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In Sri Lanka dopo lo Tsunami Sono stato nello Sri Lanka, l'isola vicino all'india, colpita dallo Tsunami del 26 dicembre 2004. Ci sono stato come volontario. In precedenza no avevo fatto azioni di volontariato di nessun tipo. Questo la dice lunga sul mio grado di preparazione a questo genere di eventi. Non l'ho fatto spinto dalle immagini televisive del primo periodo. A dir la verità, di servizi sullo Tsumani ne ho visti ben pochi. Da tempo ero arrivato alla conclusione che affliggersi di fronte ad un telegiornale no era di aiuto a nessuno. Il senso di impotenza che poi ne scaturiva mi rattristava ancora di più. E allora perché mi è saltato in mente di fare questa cosa? Un giorno un amico mi ha chiesto: perché non vieni con me? Eccomi. L'ho fatto perché mi è stata data l'opportunità di essere d'aiuto nella maniera che preferisco, ovvero contribuire ad aiutare i superstiti a ripristinare la propria abilità di superare la cosa e di guardare di nuovo al futuro. Come il mio gruppo sia in grado di svolgere questo compito meriterebbe un capitolo a parte. Giusto però per soddisfare la curiosità dirò che faccio parte della Associazione PRO.CIVI.CO.S. (Protezione Civile della Comunità di Scentology) un gruppo di volontariato inserito nell'ampio organigramma della Protezione Civile Nazionale, che include oltre settecento associazioni. PRO.CIVI.CO.S. è formata da Ministri Volontari della Chiesa di Scentology un gruppo umanitario internazionale che presta aiuto in caso di bisogno come gia è avvenuto, ad esempio, a seguito dell'attentato terroristico dell'11 settembre. Oltre a supportare le necessarie logistiche i Ministri Volontari, che hanno seguito una formazione specifica nell'uso di semplici ma ma efficacissime applicazioni sviluppate da L. Ron Hubbard chiamate "assistenze", si occupano infatti dell'aspetto spirituale del trauma. In effetti ci si occupa giustamente degli aspetti materiali e fisici di una calamità, ma spesso si rischia di trascurare l'aspetto umano e quindi spirituale.. Ecco, i Ministri Volontari sono specialisti in quello che ormai viene conosciuto come "pronto soccorso spirituale", non importa quale sia la religione o la Chiesa o tipo di spiritualità o credo della persona. Le Assistenze semplicemente aiutano chiunque e vengono di fatto usate ed insegnate da membri di numerosi gruppi religiosi di estrazione completamente diversa. Non si tratta quindi di un'opera di proselitismo o di conversione come si potrebbe erroneamente essere indotti a credere, bensì di una attività pan-confessionale o anche aconfessionale che favorisce tra l'altro il superamento di qualsiasi barriera razziale. Il tutto avviene esclusivamente attraverso una corretta gestione della comunicazione e due sensi sviluppata a seguito di anni di ricerche dallo stesso Sig. Hubbard. Queste procedure sorprendono per semplicità ed efficacia e tendono a ripristinare "l'abilità" dell'essere di affrontare e superare le esperienze negative ed i conseguenti effetti non desiderati della vita. Nel caso dello Tsunami, visto che siamo in tema, i sopravvissuti si sono trovati ad affrontare cose difficilmente immaginabili. Un uomo ha dichiarato di aver perso 41 membri della sua famiglia, oltre alla casa. Dire di essere disperato e senz'altro limitativo, ma a maggior ragione era necessario fare qualcosa per lui. I Ministri Volontari hanno hanno un semplice motto che di per se aiuta a sperare il motto dice che "qualcosa si può fare" anche quando tutto sembra perduto. Subito dopo una calamità è necessario intervenire tempestivamente assicurando ai sopravvissuti i bisogni primari, quali cibo e alloggio. Allo stesso tempo è vitale fare in modo che chi sia scampato possa rimettersi in sesto e ricrearsi una vita ed è ciò che è stato fatto con lui come con moltissime altrepersone. Sono partito il 19
gennaio. Insieme ad altri 2 sardi, ci siamo trovati ad Olbia, diretti per
Milano, dove abbiamo ricevuto istruzioni sullo scopo della missione. A
Milano abbiamo incontrato gli altri membri della spedizione, 8 per
l’esattezza. L’età variava dai 20 ai 60 anni. Qualcuno di loro lo
conoscevo già. Il viaggio e’ stato molto tranquillo. Durante il volo,
abbiamo avuto modo di conoscerci. Ipotizzavamo 3000 cose riguardo quello
che avremmo trovato. Il morale era alto. Sentivo il gruppo. Avremmo
agito come una vera squadra.
