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Palau: frammenti di microstoria

di Rino Cudoni

Panorama di Palau

  Nell'estate del 2000 sono scomparsi, a distanza di pochi giorni uno dall'altro, due stimati cittadini Palaesi: Guido Frediani e Salvatore Oiga "Balloi"; con loro ne n'è andata una piccola parte di storia di Palau: non si tratta della "Grande Storia" che compare nei manuali scolastici, ma di quella che gli uomini più umili sanno costruire quotidianamente con il loro lavoro nella semplicità e nell'anonimato.

  Come accade ogni volta che scompaiono persone radicate nella vita del paese, in coloro che restano e che li anno conosciuti e frequentati per lungo tempo, riaffiorano particolari sentimenti, legati ai ricordi, a suggestioni, ad emozioni.

  "Imparare a intendere il presente alla luce del passato significa anche a imparare a intendere il passato alla luce del presente" scrive Edward Hallet Carr nelle sue "Sei lezioni sulla storia": è questo il principio ispiratore delle brevi note che seguono e che tendono a ricomporre frammenti di storia palaese ricordando persone e aneddoti ancora vivi nella memoria di alcuni di noi.

  E' noto che le origini di Palau sono legate all'arrivo di Domenico Fresi, il ricchissimo proprietario terriero conosciuto con il nomignolo di "Ziu Zicchinu" per le sue cospicue disponibilità finanziarie un marenghi d'oro, che si trasferisce dall'entroterra gallurese, si dice dalle campagne di Aggius, su quel lembo di costa che si affaccia sull'Arcipelago di La Maddalena, intorno al 1875. Qui costruisce un piccolo palazzo per abitarlo insieme alla sua famiglia e vi trascorre l resto della sua vita. Nasce così la prima casa di Palau, punto di riferimento per la futura aggregazione sociale e urbanistica che gradualmente si sviluppa con l'arrivo e l'insediamento di nuovi gruppi familiari che, a loro volta, realizzano altre abitazioni: sono piccole casette a piano terreno e palazzetti più pretenziosi, quasi a sottolineare la differenza di status fra la piccola borghesia agraria e i ceti meno abbienti. I palazzi infatti sono le residenze dei proprietari di stazzi e di latifondi ubicati nell'immediato retroterra, mentre le piccole case, alcune composte da un solo vano, sono abitate dalla gente che vive del proprio lavoro. L'insieme di queste abitazioni, che si snodano armonicamente alternandosi una dietro l'altra. compone il villaggio.

  Tra il 1920 e il 1940, Palau che è ormai divenuto un agglomerato abitato, anche se di modesta estensione, offre i presupposti per essere osservato da un'angolazione socio-economica.

  L'economia locale ruota prevalentemente intorno agli stazzi e da ciò che essi producono come entità chiuse, ma all'interno dell'agglomerato urbano sono gia presenti e si vanno consolidando diverse attività commerciali e alimentari di ziu Baingiu Azzena, i tessuti di ziu Biriu e zia Micalina Pisciottu, la rivendita di giornali e il noleggio di biciclette di Ziu Paulinu Azara e li stangu di zia Pascalina Pisciottu. Nascono in quegli anni anche le attività legate ai trasporti marittimi: Michele Mela (ziu Micali chanzé). Michele Scampuddu (ziu Micaleddu) e Pietro Casu (ziu Petru Minureddu) sono veri lupi di mare che, percorrendo con i loro piccoli motovelieri le rotte tra la Sardegna, la Toscana e la Liguria, animano gli scambi commerciali da e per il continente. Venivano imbarcati nella penisola laterizi, terraglie, calce e materiale per l'edilizia; bestiame e sughero costituivano costituivano, prevalentemente, il carico in partenza da Palau. All'attività edile è invece legato il nome di Giuseppe Brebbia, un italoamericano nato a Boston che, rimasto orfano di entrambi i genitori, è affidato ali zii che vivono in Italia. Arriva a Palau alle dipendenze dell'impresa Corti, appaltatrice di lavori per la linea ferroviaria Sassari-Tempio-Palau e, ultimati i lavori, vi si stabilisce definitivamente avviando una piccola attività imprenditoriale e integrandosi perfettamente nella comunità palaese.

