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La Nuova Sardegna
VENERDÌ, 16 GENNAIO 2004
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Per Salvatore Sanna: «Una svendita con
niente in cambio» |
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Masala benedice la base Usa di Santo
Stefano e subito scoppiano le polemiche |
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LA MADDALENA.
La base Usa di Santo Stefano può mettere radici. E migliaia metri
cubi. Italo Masala, il presidente della Regione, ha sciolto le riserve
che pochi mesi fa lo hanno spinto a bloccare l’iter avviato dal
ministro della Difesa Antonio Martino. Masala (nella foto) ha diffuso
un comunicato stampa in cui spiega i termini dell’accordo stretto nei
giorni scorsi alla Presidenza del consiglio dei ministri. Secondo il
presidente, i progetti dell’Us Navy «non prevedono alcun potenziamento
della struttura esistente ma unicamente opere di riqualificazione
logistica e ambientale». Ma gli arriva un anticipo di quelle che
potrebbero essere le reazioni di chi si oppone. Dice Salvatore Sanna:
«È una svendita».
Per Masala il governo ha dato tutte le
risposte che si aspettava. Si legge: «Sono state accolte completamente
le richieste a suo tempo avanzate dal presidente della Regione
attraverso la domanda di riesame con cui aveva di fatto bloccato ogni
intervento nell’area della Maddalena fintanto che non fosse garantita
formalmente la massima tutela del territorio». Masala dice di sentirsi
garantito dal fatto che i lavori a Santo Stefano siano una semplice
«riqualificazione logistica e ambientale». Scrive ancora l’ufficio
stampa della presidenza della giunta regionale: «All’interno del
comprensorio militare sarà possibile effettuare direttamente analisi
da parte di tutti gli enti pubblici interessati. Massima trasparenza
quindi per quanto riguarda le indagini sulla qualità dell’aria,
dell’acqua e del fondale marino sul quale transitano le unità navali
dell’Us Navy».
Masala fa sapere di avere informato il sindaco e il presidente del
parco della Maddalena con i quali ha fissato un incontro per lunedì
alle 18 in viale Trento, a Cagliari. Un altro incontro si terrà a Roma
il 24 febbraio.
C’è un’altra cosa che dice il presidente della Regione e che non è
chiaro se venga messa sul piatto della bilancia in relazione all’ok
alla base per i sommergibili nucleari di Santo Stefano: a Roma, si è
trovato un accordo anche sui beni demaniali dismessi dallo Stato che
ora la Regione potrà incamerare direttamente, senza coinvolgimento di
altri organi statali.
La prima replica arriva da Salvatore Sanna, già componente del
Comitato paritetico per le servitù militari. Parla di «svendita». «Il
presidente della Regione - afferma - ha lasciato cadere la facoltà che
gli assegna la legge di conoscere le informazioni segrete sull’accordo
Usa-Italia. Inoltre, è già un dato acquisito il controllo delle acque
(garantito da tre diverse reti). Questo vale anche per le aree
demaniali, frutto di contrattazioni precedenti».
Dunque, dice Sanna, Masala non ha avuto nulla in cambio del sì ai
lavori nella base Usa. Lavori previsti a un progetto che viene molto
contestato alla Maddalena e non solo.
L’intervento sui prefabbricati e sulle baracche costruite dall’Us
Navy a partire dal 1972 appare molto di più di una riqualificazione.
Il progetto presentato al comitato paritetico prevede la costruzione
di 52mila metri cubi, denunciati come una colata di cemento in
contrasto con le leggi urbanistiche regionali. (a.se.)
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