A Colombo ci ha accolto uno dei segretari del Primo Ministro. Insieme ci siamo diretti a Kandy, una città al centro dell’isola. Tre ore di bus. Questa parte non era stata colpita dallo tsunami, per cui abbiamo potuto osservare il luogo e le persone nelle condizioni normali. Lo Sri Lanka e’ definito un paese del terzo mondo. Le condizioni igieniche sono troppo lontane dalla nostra realtà; nelle strade si accumulano i rifiuti che vengono bruciati a fine giornata. L’inquinamento e’ altissimo e qualche volta l’aria e’ irrespirabile, anche perché il vento spesso e’ assente e il caldo soffocante. I locali pubblici non sono pulitissimi, mettiamola cosi, e il mangiare spesso e’ un problema. Meglio cucinare a casa propria. Il programma iniziale consisteva nel creare una base a Kandy, in una casa messa a disposizione da un’amica italiana, Adriana, per poi muoversi verso il nord est. Questa decisione era nata per espresso desiderio del segretario del Primo Ministro, il quale apprezzava moltissimo la nostra presenza, ma riteneva che la maggior parte dei nostri soccorsi (e di altri) si fosse concentrata nella parte sud, a Galle principalmente, dimenticando completamente il nord, a suo modo di vedere. La prima sera ci siamo ripresi dal viaggio e parlato con il segretario. Gli abbiamo presentato il nostro programma, spiegato i nostri obiettivi di intervento, quello che potevamo offrire e ovviamente chiesto quello di cui lui avesse bisogno. Il giorno dopo saremmo partiti verso il nord-est, per ispezionare il territorio, fare un’analisi della situazione e possibilmente cominciare a fare qualcosa. Purtroppo una serie di complicazioni legate ai vari impegni del segretario ci ha costretti ad un altro giorno inattivo a Kandy. La sera però ci siamo incontrati di nuovo con lui e approfondito alcuni dettagli. Ci ha anche chiesto cosa fosse Scientology. Lo Srilanka e’ un paese al 70% buddista. Il culto dello spirito e’ profondamente radicato nella maggior parte della gente. C’e’ anche una buona percentuale di induisti e cristiani. Il segretario e’ rimasto molto affascinato da questa filosofia soprattutto per la sua applicabilità ai vari aspetti della vita. Abbiamo fornito una dimostrazione di quello che potevamo fare per alleviare vari tipi di problemi che persistono a causa di traumi spirituali del passato. In particolare lui aveva da tempo disturbi alle ginocchia, quindi gli e’ stata praticata un’”Assistenza sui nervi” la cui procedura permette di ripristinare la comunicazione dell’essere con il proprio corpo. La cosa e’ durata si e no dieci minuti. Al termine il segretario si e’ alzato molto contento dicendo di stare benissimo. Il giorno dopo finalmente in viaggio verso Baticalò. Le strade dell’isola sono alquanto pericolose: molto strette, spesso sterrate e dissestate. Aggiungo che gli autisti stessi, nonostante la simpatia, sono matti da legare. Ci sono stati non pochi intoppi, siamo anche finiti in una buca. Il pullman non riusciva ad uscirne e abbiamo speso una mezz’ora buona per rimetterlo in strada. Ormai notte, ci siamo fermati ad Ampara, un centro del nord est, non toccato dallo tsunami in quanto molto interno. Abbiamo pernottato in un monastero buddista. La mattina successiva l’incontro con il Monaco buddista a capo del centro. Proprio quel giorno ricomiciava l’anno scolastico e il monastero ospitava tantissimi bambini di famiglie della zona nord colpite dallo tsunami. Il monaco parlava ai bambini radunati nel cortile e tra le molte cose parlava anche di noi e del perché eravamo li. Al termine dell’assemblea il monaco ha voluto riunirci di fronte al tempio. Ci ha disposti a semicerchio e ci ha uniti simbolicamente tramite un filo bianco, che tenevamo per le mani. Poi ha iniziato la preghiera. Era una specie di