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Raddoppia la potenza della Emory Land
Otto alimentatori per l’ammiraglia Usa |
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In Regione l’incontro Masala-Giudice
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| GUIDO PIGA
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LA MADDALENA. In attesa che la base Usa raddoppi, raddoppiano gli
alimentatori energetici per l’Emory Land. Succede anche questo, a
Santo Stefano. La nave da guerra si teneva in “vita” grazie a sei
motori (più uno di riserva) sistemati a terra dalla ditta Gemmo
Impianti. Da ieri, le centrali che daranno potenza all’ammiraglia
della flotta americana alla Maddalena sono 12: quattro già in
funzione, otto ancora no: erano sul cargo della Tirrenia arenatosi a
Olbia. Ed è ancora giallo, nel giorno dell’incontro Masala-Giudice.
Non fosse stato per una nave (merci) incagliatasi, forse pochi
avrebbero saputo che un’altra nave (militare) stava aspettando un
carico importantissimo: dodici motori nuovi di zecca capaci di darle
energia per tutte le sue funzioni.
E’ andata così. La Emory Land è la nave da guerra (ha partecipato al
conflitto in Iraq) d’appoggio ai sommergibili Usa. Quando è a Santo
Stefano, si alimenta dall’esterno. Il servizio lo fornisce una ditta
esterna, la Gemmo Impianti, attiva a Vicenza dal 1903. Fino a qualche
giorno fa, c’erano sei alimentatori (più uno di riserva). Da ieri, ce
ne sono dodici, ciascuno con una potenza di 800 cavalli. Il doppio,
insomma.
Quattro sono già arrivati nell’isola. Altri otto, no. Erano su un
camion imbarcato sul traghetto Sicilia della Tirrenia, che si
incagliato in una secca rocciosa all’imbocco del porto di Olbia
giovedì scorso e che è stato liberato solo due giorni fa. Un paio di
“centraline” ieri sera erano ben visibili al porto di Palau.
Un caso: solo in questo modo è emerso il potenziamento energetico
della base. Perché l’America abbia preso questa decisione, impossibile
saperlo (ufficialmente). L’unica spiegazione plausibile è che avesse
bisogno di più potenza.
Un fatto: il 20 novembre 2003, alle 20.15, la nave militare è rimasta
al buio, dopo che, secondo alcune fonti, si erano uditi dei botti.
Allora, fu allarme, alla Maddalena: il misterioso incidente arrivava a
un mese da quello (reale) al sottomarino Hartford, incagliatosi nella
Secca dei Monaci e seriamente danneggiato. Il black out durò un’ora e
mezzo. Il giorno dopo, fonti americane parlarono di “simulazione di un
incendio”.
Un’altra spiegazione, ufficiosa, dice che i vecchi motori erano
esausti e che non garantivano più l’efficienza delle prestazioni.
Per una ragione o per l’altra, un raddoppio, a Santo Stefano c’è
stato. Energetico, non volumetrico. Di quest’ultimo, oggi a Cagliari,
avranno modo di discutere il presidente della Regione Italo Masala, il
sindaco della Maddalena Rosanna Giudice e il presidente del Parco
Gianfranco Cualbu.
Fra i tre, tutti di Alleanza nazionale, è in programma un vertice a
Villa Devoto alle 18. In agenda, la dismissione dei beni demaniali
dallo Stato alla Regione che, a sua volta, dovrà concederli al Comune
(o al Parco). L’arcipelago è pieno di torri, vedette, case e c’è già
conflitto fra Comune e Parco. L’occasione, però, sarà ghiotta per
parlare del recente sì detto da Masala al Governo per il raddoppio
della base Usa. Sempre che i tre vogliano farlo.
(ha collaborato A. Nieddu)
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