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Lo Scoglio Il Vento Uomini domani

 

 

 In Sri Lanka dopo lo Tsunami

  Ho appena concluso l'esperienza più emozionante della mia vita. Sono strutto dal viaggio e dal fuso ma non abbastanza da non mettere giù questo resoconto; non voglio che tutto questo turbinio di emozioni e immagini si archivi definitivamente senza lasciare traccia nei mie pensieri presenti.

 Sono stato nello Sri Lanka, l'isola vicino all'india, colpita dallo Tsunami del 26 dicembre 2004. Ci sono stato come volontario. In precedenza no avevo fatto azioni di volontariato di nessun tipo. Questo la dice lunga sul mio grado di preparazione a questo genere di eventi. Non l'ho fatto spinto dalle immagini televisive del primo periodo. A dir la verità, di servizi sullo Tsumani ne ho visti ben pochi. Da tempo ero arrivato alla conclusione che affliggersi di fronte ad un telegiornale no era di aiuto a nessuno. Il senso di impotenza che poi ne scaturiva mi rattristava ancora di più. E allora perché mi è saltato in mente di fare questa cosa? Un giorno un amico mi ha chiesto: perché non vieni con me? Eccomi. L'ho fatto perché mi è stata data l'opportunità di essere d'aiuto nella maniera che preferisco, ovvero contribuire ad aiutare i superstiti a ripristinare la propria abilità di superare la cosa e di guardare di nuovo al futuro. Come il mio gruppo sia in grado di svolgere questo compito meriterebbe un capitolo a parte. Giusto però per soddisfare la curiosità dirò che faccio parte della Associazione PRO.CIVI.CO.S. (Protezione Civile della Comunità di Scentology) un gruppo di volontariato inserito nell'ampio organigramma della Protezione Civile Nazionale, che include oltre settecento associazioni.

  PRO.CIVI.CO.S. è formata da Ministri Volontari della Chiesa di Scentology un gruppo umanitario internazionale che presta aiuto in caso di bisogno come gia è avvenuto, ad esempio, a seguito dell'attentato terroristico dell'11 settembre.

  Oltre a supportare le necessarie logistiche i Ministri Volontari, che hanno seguito una formazione specifica nell'uso di semplici ma ma efficacissime applicazioni sviluppate da L. Ron Hubbard chiamate "assistenze", si occupano infatti dell'aspetto spirituale del trauma. In effetti ci si occupa giustamente degli aspetti materiali e fisici di una calamità, ma spesso si rischia di trascurare l'aspetto umano e quindi spirituale.. Ecco, i Ministri Volontari sono specialisti in quello che ormai viene conosciuto come "pronto soccorso spirituale", non importa quale sia la religione o la Chiesa o tipo di spiritualità o credo della persona. Le Assistenze semplicemente aiutano chiunque e vengono di fatto usate ed insegnate da membri di numerosi gruppi religiosi di estrazione completamente diversa. Non si tratta quindi di un'opera di proselitismo o di conversione come si potrebbe erroneamente essere indotti a credere, bensì di una attività pan-confessionale o anche aconfessionale che favorisce tra l'altro il superamento di qualsiasi barriera razziale. Il tutto avviene esclusivamente attraverso una corretta gestione della comunicazione e due sensi sviluppata a seguito di anni di ricerche dallo stesso Sig. Hubbard. Queste procedure sorprendono per semplicità ed efficacia e tendono a ripristinare "l'abilità" dell'essere di affrontare e superare le esperienze negative ed i conseguenti effetti non desiderati della vita.

  Nel caso dello Tsunami, visto che siamo in tema, i sopravvissuti si sono trovati ad affrontare cose difficilmente immaginabili. Un uomo ha dichiarato di aver perso 41 membri della sua famiglia, oltre alla casa. Dire di essere disperato e senz'altro limitativo, ma a maggior ragione era necessario fare qualcosa per lui. I Ministri Volontari hanno hanno un semplice motto che di per se aiuta a sperare il motto dice che "qualcosa si può fare" anche quando tutto sembra perduto.