canto. Ogni tanto distinguevo la parola tsunami. Forse un mantra. Come una cantilena. E’ durato parecchi minuti. Al termine di questa cerimonia il segretario ci ha detto che il monaco ci aveva dato la sua benedizione e ci ringraziava per l’aiuto alla sua gente. Dopodiché siamo stati assaliti dai bambini. Ci stringevano intorno. Erano tutti sorridenti e ci ammiravano, quasi fossimo delle stars. Volevano la nostra firma, in piccoli pezzi di carta che ci portavano, o nella mano. La cosa che mi ha colpito di più sono stati gli occhi. Non saprei descrivere esattamente questa sensazione. Forse non ci sono parole. Ero commosso e non sapevo perche’. Forse quell’energia era troppo per me. O forse pensavo che molti di quei bambini non avevano più la famiglia, non avevano più una casa, o chissà cosa. Non era neanche un senso di tristezza. Forse era addirittura gioia e quasi ci piangevo. Quei bambini non avevano niente, avevano perso tutto, eppure sorridevano e sembravano felici. Se potevo osservare questo allora c’era qualcosa di sbagliato nella nostra cultura: come potevano essere felici? Ci dirigiamo verso l’ufficio distrettuale. Si aspetta il funzionario dal quale dovremmo ottenere degli spazi per iniziare ad operare. L’attesa e’ lunga. Io passeggio con Valentina e Emanuele. Parliamo delle nostre impressioni. Ci chiediamo quanto tempo dovremo aspettare per cominciare a far qualcosa di effettivo. Questo viaggio ci sta consumando. Il non fare niente è esasperante. Non ho mai sopportato l’inattività, specie quando questa è dovuta a questioni burocratiche. Ma il segretario aveva chiesto il nostro aiuto e noi glielo dovevamo. Finalmente il funzionario arriva e i nostri incaricati cominciano il colloquio. Altra attesa. Finalmente escono. Sul bus veniamo informati del fatto che non essendoci spazi a disposizione utili al nostro lavoro e per altri motivi di natura burocratica si fa rotta definitiva per Galle, dove finalmente saremmo passati alla parte operativa vera e propria. Pernottamento di nuovo al monastero. La mattina il lungo commiato dai bambini e dai monaci. Mi vengono regalati 2 libri sul buddismo. Molti bambini mi lasciano il loro indirizzo. Vorrebbero ricevere penne e quaderni. Franco, Ascanio e Alex consegnano al Monaco “Inno all’Asia”, un libro nel quale L.Ron.Hubbard dimostra la riconoscenza per la saggezza millenaria di questa terra. Di nuovo in viaggio. Rotta verso Kandy. Otto ore di viaggio. Ci sono state 2 fermate. La prima in un villaggio nel bel mezzo della jungla. Gli abitanti avevano una struttura corporea diversa dai cingalesi che eravamo abituati a vedere. Erano più bassi, indossavano il minimo necessario, e qualcuno di loro aveva arco e frecce. Visitiamo il capo del villaggio. Io acquisto un unguento per ferite che odora grosso modo di melanzane all’olio; altri , qualche oggetto in ebano. Ripartiamo. Mangiamo in un ristorante dallo standard diverso dal solito. Quasi occidentale. Ripartiamo e pernottiamo nella casa di Adriana a Kandy. La mattina successiva partenza per Galle. Ci aspettano 7 ore di bus. In viaggio con noi c’e’ anche Dino, un rappresentante della Croce Giallo-Azzurra che si era aggregato fin dal primo momento. Durante il viaggio precedente avevamo avuto modo di conoscerci e imparare da lui riguardo interventi in zone calamitate. Lui era a sua volta interessato al nostro tipo di aiuto. L’azione combinata di dare un tetto e risolvere i traumi dell’evento era stato il succo dei nostri discorsi. Non erano mancate discussioni anche accese, però alla fine e’ rimasta questa intesa che sicuramente porterà a buone cose nel futuro. A 20 o 30 chilometri
prima di Galle cominciamo ad osservare gli effetti dello tsunami. Barche
sulla strada, tetti rimossi, capanne ammucchiate, rifiuti dappertutto.
