Vedi come pubblicizzare un evento si questo Sito
|
Tempio nelle guide di viaggio dell'Ottocento Città imponente e cupa
di Guido Rombi A partire dall'Ottocento la Sardegna fu al centro di un'interessante fioritura di libri da viaggio (genere più vicino alla saggistica impegnata che alle guide turistiche come le conosciamo oggi) principalmente opera di stranieri. Tempio, di questi viaggi, rappresentava quasi una tappa obbligata, sia perché era uno dei paesi più grossi della Sardegna, sia perché era un crocevia importante per raggiungere altre località. Vediamo, quindi, come Tempio si presentava agli occhi e al giudizio di questi viaggiatori, attraverso le immagini e gli aspetti principalmente ricorrenti nei loro "taccuini di viaggio". Le bellezze naturalistiche del territorio di Tempio - con i suoi monti e le sue vallate, le sue colline e i suoi vigneti, i suoi orti e le sue sorgenti - rappresentarono generalmente per i visitatori uno spettacolo di grande fascino e suggestione. Queste le loro impressioni: Smyth: La campagna [°] è coltivata eccellentemente ed alcuni terreni ad orto, vicino alla città, potrebbero, per il modo in cui sono curati gareggiare con quelli di Sassari. Valery: La più bella
vista di Tempio si gode dalla cappella di San Lorenzo che appartiene
all'eccellente e onorata famiglia Sardo. [°]. Questo panorama, un misto di
colline, di scogli, di valli e di mare, possiede più o meno le
caratteristiche comuni alle altre vedute della Sardegna. Forester: Ricordo difficilmente qualcosa di più bello, nel suo genere, quanto la vista panoramica della campagna fra Tempio e le montagne, osservata dalle terrazze. Nella sua vastità si combinano straordinari contrasti e il più armonioso miscuglio di colori. Giardini, orti, vigneti e una numerosa quantità di piccole recinzioni, occupano i pendii e le cavità della superficie ondulata per un ampio tratto della città. Della Marmora: Dalla cima di Giugantinu, si vede ai suoi piedi tutta la Gallura ed intorno tutta la Corsica meridionale con tutto il canale che separa quest'isola dalla Sardegna; verso il sud si scopre gran parte di quest'ultima, e verso ponente l'Anglona, la Nurra e l'isola dell'Asinara. Corbetta: Ma i suoi contorni sono ameni e graziosi; anzi grandiosi e magnifici sono i panorami che si scorgono, da ogni punto, da ogni lato tu volga lo sguardo. Ha limpidissime e fresche acque sorgive che sgorgano da due fonti poste l'una all'occaso, l'altra al mattino. In tema di urbanistica, architettura e arte, tutti furono praticamente d'accordo nel rilevare l'aspetto di città di Tempio, caratterizzato da diversi palazzi da due e tre piani, 'palazzi di antica nobiltà, con stemmi gentilizi scolpiti in marmo bianco, all'entrata', così come unanime sotto il profilo artistico fu il giudizio negativo sulla città per la povertà architettonica delle costruzioni. Quasi tutti infatti (con l'eccezione di Valery) ritenevano che il granito col suo colore bigio, e quindi le case con i pesanti balconi in legno a strapiombo sulle vie lastricate anch'esse di granito, come anche le chiese, conferissero un aspetto particolare, cupo e triste alla città, se non una tinta tetra, che faceva vivo contrasto con la ricca vegetazione di cui era circondata. Questa la rassegna dei loro pareri: Smyth: Paragonata alle altre città della Sardegna, Tempio appare molto imponente, perché vi sono parecchie grandi case a tre piani. L'aspetto generale però è cupo a causa del granito usato per gli edifici e dei pesanti balconi di legno. Valery: Questo ricco paese di Tempio è costruito, come la maggior parte degli altri villaggi della Gallura, interamente in pietre d'un granito durissimo e molto brillante. Alcune di queste case con un po' di architettura sarebbero dei palazzi degni di Venezia, di Roma, o di Firenze. Una graziosa e abbondantissima fontana d'acqua eccellente, anch'essa in granito, con abbeveratoio e lavatoio, costruita nel 1830, e stata a torto imbiancata; il luccicore grezzo e naturale del granito sarebbe infinitamente preferibile a un intonaco del genere.