  Subito dopo una calamità è necessario intervenire tempestivamente assicurando ai sopravvissuti i bisogni primari, quali cibo e alloggio. Allo stesso tempo è vitale fare in modo che chi sia scampato possa rimettersi in sesto e ricrearsi una vita ed è ciò che è stato fatto con lui come con moltissime altrepersone.

  Sono partito il 19 gennaio. Insieme ad altri 2 sardi, ci siamo trovati ad Olbia, diretti per  Milano,  dove abbiamo ricevuto istruzioni sullo scopo della missione. A  Milano  abbiamo incontrato gli altri membri della spedizione, 8  per l’esattezza. L’età  variava dai 20 ai 60 anni. Qualcuno  di loro lo conoscevo già. Il viaggio  e’ stato molto tranquillo. Durante  il volo, abbiamo avuto modo  di conoscerci. Ipotizzavamo 3000 cose riguardo  quello che avremmo  trovato. Il morale era alto. Sentivo il gruppo. Avremmo agito  come  una vera squadra.

  A Colombo ci ha accolto uno dei segretari del Primo  Ministro.  Insieme ci siamo diretti a Kandy, una  città  al centro dell’isola. Tre ore di bus. Questa parte non  era stata colpita dallo tsunami,  per cui abbiamo  potuto osservare il luogo e le persone nelle condizioni  normali. Lo Sri Lanka e’ definito un  paese del terzo mondo. Le condizioni  igieniche sono troppo lontane  dalla nostra realtà; nelle strade si accumulano i  rifiuti che vengono bruciati a fine giornata.  L’inquinamento  e’ altissimo e qualche volta l’aria e’ irrespirabile, anche  perché  il vento spesso  e’ assente e il  caldo soffocante.  I locali pubblici non  sono pulitissimi, mettiamola  cosi, e il mangiare spesso  e’  un problema. Meglio cucinare a casa  propria.

  Il programma iniziale consisteva nel creare una base a Kandy, in una casa messa a disposizione da un’amica  italiana, Adriana,  per  poi muoversi  verso il nord est. Questa decisione era nata per  espresso desiderio del  segretario del Primo Ministro, il quale  apprezzava moltissimo la nostra  presenza, ma riteneva che la maggior  parte dei nostri soccorsi (e di altri) si  fosse concentrata nella  parte sud, a Galle principalmente, dimenticando  completamente il nord, a suo modo di vedere. La  prima sera ci  siamo ripresi dal viaggio e parlato con il segretario. Gli abbiamo  presentato il nostro programma, spiegato i nostri obiettivi di intervento, quello che potevamo offrire  e ovviamente chiesto quello di  cui lui avesse bisogno. Il giorno  dopo saremmo partiti verso il nord-est, per  ispezionare il territorio,  fare un’analisi della situazione e possibilmente  cominciare  a fare qualcosa. Purtroppo una serie di complicazioni legate ai  vari  impegni del segretario ci ha costretti ad un altro  giorno inattivo a Kandy.  La sera però ci siamo  incontrati  di  nuovo con lui e  approfondito alcuni dettagli. Ci  ha anche chiesto cosa fosse Scientology. Lo Srilanka e’ un paese al 70% buddista. Il culto dello spirito  e’ profondamente  radicato nella maggior parte della gente. C’e’ anche una buona  percentuale di induisti e cristiani.  Il segretario e’  rimasto molto affascinato da questa filosofia  soprattutto per la sua  applicabilità ai vari aspetti della vita.  Abbiamo fornito una dimostrazione di  quello che potevamo fare  per alleviare vari tipi di problemi che persistono a causa di traumi  spirituali del  passato. In particolare lui aveva da tempo disturbi alle  ginocchia,  quindi gli e’ stata praticata un’”Assistenza sui nervi” la cui procedura permette di  ripristinare la comunicazione dell’essere con il proprio  corpo. La cosa e’  durata si e no dieci  minuti. Al termine il segretario  si e’ alzato molto contento  dicendo di stare benissimo.