Ci fermiamo per vedere da vicino qualcosa di scioccante: un treno
devastato sui binari. I poliziotti di guardia ci raccontano la storia.
Alle 9,20 del 26 dicembre arriva la prima onda. La gente scappa e si
rifugia sul tetto di alcuni edifici. Il treno in quel momento era in
sosta nella piccola stazione. L’onda ha raggiunto in parte il treno ma i
passeggeri rimangono al loro posto sentendosi forse al sicuro. Arriva la
seconda onda molto più devastante. Il treno viene scagliato a 200 metri
dal posto. I vagoni vengono poi ritrovati sulla collina.
Di nuovo in viaggio. Raggiungiamo Wakwella, località situata sulle colline di Galle, dove troviamo il nostro quartiere generale. Un bellissimo edificio messo a disposizione per noi dal sindaco. Attorno una natura incredibile. La mattina facciamo conoscenza con gli altri volontari che operano a Galle già da più di una settimana. La maggior parte sono italiani, ma ci sono anche tedeschi, canadesi, norvegesi, danesi e austriaci. Ci sono anche dei cingalesi talmente interessati a quello che stavamo facendo che si erano aggregati per aiutare, specialmente nei contatti con le persone del posto. Infatti non tutti in Sri Lanka parlano inglese e spesso il loro aiuto era indispensabile. Si stabiliscono le squadre di lavoro: da una parte i Volontari Internazionali di Scientology che dovevano organizzare la classica Tenda Gialla per effettuare le Assistenze, dall’altra il gruppo formato dai Ministri Volontari PRO.CIVI.CO.S. e dai membri della Croce Giallo Azzurra di Torino che, sotto il coordinamento della Protezione Civile Italiana, contribuivano al montaggio delle tende. Mi aggrego al secondo gruppo insieme a Valentina e Emanuele. Conosciamo Delfina, Alex, Max e Cesare, con i quali lavoreremo spalla a spalla nei giorni successivi. Raggiungiamo un teatro messo a disposizione dal comune per l’immagazzinamento delle tende arrivate dall’Italia. Le tende erano di vario tipo, denominate in base all’anno del progetto. Arrivavano dalle zone italiane che avevano subito calamità negli ultimi 20 anni. Bisognava controllarle al fine di risparmiare sorprese in fase di montaggio Quindi la linea che si era deciso di seguire era un controllo generale di ciascun involucro al fine di verificare che tutto fosse a posto, dopodiché si sarebbe proceduto al trasporto e montaggio negli spazi della città messi a disposizione dal comune. In questo modo abbiamo preso confidenza con in vari modelli, e montato qualche tenda all’interno del teatro-magazzino come prova generale. Nel frattempo facevamo conoscenza con il gruppo della Protezione Civile Italiana. I capi di questo Dipartimento sono romani, e dirigevano due squadre della Toscana e del Friuli. Purtroppo non ricordo i nomi delle loro associazioni. Erano composti da ragazzi molto in gamba e professionali con i quali ben presto si e’ creata un intesa e un’amicizia molto forte. A riguardo apro una piccola parentesi: ho già detto che il dipartimento di Protezione Civile ha un organigramma pieno di tante associazioni per ogni tipo di intervento sia nazionale che internazionale. Aggiungo che la professionalità con cui queste emergenze vengono affrontate e’ straordinaria e mi sento di dire che siamo in mani più che buone. Questo a dispetto dell’idea generale che abbiamo sempre di noi stessi, come italiani. Per fare un esempio le tende che ho montato insieme ai ragazzi delle altre associazioni sono molto belle, spaziose e adatte a qualsiasi tipo di esigenza. Lo stesso