26 gennaio 2011
Una strada smarrita

- Questi anni recenti si stanno rivelando molto difficili sul piano economico e sociale anche per causa della recessione internazionale dei sistemi economici produttivi. La crisi imperversa: è sufficiente consultare i dati dell’Agenzia Regionale per il lavoro per accorgersi che la Sardegna detiene il primato negativo assoluto in Italia, con un tasso di disoccupazione pari al 16,1% rispetto al 8,5% nazionale. La nostra isola non se la cava meglio… Il lavoro scarseggia e tantissimi campano con i sussidi di disoccupazione e grazie alle indennità di mobilità. Il fenomeno della disoccupazione giovanile è ancora più elevato; le attività di occupazione stagionale sono sempre più limitate. Nel corso del secolo passato la città di La Maddalena è stata caratterizzata da una forte cultura operaia fatta di uomini professionalmente molto preparati pronti ad affrontare qualunque difficoltà nel proprio mestiere, una forte economia manifatturiera. Quel poco di economia artigiana ancora oggi esistente è rappresentata da ex arsenalotti professionalmente figli della Scuola Allievi Operai. Sotto il punto di vista delle conoscenze professionali e dei mestieri, quella cultura trionfò, favorendo la crescita di competenze specifiche e in taluni settori, oserei dire, di eccellenze. Nel corso dell’ estate ho avuto piacere di conversare con un amico, figlio di un noto Maestro arsenalotto, ingegnere da molti anni e impiegato nella nautica presso un cantiere navale di produzione di mega yacht dove svolge il compito di responsabile tecnico. Mi spiegava che, seppure il settore produzione attraversa una crisi pesante, il numero di navi, perché tali sono, in circolazione è comunque notevole e queste, volente o nolente, richiedono cure assidue e complesse. L’impegno economico per manutenere uno yacht risulta, durante il ciclo di vita dello stesso, paragonabile a quello di acquisto. Questo fa capire come quello delle manutenzioni-ristrutturazioni sia comunque un business importante. Più che mai in tempo di crisi l’armatore è spinto a far fare lavori, anche importanti, alla propria nave rimandando a tempi migliori la sua sostituzione. Seppur altamente tecnologici questi yacht non sono veri prodotti industriali ma sono piuttosto alto artigianato, essendo costruiti praticamente in pezzo unico per ciascun armatore. Le sue valutazioni circa l’improduttività della scelta compiuta nell’attuale struttura dell’arsenale, che ha di fatto sacrificato lo sviluppo del comparto della nautica a vantaggio di una politica alberghiero residenziale sono da me ampiamente condivise. Il settore alberghiero, pur rappresentando anch’esso un’ottima opportunità di sviluppo, presenta un primo grosso limite nella stagionalità dell’occupazione che crea. E’ naturale, infatti, che il grosso del personale lavorerebbe solo nella bella stagione rendendo sempre più “morto” il periodo invernale. Il secondo limite, più pesante del primo, è però culturale. A Maddalena esiste un Istituto Nautico ma non una Scuola Alberghiera, esiste, come prima accennato, una cultura operaia ma non esiste l’imprenditorialità dell’accoglienza che può esserci, ad esempio, nella riviera Romagnola. I maddalenini dunque, per poter lavorare, dovrebbero reinventarsi. Perché, allora, non mettere a frutto il patrimonio di cui ancora siamo depositari investendo anche nella nautica? Certamente non un cantiere di costruzione, ma di assistenza, offrendo d’inverno il rimessaggio con servizi di manutenzione qualificati e d’estate l’assistenza sul posto, attività che garantirebbero occupazione per tutto l’anno trattenendo, inoltre, all’Isola decine di persone di equipaggio che porterebbero nel nostro territorio ricchezza, con la possibilità in prospettiva di impiegare i nostri giovani diplomati del Nautico come comandanti e direttori di macchina degli yacht. Tutte queste attività prevedono certamente la conoscenza di mestieri e professionalità che oggi scarseggiano a La Maddalena rispetto alle competenze del passato andate smarrite. Questa lacuna, però, si sarebbe potuta compensare attraverso la formazione del personale da parte dei tecnici dei cantieri costruttori che hanno un interesse a garantirsi queste attività così dette di “services” e con l’ investimento personale di chi avrebbe la voglia o lungimiranza di trasferirsi temporaneamente in posti come la Versilia per imparare il mestiere. Peccato che tutte le attrezzature dell’Arsenale dal valore di centinaia e centinaia di migliaia di euro sono state distrutte con gravi responsabilità. Un porto turistico con la qualità e le straordinarie caratteristiche tecnico nautiche come quello dell’Arsenale non ha rivali e il mercato di settore ne avrebbe molto bisogno. Un enorme vantaggio poteva essere rappresentato inoltre dall’ immagine che ne sarebbe derivata di un posto completo nella capacità di offrire servizi, attirando nella nostra isola i ricchissimi proprietari di queste barche. Come dire “ricchezza attira ricchezza”. Forse dovremmo recuperare su qualche scelta sbagliata ed improduttiva?…
Gaetano Pedroni
