| Torna a: La Storia dell'Isola |
|
DALLA
PREISTORIA AL 1850
LE
ORIGINI ED I PRIMI INSEDIAMENTI UMANI Nato
dallo sgretolamento della massa granitica della vicina Gallura e dal successivo
innalzamento del livello marino dopo l'ultima glaciazione, l'arcipelago di La
Maddalena è posto fra mare e vento a cavallo fra Sardegna e Corsica, sulle
Bocche di Bonifacio. Oltre alla maggiore delle isole,da cui prende il nome, è
costituito da sette isole minori contornate da numerosi isolotti disabitati.
Geologicamente vi fanno parte anche le isole corse di Lavezzi e Cavallo
appartenenti alla Francia; sulle Bocche di Bonifacio infatti, corre la linea di
confine fra Sardegna e Corsica e fra Francia e Italia. Nel
corso dei secoli queste isole hanno avuto una storia ricca di eventi alternata a
lunghi periodi di silenzio. Le prime tracce della presenza umana nell'arcipelago
risalgono al neolitico; abitazioni in "ripari sotto roccia" e
sepolture in "tafoni" sono le uniche testimonianze di quegli abitatori
di cui la presenza giunse a notizia di Omero che nel vicino Capo d'Orso volle
ubicare la terra dei lestrigoni. I numerosi strumenti di ossidiana ritrovati
durante una campagna di scavi circa venti anni fa, dimostrano che l'arcipelago
fu una stazione intermedia nel flusso di quell'antico traffico che irradiò in
tutta l'Europa il prezioso materiale dalle Eolie e dal Monte Arci. Bisognerà
tuttavia arrivare al periodo romano per ritrovare
nelle "Cuniculariae" la più antica denominazione dell'arcipelago. Il
ritrovamento del relitto di Spargi. ancore di piombo e blocchi di marmo apuano,
dimostrano che le isole furono costantemente frequentate dai navigatori romani
che, attraverso le bocche, raggiungevano il nord della Sardegna e
successivamente le coste galliche ed iberiche.
IL
GRANDE SILENZIO ED I MONASTERI BENEDETTINI Dopo
la caduta dell'impero romano l'arcipelago segue le sorti di buona parte della
Sardegna: un lungo assoluto silenzio
lo lascia fuori dagli avvenimenti storici del continente. Le isole pur
disabitate, sono tuttavia luogo di sosta ed incontro dei corsari saraceni e dei
loro antagonisti pisani e genovesi. Intorno
al 1200,cessato l’incubo delle scorrerie piratesche, giunsero nell'isola
alcuni eremiti seguiti subito dopo da pescatori e da fuoriusciti politici. Il
primo documento scritto che prova la presenza umana nell'arcipelago è
costituito da una bolla di Papa Innocenzo iv, indirizzata al priore di Santa
Maria di Budelli, con la quale il 12 ottobre 1243, gli eremiti venivano
inquadrati nella regola di San Benedetto. I
conventi sorsero nell'isola di Santa Maria e a la Maddalena presso Cala Chiesa
(Sant'Angelo in Porcaria); essi assunsero a notorietà storica quando il
pontefice concesse al priore di Santa Maria il privilegio di assolvere dalla
scomunica la giudicessa Adelaria di Torres ed di pentiti partigiani di Re Enzo. Sicure
fonti storiche danno per certo che le chiese annesse ai conventi furono
officiate fino al 1584, in quell'anno, i turchi imperversando con le loro
scorrerie lungo le coste del Mediterraneo, saccheggiarono le isole e rasero al
suolo i conventi. Sull'arcipelago
cade di nuovo il silenzio, e le isole diventano ancora una volta il luogo di
rifugio e convegno di pirati.
