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«Radioattività, centraline in tilt» |
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Il ds Filigheddu: «Inattendibili i
controlli fatti nella base» |
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LA MADDALENA.
La presenza del torio 234, l’elemento della catena dell’uranio 238
componente del combustibile nucleare che alimenta i sottomarini e che
si attesta tra i 3900 e 4700 becquerels per chilogrammo, aumenta man
mano che ci si avvicina alla base di Santo Stefano. Lo afferma il
fisico nucleare Bruno Chareyron, responsabile del Criirad, l’istituto
che ha analizzato le alghe marine al largo della Base.
«Le misurazioni che abbiamo fatto - dice in un’intervista a un
giornale francese il titolare dell’istituto di ricerche privato -
mostrano che nei campioni di alghe prelevati nei pressi della base la
concentrazione di torio è sette volte più elevata rispetto a quella
riscontrata nei campioni provenienti dalla costa di Bonifacio».
Le analisi dell’istituto, che hanno evidenziato nelle erbe marine
livelli di radioattività quattrocento volte superiori a quelli
considerati normali, sono state fatte all’indomani dell’incidente al
sottomarino della Us navy, Hartford. Alla luce dei risultati lo stesso
scienziato francese chiede che enti pubblici civili e militari
ripetano le analisi e ne divulghino i risultati.
Richiesta fatta anche dai Ds locali che, oltre a sollecitare
ulteriori controlli sulla presenza di sommergibili a testata nucleare
nella base di Santo Stefano, lanciano un altro inquitante allarme: «Le
centraline di controllo della radioattività sono difettose». Stefano
Filigheddu, dopo aver richiesto i dati sui rapporti dell’attività del
laboratorio per il controllo della radioattività ambientale
nell’arcipelago della Maddalena e dopo averli controllati, sostiene
che le centraline posizionate a Santo Stefano nel comprensorio
logistico, una in arsenale, una a Stagnali, una nel centro velico di
Caprera, una in piazza Umberto I e una a Mongiardino (che serve solo
per la raccolta dei dati della polvere) «non funzionano regolarmente,
infatti dalle delibere si può notare quante volte le centraline
dell’arsenale e di Santo Stefano sono rimaste bloccate. Addirittura in
certe colonnine vengono staccate delle componenti elettroniche che
vengono applicate ad altre per consentirme il funzionamento».
«Io - aggiunge Filigheddu - ho assistito alla querelle sui dati
emersi dal laboratorio corso e quelli della nostra prefettura. Bene,
io non ho nessun dubbio, mi schiero con i corsi. È inutile che la
prefettura difenda l’indifendibile. Ci sono i dati che parlano chiaro.
Queste colonnine sono solo una presa in giro. I dati in possesso
partono dagli ultimi tre anni e le colonnine - conferma Filigheddu -
sono eternamente in avaria, ma in particolare vanno in tilt quelle
dell’arsenale e quelle di Santo Stefano, e cioé quelle che dovrebbero
essere le più efficienti soprattutto più interessate al fenomeno della
radioattività. Chiedo al prefetto - dice Filigheddu - che quando si
parla di salute pubblica si tralascino interessi nazionali, perché noi
siamo un arcipelago dove ogni famiglia ha parenti affetti da tumore.
Sul preoccupante fenomeno i medici di base stanno facendo un’indagine
conoscitiva negli ultimi tre anni, anche perché allarmati da questi
dati di mortalità.
E proprio alla luce di questi ultimi risultati che diessini e
associazioni ambientaliste, compreso il comitato spontaneo nato alla
Maddalena, chiedono di fare chiarezza e di bloccare ogni ipotesi di
ampliamento della base Nato a Santo Stefano.
Andrea Nieddu |
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