sinistra,
non perché sono antiamericano: sono gallurese, voglio difendere la mia
terra, ecco il punto. E’ una questione vitale, senza colori politici.
Almeno sulle petroliere, spero in un’intesa». Andrea Nieddu - Guido Piga