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I vitigni e le uve
Le testimonianze raccolte ci consentono di dire qualche parola su un altro
aspetto interessante della coltura della vite: la propagazione. Gl’isolani
usavano il metodo di propagazione per gemma, utlizzando i maddoli (magliuoli),
cioè la parte basale dei tralci con un pezzo di legno di due anni, ma anche le
talee.
Una delle forme più usate era però l’innesto. Usavano innestare viti
nostrane su talune specie dei viti americane particolarmente resistenti alla
filossera. L’innesto era il mezzo più rapido ed economico per sostituire i
ceppi poco produtttivi o difettosi, o, infine, per ringiovanire le viti più
vecchie.
Si praticavano due tipi di innesto, uno a spacco semplice per ceppi grossi e uno
a spacco pieno per ceppi giovani, come le barbatelle di uno o due anni. Tutto ciò
presupponeva naturalmente la conoscenza perfetta delle condizioni di affinità
tra i diversi vitigni e le diverse tecniche operative. Comunque, possiamo
affermare che pur non avendo alle spalle una grande tradizione, gli isolani
erano buoni viticultori e discreti vinificatori, anche se tanti di loro usavano
tecniche di vinificazione alquanto primitive.
Ora è interessante accennare qualche notizia sulle caratteristiche dei vitigni
coltivati nell’Isola.
Brustiana
Il suo nome è corso. Si tratta di un vitigno resistente e vigoroso. Introdotto
dai corsi, ha avuto in Gallura vasta diffusione con il nome di Redagliadu e di
Arba luxi. Il grappolo è di media grandezza, non molto serrato, conico con
acini grossi, sferici e buccia dura e trasparente di colore dorato. Il Moris nel
descrivere la flora sarda lo denomina Arretallau (Moris, Flora sarda, I, pagine
331-32) e così lo descrive: ‘pellucens, acinis albidis mediocribus, mollibus,
pellucentibus, valde succosis, subdulcibus, epicarpo tenuissimo, columna
semisferica crassa, longaque, toro terraciter haerente; racenis magnis, longis,
laxis; foliis semitrilobis, argute inciso-dentatis, facie laete viridibus,
bascos sinu angusto, lobo intermedio cuncato, petiolis rubellis; sarmentis
pallide ferrugineis’.
Vermentinu
Le vicende storiche di questo vitigno e la sua origine sono ancora oggetto
di una annosa diatriba fra competenti. Da alcuni fu ritenuto autoctono della
Sardegna, da altri, invece, importato dalla Liguria. In verità, pare abbia
un’origine tutt’affatto diversa: é ormai certo che per quanto ci riguarda
si tratta di una varietà di Malvasia (Malvasia Gros Grain) arrivata dalla
Spagna in Corsica e da qui trasmigrata all’Isola e a S. Teresa di Gallura e
poi estesa in Sardegna verso la fine dell’ottocento. Per altra via il vitigno
é passato nel mezzogiorno della Francia e poi in Liguria. Pare che proprio in
Gallura abbia trovato l’habitat che predilige, quello perfettamente
corrispondente alle sue caratteristiche: terreni da dissoluzione granitica,
soleggiati, asciutti e ventilati. Questo pregevole vitigno é tipicamente da
vino, si adatta bene anche nei pergolati e prferisce potatura piuttosto ricca e
sciolta. Presenta un grappolo medio grande, cilindrico o conico corto; acino
grosso, consistente con buccia giallo ambra. Dà un vino color bianco
paglierino; profumo vinoso, sapore asciutto su fondo amarognolo ma gradevole.
Per la sua recente immissione non é citato dal Moris e da altri studiosi. Anche
in Corsica é denominata Malvasia grassa.
Muscateddu
(dal tardo lat. muscus ‘muschio’, per il suo caratteristico aroma)
Sotto questo nome sono conosciuti numerosi vitigni, differenti uno dall’altro
nei caratteri della vegetazione, nel colore e nella forma dei grappoli e degli
acini, ma tutti caratterizzati da un comune aroma particolare, che dall’uva
passa al vino che con essa si produce.
Alcuni di questi vitigni sono antichissimi. Gli ampelografi sono concordi nel
ritenere che le famose viti Apiane sono le antenate dei nostri moscatelli. Certo
é che già nel trecento ne parla Pier di Crescenzi nel suo trattato
dell’agricoltura (3 voll., Milano, 1805; 1851-53). Nella stessa Sardegna ve ne
sono diversi: quello di Tempio, di Luras, di Ortueri, di Mogoro, di sorgono, di
Cagliari ecc ... Ma quali erano le caratteristiche del Moscateddu Isolano?