  Il giorno dopo finalmente in viaggio verso Baticalò.  Le strade dell’isola sono alquanto pericolose: molto strette, spesso  sterrate e dissestate.  Aggiungo che gli  autisti  stessi, nonostante la simpatia, sono matti da legare. Ci sono  stati non pochi intoppi, siamo anche finiti in una buca.  Il pullman non riusciva ad uscirne e abbiamo speso una mezz’ora  buona per  rimetterlo in strada. Ormai notte, ci siamo fermati  ad Ampara, un centro del nord est, non  toccato dallo tsunami in quanto molto  interno. Abbiamo pernottato in un monastero buddista.  La mattina successiva  l’incontro con il Monaco buddista a capo del centro. Proprio quel giorno ricomiciava  l’anno  scolastico e il monastero ospitava tantissimi bambini di famiglie della zona nord colpite dallo tsunami. Il monaco parlava ai bambini radunati nel cortile  e tra le molte cose parlava anche di noi e del  perché eravamo li. Al termine  dell’assemblea il monaco ha voluto  riunirci di fronte al tempio. Ci ha disposti  a semicerchio e ci  ha uniti simbolicamente tramite un  filo  bianco, che tenevamo per le mani.  Poi  ha iniziato la preghiera. Era una specie  di canto. Ogni tanto  distinguevo la parola tsunami.  Forse  un mantra. Come una cantilena. E’ durato  parecchi minuti. Al termine di questa  cerimonia il segretario ci ha detto che il  monaco ci aveva dato la sua benedizione e ci ringraziava per l’aiuto alla sua gente. Dopodiché siamo stati assaliti dai bambini. Ci  stringevano intorno.  Erano tutti sorridenti e ci ammiravano, quasi fossimo delle stars.  Volevano la nostra firma, in piccoli  pezzi di carta che ci portavano,  o nella mano. La cosa che mi ha colpito di più sono stati gli occhi. Non saprei descrivere esattamente  questa sensazione.  Forse non ci sono parole. Ero commosso e non sapevo perche’.  Forse quell’energia  era troppo per me. O forse pensavo che molti di quei  bambini  non avevano più la famiglia, non avevano più una casa, o chissà  cosa. Non era neanche  un senso di tristezza.  Forse era addirittura gioia e quasi ci  piangevo. Quei bambini non  avevano niente, avevano  perso tutto, eppure sorridevano e sembravano felici. Se  potevo  osservare questo allora c’era qualcosa  di  sbagliato nella nostra cultura: come potevano essere felici?   

  Siamo quindi partiti alla volta di Baticalo’.  Altre 3 ore di viaggio. Baticalo’ e’ una località turistica. La costa e le spiagge  completamente  devastate. Detriti dappertutto. L’impatto era scioccante. Qua e là  i  resti di capanne  accumulati dai bulldozer e qualche abitazione  di cemento ancora in piedi.  Ci fermiamo all’inizio di  un ponte distrutto. Scendiamo e osserviamo la scena.  10000 morti  in questa zona, e sembrava di percepirli sotto forma di sensazioni  pesantissime. I nostri incaricati con il segretario parlano con  un funzionario  politico della zona. Lo scopo e’ quello di avere  un contatto con il responsabile  di zona. Ci dice dove andare.  Riprendiamo il bus e ci dirigiamo verso il centro  del paese. Mi  guardo attorno e vedo case  di  cemento scoperchiate. Sembrano fatte di cartapesta. Il tono della  gente e’ un misto di afflizione e apatia.  Non vedo  tende, ma raggiungiamo un posto dove c’erano delle  scritte UN. Era una scuola  dove erano stati sistemati i senzatetto:  due casermoni con  all’interno tantissime  famiglie. Due donne cucinavano in uno spazio  all’aperto, sotto  una tettoia. Sulla mia sinistra noto un  serbatoio dell’acqua con la bandiera inglese. Nel frattempo gli  abitanti del  posto avevano notato la nostra presenza ed si erano  avvicinati. Molti di loro con bambini in braccio. Questi  erano molto piccoli,  forse 3-4 mesi, alcuni con il pallino nero  dipinto sulla fronte. I bambini erano  tenuti in braccio come trofei,  come un qualcosa da esibire al termine di una  lotta da cui si  era usciti vincitori. Ancora quegli occhi. Un senso di tristezza  mi prende allo stomaco. Eppure li ammiro.  Continuo a  scrutarli. Ma dopo mollo la  presa. Me ne vado. Di nuovo  sul bus. Mi isolo  e piango e non so perché. Solo per un  po’. Dentro di me tanta  ammirazione per questa gente. Quanta forza. Sono  contento di essere  qui.