non si può dire di altre tende che ho visto in giro. Pur apprezzando l’impegno dei paesi o enti che le hanno inviate, erano molto al di sotto dello standard di quelle italiane. Quando ci vuole ci vuole. Dovremmo apprezzarci di più certe volte! Di fronte al teatro dove noi ordinavamo le tende, nella piazza del municipio, l’altro gruppo di volontari piazzava le tende gialle e cominciava ad effettuare le prime assistenze. La settimana precedente era stata dedicata ai contatti con i vari funzionari cittadini per la presentazione dei progetti e l’assegnazione degli spazi per le varie attività. Altri Volontari di Scientology si erano invece rivolti ad esponenti religiosi, principalmente buddisti, tenendo seminari e conferenze sulle applicazioni di Scientology alle comunità dei vari templi. C’e’ stata una decisa risposta e un grande interesse. Molti monaci hanno deciso di studiare questi materiali di base tratti dagli scritti del Sig. Hubbard e venivano approntate delle vere e proprie classi all’interno dei monasteri o in spazi trovati dai monaci stessi. Al termine di uno di questi seminari una bambina si e’ alzata e ha detto: “noi siamo buddisti e abbiamo già questa saggezza. Ma e’ come chiusa in uno scrigno. Voi ci avete dato la chiave per aprirla”. Altri seminari erano stati organizzati nelle scuole. Due giorni di duro lavoro per mettere in ordine tutte le tende. Erano tantissime. Nel frattempo le altre due squadre di protezione civile lavoravano al montaggio delle tende in altri punti della città. Finalmente, il terzo giorno, ci rechiamo in un’area che toccava a noi servire. Quel giorno abbiamo piazzato 22 tende. Eravamo molto contenti di questo e abbiamo ricevuto i complimenti dei responsabili del dipartimento. Lo spirito di gruppo era la cosa che spiccava. L’intesa perfetta. La gente ci ha accolto con entusiasmo e tutti, adulti e bambini, davano una mano. Al termine di ciascun montaggio figurava già il nome della famiglia che l’avrebbe occupata. Gli abitanti della zona non smettevano di manifestarci il loro entusiasmo e la loro gratitudine. Il caldo era a dir poco esagerato. 42 gradi. Ad un certo punto siamo stati chiamati tutti in una radura con delle palme, a due passi dal campo. Ho visto dei ragazzini arrampicati su questi alberi altissimi che prendevano noci di cocco. Uno le raccoglieva, le tagliava e ce le passava. Buonissime, rinfrescanti e nutrienti allo stesso tempo. Noi per equilibrare i liquidi persi durante il giorno bevevamo litri di acqua integrata con sale e potassio, ma a volte non bastava neanche quello. La noce di cocco era la cosa migliore. Verso la fine della giornata si avvicina una ragazza che parlava un ottimo inglese. Comunichiamo per un po’. Lei dice che la sua casa e’ stata spazzata via dallo tsunami. Suo padre lo stesso, e da quel giorno ha dei problemi fisici che lo tengono inchiodato a letto. L’ospedale l’aveva dimesso qualche giorno dopo l’accaduto ma lui tardava a riprendersi. Le dico di recarsi a Town Hall, dove era stata piazzata la tenda gialla dei VM, per ricevere le assistenze necessarie. Lei dice di essere sprovvista di un mezzo e il padre difficilmente avrebbe accettato di andarci a piedi visti i suoi problemi. Decido di andare io a casa sua. La seguo. Il padre era ospite nella casa del figlio la quale, trovandosi sulla collina, non aveva ricevuto danni. Veniamo inseguiti da curiosi, gente del posto. Il padre mi vede e mi racconta la sua vita. Mi dice di essere stato il direttore