  Data la buona conoscenza dell'inglese, quando, subito dopo l'armistizio, le truppe alleate giungono a Palau, egli è l'unico interprete capace di porre in contatto la gente del posto con i soldati anglo-americani e di aprire così il dialogo tra due mondi fino a quel momento contrapposti dalle vicende belliche. In occasione di piccoli mercanteggiamenti, sotto forma di baratto, molto frequenti tra i palaesi e isoldati, la collaborazione di ziu Brebbia è quanto mai utile e indispensabile. Data la scarsa conoscenza della lingua italiana da parte di taluni di questo tipo di mercato, ziu Brebbia deve necessariamente ricorrere alla sua fantasia per poter procedere ad una duplice traduzione in tempo reale: gallurese, italiano e inglese; operazione che egli compie talvolta con un complice sorriso.

  Ad un altro momento di particolare crescita del paese è legato il nome di Giovanni Maria Pisciottu, imprenditore lungimirante ed intraprendente. Ziu Biriu di la luci , come venne soprannominato dai compaesani. illumina le case e le strade del centro abitato utilizzando la dinamo del motore a carbongas dell'unico mulino in esercizio a Palau. Più tardi la sua azione assicurerà per lungo tempo la fornitura di energia elettrica dalla centrale realizzata nel bacino del fiume Coghinas.

  Come non ricordare, infine, le botteghe di artigiani, maestri d'ascia, di calzolai, di fabbri, indispensabili per soddisfare i bisogni di tutta la comunità? Fra queste non si dimentica la forgia di ziu Bastianeddu Ciudda, grande maestro del ferro battuto, alimentata manualmente dai suoi garzoni e rimasta in esercizio fino alle soglie degli anni Cinquanta. Quella forgia con il suo lento e compassato movimento di la buttàccia esercita ancora oggi un fascino tutto particolare fra quelli che l'hanno conosciuta.

  Il coinvolgimento dell'Italia ne secondo conflitto mondiale segna, il passaggio ad un economia di guerra e i interrompe il modesto benessere che la popolazione si era guadagnato fino a quel momento. Tra il 1942 e il 1944 trascorrono mesi molto tristi e difficili: mancano gli indumenti, i medicinali, persino il pane è pesantemente razionato; solo la solidarietà di chi può contare sulle rendite agricole riesce a dare ai poveri l'indispensabile per la mera sopravvivenza.

  Con le prime incursioni aeree inizia lo sfollamento verso le campagne circostanti, sfollamento che diviene pressoché totale dopo che il 10 aprile '43 il massiccio bombardamento operato dall'aviazione anglo-americna provoca l'affondamento dell'incrociatore Trieste , ancorato alla baia di Mezzo Schifo. Anche le poche famiglie che non avevano voluto abbandonare le loro case lasciano allora il paese e trovano ospitalità negli stazzi della zona. In questa fase l'economia autarchica dello stazzo diviene di vitale importanza: formaggio e altri latticini, farina, carne, ortaggi, frutta e vino consentono ai palaesi di evitare il momento della "grande fame".

  A fine guerra gradualmente gli sfollati rientrarono nelle loro case animati dalla speranza di ricostruire in tempi brevi ciò che era andato distrutto; intuiscono l'approssimarsi di nuovi orizzonti di vita in un rinnovato modello di benessere sociale, ma devono constatare che i primi segnali tangibili di ripresa interessano le aree industriali del settentrione d'Italia. La costruzione di poche opere pubbliche e le operazioni per il recupero dell'incrociatore Trieste non riescono ad assorbire il gran numero di disoccupati locali; così intorno agli anni Cinquanta, intere famiglie emigrano verso il Nord per un lavoro sicuro in fabbrica: la maggior parte di loro non rientrerà più in paese se non per  qualche breve periodo di vacanza.