  Ci dirigiamo verso  l’ufficio distrettuale. Si aspetta il  funzionario dal quale  dovremmo ottenere degli spazi per iniziare ad operare.  L’attesa  e’ lunga. Io passeggio con Valentina e Emanuele. Parliamo delle nostre impressioni. Ci chiediamo quanto  tempo dovremo aspettare per cominciare  a far qualcosa di effettivo.  Questo viaggio ci sta consumando.  Il non fare niente è esasperante. Non ho mai  sopportato l’inattività,  specie quando questa è dovuta a questioni  burocratiche. Ma il segretario aveva  chiesto  il nostro aiuto e noi glielo dovevamo. Finalmente il funzionario  arriva  e i nostri incaricati cominciano il colloquio. Altra  attesa. Finalmente escono.  Sul bus veniamo  informati del fatto che non essendoci spazi a  disposizione utili al nostro  lavoro e per altri motivi di natura  burocratica si fa rotta definitiva per Galle,  dove finalmente saremmo passati alla parte operativa  vera e propria.  Pernottamento di nuovo al monastero. La mattina il lungo  commiato  dai bambini e dai monaci. Mi vengono regalati  2 libri sul buddismo. Molti bambini mi lasciano il loro indirizzo.  Vorrebbero  ricevere penne e quaderni. Franco, Ascanio e Alex consegnano al  Monaco “Inno all’Asia”, un libro nel  quale L.Ron.Hubbard dimostra la riconoscenza per la  saggezza millenaria di questa  terra. Di nuovo in viaggio.   Rotta  verso Kandy.  Otto ore di viaggio. Ci sono state 2  fermate. La prima in un villaggio  nel bel mezzo della jungla. Gli abitanti  avevano una struttura  corporea diversa dai cingalesi che eravamo abituati a vedere. Erano più bassi, indossavano il  minimo necessario,  e qualcuno di loro aveva arco e frecce. Visitiamo il capo del  villaggio.  Io acquisto un unguento per ferite che odora grosso  modo di melanzane all’olio; altri , qualche oggetto  in ebano.  Ripartiamo. Mangiamo in un ristorante dallo standard  diverso dal solito. Quasi  occidentale. Ripartiamo e pernottiamo  nella casa di Adriana a Kandy.

  La mattina successiva partenza per Galle.  Ci aspettano 7 ore di bus. In  viaggio con noi  c’e’ anche Dino, un rappresentante della Croce Giallo-Azzurra  che si era aggregato fin dal primo momento. Durante il  viaggio precedente avevamo avuto modo  di conoscerci e imparare da lui  riguardo interventi in zone calamitate.  Lui era a sua volta interessato al nostro  tipo di aiuto. L’azione combinata di dare un tetto e  risolvere  i traumi dell’evento era stato il succo dei nostri discorsi. Non  erano  mancate discussioni anche accese, però alla fine e’ rimasta questa intesa che sicuramente porterà a  buone cose nel futuro.