Così mi é stato descritto da un amico ultranovantenne: aveva un colore giallo
dorato,piuttosto intenso;sapor fresco e armonico; profumo moscato intenso e una
gradazione alcoolica di 12 - 14 gradi. Veniva servito nelle feste sulla
pasticceria tipica isolana. Scrive il Moris: “generosa; acini
virdisflavescentibus mediocribus, dulcissimis, moschatis; racemis densis,
mediocribus, cylindrico - canicis, breviater peduncolatis”.
Carcagghjolu
(da karkà, ‘calcare, premere, pigiare, pigiare l’uva, con il suff.
aggettivale iolu”)
Questo vitigno a bacca rossa é stato introdotto nell’isola dalla Corsica,
dov’é diffuso anche con il nome di Bunifazinu. Era abbastanza frequente nei
vigneti e nei pergolati dell’Isola perché assicurava una produzione
abbondante ed era resistente alle malattie crittogamiche. Il grappolo di media
grandezza e di forma conica, non é molto pieno; l’acino non molto grande e
con buccia spessa e consistente; ha un colore nero-violaceo.
Muristeddu o Muristellu
(log. moristeddu, cat. monastrell, sp. monastel).
Produce un’uva nera da vino, molto comune. Il vitigno è logudorese antico, e
si coltiva tutt’ora in molte Regioni della Srdegna. Lo Spano (I, 320) riporta
Muristellu per uva Bovale, ma mi pare che il Cara nel suo Vocabolario
Ampelologico le distingua nettamente. Di uva Bovale (cat;. boval “raim negre
de grà rodò i dolc que dona un vi molt fluix” (Dicc. Aguilò, I , 273) se ne
distinguono varie specie. Il vitigno Muristeddu di origine Iberica, non é altro
che il catalano Monestrell, Sp. Monestell.
È stata avanzata l’ipotesi che Muristeddu potrebbe avere origine dal Lat.
mori + tellus ‘terra dei mori’, con la S ascetizia. Se ciò fosse vero
dovremmo pensare che il vitigno sia stato importato in Spagna dai mori.
Cardarellu
(vitigno e uva)
L’uva prodotta da questo vitigno da un vino rosso rubino vivace, con un
gradevole odore vinoso, di sapore asciutto e morbido. Raggiunge i 10,5 - 11,5
gradi di alcool e ha una discreta capacità di invecchiamento.
Cardarellu é il nome corso del sardo Cagnulari, che se non vado errato, é
considerato un progenitore del più rinomato vino Cannonau. È un vino che si
produce ancora in provincia di Sassari, nel comune di Usini (Monte Tumbaru,
Padru).
Girò
(vitigno e uva, dal cat. Girò)
Dall’uva Girò si ricava un vino di color rosso rubino, chiaro, trasparente e
brillante. Ha un profumo caratteristico molto delicato, aromatico, (sentore di
pesca e di mandorla); sapore gradevolmente dolce e caldo, vellutato; gradazione
alcolica tra i 14 - 15 gradi. E’ vino adatto a un buon invecchiamento. Qui
all’Isola se ne produceva in quantità limitate ed era un vino riservato per
le grandi occasioni e per le feste. Lo servivano sui canistreddi, i papassini, i
mustaccioli, i spungati, i niuleddi, ecc ... in alternativa al moscato e al
vermentino. Il vitigno dà grappoli di grandezza media con acini medi, rotondi,
consistenti, buccia nero - violacea. Il Moris la chiama Vitis Suavis e così la
descrive: “acinis nigro rubellis, mediocribus, duriusculis, longiuscule
pedicellatis; racemis mediocribus, laxiusculis, breviter pedunculatis; foliis
profunde quinquelobis, argute subacqualiterque dentatis, facie fusco viridibus,
subtus glabris, dentibus parvis, apice collosulis; lobis acuminatis; petiolis
caccineis; sarmentis gracilibus, pallide ferrugineis; intermodiis brevibus”.
Pagaddebbitu
(vitigno e uva)
Questo vitigno dava una qualità di uva bianca comunissima e di poco pregio. Era
detta pagadebbitu perché rendeva molto; e abbondando dava la possibilità, a
chi la produceva, di pagare con il ricavato della vendita i debiti contratti per
curare la vigna durante l’anno.
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