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La"Nuova Sardegna"
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Allarme radioattività alla Maddalena:
«Il torio 234 oltre i valori normali» |
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Risultati dei laboratori francesi che
hanno analizzato le alghe |
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| ANTONELLO SECHI |
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LA MADDALENA. Nell’arcipelago maddalenino c’è un
livello di radioattività «allarmante». La presenza del torio 234
supera di molte decine volte i valori normali. La notizia arriva dalla
Francia. Il Criirad, un istituto di ricerca indipendente, nei giorni
dell’incidente che ha coinvolto il sommergibile Hartford ha raccolto
campioni di alghe che ha analizzato nei suoi laboratori. Ora sono
arrivati i risultati. Allarmanti.
Appena li ha letti, il deputato verde Mauro Bulgarelli, che a
dicembre ha partecipato all’ispezione parlamentare nella base Usa di
Santo Stefano, ha inviato un’interrogazione urgente ai ministri di
Ambiente, Difesa, Salute e Presidenza del Consiglio. Chiede chiarezza,
come l’istituto francese.
Il Criirad (Commissione de recherche et d’information indipendentes
sur la radioactivité) ha fatto i prelievi alla Maddalena il 17 e il 18
novembre. Maddalenini e sardi avevano appena scoperto, grazie a una
notizia rimbalzata in Italia dalla stampa Usa, di essere stati tenuti
all’oscuro dello scontro dell’Hartford con la secca delle Bisce.
Incidente che sarebbe avvenuto alle 12,40 del 25 ottobre, tanto grave
da provocare la rimozione del comandante del sommergibile e dello
stesso commodoro della base.
Si sono preoccupati anche in Corsica, ben sapendo che un incidente
nucleare avrebbe conseguenze su un’area vasta. Il Criirad, diretto
dall’ingegnere e fisico nucleare Bruno Chareyon, ha raccolto diversi
campioni di alghe tra l’arcipelago e le Bocche di Bonifacio, con il
sostegno dell’associazione corsa Abcde e del Wwf Gallura.
Le prime analisi hanno dato risultati tali che la loro diffusione è
accompagnata da un appello perentorio: «Il Criirad esige una totale
trasparenza». Alle autorità italiane e americane viene chiesto di
rendere pubblici i valori della radioattività precedenti alla nascita
della base di Santo Stefano, sempre che studi siano stati fatti.
Spiega Mauro Bulgarelli, che segue molto da vicino il caso La
Maddalena: «È assolutamente necessario che le autorità italiane e
quelle americane dicano la verità su molte questioni, la prima delle
quali riguarda i risultati delle rilevazioni della radioattività
effettuate dopo l’incidente dell’Hartford. I dati forniti dal Criirad
sono estremamente allarmanti: in alcuni campioni di alghe prelevati
nella zona dell’incidente la concentrazione di Torio 234 (un elemento
della catena dell’uranio 238 nonchè componente del combustibile
nucleare che alimenta i sommergibili) si attesta tra i 3900 e i 4700
becquerels per chilogrammo, quando i valori normali non dovrebbero
superare qualche decina di Bq/Kg. Si tratta dunque di valori
enormemente alti che tuttavia non è possibile commisurare con quelli
antecedenti all’incidente dell’Hartford perché le autorità italiane e
americane non hanno mai reso noto il risultato delle rilevazioni
periodicamente effettuate nelle acque della Sardegna».
L’Us Navy ha escluso lesioni al propulsore nucleare dell’Hartford. Ma
questo non fa diminuire le preoccupazioni. Il torio 234 trovato nelle
alghe dell’arcipelago, peraltro, si può spiegare anche in altro modo,
non meno allarmante. «L’abnorme presenza di uranio 238 e suoi derivati
- continua Mauro Bulgarelli - potrebbe infatti anche essere
conseguenza dell’attività dei poligoni militari disseminati
nell’isola, nei quali vengono utilizzati proiettili all’uranio
impoverito nelle esercitazioni o nelle dimostrazioni organizzate dai
vari fabbricanti di armi».
«Dopo l’incidente dell’Hartford - conclude il deputato dei Verdi - le
autorità italiane rassicurarono genericamente circa la presenza di una
concentrazione pericolosa di elementi radioattivi nelle acque teatro
dell’incidente ma in seguito alla divulgazione dei risultati della
ricerca del Criirad è necessario che le autorità militari rendano note
tutte le misurazioni della radioattività effettuate nel corso degli
anni; lo Stato italiano e quello francese, inoltre, devono avviare un
monitoraggio comune affidando ad autorevoli istituti di ricerca
indipendenti il rilevamento del reale inquinamento radioattivo delle
acque sarde. Nessun segreto di stato vale la sicurezza e la salute
delle popolazioni».
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