  A 20 o 30 chilometri prima di Galle cominciamo ad osservare gli  effetti dello tsunami. Barche sulla strada, tetti  rimossi,  capanne ammucchiate, rifiuti dappertutto. Ci fermiamo  per vedere da vicino qualcosa di scioccante:  un  treno devastato sui binari. I poliziotti di guardia ci raccontano  la storia.  Alle 9,20 del 26 dicembre arriva la prima onda. La  gente scappa e si rifugia sul  tetto di alcuni  edifici. Il treno in quel momento era  in sosta nella piccola stazione.  L’onda ha raggiunto in parte il treno ma i  passeggeri rimangono  al loro posto sentendosi forse al sicuro. Arriva la seconda  onda molto più devastante. Il treno viene scagliato a 200 metri dal posto.  I  vagoni vengono poi  ritrovati sulla collina.

  Di nuovo in viaggio. Raggiungiamo Wakwella, località situata sulle colline  di Galle, dove troviamo il nostro quartiere  generale. Un bellissimo  edificio messo a disposizione per noi  dal sindaco. Attorno una natura incredibile.

  La mattina facciamo conoscenza con gli altri volontari che  operano  a Galle già da più di una settimana. La maggior  parte sono italiani, ma ci sono anche  tedeschi, canadesi, norvegesi, danesi e  austriaci. Ci sono anche dei cingalesi  talmente interessati a quello che  stavamo facendo che si erano  aggregati per aiutare,  specialmente nei contatti con le persone del posto. Infatti non  tutti in Sri Lanka parlano inglese e spesso il loro aiuto era indispensabile.

  Si  stabiliscono le squadre di lavoro: da una parte i  Volontari Internazionali di Scientology  che dovevano organizzare la classica  Tenda  Gialla per effettuare le Assistenze,  dall’altra il gruppo formato dai Ministri Volontari PRO.CIVI.CO.S. e dai membri della Croce Giallo Azzurra di Torino che, sotto il coordinamento della Protezione Civile Italiana, contribuivano al montaggio delle  tende.  Mi aggrego al secondo gruppo insieme a Valentina e Emanuele. Conosciamo Delfina, Alex,  Max e Cesare, con i quali lavoreremo spalla a spalla  nei giorni  successivi. Raggiungiamo un teatro messo a disposizione dal comune  per l’immagazzinamento delle tende arrivate dall’Italia. Le  tende erano di vario  tipo, denominate in base all’anno  del progetto.  Arrivavano dalle zone italiane che avevano subito  calamità negli ultimi 20 anni.  Bisognava controllarle al fine di risparmiare sorprese in fase di montaggio Quindi la linea che si era  deciso di seguire era un controllo generale di ciascun  involucro al fine  di verificare che tutto fosse a posto, dopodiché  si sarebbe proceduto al  trasporto e montaggio negli spazi della  città messi a disposizione dal comune.  In questo modo abbiamo  preso confidenza con in vari  modelli,  e montato qualche tenda all’interno del teatro-magazzino come  prova  generale. Nel frattempo facevamo conoscenza con il gruppo  della Protezione  Civile Italiana. I capi di questo Dipartimento  sono romani, e dirigevano due  squadre della Toscana e del  Friuli.  Purtroppo  non ricordo i nomi delle loro  associazioni. Erano composti da ragazzi molto in gamba  e professionali con i quali ben presto si e’ creata un intesa e un’amicizia molto forte. A riguardo  apro una  piccola parentesi: ho già detto che il dipartimento di Protezione Civile ha un  organigramma pieno di tante associazioni  per ogni tipo di intervento sia nazionale  che internazionale. Aggiungo che la  professionalità con cui queste  emergenze vengono affrontate e’ straordinaria  e mi sento di dire che siamo in mani più  che buone. Questo a  dispetto  dell’idea  generale che abbiamo sempre di noi stessi,  come  italiani. Per fare un esempio le tende che ho montato  insieme ai ragazzi  delle altre associazioni  sono molto belle, spaziose  e adatte a qualsiasi tipo di esigenza.  Lo stesso non si può dire di altre tende che ho visto in giro. Pur apprezzando l’impegno dei paesi o enti che le hanno inviate, erano molto al  di sotto dello standard di quelle italiane. Quando ci  vuole ci vuole. Dovremmo apprezzarci di più certe volte!