La luce del giorno veramente non fu capace migliorare l'aspetto interno del posto, rese più evidente invece la sporcizia delle strade, senza dissipare interamente interamente l'aspetto cupo dovuto allo scuro granito col quale le abitazioni sono costruite con i balconi in legno che sporgono sulla strada. Le case sono comunque ventilate, alcune stuccate. Della Marmora: Del resto gli edifizi sono solidissimi, solamente le case non sono imbiancate al di fuori [°]. Le case di tempio perciò hanno all'esterno un aspetto particolare, ma un po' massiccio: questo aspetto si accresce per i balconi di legno che strapiombano nelle strade. Corbetta: Il suo aspetto è davvero singolare, facendo vivo contrasto alla ricca vegetazione da cui è circondato, le sue case di granito che sembrano rocce [°]. Tutte le sue case, per lo più di due piani, ed anche chiese, sono [°] senza intonaco alcuno; assomiglian tutte a fortezze, talmente sono solide e massicce [°]. Le vie della città [°] sono strette e tortuose, lastricate anch'esse di granito come le case, ed ha (la città) tutt'insieme una tinta tetra ed eminentemente montanara. Ognuno fabbrica a suo talento, per il comodo interno, senza preoccuparsi dell'aspetto esterno e senza impedimenti di regolamento municipali, per cui tu vedi porte e finestre di ogni dimensione, poste ad ordini diversi, che contrastano assai colla euritmia e con una certa aria di pretesa che hanno codeste case tutte di pietra. Vuillier: Le sue case sono strane: costruite i blocchi squadrati di granito cementati con malta d'argilla, tirate su generalmente per due piani, potrebbero avere l'aspetto sinistro di fortezze se enormi balconi in legno non fossero come sospesi in ogni piano [°] e proiettano sulle vie delle ombre capricciose che raggiungono un effetto pittoresco. A darci informazioni accurate sulla tecnica di costruzione delle case è principalmente Della Marmora, per i l quale la scelta di costruirle in granito a vista non derivava tanto da motivi di carattere estetico, quanto di carattere tecnico ed economico: Le case di Tempio sono tutte costruite con lastroni, o piuttosto con parallelogrammi allungati di granito che si taglia regolarmente con zeppe di ferro; questi massi sono collocati uno sopra l'altro per mezzo di un'argilla tenace, e rarissimamente con calce, perché questa materia costa molto chiara fino al presente, perché bisogna farla venire da lontano sul dorso di cavallo [°] con un cammino spaventevole, finora impraticabile ai carri, ed appena ai cavalli del paese [°]. Le case non sono imbiancate al di fuori, non perché sarebbe un opera perduta, perché la calcina non fa lega nell'intonaco con granito ed alla prima pioggia si scrosta. Purtroppo, per lo stesso Della Marmora, a Tempio non si distingueva per pregio artistico alcun edificio: "né la Cattedrale, né il palazzo del Vescovo, né quello di altre autorità offrono niente di particolare". Soprattutto la Cattedrale fu oggetto di bersaglio e di critica. Tra coloro che vi si soffermano, il giudizio più benevolo fu di Forester, che la definì "un'altera e ampia costruzione in un miscuglio di stili, con alcuni ornamenti appariscenti, un considerevole altare, statue intagliate nel legno di quercia poste nelle nicchie", fra le chiese, comunque la sola degna di nota. Gli altri furono invece tutti piuttosto severi nella critica. Così Smyth: Un grande ma pesante edificio ancora non terminato. La sua decorazione è di così cattivo gusto e così poveramente eseguita, da essere oggetto di critiche persino dagli stessi abitanti della città. Uno di loro mi chiese se il viso, empiamente dipinto come il ritratto dell'Onnipotente, non rassomigliasse piuttosto a quello di un gufo. Un campanile dipinto di recente ed affresco con tutti i colori dell'iride, completa l'edificio. E poi Corbetta: La chiesa principale, che non meriterebbe il nome di Cattedrale che gli si dà, è anch'essa come gli altri edifizi, costrutta tutta in granito, e non varrebbe la pena di ricordarla, se non fosse la originale irregolarità di una delle sue facciate composta di due corpi di diversa larghezza divisi da una gran lesena o pilastro sporgente che sale fino al tetto, e con finestre disformi tra loro, quale rotonda, quale quadrata, quale ad arco, a tutto centro, e quale a sesto acuto. Del resto il gusto e la regolarità non è certo il distintivo né di questa chiesa né delle case di tutta Tempio. Infine, per completare questo affresco sugli aspetti artistici di Tempio, Forester registrò l'uso di contrassegnare l'entrata dei vigneti con un'arcata " di solito una solida struttura in