LE
PRIME COMUNITA' DI PASTORI E PESCATORI Dopo
l'avvento della repubblica di Genova nella vicina Corsica, con il fiorire
dell'agricoltura nelle zone costiere e pianeggianti, vennero meno nell'isola i
pascoli invernali nei quali i pastori corsi erano soliti transumare i loro
armenti. I pastori bonifacini, pur con notevoli sacrifici, trovarono dunque
nelle isole deserte dell'arcipelago uno sfogo che li sottraeva alle pesanti
sanzioni loro imposte per l'utilizzazione dei pochi pascoli costieri e per i
danni che inevitabilmente le greggi arrecavano all' agricoltura. I
pastori corsi furono quindi i primi abitatori stabili dell'arcipelago e dopo di
loro, scoperti i banchi di corallo, cominciarono ad arrivare i primi pescatori
liguri, toscani, ponzesi e napoletani di Torre del Greco. Nei primi anni del
1600 si hanno notizie di concessioni di pesca nelle acque delle bocche e del
battesimo in Bonifacio di bambini nati nelle isole di La Maddalena e Caprera.
LE
ISOLE CONTESE E L'AVVENTO SABAUDO Annessa
la Sardegna al Piemonte con il trattato di Londra del i720, le isole
dell'arcipelago, delle quali non si fece cenno dell'adesione, divennero
praticamente terra di nessuno. Di questa situazione approfittarono tanto i
pastori che i pescatori; l'arcipelago, infatti, divvenne in breve tempo base
indisturbata di un flusso di contrabbando e di illeciti traffici diretti tanto
in Corsica che in Sardegna. Nel
1728, preoccupato del crescente fenomeno che tanti danni arrecava all'erario, il
vicerè di Sardegna propose al sovrano l'occupazione delle isole, ma il re, per
evitare incidenti con la Repubblica di Genova, suggerì di contattare i pastori
corsi imponendo loro il pagamento di un canone e sollecitò nel contempo la
ricerca di eventuali titoli di sovranità sull'arcipelago. In quell'occasione
furono rovistati tutti gli archivi della Sardegna, ma nulla fu provato per dare
prova esauriente alla sovranità sulle "Isole Intermedie". Ne ebbero
successivamente maggior fortuna i francesi, eredi della Repubblica di Genova,
quando vollero anch'essi vantarsi il predominio sulle isole; l'arcipelago
dimenticato da tutti , doveva diventare oggetto di una lunga contesa. Ma
gli avvenimenti bellici di quegli anni posero la cosa nel dimenticatoio. Il
governo piemontese, però, tornò alla carica nel 1767 inviando sulle Bocche un
"Pinco" da 14 cannoni al comando di Allione Brondel ed il "Felucone"
San Gavino al comando di Giovanni Maria DE Nobili. Loro compito era quello di
sorvegliare i traffici sulle Bocche e contattare i pastori corsi proponendo la
sottomissione alla sovranità di Carlo Emanuele III ed offrendo come
contropartita la cessione dei pascoli ed il miglioramento delle condizioni
economiche degli abitanti delle isole. Gli
isolani capeggiati da Pietro Millelire, capostipite della più gloriosa famiglia
maddalenina, accondiscesero alle proposte di sottomissione a condizione che
l'occupazione avvenisse in forma militare in modo da poter salvare la faccia nei
riguardi dei loro padroni ed evitare il pericolo di ritorsioni. L'occupazione
dell'arcipelago sia pure senza colpo ferire, avvenne in forma militare con un
corpo di spedizione composto di 140 uomini. Alle 17.30 del 14 ottobre 1767,
salutata da una salva di fuciliera, la bandiera sarda fu innalzata sul punto più
alto dell'isola di La Maddalena, a Guardia Vecchia. Pietro
Millelire salutando i nuovi padroni con la storica frase "viva chi
vince" si limitò a consegnare a nome di Bonifacio una nota di protesta
subito seguita da una lunga serie di richieste che costituivano la contropartita
al raggiunto compromesso.