   Di  fronte al teatro dove noi ordinavamo le tende, nella  piazza del  municipio, l’altro gruppo di volontari piazzava le tende gialle e  cominciava  ad effettuare le prime assistenze. La  settimana  precedente era stata dedicata ai contatti con i vari funzionari cittadini per la presentazione dei progetti e l’assegnazione degli  spazi per le varie attività. Altri Volontari di Scientology si erano invece rivolti ad esponenti religiosi,  principalmente buddisti,  tenendo seminari e conferenze sulle applicazioni di Scientology alle  comunità dei vari templi.  C’e’ stata una decisa risposta e un grande interesse.  Molti  monaci hanno deciso di studiare questi materiali di base tratti dagli scritti del Sig. Hubbard e venivano approntate delle vere e proprie classi all’interno dei  monasteri o in spazi trovati dai monaci stessi.  Al termine di uno di questi  seminari una bambina si e’ alzata  e ha detto: “noi siamo buddisti e abbiamo  già questa saggezza. Ma e’ come chiusa  in uno scrigno. Voi ci avete dato la chiave per aprirla”. Altri  seminari erano stati organizzati nelle scuole.

  Due  giorni di duro lavoro per mettere in ordine  tutte le tende. Erano tantissime. Nel frattempo le altre due  squadre di protezione  civile lavoravano al montaggio delle tende in altri punti  della  città. Finalmente, il terzo giorno, ci rechiamo in un’area che  toccava a  noi servire. Quel giorno abbiamo piazzato 22 tende.  Eravamo molto contenti di  questo e abbiamo ricevuto i complimenti  dei responsabili del dipartimento. Lo  spirito di gruppo era la  cosa che spiccava. L’intesa perfetta.  La gente ci ha accolto con entusiasmo e tutti,  adulti  e bambini, davano una mano.  Al termine di ciascun montaggio figurava già  il  nome della famiglia che l’avrebbe occupata. Gli abitanti della  zona non  smettevano di manifestarci il loro entusiasmo e la loro  gratitudine. Il caldo  era a dir poco esagerato. 42 gradi. Ad un  certo punto siamo stati chiamati tutti  in una radura con delle  palme, a due passi dal campo. Ho visto dei ragazzini  arrampicati  su questi alberi altissimi che prendevano noci di cocco. Uno le  raccoglieva, le tagliava e ce le passava.  Buonissime,  rinfrescanti e nutrienti allo stesso tempo. Noi per  equilibrare i liquidi persi  durante il giorno bevevamo litri di acqua integrata con sale e potassio,  ma a volte non bastava neanche  quello. La noce di cocco era la  cosa migliore.

  Verso la fine  della giornata si avvicina una ragazza che  parlava un ottimo inglese.  Comunichiamo per un po’. Lei dice che la sua casa e’  stata  spazzata via dallo tsunami.  Suo padre lo stesso, e da quel giorno ha dei  problemi fisici che  lo tengono inchiodato a letto. L’ospedale l’aveva dimesso  qualche  giorno dopo l’accaduto ma lui tardava a riprendersi. Le dico di  recarsi  a Town Hall, dove era stata piazzata  la tenda gialla  dei VM, per ricevere le assistenze necessarie.  Lei dice di  essere sprovvista di un mezzo  e il padre difficilmente avrebbe accettato  di andarci a piedi  visti i suoi problemi. Decido di andare io a casa sua. La  seguo.  Il padre era ospite nella casa del figlio la  quale,  trovandosi sulla collina, non aveva ricevuto danni. Veniamo  inseguiti  da curiosi, gente del posto. Il padre mi vede e mi racconta la sua  vita. Mi dice di essere stato il direttore dell’ospedale e tante  altre cose. Anche il suo inglese e’  ottimo. Ha una ferita nel piede  che non riesce a cicatrizzare.  Poi e’ impedito in diversi movimenti. Lo tsunami l’aveva preso in pieno ma lui era riuscito a  salvarsi miracolosamente.  Gli pratico una Assistenza sui nervi. Dopo pochissimo  tempo si  alza spontaneamente dal letto e mi guarda: “cosa mi hai fatto?” “come ti senti”? gli chiedo. “avevo dei dolori alle costole e ora non ho più niente!! Grazie!” Mi complimento con lui e gli  raccomando  di tornare all’ospedale a farsi cambiare la medicazione al piede.  La  figlia era molto contenta. Nel frattempo la casa si era riempita  di gente. Molti  volevano ricevere lo stesso trattamento. Io non  avevo altro tempo da dedicare,  visto che dovevo tornare a montare  le tende, per cui li  ho indirizzati alla  tenda gialla. C’era molto entusiasmo e tantissima  riconoscenza.

