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Martedì 13 gennaio 2004
 
«Fermiamo il raddoppio della base Usa»
Gli ambientalisti della Corsica contro i sommergibili alla Maddalena

SANTA TERESA. Cresce, dall’altra sponda delle Bocche di Bonifacio, la presa di coscienza dei rischi legati alla presenza alla Maddalena della base Usa. L’ultimo incidente a un sommergibile a propulsione nucleare ha aumentato il livello di preoccupazione. L’allerta è sempre più viva e spinge le associazioni ambientaliste ad assumere delle iniziative tese a liberare l’intera area dalla causa del rischio.
 Sabato 21 gennaio è prevista a Bonifacio, nella sala San Giacomo del municipio, una riunione organizzata dal Collettivo di difesa delle Bocche di Bonifacio costituitosi nella Corsica del sud intorno a questa questione. La riunione varrà a fissare le basi per una iniziativa unitaria da tenersi a Porto Vecchio o a Bonifacio. Alla riunione sono invitate tra l’altro a partecipare le rappresentanze delle associazioni ambientaliste e delle istituzioni del nord Sardegna per essere a loro volta coinvolte nella manifestazione.
 L’obiettivo del Collettivo è quello di chiedere l’appoggio da parte della Regione e dello Stato, oltre che a livello di diplomazie, affinché il progetto di ampliamento della base nucleare americana della Maddalena venga annullato. E ciò come primo passo verso il suo smantellamento. Il collettivo chiede pertanto che l’iniziativa abbia il sostegno di una fascia il più possibile larga di quanti, senza distinzione di bandiere di parte o di colori politici, credano nella necessità di rendere più sicura l’area delle Bocche di Bonifacio.
 «Il pericolo - si legge in un documento - non va sottovalutato. L’incidente, per fortuna senza conseguenze, ha permesso comunque di evidenziare che la base nucleare non era al suo primo accadimento e che un aumento della sua portata era alle porte. L’allerta pertanto non deve calare. E’ vero che i risultati ottenuti dall’Istituto di radioprotezione e sicurezza nucleare emessi dall’Ufficio dell’Ambiente della Corsica non fanno “apparire alcuna traccia di contaminazione recente o cronica di cesio 137”. Le analisi saranno in ogni caso effettuate anche da un laboratorio indipendente per conto del Collettivo. Senza mettere in dubbio la serietà delle analisi svolte dall’Istituto regionale, occorre anche ricordare che lo stesso istituto, sotto un altro nome, aveva annunciato la non nocività delle radiazioni emesse dall’esplosione di Cernobyl. E’ legittimo pertanto che i comuni della sponde della Bocche di Bonifacio esigano delle misure immediatamente disponibili in caso di incidente nucleare.
 «Un piano di evacuazione delle popolazioni civili, uno stoccaggio di iodio sia nell’una che nell’altra sponda delle Bocche, costituiscono la misura più elementare, quella oggi purtroppo mancante. Sarebbe inoltre tempo di rivedere la regolamentazione del traffico sottomarino nelle Bocche di Bonifacio, oggi circondato dal silenzio del segreto militare».
Tonio Biosa

 

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