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La"Nuova Sardegna"

SABATO, 17 GENNAIO 2004
 
Allarme radioattività alla Maddalena: «Il torio 234 oltre i valori normali»
Risultati dei laboratori francesi che hanno analizzato le alghe
 
ANTONELLO SECHI


 LA MADDALENA. Nell’arcipelago maddalenino c’è un livello di radioattività «allarmante». La presenza del torio 234 supera di molte decine volte i valori normali. La notizia arriva dalla Francia. Il Criirad, un istituto di ricerca indipendente, nei giorni dell’incidente che ha coinvolto il sommergibile Hartford ha raccolto campioni di alghe che ha analizzato nei suoi laboratori. Ora sono arrivati i risultati. Allarmanti.
 Appena li ha letti, il deputato verde Mauro Bulgarelli, che a dicembre ha partecipato all’ispezione parlamentare nella base Usa di Santo Stefano, ha inviato un’interrogazione urgente ai ministri di Ambiente, Difesa, Salute e Presidenza del Consiglio. Chiede chiarezza, come l’istituto francese.
 Il Criirad (Commissione de recherche et d’information indipendentes sur la radioactivité) ha fatto i prelievi alla Maddalena il 17 e il 18 novembre. Maddalenini e sardi avevano appena scoperto, grazie a una notizia rimbalzata in Italia dalla stampa Usa, di essere stati tenuti all’oscuro dello scontro dell’Hartford con la secca delle Bisce. Incidente che sarebbe avvenuto alle 12,40 del 25 ottobre, tanto grave da provocare la rimozione del comandante del sommergibile e dello stesso commodoro della base.
 Si sono preoccupati anche in Corsica, ben sapendo che un incidente nucleare avrebbe conseguenze su un’area vasta. Il Criirad, diretto dall’ingegnere e fisico nucleare Bruno Chareyon, ha raccolto diversi campioni di alghe tra l’arcipelago e le Bocche di Bonifacio, con il sostegno dell’associazione corsa Abcde e del Wwf Gallura.
 Le prime analisi hanno dato risultati tali che la loro diffusione è accompagnata da un appello perentorio: «Il Criirad esige una totale trasparenza». Alle autorità italiane e americane viene chiesto di rendere pubblici i valori della radioattività precedenti alla nascita della base di Santo Stefano, sempre che studi siano stati fatti.
 Spiega Mauro Bulgarelli, che segue molto da vicino il caso La Maddalena: «È assolutamente necessario che le autorità italiane e quelle americane dicano la verità su molte questioni, la prima delle quali riguarda i risultati delle rilevazioni della radioattività effettuate dopo l’incidente dell’Hartford. I dati forniti dal Criirad sono estremamente allarmanti: in alcuni campioni di alghe prelevati nella zona dell’incidente la concentrazione di Torio 234 (un elemento della catena dell’uranio 238 nonchè componente del combustibile nucleare che alimenta i sommergibili) si attesta tra i 3900 e i 4700 becquerels per chilogrammo, quando i valori normali non dovrebbero superare qualche decina di Bq/Kg. Si tratta dunque di valori enormemente alti che tuttavia non è possibile commisurare con quelli antecedenti all’incidente dell’Hartford perché le autorità italiane e americane non hanno mai reso noto il risultato delle rilevazioni periodicamente effettuate nelle acque della Sardegna».
 L’Us Navy ha escluso lesioni al propulsore nucleare dell’Hartford. Ma questo non fa diminuire le preoccupazioni. Il torio 234 trovato nelle alghe dell’arcipelago, peraltro, si può spiegare anche in altro modo, non meno allarmante. «L’abnorme presenza di uranio 238 e suoi derivati - continua Mauro Bulgarelli - potrebbe infatti anche essere conseguenza dell’attività dei poligoni militari disseminati nell’isola, nei quali vengono utilizzati proiettili all’uranio impoverito nelle esercitazioni o nelle dimostrazioni organizzate dai vari fabbricanti di armi».
 «Dopo l’incidente dell’Hartford - conclude il deputato dei Verdi - le autorità italiane rassicurarono genericamente circa la presenza di una concentrazione pericolosa di elementi radioattivi nelle acque teatro dell’incidente ma in seguito alla divulgazione dei risultati della ricerca del Criirad è necessario che le autorità militari rendano note tutte le misurazioni della radioattività effettuate nel corso degli anni; lo Stato italiano e quello francese, inoltre, devono avviare un monitoraggio comune affidando ad autorevoli istituti di ricerca indipendenti il rilevamento del reale inquinamento radioattivo delle acque sarde. Nessun segreto di stato vale la sicurezza e la salute delle popolazioni».
 

 

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