  Il giorno dopo siamo andati in un altro campo. Nonostante alcune difficoltà che hanno rallentato le operazioni di montaggio, poi risolte,  il lavoro e’ stato portato a termine, anche se molto tardi. Ho fatto un’ Assistenza a un ragazzo della protezione civile che  accusava  dei dolori al braccio.

  Le Assistenze alla tenda gialla sistemata a Town Hall  continuavano  a fiumi. Circa 2000 persone sono state aiutate in questo modo nel giro di 10 giorni. Ogni tanto  succedevano cose meravigliose. Ogni Assistenza portava  sempre benessere e sollievo a chi la riceveva, ma alcuni casi sono stati davvero sorprendenti. Un signore e’  arrivato col bastone dicendo di  avere dolori a una gamba che gli impedivano di  camminare normalmente. Dopo l’Assistenza  ha chiesto di alzarsi in piedi. Senza  usare il bastone ha appoggiato il piede, ha fatto un passo, due e poi ha  iniziato a correre.  Tutti ridevano divertiti. Lui era alle stelle per  l’entusiasmo  di poter correre ancora.  Un’altra  persona e’ arrivata accompagnata dai  familiari. Aveva una parte  del corpo paralizzata, e non riusciva a camminare.  Gli e’ stato  praticato un altro tipo di Assistenza per  queste necessità. Puo’ sembrare incredibile,  ma la  persona ha iniziato a muovere la gamba paralizzata, quindi  s’è alzato in piedi e  ha iniziato a camminare.

  Con questi due esempi non intendo dichiarare che Scientology sia un metodo per  curare malattie. Scientology e’ semplicemente uno  studio  dello spirito (il termine vuol dire in effetti “studio della conoscenza”) e dispone di applicazioni rivolte all’uomo in quanto essere spirituale . I miglioramenti fisici che ne possono conseguire sono solo una conseguenza e ben vengano. Ricordo  inoltre che lo scopo dei VM in questa particolare missione e’  quello di fare in  modo che le persone coinvolte in questa   possano tornare a guardare  serenamente al futuro. Il risolvere  tensioni emotive e spirituali passate aiuta allo  scopo.

  Finito il lavoro quotidiano si tornava alla base. Le  sere erano fresche, la natura attorno al nostro quartiere  generale esplodeva di colori e profumi. Anche le  zanzare erano presenti! Poi ragni, scorpioni e tantissimi altri  insetti mai  visti. C’erano molti uccelli e una volta ho visto  anche un’aquila, probabilmente la Bold Eagle, quella  gigantesca con la testa bianca e le ali  marroni.

