SANTA TERESA. Cresce, dall’altra
sponda delle Bocche di Bonifacio, la presa di coscienza dei rischi
legati alla presenza alla Maddalena della base Usa. L’ultimo incidente
a un sommergibile a propulsione nucleare ha aumentato il livello di
preoccupazione. L’allerta è sempre più viva e spinge le associazioni
ambientaliste ad assumere delle iniziative tese a liberare l’intera
area dalla causa del rischio.
Sabato 21 gennaio è prevista a Bonifacio,
nella sala San Giacomo del municipio, una riunione organizzata dal
Collettivo di difesa delle Bocche di Bonifacio costituitosi nella
Corsica del sud intorno a questa questione. La riunione varrà a
fissare le basi per una iniziativa unitaria da tenersi a Porto Vecchio
o a Bonifacio. Alla riunione sono invitate tra l’altro a partecipare
le rappresentanze delle associazioni ambientaliste e delle istituzioni
del nord Sardegna per essere a loro volta coinvolte nella
manifestazione.
L’obiettivo del Collettivo è quello di chiedere l’appoggio da parte
della Regione e dello Stato, oltre che a livello di diplomazie,
affinché il progetto di ampliamento della base nucleare americana
della Maddalena venga annullato. E ciò come primo passo verso il suo
smantellamento. Il collettivo chiede pertanto che l’iniziativa abbia
il sostegno di una fascia il più possibile larga di quanti, senza
distinzione di bandiere di parte o di colori politici, credano nella
necessità di rendere più sicura l’area delle Bocche di Bonifacio.
«Il pericolo - si legge in un documento - non va sottovalutato.
L’incidente, per fortuna senza conseguenze, ha permesso comunque di
evidenziare che la base nucleare non era al suo primo accadimento e
che un aumento della sua portata era alle porte. L’allerta pertanto
non deve calare. E’ vero che i risultati ottenuti dall’Istituto di
radioprotezione e sicurezza nucleare emessi dall’Ufficio dell’Ambiente
della Corsica non fanno “apparire alcuna traccia di contaminazione
recente o cronica di cesio 137”. Le analisi saranno in ogni caso
effettuate anche da un laboratorio indipendente per conto del
Collettivo. Senza mettere in dubbio la serietà delle analisi svolte
dall’Istituto regionale, occorre anche ricordare che lo stesso
istituto, sotto un altro nome, aveva annunciato la non nocività delle
radiazioni emesse dall’esplosione di Cernobyl. E’ legittimo pertanto
che i comuni della sponde della Bocche di Bonifacio esigano delle
misure immediatamente disponibili in caso di incidente nucleare.
«Un piano di evacuazione delle popolazioni civili, uno stoccaggio di
iodio sia nell’una che nell’altra sponda delle Bocche, costituiscono
la misura più elementare, quella oggi purtroppo mancante. Sarebbe
inoltre tempo di rivedere la regolamentazione del traffico sottomarino
nelle Bocche di Bonifacio, oggi circondato dal silenzio del segreto
militare».
Tonio Biosa |