  A dover vivere la condizione di emigrante è anche Balloi Piga a cui ho fatto cenno all'inizio di queste note. Er nato da genitori mezzadri nello stazzo Pulcheddu di proprietà di Pasquale Cudoni e da piccolo aiutava il padre nella conduzione dela campagna come era in uso nelle famiglie patriarcali di campagna. Lasciati i lavori nei campi aveva iniziato come manovale muratore alle dipendenze dei maestri di muro e trovato poi una specializzazione nella squadra di Carlo Zacchera "ziu Carlettu", considerato in quegli anni il migliore fra i maestri artigiani nel taglio e la lavorazione del granito (arte che ebbe modo di esercitare anche in diverse cave egiziane). Sotto la guida di ziu Carlettue affiancato da ziu Santinu Biancu, altro scalpellino di grande esperienza, si impadronisce totalmente dei segreti del mestiere. Nel tempo libero gioca a calcio, ricopre il ruolo di mediano nella prima squadra locale, dove militano tra gli altri, Pietrino Aresu, Tonino Spano, Giovannino Zecchina, alcuni dei quali si affermeranno poi nel Campionato Sardo di Prima Divisione. Le difficoltà economiche in cui si viene a trovare il paese nell'immediato dopoguerra lo costringono a lasciare periodicamente la famiglia per cercare lavoro all'estero. Lo trova sulle montagne svizzere dove, picchettando, consuma lentamente il suo fisico. Lavora dall'alba al tramonto e solo a tarda sera scende a valle per trascorrere la notte insieme agli altri compagni di lavoro in precari alloggiamenti predisposti in una foresteria della zona. Soltanto nei mesi invernali, quando quelle montagne diventano impraticabili per la lavorazione della pietra, rientra a Palau per ritrovare la famiglia. Va avanti così per tanti lunghi anni, fino a che Balloi, ex calciatore, ha la soddisfazione di vedere i propri figli affermarsi in quella disciplina sportiva e approdare meritatamente nei campi di gioco della serie nazionale. "Chisti steddhi so stati li bonu meu e di me muddheri" dirà orgogliosamente quando potrà lasciare quel massacrante lavoro.

  Guido Frediani, vive negli stessi anni di Balloi ma, più fortunato riesce ad evitare l'emigrazione. Era nato a Tula da genitori toscani approdati in Sardegna per la costruzione di mulini per la macinazione di cereali, azionati prima a turbine ad acqua, poi a gas di carbone. Durante la realizzazione di uno di questi, a San Pasquale conosce e sposa la donna che lo legherà definitivamente a Palau. Si specializza nel lavoro al tornio del quale diventerà un apprezzato maestro, ma ciò non gli impedisce di esprimere la sua poliedrica capacità professionale anche in altri settori. Anche egli , come ziu Brebbia, partecipa alla costruzione della linea ferroviaria Sassari -Palau e, nell'immediato dopoguerra, lavora con la società Micoperi, prima al recupero dell'incrociatore Trieste poi in Grecia per qualche anno. Rientrato in paese, apre un'officina meccanica, per la riparazione e manutenzione di autovetture, motocicli e macchine agricole, quante volte in quel periodo i ragazzi del quartiere, compreso chi scrive, approfittano della generosità di quest'uomo per farsi ripare qualche bicicletta o qualche vecchia moto. "Ziu gu', però abà no aggju dinà" e lui sorride bonariamente rispondendo in italiano e dando del voi anche ai ragazzini: "non vi preoccupate, c'è sempre tempo per pagare; l'importante e che il vostro mezzo funzioni!".

  La sua professionalità è particolarmente apprezzata negli anni '60 quando Palau, da poco divenuto comune autonomo, deve affrontare e risolvere i problemi dell'approvvigionamento idrico dovuti alle crescenti esigenze delle strutture turistico-ricettive che nascevano in quegli anni trasformando radicalmente la vita del paese. In quel periodo, da dipendente comunale, assicura la gestione e il funzionamento dell'acquedotto.

  Lavorando giorno e notte senza alcun limite di orario, qualche volta anche ai margini della sicurezza, trova soluzioni operative adeguate al potenziamento della capacità degli impianti. Al momento dell'andata in pensione l'amministrazione comunale, quasi a esprimere la riconoscenza di tutto il paese, lo saluta consegnandogli una medaglia d'oro. La nuova condizione di pensionato lo riporta al tornio, la sua vecchia intramontabile passione che no lo abbandonerà mai neanche negli ultimi momenti della vita.

  Oggi il paese non si ritrova più né architettonicamente né, ne economicamente nel vecchio borgo; un secolo di vita che lo ha trasformato nella moderna  cittadina turistica che tanti che tanti ci invidiano per il suo mare e le sue scogliere.

  A rievocare episodi e persone del passato si corre il rischi di passare per inguaribili nostalgici fuori dai tempi, fori dal mondo di Internet. Ma è proprio irrealistico pensare che quei valori che hanno rappresentato il punto di riferimento della nostra piccola comunità, della nostra cultura, del nostro modo di essere, possano coesistere col presente evadano tenuti vivi.

 

Tratto da L'"Almanacco gallurese 2001-2002

 

 

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