  Dopo  cena si faceva una riunione. Il  gruppo veniva informato sulle ultime novità o sui  piani del giorno successivo.  Era anche una bella occasione per stare insieme e condividere i momenti trascorsi durante la giornata. Nonostante tutto, stanchezza inclusa, il morale era  sempre molto alto. Eravamo entusiasti.  Devo dire che quelle  serate sono state per me molto importanti. Mi hanno fatto  aprire  gli occhi su molte cose. Spesso lavorare in gruppo porta dei problemi.  Apparentemente sembra che tu debba trovare dei compromessi per  stare con gli  altri. Forse questo è vero da un certo punto di  vista. In realtà lavorare  con gli altri significa arricchirsi,  sempre che tu sia ben disposto a dare.  Magicamente, ricevi in  cambio il doppio. E’ una bellissima sensazione, anche  perché  il tuo aiuto e’ sempre ben accetto e gradito.  Mi dispiaceva un  po’ non  essere con gli altri, ma quello a cui stavo contribuendo con  il montaggio delle tende non era da  poco e l’apprezzamento degli altri gruppi con cui lavoravo e  l’entusiasmo con cui venivamo  accolti dalle persone che ora avevano una sistemazione migliore  bastava e avanzava.  Riflettevo sempre sul loro atteggiamento. Cosa avrei fatto io se avessi perso la casa, la famiglia, gli  amici?  Come avrei reagito? Il fatto di essere scientologo, disporre di una  certa consapevolezza, di sicuro mi avrebbe aiutato, ma  sarebbe stata comunque una bella sfida. Loro invece  avevano sempre quel sorriso, quella  disponibilità. I bambini non volevano  perderci. Prima di andare  via dal campo ci afferravano e non volevano che li  salutassimo.  Volevano i nostri indirizzi. Ci davano il loro. Com’erano forti.  Caspita che belle persone, dovevo proprio andare là per  rendermene conto. A questo proposito mi sento di lanciare  un messaggio. Di cose  da dire ne avrei  ancora tantissime: piccole  manifestazioni e piccoli accaduti che  riguardano più me stesso; forse uscirebbero un po’ dal seminato. Infatti qui ho cercato di descrivere i fatti salienti a  chi interessato. Un po’ la cronaca e un po’ le mie impressioni,  così  come i risultati ottenuti. Ma se vi fosse balenato  anche per un attimo di  voler partecipare a questa esperienza mi sento di  incoraggiarvi con tutto me stesso.  Non lo fareste “solo” per aiutare altri. E’  un’esperienza che  mi ha maturato su molte cose, cose che prima potevo solo  intuire  e che adesso  sono una realtà.  Ho sentito quel posto come casa mia, e “quella gente” sono i miei amici.  Non c’e’ differenza, non c’e’ distanza. Ragionando  poi su altre cose e facendo certi  paragoni, sono certo che avrei  la stessa impressione su altre aree del pianeta  che puntualmente  ritrovo in ogni telegiornale dipinte in una certa maniera da  particolari correnti di pensiero. Mi sento di dire che la verità sta da un’altra  parte  e certi punti di vista andrebbero analizzati meglio con osservazioni  più accurate.

  Questo viaggio e questa esperienza  si sono conclusi con una cena, tutti insieme, organizzata dagli uomini del Dipartimento della Protezione Civile in un ristorante italiano riaperto solo da qualche giorno. I suoi  proprietari erano molto simpatici e ci hanno preparato delle pizze  favolose. La  cena si e’ svolta in un clima di entusiasmo. Dentro di  me un po’ di tristezza per  il fatto che stavo per  andarmene. 15 giorni non sono niente  sul calendario ma l’intensità con cui sono stati vissuti lasceranno il segno. Non mi sento di  aggiungere  altro. Nel caso chiunque, scientologo o  non, fosse interessato ad avere più informazioni su quanto  sopra o sulla PRO.CIVI.CO.S. puo’telefonare  o scrivere ai  seguenti indirizzi:

 

Gabriele Antelmi, 10 feb 2004.”

 

PRO.CIVI.CO.S.: 011851414 email: procivicos@yahoo.it

Gabriele Antelmi: antelmi@tiscali.it

Incaricato dei Ministri Volontari per l’Italia: 3288069791

 

 

 

 

 

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