LA
NASCITA DELLA COMUNITA' MADDALENINA Dopo
l'occupazione piemontese continuarono a sopravvivere nell'isola di La Maddalena
due distinte comunità: quella dei pastori corsi sulle alture di "Collo
Piano" e quella di marinai e pescatori alla marina di "Cala
Gavetta". Una terza comunità era quella degli occupanti. Non mancarono le
diatribe per la scelta definitiva del sito in cui doveva sorgere il nuovo
abitato. Giovanni Maria De Nobili, che possiamo considerare il fondatore di La
Maddalena, lo voleva a Cala Gavetta, mentre il Capitano Ingegnere Cochis,
inviato dal sovrano sabaudo per dare un
aspetto definitivo all'abitato e alle fortificazioni, voleva mantenerlo a
Collo Piano. La
vinse il De Nobili e l'abitato cominciò a svilupparsi a Cala Gavetta. Per dare
nuova forza alla comunità e per interrompere i rapporti con Bonifacio, venne
erette dopo qualche anno l'attuale chiesetta della Trinita, originariamente
consacrata a Santa Maria Maddalena. Prima di allora, mancando nelle isole un
terreno consacrato, i morti venivano seppelliti nella vicina Gallura, nei pressi
della chiesetta rurale di San Michele di Liscia. Ben
presto le tre comunità cominciarono a fondersi; i pastori cui non mancavano le
qualità marinare acquisite in tanti anni di perigliose traversate tra un isola
e l'altra e fra Bonifacio, allettati dal servizio nella Marina Regia,
cominciarono a scendere a Cala Gavetta. In
breve l'abitato prese consistenza: la comunità isolana era nata.
IL
DESTINO ANTINAPOLEONICO DI LA MADDALENA Gli
isolani ebbero presto l'occasione di manifestare la coesione raggiunta e la loro
fedeltà al sovrano piemontese. Erano gli anni in cui gli eserciti rivoluzionari
della Convenzione tentavano di estendere il predominio sul Mediterraneo per
assicurarsi la supremazia sull'Inghilterra. La conquista della Sardegna avrebbe
consentito ai francesi gia padroni della Corsica di occupare una posizione
strategica predominante. Per i bonifacini, poi era l'occasione buona per
rivendicare le isole contese. L'attacco
venne tentato a sud di Cagliari e al nord su La Maddalena. Una squadra composta
da 23 unità salpò il 20 febbraio 1793 da Bonifacio alla volta delle nostre
isolette; al comando delle artiglierie il generale Colonna Cesari, che guidava
la spedizione, aveva posto il lungo tenente corso Napoleone Bonaparte. Ma i
maddalenini avvistati gli invasori, dopo aver posto al sicuro nel centro
dell'isola i vecchi, le donne e i bambini, si prepararono a resistere alle
batterie di Punta Tegge, Guardia Vecchia e forte Sant'Andrea. Il 22 febbraio la
flotta nemica raggiunse l'arcipelago, ma dovette rifugiare a Cala Villamarina,
sull'isola di Santo Stefano da dove, sbarcati i cannoni cominciò a bombardare
l'abitato. Il primo giorno furono esplose 500 bombe e sparate oltre 5000 palle;
pare che Napoleone abbia sparato personalmente 60 cannonate. Di
fronte a forze nemiche tanto preponderanti erano certamente costretti a
soccombere, ma durante la notte, il nocchiero Domenico Millelire ed il timoniere
Cesare Zonza, eluso il blocco francese, riuscirono a piazzare due cannoni allo
Stintino di Capo d'Orso ed il mattino successivo aprirono il fuoco sul ridosso
di Santo Stefano dove avevano trovato rifugio sicuro i legni gallocorsi.
L'impresa fu ripetuta la notte successiva ed in breve la squadra navale
assediante si trovò nell'imprevista situazione di assediata. Ai francesi di
Napoleone non restava che la via della fuga. Il
fallito tentativo di sbarco fu l'occasione in cui la giovane collettività
maddalenina ebbe modo di dimostrare con lealtà e fermezza il proprio
attaccamento all'isola e alla dinastia sabauda. E questi sentimenti si
concretarono nell'improvvisata bandiera fatta sventolare sul forte Santo Stefano
per incitare gli isolani alla lotta. Il drappo raffigura Santa Maria Maddalena
ai piedi della croce, con un manto che rappresenta il contorno dell'isola e il
motto "Per Dio o per il Re vincere o morire". Napoleone
ebbe dunque a La Maddalena la sua Prima sconfitta e a Domenico Millelire fu
conferita la prima medaglia d'oro d'Italia. Ma il destino antinapoleonico di La
Maddalena doveva concentrarsi con la presenza in queste acque dell'Ammiraglio
Nelson. Nel 1803, infatti, Nelson sceglie La Maddalena come sede e base della
flotta inglese per poter sorvegliare la flotta napoleonica e tenerla bloccata
nel porto di Tolone. Da La Maddalena. Nelson, che definì l'arcipelago "il
più bel porto del mondo", partirà all'inseguimento dei francesi l'11
gennaio del 1805 per concludere otto mesi dopo la sua esistenza nella gloriosa
battaglia di Trafalgar.