granito con più o meno pretese architettoniche, con data e iniziali incise sulla pietra. Gli abitanti sono generalmente tratteggiati da i viaggiatori con accenti positivi. Come tutti i sardi sono definiti ospitali, gentili e coraggiosi. Alcuni giudizi però, più che un'esperienza personale derivavano da una fama che precedeva l'arrivo dei forestieri nelle città e come tale veniva da essi riportata. E il caso di Valery e Della Marmora, quando il primo sostiene che i tempiesi, come gli altri della Galllura, erano i 'più famosi dell'Isola', il secondo che avevano 'reputazione di essere i più intelligenti tra i sardi ' Solo Valery tenta però di spiegare questa presunta superiorità. lo fa con una doppia interpretazione che risente fortemente della cultura e della mentalità positivistica. Da un lato l'addebita alle vicende storiche, e cioè al fatto che i tempiesi (come tutti i galluresi) si fossero per primi affrancati al giogo feudale, dall'altro la riferisce ad aspetti antropomorfici e naturalistici, per la cui salute, la bellezza e il coraggio della popolazione derivavano dalla salubrità e leggerezza dell'aria di Tempio. Infine per Forester, i tempiesi erano anche operosi e intraprendenti come dimostravano le curate coltivazioni attorno alla città e l'occupazione di un vasto numero di abitanti come "cavallanti o viandanti" (addetti al trasporto). Quanto agli aspetti fisionomici, mentre degli uomini abbiamo poche indicazioni, per esempio che portavano capelli e barba folti e vestivano prevalentemente di nero, addirittura "incappucciati", più elementi abbiamo sulle donne, descritte generalmente prestanti e slanciate di portamento "impettite", solitamente "ben vestite", "ammirevoli in generale per la bellezza dei tratti e soprattutto degli occhi". Colpiva molto il loro recarsi alla fontana per prendere l'acqua. Agli occhi dei visitatori sembrava quasi una grziosa danza. Cosi Valery: [.....] a piedi nudi venivano ad attingere, portando con leggerezza e senza mai toccarlo il secchio sulla testa. Una signora della buona società di Tempio ebbe la cortesia di presentarmene una alla quale aveva fatto indossare l'abito della festa, uno smagliante costume di panno scarlatto con eleganti bottoni d'oro; E Corbetta: Ed è bello il vedere sul far del giorno e la sera sull'imbrunire i gruppi delle belle tempiesi coi loro artistici e severi costumi, correre al fonte cantando sommesse melanconiche canzoni e portare sul capo con maestà tutta romana e una grazia tutta greca, le grandi anfore dalle curve eleganti, con le quali attingono l'acqua.E' una qualità, questa di saper portare oggetti sul capo in perfetto equilibrio, si può dire con naturalezza, che tornava utile anche in altre circostanze, come annota sorpreso Smyth: Notai la strana usanza di due ragazze che servivano a tavola portando in equilibrio sulla testa una candela così che, mentre giravano per la casa, avevano entrambe le mani libere per il lavoro. Al contrario degli uomini, sull'abbigliamento delle donne abbiamo diverse notizie. Si passa da quelle scarne di Smyth, che riferisce di un "costume moresco" e di "una gonna di lana grezza ripiegata sopra la testa, che nasconde la loro faccia", alla ricca e dettagliata descrizione di Della Marmora e Forester: Così Della Marmora: Le donne di Tempio [°] avevano fino a poco fa un costume speciale che va scomparendo da qualche anno, specialmente dacché Tempio ha preso posto tra le città della Sardegna. Nei giorni di festa le tempiesi e la maggior parte delle donne della Gallura portano un giustacuore scarlatto con maniche aperte e guarnite di bottoni ed occhielli d'argento; alcune hanno la gonna scarlatta ma sembra che adottino il colore verde per la gonna di panno, guarnita con un orlo largo vistoso scarlatto. Questa moda mi pare sia venuta da Bonifacio in Corsica per via della Maddalena e Longosardo. Il nome cencio dall'Italia. L'uso di questo fazzoletto è tipico in Sardegna delle donne tempiesi e galluresi. Il modo di indossarlo ha però variato dal 1822 quando ho raffigurato la scena dello gramminatogghju, rispetto all'anno scorso, cioè il 1838. Quando le tempiesi vanno in chiesa si coprono la testa rovesciando la gonna, ma quando vanno a prendere l'acqua o vogliono ripararsi dal freddo, posano sulla testa e sulle spalle un'altra gonna, di solito di stoffa grossolana e guarnita d'una striscia larga di color vivace, le si da il nome di suncurinu. Nei grandi lutti ed i occasione di attitu importante, sono vestite proprio come le monache: le vedove portano sulla fronte nastri bianchi come ai tempi di Dante e Nino di