dell’ospedale e tante altre cose. Anche il suo inglese e’ ottimo. Ha una ferita nel piede che non riesce a cicatrizzare. Poi e’ impedito in diversi movimenti. Lo tsunami l’aveva preso in pieno ma lui era riuscito a salvarsi miracolosamente. Gli pratico una Assistenza sui nervi. Dopo pochissimo tempo si alza spontaneamente dal letto e mi guarda: “cosa mi hai fatto?” “come ti senti”? gli chiedo. “avevo dei dolori alle costole e ora non ho più niente!! Grazie!” Mi complimento con lui e gli raccomando di tornare all’ospedale a farsi cambiare la medicazione al piede. La figlia era molto contenta. Nel frattempo la casa si era riempita di gente. Molti volevano ricevere lo stesso trattamento. Io non avevo altro tempo da dedicare, visto che dovevo tornare a montare le tende, per cui li ho indirizzati alla tenda gialla. C’era molto entusiasmo e tantissima riconoscenza.
Il giorno dopo siamo andati in un altro campo. Nonostante alcune difficoltà che hanno rallentato le operazioni di montaggio, poi risolte, il lavoro e’ stato portato a termine, anche se molto tardi. Ho fatto un’ Assistenza a un ragazzo della protezione civile che accusava dei dolori al braccio. Le Assistenze alla tenda gialla sistemata a Town Hall continuavano a fiumi. Circa 2000 persone sono state aiutate in questo modo nel giro di 10 giorni. Ogni tanto succedevano cose meravigliose. Ogni Assistenza portava sempre benessere e sollievo a chi la riceveva, ma alcuni casi sono stati davvero sorprendenti. Un signore e’ arrivato col bastone dicendo di avere dolori a una gamba che gli impedivano di camminare normalmente. Dopo l’Assistenza ha chiesto di alzarsi in piedi. Senza usare il bastone ha appoggiato il piede, ha fatto un passo, due e poi ha iniziato a correre. Tutti ridevano divertiti. Lui era alle stelle per l’entusiasmo di poter correre ancora. Un’altra persona e’ arrivata accompagnata dai familiari. Aveva una parte del corpo paralizzata, e non riusciva a camminare. Gli e’ stato praticato un altro tipo di Assistenza per queste necessità. Puo’ sembrare incredibile, ma la persona ha iniziato a muovere la gamba paralizzata, quindi s’è alzato in piedi e ha iniziato a camminare. Con questi due esempi non intendo dichiarare che Scientology sia un metodo per curare malattie. Scientology e’ semplicemente uno studio dello spirito (il termine vuol dire in effetti “studio della conoscenza”) e dispone di applicazioni rivolte all’uomo in quanto essere spirituale . I miglioramenti fisici che ne possono conseguire sono solo una conseguenza e ben vengano. Ricordo inoltre che lo scopo dei VM in questa particolare missione e’ quello di fare in modo che le persone coinvolte in questa possano tornare a guardare serenamente al futuro. Il risolvere tensioni emotive e spirituali passate aiuta allo scopo. Finito il lavoro quotidiano si tornava alla base. Le sere erano fresche, la natura attorno al nostro quartiere generale esplodeva di colori e profumi. Anche le zanzare erano presenti! Poi ragni, scorpioni e tantissimi altri insetti mai visti. C’erano molti uccelli e una volta ho visto anche un’aquila, probabilmente la Bold Eagle, quella gigantesca con la testa bianca e le ali marroni. Dopo cena si faceva una riunione. Il gruppo veniva informato sulle ultime novità o sui piani del giorno successivo. Era anche una bella occasione per stare insieme e condividere i momenti trascorsi durante la giornata. Nonostante tutto, stanchezza inclusa, il morale era sempre molto alto. Eravamo entusiasti. Devo