NASCE
A LA MADDALENA LA MARINA ITALIANA Nel
1799, durante l'esilio dei reali piemontesi in Sardegna, giunse a La Maddalena
Giorgio Andrea Des Geneys, il più illustre e ardimentoso marinaio della flotta
sabauda, oggi giustamente riconosciuto il vero fondatore della Marina Sarda,
dalla quale, per fusione con le Marine regionali doveva nascere nel 1861 la
Marina Militare Italiana. A
La Maddalena Des Geneys iniziò la sua opera di riorganizzazione della flotta
ponendo in mare un'aguerrita squadretta con la quale svolse intense battaglie
contro i pirati barbareschi. Ancora una volta i maddalenini si coprono di
gloria: Cesare Zonza fu decorato do medaglia d'oro nel 1809 e Tommaso Zonza nel
1811 per il suo comportamento nella battaglia di Capo Malfatano. A
Des Geneys, considerato uno dei più grandi benefattori dell'isola, si deve la
costruzione della chiesa parrocchiale di Santa Maria Maddalena. Per rinsaldare i
vincoli d'affetto a questa terra degli antichi pastori corsi, egli volle che
l'altare maggiore fosse identico a quello di Bonifacio. Nella chiesa
Parrocchiale è conservato un altro prezioso ricordo: due candelabri e un
crocifisso d'argento che Nelson, prima di partire volle donare ai maddalenini
quale segno di riconoscimento per l'ospitalità ricevuta.
I
NUOVI DESTINI DELL'ARCIPELAGO Restaurato
il regno sardo-piemontese, nel 1815 la sede della Marina si trasferì da La
Maddalena a Genova con al seguito molte famiglie. L'isola cadde nella più
assoluta Miseria e per molti anni la consistenza demografica fu scarsissima. Ben
presto però, richiamati dalla pesca e dal fiorire delle cave di granito,
giunsero numerosi i liguri, i toscani, i ponzesi e i napoletani. All'originario
ceppo corso andarono ad unirsi tante piccole comunità differenti per cultura,
tradizione e dialetto che tuttavia costruirono in breve una collettività solida
e compatta in cui l'apporto di tutti costituisce un caso unico non solo in
Sardegna ma anche in Italia. Accomunati
dalle molteplici attività tutte protese sul mare, gli isolani costituirono per
lunghi anni fonte di valorosi marinai sulle flotte militari e mercantili di
tutto il mondo. La tradizione dei Millelire e degli Zonza sarà raccolta da
centinaia di isolani, da Giovanni Battista Albini a Primo Longobardo, che
iscriveranno il loro nome nell'albo d'oro della massima decorazione italiana. Un
ruolo importantissimo, quale maggior piattaforma marittima del Tirreno, sarà
sostenuto dall' Arcipelago a cavallo ed ancora oggi, malgrado siano maturati i
mezzi e le tecniche, l'isola è considerata come la definì Nelson "Il più
bel porto del mondo. Anche
se purtroppo l'Ammiragliato verrà trasferito a Cagliari, e l'arsenale Militare
non è più quello di una volta.
IL
FUTURO TURISTICO DELL'ARCIPELAGO Passati
i tristi anni del dopoguerra i turisti anno scoperto l'arcipelago. I motivi di
richiamo non mancano: una natura generosa e selvaggia; un mare incontaminato
ricco di pesci e di molluschi; migliaia di spiaggette dalla sabbia ora bionda,
ora dorata, ora rosa; decine di isole completamente deserte, coperte da
un'impenetrabile vegetazione spontanea. Quà è possibile ritrovare se stessi,
con centinaia di cose semplici, che altrove sono state definitivamente perdute e
talvolta dimenticate. Tratto dal libro "La Maddalena e le isole intermedie di Gin Racheli
|
| Torna a: La Storia dell'Isola |