Gallura. E Forester: La donna tempiese ha l'abitudine singolare quando deve uscire di casa di portarsi sulle spalle e sulla testa la parte posteriore della gonna. Il suncurinu, e tenerla come una sorta di cappuccio. questa foggia dà loro, come si può supporre un'apparenza sciatta, anche se l'indumento può essere elegante se sistemato in modo aggraziato. Generalmente è orlato da nastro di seta o altro tessuto pregiato. La sottogonna, in tessuto, ha colori vivaci, oppure è scura con il bordo colorato. Ambedue si portano molto ampie. La giacca è in velluto scarlatto, blu o verde, molto attillata e con il bordo di diverso colore chiaro avvolto intorno alla testa e annodato davanti e dietro. La composizione sociale del paese è descritta principalmente da Smyth e Forester. In generale scrive Smyth - gli abitanti della Gallura sono divisi in tre classi sociali distinte,d ella quale la prima è naturalmente dei nobili, i quali sono chiamati con i loro rispettivi titoli; la seconda comprende avvocati, notai, medici, e tutti quelli che vestono alla moda forestiera e possono permettersi di mandare a scuola i propri figli: ci si rivolge loro col vostè, che corrisponde all'italiano Lei; la terza classe, la più numerosa e quella dei plebei che si distinguono per i loro vestiti di fattura domestica e ai quali si da, a seconda dell'età o della familiarità, del tu o del voi. Forester invece individua sostanzialmente due classi sociali: quella dei popolani e quella dei ricchi e borghesi. I primi li incontra al caffè della Costituzione, i secondi al Circolo. Il caffè dove Forester si recò accompagnato da un bariere (le botteghe di barbiere erano al tempo di per sé dei salotti culturali)per incontrarvi i cacciatori allo scopo di organizzare una battuta di caccia, viene descritto fumoso e illuminato da una sola lampada, tanto che dal suo debole barlume si poteva appena discernere, fra spirali di fumo, i lineamenti "severi" degli uomini con cui discorrevano. L'accoglienza fu ospitale ma la conversazione difficile per ragioni di "comprensione linguistica". Non così il Circolo dove fu accompagnato dal comandante della stazione di Tempio, l'intendente Marchese Clavarino, e dove l'ambiente era molto diverso": Ogni sera, annota Forester - sui teneva una riunione tra la migliore società di Tempio. Le stanze erano belle, ben illuminate, con caffè e rinfreschi piacevolmente serviti. C'erano anche dei giornali e una piccola collezione di libri: i lavori standard degli scrittori italiani, più alcuni francesi. La compagnia inaspettatamente buona per un posto come Tempio, consisteva, oltre che negli ufficiali della guarnigione, in molti nobili e ricchi possidenti del posto. Trascorremmo alcune ore piacevoli trovando fra i membri molte persone informate e intelligenti. Al circolo si discuteva apertamente di politica e prevalevano le idee liberali. Della Marmora, infine, completa il quadro della vita social e culturale: vi era un "gabinetto di lettura" [...], così pure un piccolo teatro eretto negli anni 1838/39, con due ranghi di logge assai vasti, vi si presentava qualche volta la commedia, richiamandovi una compagnia straniera, per mezzo di una società d'amatori". "Inoltre c'era una società filarmonica, composta di una ventina "d'amatori di musica", che suonavano specialmente in chiesa o al teatro, e che a volte aprivano "gratuitamente" la loro sala al pubblico. Quasi tutti i viaggiatori mettono poi in risalto la vocazione poetica e musicale dei tempiesi, chi come Valery soffermandosi a lungo su questo loro talento naturale che li faceva avvezzi a improvvisare versi, spesso "accompagnandosi con la chitarra", chi descrivendo con dovizia di particolari l'usanza del graminatogghju, una sorta di rito della cardatura della lana, occasione di fidanzamento per i giovani (ma protagonisti principali erano le donne), fondato appunto sull'improvvisazione poetica in forma canora, con accompagnamento musicale generalmente di una chitarra. La quale chitarra, ci informa Della Marmora, si avvicinava come modello "a quella framncese" pur conservando "le corde metalliche degli antichi" A Tempio si producevano e commerciavano vari prodotti come formaggio, frutta, prosciutto, pancetta e vari tipi di carne salata; un bellissimo lino, tappeti di lana e bisacce. Sono però il vino, i fucili e il sughero i prodotti cui viene dato il risalto principale grazie a Smyth, Forester e Della Marmora. Nel primo caso i due stranieri si soffermano sull'aspetto, per essi nuovo, della bollitura insieme al vino della sabba per assicurarne la conversazione. quando i grappoli