dire che quelle serate sono state per me molto importanti. Mi hanno fatto aprire gli occhi su molte cose. Spesso lavorare in gruppo porta dei problemi. Apparentemente sembra che tu debba trovare dei compromessi per stare con gli altri. Forse questo è vero da un certo punto di vista. In realtà lavorare con gli altri significa arricchirsi, sempre che tu sia ben disposto a dare. Magicamente, ricevi in cambio il doppio. E’ una bellissima sensazione, anche perché il tuo aiuto e’ sempre ben accetto e gradito. Mi dispiaceva un po’ non essere con gli altri, ma quello a cui stavo contribuendo con il montaggio delle tende non era da poco e l’apprezzamento degli altri gruppi con cui lavoravo e l’entusiasmo con cui venivamo accolti dalle persone che ora avevano una sistemazione migliore bastava e avanzava. Riflettevo sempre sul loro atteggiamento. Cosa avrei fatto io se avessi perso la casa, la famiglia, gli amici? Come avrei reagito? Il fatto di essere scientologo, disporre di una certa consapevolezza, di sicuro mi avrebbe aiutato, ma sarebbe stata comunque una bella sfida. Loro invece avevano sempre quel sorriso, quella disponibilità. I bambini non volevano perderci. Prima di andare via dal campo ci afferravano e non volevano che li salutassimo. Volevano i nostri indirizzi. Ci davano il loro. Com’erano forti. Caspita che belle persone, dovevo proprio andare là per rendermene conto. A questo proposito mi sento di lanciare un messaggio. Di cose da dire ne avrei ancora tantissime: piccole manifestazioni e piccoli accaduti che riguardano più me stesso; forse uscirebbero un po’ dal seminato. Infatti qui ho cercato di descrivere i fatti salienti a chi interessato. Un po’ la cronaca e un po’ le mie impressioni, così come i risultati ottenuti. Ma se vi fosse balenato anche per un attimo di voler partecipare a questa esperienza mi sento di incoraggiarvi con tutto me stesso. Non lo fareste “solo” per aiutare altri. E’ un’esperienza che mi ha maturato su molte cose, cose che prima potevo solo intuire e che adesso sono una realtà. Ho sentito quel posto come casa mia, e “quella gente” sono i miei amici. Non c’e’ differenza, non c’e’ distanza. Ragionando poi su altre cose e facendo certi paragoni, sono certo che avrei la stessa impressione su altre aree del pianeta che puntualmente ritrovo in ogni telegiornale dipinte in una certa maniera da particolari correnti di pensiero. Mi sento di dire che la verità sta da un’altra parte e certi punti di vista andrebbero analizzati meglio con osservazioni più accurate. Questo viaggio e questa esperienza si sono conclusi con una cena, tutti insieme, organizzata dagli uomini del Dipartimento della Protezione Civile in un ristorante italiano riaperto solo da qualche giorno. I suoi proprietari erano molto simpatici e ci hanno preparato delle pizze favolose. La cena si e’ svolta in un clima di entusiasmo. Dentro di me un po’ di tristezza per il fatto che stavo per andarmene. 15 giorni non sono niente sul calendario ma l’intensità con cui sono stati vissuti lasceranno il segno. Non mi sento di aggiungere altro. Nel caso chiunque, scientologo o non, fosse interessato ad avere più informazioni su quanto sopra o sulla PRO.CIVI.CO.S. puo’telefonare o scrivere ai seguenti indirizzi:
Gabriele Antelmi, 10 feb 2004.”
PRO.CIVI.CO.S.: 011851414 email: procivicos@yahoo.it Gabriele Antelmi: antelmi@tiscali.it Incaricato dei Ministri Volontari per l’Italia: 3288069791
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