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La "Nuova Sardegna"
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Una levata di scudi: «Masala ci ha
tradito» |
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Durissime le reazioni all’accordo
romano sulla base di Santo Stefano |
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LA MADDALENA.
Il presidente Masala ha sciolto la riserva
che all’inizio lo aveva spinto a bloccare l’iter del ministro Martino,
ma non come molti speravano. Dopo essersi incontrato con un
funzionario della Presidenza del consiglio dei ministri, Masala
sostanzialmente detto sì al progetto della Us navy di Santo Stefano.
Ed è subito polemica. Sia alla Maddalena sia a livello regionale. Il
primo a rilasciare una dichiarazione di fuoco è stato il consigliere
provinciale di Forza Italia Giulio Giudice, zio del sindaco, che aveva
già messo in discussione la presenza degli americani. In un’intervista
alla radio locale Giulio Cesare Giudice ha chiesto categoricamente le
dimissioni del sindaco perché ancora una volta ha tradito i suoi
concittadini. Pierfranco Zanchetta, capogruppo dei Ds, è categorico:
«Ci chiediamo come un presidente in braghe di tela delegittimato dalla
stessa maggioranza, pur di rimanere incollato allo scranno più alto
della Regione, si possa permettere di decidere sulla testa dei
maddalenini. Noi non siamo carne da macello - prosegue Zanchetta - e
neppure uno strumento del baratto politico di un regime. Una decisione
scandalosa ed una pagina triste dell’autonomia della Sardegna che
viene scritta da un presidente che non ha neppure la maggioranza del
consiglio regionale». Stefano Filigheddu non si discosta dal suo
collega: «La Regione ora dovrebbe fare solo ordinaria amministrazione
e non prendere una decisione di questa importanza, che stravolge
culturalmente il nostro paese».
In sintonia anche il responsabile del comitato sardo “Gettiamo le
basi”, Mariella Cau, che fra l’altro dice «indecorosamente il
presidente della Regione autonoma della Sardegna Italo Masala ha
accettato di discutere, non con il capo del governo o il consiglio dei
ministri come prevedevano le sue prerogative bensì con un oscuro
funzionario».
Anche il capogruppo regionale di Rifondazione comunista Luigi Cogodi
è intervenuto sottolineando che «è semplicemte assurdo e lesivo dei
diritti vitali della Sardegna ed anche totalmente illegittimo ed
arbitrario tentare di far passare per un accordo Stato-Regione quello
che è invece un accordo tra il governo Berlusconi e il presidente
Masala. Sinora la base atomica della Maddalena ha costituito un danno
grande per la Sardegna, ma era un danno imposto dall’esterno, mai
legittimato da alcuna forma di assenso istituzionale dei poteri
autonomistici». È intervenuto anche Bastianu Cumpostu di Sardigna
Natzione Indipendista: «Il presidente Masala - scrive - si era
permesso di fare il biricchino, aveva bloccato l’iter avviato dal
ministro della Difesa Antonio Martino tendente a trasformare
l’insediamento americano a Santo Stefano in una stabile base militare.
Di nascosto gli avevano tirato le orecchie e gli avevano fatto capire
che doveva comportarsi come tutti gli altri che lo avevano preceduto
alla presidenza della Regione e fare il suddito e non disturbare chi
veramente è alla guida e specialmente non intralciare la bandiera
americana. Il presidente cerca naturalmente di nascondere la tirata
d’orecchie del ministro e tenta di uscire onorevolente dicendo che il
nulla osta riguarda solo opere di riqualificazione logistica e
ambientale». E infine, in questa miriade di reazioni, tutte negative
c’è da registrare anche quella del Partito sardo d’azione con Giacomo
Sanna che dice «considerare i lavori della base Usa di Santo Stefano
come semplice “riqualificazione logistica ambientale” è per lo meno
una truffa semantica. Il progetto della Marina Usa - prosegue Giacomo
Sanna - non riqualifica alcunché. Crea un nuovo e più grande
insediamento militare. E un ampliamento vero e proprio. Prevede
infatti un ampliamento di volumetrie di circa diecimila metri cubi
pari cioè ad un aumento del 25 per cento circa per le volumetrie
esistenti».
Andrea Nieddu |
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