non maturavano sufficientemente a causa del clima freddo. Nel secondo caso, Smyth riferisce di "magnifiche" armi da fuoco, Forester dei migliori fucili dell'isola". Su questo aspetto, però, sembra esserci qualche forzatura (o più semplicemente un altra copiatura di troppo dalle opere precedentemente pubblicate) ne giudizio di Forester: infatti, Della Marmora, nel suo itinerario che segue di qualche anno l'opera del viaggiatore inglese, scrive che la fabbricazione dei fucili a fulminante, e di doppia canna, la prima di queste industrie è caduta, e la seconda vi si mantiene appena. Della Marmora è poi l'unico a fornirci interessanti indicazioni sulla nascente economa sugheriera, e sulle prime speculazioni di stranieri, in prevalenza francesi, venuti a stabilirsi qui con questo scopo. La sua è anche una denuncia forte e preveggente sugli effetti di una speculazione sconsiderata come quella che si andava realizzando. Disgraziatamente speculatori stranieri hanno intieramente devastato in questa provincia gli alberi di questa specie che si acquistano dal Governo [°] e dopo averne tirato la scorza gli hanno abbruciati per estrarne la potassa. Ora ci vorranno dei secoli per riparare quest'atto di vandalismo dovuto alla non curanza dell'Amministrazione, nulla di meno vi è da spiegare che l'importanza di quest'albero interessante sarà più apprezzata, e che d'ora in avanti si proteggerà la piantagione e la conservazione. Lo sviluppo economico, insomma, per essere duraturo, non poteva prescindere da un intelligente utilizzo delle risorse naturali; e così "la civilizzazione" non avrebbero tardato "a farvi dei progressi". Infine Della Marmora annota una sorta di spostamento, se non di conversione, del sistema economico, dalla pastorizia all'agricoltura, con coltivazioni, intorno agli stazzi, di campi anche molto estesi a grano e patate (che venivano su "benissimo"). Dal che si può dedurre che fosse in atto un disposizione crescente all'agricoltura dei suoi abitanti, e quindi una evoluzione del ceto sociale da pastori a contadini (aspetto che gli studiosi giudicano essere tipico delle società in fase di sviluppo). Chiudiamo questo affresco su Tempio dell'Ottocento con qualche nota sulle condizioni della giustizia. Tempio fu a lungo interessata, come tutta la Gallura e specialmente il paese di Aggius, dalla recrudescenza dei fatti criminosi, e il Governo e la Chiesa ebbero il loro ben da fare, tra il Settecento e la prima metà dell'Ottocento per far stipulare le paci tra fazioni e riportare l'ordine e la tranquillità nel paese. Tra i viaggiatori chi più più di altri si si diffonde sul carattere impetuoso e bellicoso dei tempiesi e in generale dei galluresi (non senza qualche esagerazione al riguardo; questo dei banditi era infatti un aspetto che si prestava bene ad affascinare i lettori inglesi ed europei) è Forester. Il territorio infatti, viene descritto - attingendo soprattutto all'opera già pubblicata (ma ancora oggi inedita in italiano) di Tyndale - come infestato dai banditi, e Tempio come un paese dove le mansioni pubbliche non erano "cariche molto ambite, essendo spesso i comandanti e i governatori minacciati morte colpiti da vendette sommarie, per veri o presunti errori, per le quali i sardi sono veramente portati" Invece chi ancora una volta ci fornisce un quadro certamente più attendibile della situazione, ridimensionando quello troppo truce presentato da Forester, e il generale Della Marmora. Il quale, ha proposito dell'emanazione di finanziamenti da parte del ministero dell'Istruzione pubblica per le scuole elementari, così da favorire l'istruzione religiosa e civile di "queste popolazioni che erano abbandonate", sostiene che c'era "da sperare che queste disposizioni porteranno frutto, e che esse influiranno sui costumi e sulla condotta di tanti individui sparsi su questo territorio, dove le inimicizie e le vendette hanno aizzato sovente le famiglie le une contro le altre, senza che la forza pubblica vi abbia posto un efficace rimedio, cosicché i Galluresi ebbero la fama di indocili ed anche sanguinari". A ben vedere il miglioramento delle virtù civiche era già qualcosa più di una speranza. Sostiene infatti al riguardo lo stesso Della Marmora: Devo tuttavia aggiungere che questi abitanti hanno rinunciato alla ripulsa che suscitava in loro il servizio militare; da quando la legge sulla coscrizione militare è entrata in nell'Isola - nel 1851, dunque solo da pochi anni - vi si sono sottoposti di buona grazia; i refrattari non sono più rumorosi che fra altri sardi.
Tratto dal "Almanacco Gallurese 2001- 2002
|